Spy story italiana?

Esiste la spy story italiana? Assolutamente sì e anche se il Prof è nato con caratteristiche (prima la firma) che lo pongono come un prodotto in grado di accontentare un pubblico abituato a prodotti stranieri , uno dei suoi punti di forza è sempre stato la visione se non italiana, almeno europea. Di certo Montecristo come la serie dei racconti di Gangland rispondono all’esigenza di chi scrive (ma anche di chi legge) di trovare temi e argomenti vicini a noi. L’Italia compare spesso nei romanzi di spionaggio stranieri , descritta spesso come il Belpaese e set ‘ caratteristico’ come avveniva in alcuni film di Bond e in un paio di romanzi di Ludlum(una lunga e un po’ risibile sequenza di Codice Parsifal) e persino in un grande romanzo -e film- di Morris West,Salamandra. Allora perché negarci la possibilità di vedere il nostro paese ritratto con un certo realismo che non nega legami internazionali’ Montecristo (come alcune sequenze di Sole di Fuoco e le storie di Gangland) seguono proprio questa pista. Tra l’altro Montecristo presenta alcuni legami con le attuali avventure del Prof, non ultima la presenza di Die Spinne il master killer in grado di addestrare sempre nuove e feroci squadre di sicari e..Misericordia… l’assassino psicopatico che, con una trovato credo abbastanza interessante, mescola la propria follia a manovre politiche. Pensate che Misericordia sia scomparso nel nulla’ Vi sbagliate , presto verrà a incrociare la strada di Chance , magari non in Italia ma sempre con l’abituale capacità distruttiva.

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29 Responses to Spy story italiana?

  1. Andrea Carlo Cappi says:

    La spy story italiana esiste, ma non se ne parla perché non è riconosciuta dal regime, inteso come da una parte il marketing fatto da chi non conosce il marketing e dall’altra la cultura fatta da uno pseudosinistra che strizza l’occhio ai padroni. Uso deliberatamente questa terminologia anni ’70, dal momento che ho scritto storie di intrighi politici e spie visti da una posizione di sinistra “non allineata”. Infatti quando proposi a una casa editrice “di sinistra” la raccolta di alcune storie di Medina già apparse singolarmente in edicola da Mondadori, fu rifiutata perché giudicata “troppo di sinistra” (be’, la sinistra italiana ha la grande abilità di far sembrare democraticissimo Berlusconi, complimenti!); la raccolta uscì quindi da un editore di sinistra ma indipendente e non finanziato da denaro pubblico, con l’aggiunta di un inedito che poi fu ripubblicato in edicola nella raccolta “Legion” di Segretissimo. Così i lettori in generale non sanno che la spy story italiana esiste. Per fortuna chi ama questo genere continua ad attingere in edicola a Segretissimo, un serbatoio di autori che comprende sempre meno stranieri e sempre più italiani, alcuni dei quali sotto pseudonimi spesso dichiarati e ormai usati come marchi di fabbrica per una questione di riconoscibilità. Il vantaggio è che quando gli italiani della “Foreign Legion” scrivono storie internazionali che passano per l’Italia, la descrivono in modo più realistico di certi stranieri che in molti casi si basano solo su stereotipi. E a volte i nostri scrittori di spionaggio, senza rinunciare alla narrativa di intrattenimento, dicono persino perché le cose vanno male in Italia. Ecco perché ufficialmente la spy-story italiana non esiste.

    • ilprofessionista says:

      ottimo intervento Andrea. Come al solito( e non mi sorprende) siamo d’accordo siamo perfettamente in linea. Direi che come ‘ vecchi legionari’ torneremo a battere queste strade nella nostra ‘ guerra asimmetrica’ come dice Don Winslow nell’editoria.

  2. Marco says:

    La spy story italiana esiste? a parte alcuni autori ho i miei dubbi, al di là di quella scritta basta vedere quella televisiva, mentre negli USA sono uscite serie tv come 24, Alias, Covert Affairs, Homeland, NCIS in Italia cosa abbiamo avuto? Intelligence con Raul Bova, bel prodotto ma fine a se stesso mentre continuano serie con poliziotti, carabinieri, medici e preti.
    Purtroppo la gente tende a vedere la tv che a leggere quindi per gli appassionati di spionaggio bisogna rivolgersi a ciò che arriva dagli USA

