guida alla casa dei sogni

-    Ma tutto quanto?
-    Sì tutto compreso nel prezzo
-    Ma ci sono le pentole, la macchina del caffè, là in fondo vedo una chitarra sul divano. Tutto?
-    Il proprietario vende così com’è e il prezzo è chiaramente un affare. Voi siete i primi. Se vi piace, al posto vostro, non me la farei sfuggire
-    Quanti metri quadri ha detto che sono?
-    Duecentocinquanta e sopra c’è la mansarda. Sotto ci sono la cantina, il garage e la taverna
-    Solo per trecentomila euro?
-    Non trattabili ovviamente
-    Caro io la trovo fantastica. Mi scusi possiamo vedere anche il resto?
-    Certamente signora. Se mi seguite vediamo tutto

-    È incredibile ci sono persino le posate. I piatti. Pare un sogno
-    Già. Non so. Pare quasi troppo bello
-    E non siamo obbligati a tenere niente
-    Cos’ha detto dell’ex proprietario?
-    La moglie lo ha lasciato e per lui abitare qua era diventata una sofferenza
-    Per questo tutta questa furia di vendere?
-    Voleva realizzare in fretta e andare altrove. Si può capire
-    Faresti lo stesso al posto suo?
-    Io. Be’. Noi. Non siamo al posto suo. Noi siamo molto diversi. Noi ci amiamo
-    Mi piace quando lo dici
-    Lo so, vieni qua

-    Guarda cosa ho trovato nel cassetto della scrivania
-    Ci sono un sacco di cose che non servono, dovremmo fare un po’ di repulisti non credi? Cos’è?
-    Pare un diario, della moglie, guarda che bella calligrafia, ho letto dei pezzi qua e là e mi pare interessante
-    Ci sono un sacco di documenti in quella scrivania, ci dobbiamo mettere lì in un momento che abbiamo tempo e buttare tutto negli scatoloni della carta
-    Io questo me lo leggo

-    Com’è andata oggi al lavoro?
-    Bene, è un buon periodo questo, la crisi pare che ce la siamo lasciata alle spalle. E tu a scuola come va?
-    Bene. Ho della classi che lavorano bene. Sono contento davvero
-    Senti. Non pensi che a questo punto potremmo pensare al futuro in modo più ampio?
-    Cosa intendi?
-    Non si capisce?
-    …
-    Eddai!
-    Ok, sì in effetti l’idea non mi pare male, ma poi come facciamo col lavoro?
-    Il lavoro va bene no? Mi pare il momento ideale
-    E… quando cominciamo?
-    Anche subito se vuoi
-    Ti ho mai detto che quella maglietta è un po’ troppo scollata?

-    Vedo che ti intriga parecchio quel diario
-    È bello, pare fossero davvero felici, ci sono anche delle ricette, strano che lei lo abbia lasciato, uno di questi giorni provo a cucinare il pesce col sale come dice qua
-    Col sale? Non viene troppo salato?
-    No. Dice che togli la pelle ed è squisito
-    Non è strano che sia rimasto qua?
-    Il diario? Sì, ma bisogna anche vedere come se n’è andata
-    Be’ lui di certo non aveva nessun interesse a tenerlo, visto anche come ha poi venduta la casa
-    Già

-    Sai. È una sorta di guida alla casa. Parla dei locali come se arredandoli prendessero vita. Quando sono arrivati loro la casa era vuota. Quello che abbiamo trovato noi loro lo hanno messo un poco alla volta. Scegliendolo con cura
-    Si vede. Lo abbiamo visto sin dal primo momento che è arredata con gusto
-    Il frigorifero, la televisione. Non sono cose che io avrei lasciato. In fondo che ricordo può rappresentare una tv al plasma?
-    Bisogna vedere come l’hanno scelta, in questo diario c’è tutta la storia
-    Mi stai incuriosendo. Quando lo hai finito mi sa che lo leggo pure io
-    Me lo sto centellinando. Ed è pure scritto bene

-    Sai. Ieri sera sul diario ho letto una cosa curiosa
-    Cosa?
-    Niente. Sta parlando degli scaffali del ripostiglio e di come siano stati fatti su misura e poi accenna alla porta in fondo alla stanza, dice del salone che c’è oltre quella porta
-    Ma quale porta?
-    Appunto dico. Non c’è nessuna porta in fondo al ripostiglio
-    Ci sono le scope e l’aspirapolvere mi pare
-    Infatti. Non è strano?
-    Forse la tipa non era proprio a posto
-    Forse le piaceva fantasticare
-    Non saprei, a volte voi donne siete un pochino assurde
-    Anche io?
-    Tu sei la più assurda di tutte e io sono assurdamente innamorato

-    Che succede? Mio dio, che hai fatto?
-    Niente, all’improvviso ha cominciato a uscire, ho provato a stare con la testa all’indietro ma non si ferma
-    Cristo. Pare un’emorragia
-    È già il quarto fazzoletto
-    Ma hai fatto uno sforzo?
-    No, stavo leggendo il diario, sulla pagina c’era una macchiolina e ho provato a grattarla, ma non veniva via e poi ha cominciato a piovermi sangue dal naso, ho sporcato tutte le lenzuola
-    Meglio se andiamo al pronto soccorso
-    Non pareva una macchiolina d’inchiostro, pareva di sangue
-    Senti andiamo che poi là c’è sempre un sacco di gente e ti fanno aspettare una vita prima di medicarti

-    Indovina?!
-    Cosa?
-    Niente, indovina!
-    Uhm. Non so. Ha a che fare col diario?
-    Non direi proprio
-    Non saprei
-    Diciamo che sono appena stata in bagno
-    Si appena stata in bagno?
-    Diciamo che ho fatto la pipì
-    No!
-    Sì!
-    Quando?
-    Poco fa
-    E adesso?
-    Adesso si ripete l’analisi in laboratorio e si vede
-    Ma sono sicuri quei test?
-    Pare siano davvero molto accurati sai?
-    Mio dio, è… fantastico! Hai già telefonato a qualcuno?
-    No. Lo sai solo tu, e per un poco preferirei rimanesse il nostro segreto, i primi tre mesi sono un po’ così
-    Così come?
-    Bisogna avere un poca di cautela
-    Non lo sapevo
-    Non ti preoccupare, so già che andrà tutto bene. Sai una cosa? Giusto ieri sul diario ho letto che la tipa era rimasta incinta
-    Ieri?
-    E oggi ho fatto il test
-    Ma lo hai fatto per quello?
-    Mannò, sciocco, avevo il mio bel ritardo. Ma non è curioso?
-    È una coincidenza. Una bella coincidenza davvero. A che punto sei con la lettura?
-    A metà
-    Ce ne stai mettendo di tempo
-    Te l’ho detto che me lo sto centellinando
-    Comunque stasera si festeggia, usciamo a cena, ti va bene da Nanni?

-    Ho letto un’altra cosa strana
-    Sempre sul diario?
-    Sì
-    E sarebbe?
-    Sai quella porta?
-    Quale porta?
-    Quella in fondo al ripostiglio. La porta inesistente
-    Dice che è una sua fantasia?
-    No. Tutto il contrario. Dice che si apre ogni ventitrè del mese, alle ore ventitrè e ventitrè. Dice che si apre e che il salone che c’è là dietro è…
-    Cosa?
-    Dice che è oltre ogni immaginazione. Dice letteralmente: “un orrore che ti lascia senza fiato e ti fa perdutamente innamorare”.
-    Un orrore che ti fa innamorare?
-    Dice così, esattamente così
-    Non riesco a immaginare nessun tipo di orrore che possa fare innamorare
-    Nemmeno io
-    Probabilmente la signora aveva effettivamente qualche problema
-    Eppure tutto il resto è così piacevole, così… equilibrato
-    E allora? Non lo si legge sempre sui giornali che il buon padre di famiglia ha poi sterminato tutti quanti all’improvviso e senza nessun motivo?
-    Lei pare non abbia sterminato nessuno
-    Lei se n’è andata. Ha lasciato il marito. Dici che dalle pagine sembravano felici
-    Sì. In effetti pure questo è strano. Si sente che lo amava anche quando non parla di lui.  Insomma erano felici. Non ci sono tracce di liti nel diario
-    Visto il tuo stato se ti turba non è meglio se lo lasci perdere? Lo hai detto anche tu che i primi tre mesi sono delicati
-    Che sciocco! Però mi piace quando ti preoccupi per me
-    Ti piace. E. Si può o è meglio aspettare tutti e tre i mesi?
-    Io dico che se facciamo piano possiamo benissimo
-    Ok, allora facciamolo piano

-    Dove vai?
-    In bagno
-    Di nuovo?
-    È così che va, preme sulla vescica e io vado
-    Ma quante volte ti alzi ogni notte?
-    Be’ dai, adesso non è notte!
-    Ma ci sei appena andata!
-    Dici che allora me la faccio addosso?
-    No, no, vai

-    Cara?
-    …
-    Giò, sei in bagno?
-    …
-    Giò, dove sei?

-    E l’ha trovata così?
-    Sì
-    Sa per caso perché fosse venuta nel ripostiglio dopo che vi eravate coricati?
-    No, aveva detto che andava in bagno
-    E poi?
-    Niente mi sono addormentato e stamattina non c’era, così l’ho cercata e non la trovavo, ho cercato in cantina, in taverna e persino in garage, solo alla fine ho pensato che non avevo guardato nel ripostiglio, sono sceso dalla mansarda e ci sono andato, il sangue usciva dalla soglia…
-    Pare la stessa storia dell’altra volta
-    Quale altra volta?
-    Quelli che abitavano qua prima di lei. Vede, come lei anche lui era l’unico indiziato, ma come lei anche lui non poteva avere strappato via da solo la testa, le braccia e le gambe a sua moglie. Non sono tagli, capisce?
-    Ma non ci avevano detto niente
-    E non le pare normale? Credo che nessuno vorrebbe abitare in una casa dove c’è stato un omicidio
-    Mio dio, il diario!
-    Quale diario?
-    Mia moglie stava leggendo un diario
-    E quindi?
-    C’era scritto che là in fondo al ripostiglio c’era una porta, di un salone dell’orrore, che fa innamorare…
-    Si calmi. Sa dove sia questo diario?
-    Mia moglie lo teneva sul comodino

-    È questo il diario?
-    Sì, mi pare, aspetti, no. Questa è la calligrafia di mia moglie
-    E non è questo il diario?
-    La copertina era uguale, ma non è questo, su quel diario c’era scritto della stanza, in fondo al ripostiglio…
-    Carmine controlla la stanza in fondo al ripostiglio

-    Non c’è nessuna stanza capo
-    Senti chiama un medico, sta entrando in stato confusionale

-    Allora appuntato scriva: oggi ventiquattro aprile duemilanove…

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amore orale (2)

-    Non me lo avevi detto che facevano servizio anche per le signore
-    Cosa?
-    Non me lo avevi detto
-    Cosa non ti avevo detto?
-    Che facevano servizio anche per le donne
-    Dove?
-    All’istituto dell’amore orale
-    Ah, no, ma in realtà non lo sapevo. Ci sei stata?
-    Sì
-    E come mai sei finita da quelle parti?
-    Il tuo racconto mi ha parecchio incuriosita e allora ci sono andata e sono entrata. Mi andava di provare e quando ho chiesto ho visto che non c’erano problemi. Ma non mi aspettavo che mi avrebbero fatto scegliere un lettore. Pensavo ci fossero solo lettrici e mi aspettavo di dover scegliere una di loro
-    Una donna?
-    Sì mi aspettavo una donna. La cosa un poco mi turbava, ma dopo quello che mi hai raccontato ero davvero troppo curiosa
-    E come è andata?
-    Fantastico. Proprio come hai detto tu. Incredibile. Veramente molto bello
-    Visto che non c’era niente da ridere?
-    Ma io ridevo così. Sai come sono. Certi argomenti mi imbarazzano e allora la butto sullo scherzo. In realtà le tue parole mi hanno molto intrigata. Non è una cosa che si pensa di farlo a quel modo
-    No. Se non ti capita non la pensi. E quando sono entrato lo sai bene cosa mi aspettavo
-    Io avevo il vantaggio di sapere già. Ma non mi aspettavo che avrei potuto scegliere un lettore
-    Com’era?
-    Ho scelto uno che ti somiglia
-    Ma dai
-    Ti giuro
-    Uno che mi assomiglia?
-    Sì, sì. Moro. Alto. Capelli rasati cortissimi. Occhi neri.
-    Ma dai
-    Ti giuro
-    Perché uno come me?
-    Lo sai che sono timida. Era una cosa che mi tranquillizzava avere a che fare con una specie di conoscente
-    E come è stato?
-    Mi ha fatto strada e siamo entrati nella stanza. C’erano le due poltrone e però io mi sono fatta legare
-    Come mai?
-    Non lo so
-    Hai detto timida, farsi legare mi pare rischioso
-    Mi andava
-    Ti eccitava l’idea?
-    Sì
-    E poi?
-    Poi ha cominciato a parlare. A dirmi quanto mi trovava bella. A parlarmi del mio seno. Lui però diceva tette. Diceva tette e diceva figa. Era molto esplicito. Mi faceva arrossire. Mi diceva tutto in modo molto crudo. Lui parlava parlava e diceva e io morivo di vergogna. Di vergogna e di voglia. Mi è diventato lo stomaco grande come un pugno per l’emozione e nel giro di poco già ero fradicia…
-    E…
-    Mi ha legata con le gambe aperte e quindi non potevo nemmeno stringere per sentirmela. Era là da sola. Era in suo potere. E poi lui ha preso la rivista. Era una cosa che aspettavo. Me lo avevi detto. Ma non mi aspettavo che fosse in inglese. È stato incredibile
-    Cosa? L’inglese?
-    Non in sé e per sé. Era come lo pronunciava lui. Aveva una pronuncia scolastica, quasi stentata, il suo tono di voce era sempre lo stesso, caldo e profondo, ma l’incedere, la pronuncia…
-    Non me lo avevi detto
-    Cosa?
-    Del tono di voce
-    Sì, aveva una bella voce, ma quando ha cominciato a leggere in inglese, mio dio, mi ha… non so. Lo sentivo dentro capisci?
-    E cosa leggeva?
-    Non capivo bene, ma dalla copertina pareva bricolage
-    E tu?
-    Ho cominciato a ansimare e poi sono uscita di zucca
-    Cosa?
-    Sono letteralmente impazzita
-    Come? Cosa hai fatto?
-    Hai presente Meg Ryan in Harry ti presento Sally
-    La scena al ristorante intendi?
-    Esatto. A confronto era la recita del rosario durante la via crucis
-    Ma che hai fatto?
-    Ho cominciato a urlare, a gridare, a pregarlo di fottermi, di scoparmi, di mettermelo dentro, di mettermelo nel culo, di farmi male, di darmelo in bocca, di riempirmi di sborra, di sborrarmi sui capelli, sulla faccia, negli occhi. Ero fuori di me
-    Io… madonna…
-    Non ho mai…
-    A me è piaciuto ma non…
-    Guarda, mai e poi mai mi sarei aspettata… e poi comunque mai prima d’ora ho gridato cose di quel genere in quel modo, cose di quel genere a uno sconosciuto che rimaneva impassibile e continuava a parlarmi nel suo inglese stentato con la sua voce piena e bassa e calda che mi faceva morire e sono venuta come la più grande delle troie.
-    Mio dio, Rosa, mi fai… fai impressione
-    Faccio impressione soprattutto a me stessa
-    Ci torni?
-    Ci dobbiamo tornare assieme. Andare dentro assieme. Spero che lo facciano. Dobbiamo andarci assieme e imparare come fanno e poi farlo noi due
-    Ma se non hai mai voluto saperne niente di me?
-    Ma è diverso capisci? Così è diverso. Così tu sei perfetto. E poi sei stato tu a dirmelo. A farmelo scoprire. Dobbiamo andarci assieme e imparare la tecnica e poi farlo noi due. Io lo faccio a te e tu lo fai a me e lo facciamo assieme. Com’è il tuo inglese?
-    Pessimo
-    Perfetto

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amore orale

Sinceramente mi aspettavo un’altra cosa e già il fatto che il pagamento fosse all’uscita mi era parso strano. In ogni caso sono entrato e ho scelto la tipa che mi piaceva di più. Una bionda, alta e magra. Mi andava lei tra tutte. E lei ho indicato. Ti dico che mi sembrava strano perché in questi casi normalmente si paga prima. Così, comunque vada, loro i soldi li hanno presi anche se non sei rimasto completamente soddisfatto. Soprattutto nel caso che non hai concluso nulla, cosa che in tali frangenti può sempre capitare. La bionda mi fa strada e mi porta in una stanza dove ci sono due poltrone. Una ha delle cinghie per legare chi si siede e l’altra invece è normale. La bionda mi fa sedere su quella delle cinghie e mi chiede se voglio essere legato. Io la guardo stranito e lei mi dice. Come Ulisse. Come Ulisse? Le chiedo. E lei. Come Ulisse con le sirene. Ma se mi prometti che stai fermo non ti lego. Io prometto, chiedendomi contemporaneamente cosa cavolo sto promettendo, e lo faccio solo perché non mi leghi e lei si siede e mi chiede di sedermi. Ha una bella voce e comincia a parlare. Inizia subito a fare discorsi piuttosto espliciti. E io allora mi alzo per avvicinarmi a lei. Mi hai detto che rimanevi fermo. Ti devo legare? Voce seccata. Un cambio di tono degno della regina di Vega. E così mi siedo. Lei continua a parlare e io la ascolto. Parla di quello che mi farebbe. Dice quello che mi fa. Ma non fa niente. Parla soltanto capito? Parla e ha veramente una bella voce. Così, com’è e come non è, io comincio a eccitarmi e le chiedo se mi posso spogliare. Lei mi concede soltanto di abbassare la lampo dei jeans e di farlo uscire. A patto ovviamente che me ne stia seduto composto. La mia erezione è evidente e lei la degna di uno sguardo minimo. Sì perché lei mi guarda negli occhi e parla. E rimane vestita. Completamente vestita. Una bella ragazza. Bionda, alta e magra. Rimane vestita e parla e mi dice cosa mi farebbe. Mi dice cosa mi fa. Nei minimi particolari. E poi mi dice cosa porta sotto. E che effetto le faccio. E  mi guarda e mi dice che le sta piacendo da morire. Lo so che detto così pare da ridere, ma ti assicuro che a ridere non ci pensavo minimamente. La cosa era terribilmente seria e coinvolgente. Così, visto che pare che non posso fare altro, me lo prendo in mano e comincio a niente perché lei mi blocca subito e mi invita a riportare immediatamente le mani sui braccioli. Che la devo solo ascoltare. Ascoltare attentamente. Zitto e fermo immobile. E in effetti la cosa è sia strana che piacevole. Stranamente piacevole. Lei mi guarda e sussurra e socchiude gli occhi. E poi alza il tono della voce e mi dice che le sta piacendo tanto. Davvero tanto. Si va avanti così con lei che è veramente brava. Cioè oltre alla bella voce ha anche un modo suadente di usarla. No. Non ti mettere a ridere. Ti assicuro che non sono un tipo facilmente suggestionabile. In quell’incidente che ti dicevo tempo fa ho raccolto quel braccio mozzato come fosse un ramo secco. Ti ricordi no? E quindi ora è una situazione da non credere perché io sono eccitato da matti e lei continua e io comincio a sentire che mi sta succedendo qualcosa. Sì. Sento proprio che mi sta succedendo quello. E lei pare che lo sappia perché ammorbidisce il tono della voce e comincia a chiedermi se mi piace e vuole che le risponda, adesso posso parlare, e allora io le dico di sì che mi piace tanto e le chiedo se mi posso toccare ma lei dice di no. Irremovibile. E il bello è che io obbedisco. E sto letteralmente esplodendo quando lei da una tasca dietro la sua poltrona tira fuori una rivista di giardinaggio e comincia a leggermi un articolo sui tulipani. I bulbi, come si piantano, come si conservano e tutto il resto. E io non riesco a crederci a quello che mi sta succedendo perché adesso non sta più parlando di sesso ed è completamente vestita e non mi guarda nemmeno in faccia. Adesso mi ha abbandonato su quella poltrona, abbandonato alla mia erezione. E guarda la rivista. E rallenta e sussurra e poi come se mi leggesse nella mente alza gli occhi e mi fa. Allora? E io giuro ti giuro che ho schizzato fuori tutto quello che avevo dentro con un getto e un urlo che non lo so fino a dove mi hanno sentito. Mi sono contorto come la coda mozzata di una lucertola, come un verme tagliato in due. Ho fatto fatica a non cadere dalla poltrona. Non riuscivo a trattenermi, a smettere, a controllarmi. Non lo so cosa mi abbia fatto. E non avevo bevuto nulla. Non mi hanno servito niente prima che andassi con quella ragazza. Incredibile. Sì, sì, ridi. È stato incredibile. Ecco io. Io semplicemente non me lo aspettavo che con orale intendessero la voce. Io pensavo la bocca. E invece ha usato solo la voce. Come? Sì, certo che ci voglio tornare.

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omeopatia

Cara Beatrice
Mi sorprende non poco che tu ormai da tre giorni ti rifiuti di rispondermi al telefono ed eccomi quindi costretto a inviarti questa mail. Tu sei in errore e permettimi di dimostrartelo. Non me lo consenti a voce, come sarebbe più consono, e lo faccio per iscritto. Bene dunque. Certo. L’apparenza pare deporre a tuo favore. Ma lo conosci il detto no? Che spesso l’apparenza inganna. Ecco. Direi che questo è proprio il caso. Tu mi hai sorpreso col glande abbondantemente infilato nella vulva di Sabrina. E concordo con te che detto così e vista così la scena pare che stessimo scopando. Eppure ti prego di notare un dettaglio di non poco conto. Tu hai cominciato a urlare e poi hai sbattuto la porta e te ne sei andata. Ma se avessi assistito alla scena dall’inizio avresti visto che io non stavo affatto stantuffando. No caro amore mio. Ero fermo immobile. Semplicemente infilato dentro. Ti spiego: a seguito di una mia erezione dovuta al generoso decolletè di Sabrina io e lei abbiamo concordato di mettere il mio uccello al caldo. Sì cara Beatrice. Perché io avevo freddo. Tanto freddo. Avevo la febbre. Alta. E non bastavano le tre coperte che mi ero messo addosso. Allora Sabrina mi ha confidato questo metodo a sua detta infallibile. E io, seppure leggermente perplesso, mi sono detto: perché no? Vedi Beatrice. Stavo male. Avevo i brividi. Cosa c’era di sbagliato a fare questo esperimento? E infatti ti assicuro che già dal primo momento in cui ho fatto stazionare il mio uccello nella sua vulva ho sentito un benefico senso di calore in tutto il corpo. Proprio per questo mi hai trovato completamente nudo. Nel giro di pochi minuti tutto il freddo era svanito e, al contrario, avevo un caldo bestiale. Insomma il metodo di Sabrina funzionava. Ora ti chiedo: cosa c’è di male in tutto questo? Non mi hai lasciato spiegare. Non mi hai lasciato dire niente. Rifiuti il dialogo e il confronto. Cosa avresti fatto allora se io fossi stato in ospedale e tu, venendomi a fare visita, avessi sorpreso una infermiera carina che mi faceva una iniezione? Ti saresti incazzata uguale? Il fatto che Sabrina avesse tirato fuori le tette mentre io stazionavo dentro di lei serviva solo a farmi mantenere l’erezione in modo da garantire la diffusione del calore in modo prolungato. C’è poco da questionare e da discutere visto che il bizzarro metodo di Sabrina funzionava alla grande e quindi trovo che la tua incazzatura sia assolutamente fuori luogo. Tu lo conoscevi questo metodo? Non mi pare che tu me lo abbia mai proposto. Tu mi hai sempre fatto coprire e poi dato la Tachipirina. Avevo tre coperte addosso e tremavo come una foglia. Sabrina mi ha proposto un metodo naturale. Senza medicine. E funzionava. Se tu non fossi arrivata. O semplicemente se io non ti avessi mai dato la chiave e tu fossi stata costretta a suonare non sarebbe successo niente. Non avresti visto niente e non avresti frainteso tutto. Lo sai che dopo avere interrotto tutto, dopo la tua sfuriata, dopo che Sabrina se n’è andata offesa, sì offesa mia cara perché lei non è mica una puttana come dici tu, lo sai che la sera avevo trentanove? E ero da solo sotto le mie coperte senza nemmeno il fiato per mettermi il pigiama e andare a letto? Sì caro amore mio, sono stato male e direi che la colpa è tutta tua. Se poi aggiungiamo questa tua ritrosia e questo tuo gioco a fare l’offesa ci sarebbe di che riflettere sulla validità e tenuta del nostro rapporto. Vuoi che una sorta di cura omeopatica ci separi? Solo l’allopatia ci consente di rimanere assieme? Lo sai che tutte le medicine sono tossiche? Cosa ho fatto di male amore mio? E poi. Anche se fosse. Anche se io e Sabrina fossimo stati nel mentre di una scopata e tu ci avessi sorpresi, cosa ci sarebbe stato di male? Io amo te e solo te. Sei solo tu il mio amore. Cosa conta dove va a finire qualche goccia del mio sperma? Bene Beatrice, ora spero che dopo avere letto queste mie parole che sgorgano sincere dal cuore tu sia rinsavita e prenda in mano la cornetta e mi chiami. Ti faccio presente che il matrimonio è fissato per il 22 e mi parrebbe davvero poco carino, nei confronti di tutti e soprattutto di noi stessi e dell’amore che ci unisce, mandare tutto all’aria.
Ciao
Tuo Dante

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abbracci

-    Insomma ti sei stancato?
-    Sì non vengo più
-    Eppure all’inizio eri entusiasta
-    Mi sono stancato
-    Ma ci sarà un motivo. Eri così motivato. Cosa è successo tutto in un colpo?
-    Niente. Basta. Mi sono stancato.
-    Ti ho fatto qualcosa di male io?
-    No
-    Non capisco
-    Cioè sì
-    Sì cosa?
-    È che non so
-    Cosa?
-    Niente. Non mi va. Se poi ti offendi
-    Non ti va cosa?
-    Di dirtelo
-    No dimmelo, tranquillo, allora è una cosa che riguarda me…
-    Sì
-    Basta che cambi squadra allora
-    C’è pieno di gente come te. Pare una maledizione. Almeno una per squadra. Siete di un’altra generazione. Sarà il cibo.
-    Puoi spiegarti?
-    Insomma. Hai. Avete delle tette enormi e io ho il mio bel daffare a stare lì col cartello abbracci gratis che con quelle tette fanno la fila per abbracciare te.
-    Ci sono anche le donne che accettano i nostri abbracci
-    Quelle abbracciano tutte Filippo
-    Allora semplicemente cambia squadra
-    No. Vi ho guardati. Vi vedo. Io ho questa faccia. Questo naso. Tra tutti io pare che sono lì per disperazione. Tipo maniaco. Pur che qualcuno lo dia a me un abbraccio. Hai capito adesso?
-    Vuoi dire che da quando hai cominciato non ti ha mai abbracciato nessuno?
-    Mentre abbracciava te il cane di un signore mi ha anche pisciato sulla scarpa
-    Ma non ti ha mai abbracciato nessuno?
-    Mai
-    Cazzo
-    Già
-    Senti
-    Cosa?
-    Vieni qua
-    Dove?
-    Alzati e vieni qua
-    Cosa vuoi fare?
-    Non c’è nessuno
-    E allora?
-    Più di quello che credi
-    Non credo niente
-    Più di quello che osi immaginare
-    Lo fai perché rimanga?
-    No
-    Allora perché?
-    Perché mi va

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il corso

-    C’è qua Alessandro. Lo faccio passare?
-    Mh, ok

-    Ciao, permesso, posso?
-    Ciao, accomodati
-    Come stai?
-    Tre costole rotte, come sto?
-    Non è tutta colpa mia
-    No è mia, cazzo!
-    È colpa del corso antinfortunistico
-    Buona questa, me la spieghi o aspetto lo spirito santo?
-    Lo hanno detto là che quando uno rimane folgorato non bisogna toccarlo, ma piuttosto spostarlo da dove si trova utilizzando qualche strumento. Io avevo il badile e…
-    E mi hai preso a badilate nelle costole
-    Volevo salvarti la vita
-    Io stavo benissimo
-    Ti agitavi in quel modo, attaccato alla betoniera, in mezzo alla pozza d’acqua, cosa dovevo pensare?
-    Pensare niente, però magari provare a parlare prima di usare il badile non sarebbe stata una cattiva idea
-    Ma posso sapere cosa cazzo stavi facendo per agitarti in quel modo?
-    Tasca bucata e accendino che si infila nel buco e scende lungo la gamba. Stavo semplicemente scuotendo la gamba per farlo uscire da sotto e tu mi hai preso a badilate
-    Oh cazzo!
-    Oh cazzo dovrei dirlo io
-    E ti fa male?
-    Quando rido
-    Cazzo
-    Cosa bevi?
-    Tu cosa prendi?
-    Va bene vino?

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maree

Lo sapevi che anche le maree sono cambiate? Una volta era tutto allineato. I pianeti e i satelliti. Ora vanno verso il caos. È il caos la verità. Per questo non la sapremo mai. A me ne basta qualche pezzetto. Cose che pretendo valgano solo per me. Comunque. Ieri sera sono stato a una cena. Era stata concordata da tempo e mia moglie ci teneva molto. Io ieri sera stavo male. È una settimana che non mangio quasi niente, dormo pochissimo e non capisco cosa mi stia succedendo. Le maree. Bisogna lasciarle lavorare. Non mi oppongo. Riesco a fare tutto lo stesso. Lavoro e mi occupo della famiglia senza problemi. Sono solo più nervoso quando mi sale un fastidioso mal di testa che si aggira dalle mie parti a fasi alterne. Così per farla breve ieri sera avevo mal di testa e non ho mangiato nulla. Sono vecchi amici. Ma gli amici possono essere vecchi? Questi sono proprio vecchi. Non nel senso che hanno ottant’anni, ma nel senso che tutto sommato sono amici di una volta. E intanto ne hanno macinata di spiaggia le maree. Così uno all’inizio, proponendomi di partecipare al brindisi, si è stupito del fatto che fossi astemio. Da quando? A un amico puoi dire che non bevi da un paio di settimane. Se gli dici che è da più di un anno qualcosa vuol dire. Vuol dire qualcosa che dovrebbe chiudere quel tipo di discussione e aprirne un’altra. Profonda se non si trattasse di una cena. No. Lui non contento mi ha chiesto perché. Ma a me non pareva fosse una cosa che potevo raccontare a lui e così mi sono inventato una storiella che lui si è bevuta assieme al vino che stava nel suo bicchiere. Per tutta la cena sono stato seduto al tavolo e non mangiando ho potuto osservare. Me e loro. Non riuscivo a introdurmi in nessuna delle situazioni che provocavano l’ilarità generale. Loro ridevano e certi loro sguardi mi passavano addosso e mi imbarazzavano nella mia immobile serietà. Non riuscivo a sorridere. Lo avrei fatto per compiacere un divertimento che non mi apparteneva. Avrei mentito a me stesso. Perché avrei dovuto? Così guardavo da un’altra parte. Ogni tanto mi chiedevano se non avevo proprio intenzione di mangiare nulla. Ogni tanto quindi ero costretto a ribadire un concetto che per forma e struttura era elementare sin dal momento in cui era stato enunciato per la prima volta, appena mi sono seduto a tavola. La loro si chiama cortesia. È la cortesia dei vecchi amici. A parte una coppia che mi pare sana gli altri spero di non vederli più per almeno due o tre reincarnazioni. Specie dal momento che due di loro, due che vivono al top di gamma e la cui logica integrata al possesso come fonte di realizzazione mi sgomenta, hanno annunciato il loro matrimonio invitandoci tutti. Non so se in quel momento mia moglie abbia colto il mio sguardo. Già. Io per quel giorno ho un impegno. Appena loro ci comunicano il giorno delle nozze io per quel giorno avevo già un impegno importante irrinunciabile e inderogabile. Lo so che è di sabato, ma col mio lavoro pure i fine settimana sono impegnabili. Dipende tutto dalle maree. Appunto. È stato strano poi vedere la gola. Il vizio della gola. Vedere come quasi tutti si strafogavano mentre io non toccavo una briciola. La gola separata dalla lussuria mi pare davvero un peccato capitale. Lo sanno in pochi che per avere il benestare di dio i peccati vanno fatti a coppie. Così li guardavo ingozzarsi e ascoltavo il mio mal di testa. Che tentavo di controllare con qualche bicchiere di acqua di rubinetto. L’unica cosa buona della serata. La stessa acqua che si muove con le maree.

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tombini

Un lavoro. Con la specializzazione che ho. Questo sarebbe un lavoro? Non so. Non saprei. Certo è il modo in cui mi guadagno da vivere. Cerco le perdite. Arriva la segnalazione e mandano me. Da solo o in squadra. Spesso da solo. Come oggi. Gas, acqua, fogne: tutto. Cerco e riparo tutto. Non ci ho messo molto a imparare. Ogni mattina che suona la sveglia mi alzo e maledico il mondo. E non sono nemmeno assunto. A progetto. Mi hanno preso a progetto. Che progetto ci sarebbe nel riparare le perdite? Mi sfugge. Mi perdo. Ho una perdita. Cosa si progetta che io diventi? Temono che qualcuno trovi il tappo da cui si svuota il mare e vogliono che io sia pronto? Non lo so. Non ci penso. Mi viene più facile pensare a quello che mangerò a pranzo o a cena nelle trattorie vicino a dove lavoro. Mi viene più facile pensare alla figa. Quella sì che è un progetto. Quando dico il mestiere che faccio le ragazze fanno un leggero scatto con tutto il corpo e rispondono ah. E poi. Poi trovano sempre un diversivo. Il diversivo. Dicono scusa un attimo e spariscono. Così adesso che esco dal tombino e ti vedo lì che raccogli la cosa che ti è caduta dalla borsetta. Scusa mia cara. Ma hai un culo da cinemascope. E che gambe. Con quella gonna corta. Ce le hai le mutande? Non capisco. Certo da qua sotto t’ho rimirata per un bel po’ prima che ti accorgessi di me. E mi urlassi porco tutta infuriata. Rido. Che c’è di male? Forse è vero. Sono un porco. Quello mi rimane. E in ogni caso hai dato un senso alla mia giornata.

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pronta per il tango

-    Eccoci qua
-    Già, l’aria s’è fatta tepida ormai
-    Dove vai?
-    Qua. Mi appoggio a questa… ringhiera
-    Se vieni da questa parte si vedono le luci sul lago
-    Qui vedo le colline
-    Le colline?
-    Sì
-    Non c’è troppo buio? Io non vedo niente
-    Da quella parte ci sono le colline
-    E tu riesci a vederle?
-    Ci sei mai stato in bici?
-    No
-    Peggio per te
-    Poco male. Ci possiamo andare assieme
-    È tardi
-    Non adesso, un pomeriggio
-    Ci sono le viti, c’è pieno di viti e ulivi
-    Sembri pronta per un tango in quella posa
-    Pronta…
-    Se vuoi…
-    No, per favore, non ti avvicinare!
-    Come?
-    Rimani lì appoggiato nell’angolo… per favore
-    Come vuoi, ma…
-    Ma niente ma, ci sono tante cose
-    Quali cose?
-    Niente in fondo. Già, in fondo niente
-    Niente? Tante cose? Se la festa ti annoia ti riaccompagno a casa
-    Cosa ti aspettavi da me uscendo qua fuori?
-    Io?
-    Niente?
-    Non so. Dentro c’è casino. Qua fuori possiamo parlare
-    Infatti
-    Non capisco
-    Lo so
-    È una festa, si beve, si balla, si…
-    È una festa, è un battesimo, è domenica… è sempre qualcosa
-    In che senso?
-    Le occasioni si inventano per fare accadere le cose e in questo modo nulla accade mai né davvero né per sempre
-    Ti è capitato qual…
-    Non trovi che sarebbe molto più semplice e comodo aspettare il giorno e l’ora?
-    L’ora di cosa?
-    Ho bevuto una cosa prima dentro. Appena sono arrivata. Più che altro l’ho messa in bocca. Era nel buffet. Come si fa di solito. Come avessi fretta di cominciare. L’ho messa in bocca e subito mi sono resa conto che non la potevo bere
-    Era cattiva?
-    No, il gusto era buono. È buono il martini
-    Non ti senti bene?
-    C’è sempre un’occasione. Quasi ci fosse ogni volta bisogno di una scusa. Per cosa poi? Mh. Sapere per cosa sarebbe già un buon passo. Ci conosciamo appena. Direi. Quindi per cosa?
-    Stai parlando di me?
-    Me lo hai chiesto tu se mi andava di uscire sul balcone a prendere un po’ d’aria. Siamo venuti assieme. Mi hai accompagnata tu. Mi hai invitata tu. Ho detto sì. Ho detto semplicemente sì a tutto. Come quando ho preso quel sorso di martini. Stessa cosa. Stesso effetto.
-    Se vuoi torniamo dentro
-    Sarebbe uguale. Ancora uguale
-    Non capisco cosa intendi
-    Molto probabilmente se lo avessi capito ci staremmo già baciando
-    Siamo sempre in tempo
-    Allora era per quello?
-    La cosa non era esclusa ma nemmeno programmata
-    La cosa è inesistente
-    Capisco. Ma…
-    Cosa capisci?
-    A dire il vero a questo punto non so cosa dire
-    Questa è una cosa sensata che avresti potuto fare senza pronunciare
-    Che fai?
-    Sono pronta per ballare il tango
-    Ehi, ferma!
-    Ciao bello
-    Ehi! Occazzo! Correte, s’è buttata dal balcone. Cazzo. Porca. Mio dio…

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domopack

Buongiorno, ben svegliata, so che non sei comoda, ma forse proprio per questo sei comoda, forse ti piace, credo ti piaccia, sì insomma, credo di averti considerata, capita e compresa nel profondo del cuore. Intuita intimamente. Il mio cuore che arriva alla profondità immensa e stupenda del tuo. Sì. Ora aspetta solo un attimo, come?, sì lo so, fai fatica a parlare, è una palla da biliardo. Te l’ho legata dentro. Come? Solo un attimo che prendo il foglio, mi sono scritto degli appunti, la mia mania per gli appunti, per non dimenticare niente, dimentico sempre qualcosa, ma stavolta voglio che sia tutto perfetto, niente omissioni, no, niente peccati di omissione, non me lo potrei mai perdonare, non stavolta che non c’è possibilità di rimediare in un secondo momento. Sei contenta? Aspetta, non guardarmi in quel modo, ora ti spiego. Ecco, solo un attimo che prendo gli occhiali, ecco. Allora.
Cara, mia, Marta adorata
La tua vita così condotta sul filo della religiosità, della religione, della fede, del sacrificio e dell’amore, mi ha portato a farti questo regalo di compleanno. Un regalo che supererà per importanza qualsiasi regalo io ti abbia mai fatto prima. Amore. Morirai soffrendo. Perciò, amore. Andrai in paradiso. Martire. Martirizzata da me per amore. Io. Che ti amo fino a questo punto. Aspetta che ho perso il segno. Un attimo. Sì. A questo punto che ho capito che non ha mai avuto senso chiederti di farlo per farlo, di farlo per il nostro piacere e non per procreare. Ho sbagliato tanto. Ti ho fatta tanto soffrire. Ma ora. Ora ho capito. Poco importa sai cosa ho fatto e come mi sono comportato quando non capivo. Poco importa come ho peccato non limitandomi a desiderare la donna d’altri e persino le donna di nessuno. Poco importo io, insomma. Ho capito e poi mi confesserò. Una volta per tutte. Mettendoci dentro anche quello che sto per farti. E saprò pentirmi sinceramente. Perché ho capito d’amarti e allora quale migliore occasione del tuo compleanno per dimostrartelo. Crocefissa dunque a questo palo di legno in cantina. Non coi chiodi. Sarei stato blasfemo. No. Col tuo amato domopack. Ti ho fasciata al palo e sei bellissima. Scusa che ho perso il segno. Un attimo. Ecco. Il martirio imminente ti rende radiosa ai miei occhi colmi d’amore per te. E agli occhi di Dio. Morirai soffrendo e la tua sofferenza verrà riconosciuta e vista e letta e sentita e accolta nel tuo paradiso dal tuo Dio e da tutti i Santi. La tua sofferenza ti spalancherà le porte della beatitudine eterna. Tardi ho capito e tardi lo faccio. Ma è meglio che mai. Non trovi? Fammi cenno di sì col capo. No. Non ti posso togliere la palla da biliardo. Sai le grida. Non vorrei ci sentissero i bimbi. Saranno felici pure loro. Catechizzati come sono. A sapere che la loro mamma è in cielo. Ecco. Cos’altro? Spetta un attimo. No. Mi pare di avere detto tutto. Ora comincio. Che hai? Sì, piangi, sì, non ho ancora cominciato ma tu puoi cominciare a soffrire. Ora solo una cosa. dimmelo tu. Sono indeciso. Dimmi. Comincio con la tenaglia o col cacciavite?

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