    • ilprofessionista says:

      caro Marco, sono parzialmente in disaccordo con ciò che dici. ‘Parzialmente’ perchè l’analisi che fai è purtroppo realistica. Cinema e tv passano solo prodotti che definire imbarazzanti è poco. Intelligence ha alcuni bloopers da barzellette, del resto era una serie cui originariamente eravamo stati chiamati a lavorare io, Alteiri e anche Franco Forte, poi è arrivato qualcuno che ha spazzato via tutto e ha fatto un pasticcio tra Killer Elite, Bourne identity e anche cose scopiazzate dal nostro lavoro. insomma lo stesso errore che vedo in molti aspiranti narratori di spy italiani che leggono o vedono due film e pensano di aver capito coem si fa. purtroppo più che per altri generi la spy story richiede una notevole conoscenzadel genere e dei suoi meccanismi.da anni(io venti , visto che il primo segretissimo lo pubblicai nel ’92) stiamo lavorando per una spy story italiana che se è pur vero che spesso segue strade ‘internazionali’ racconta anche storie italiane con un piglio interessante. Macchiavelli scrisse due ottime spy story ma fu costretto a pubblicarle con uno pseudonimo, recuperandole poi qualche anno fa. di autori ce ne sono e di bravi anche. Cito Cappi, Narciso, Forte, Salvatori ma anche Verrengia,Nerozzi e Signoroni. è vero ormai gli editori e le televisione ci hanno abituato a ingurgitare dosi massiccie di materiale straniero e ‘purghe’ di pessimi giallini italiani.Però sta anche ai noi lettori e spettatori(mi ci metto anche io) scegliere e premiare il buon prodotto italiano quando esce. Sicuramentein altri paesi c’è una maggiore protezione peril prodotto autoctono. un esempio? la Francia pubblica e produce ottime serie di spionaggio addirittura in formato fumetto(vedi XIII) che è poi diventato un film e una serie tv di grande successo che non ha niente da invidiare a serie americane. Io una volta proposi una serie a fumetti a un noto editore che mi rispose cheil pubblico italiano quelle storie lì,non le voleva…

  3. Fabio Lotti says:

    Io, lo sai Stefano, sarò pure ripetitivo e uggioso, ma non sono (quasi) mai per dare la colpa agli altri. Dunque datevi da fare, come state facendo, per far conoscere e apprezzare la spy story ad un pubblico più vasto e vedrete che i risultati verranno fuori.

    • ilprofessionista says:

      sì fabio come vedi (o magari non completamente visto che ci muoviamo parechcio anche con presentazioni e facebook) stiamo lavorando in questo senso con energia non solo per proporre storie interessanti ma anche per sostenerle. è necessario però che il prodotto sia però ben distribuito e visibile perchè il lettore sia in grado di accettarlo o rifiutarlo.

  4. Hot says:

    Siamo stufi di politici che dicono di essere convinti di sapere ciò che vogliamo, soltanto per fotterci.
    Siamo stanchi di editori che affermano di sapere ciò che i lettori vogliono, soltanto per rifilarci ciò che gli pare e (de gustibus) piace.
    Insomma, trovo insopportabile che qualcuno decida per me. Non tollero che venga scelto come devo vivere, non accetto nemmeno che venga selezionato ciò che devo leggere. I markettari dell’editoria vivono di tanta teoria e di nessuna pratica e si tratta, talvolta, di gente che nemmeno ha mai letto un romanzo di spy-story in vita loro.
    Alla fine i dati di vendita parlano chiaro! E, a quanto mi risulta, gli autori italiani vendono bene: sia quando sono su Segretissimo, sia quando escono nel GM.
    Fino a quando nelle case editrici le scelte vengono fatte sulla base di teorie e convinzioni idiote la spy-story italiana non verrà valorizzata.
    Come in qualsiasi campo professionale, però, chi fa scelte sbagliate dovrebbe essere scaraventato dalla finestra

  5. James Copertino says:

    Io farei anche un piccolo distinguo: Spy Story Italiana Vs Spy Story Scritta da un italiano che sono due temi collegati ma diversi. Credo che proprio grazie a segretissimo dovrebbe essere ormai chiaro ai lettori che gli scrittori italiani sono in grado di parlare della CIA, dell’Afghanistan, del guerre per il petrolio, dell’universo dei Contractors (solo per fare alcuni, molto banali, esempi) e in generale di tutta una serie di tematiche che sono tipicamente “straniere”, facendolo meglio degli americani che spesso sono delle brutte copie l’uno dell’altro. Il perché allora gli editori continuino a pubblicare storie “straniere” di stranieri credo sia legato solo a questioni interne/soldi/previsioni di vendita, nel senso che voglio sperare che non “ci credano” veramente che molti degli stranieri che pubblicano siano meglio di taluni italiani altrimenti c’e’ davvero da disperarsi. Del resto diversi anni fa partì la consuetudine degli pseudonimi, più o meno per quel motivo: l’italiano può essere anche meglio di uno straniero, ma il pubblico “bove” vuole leggere un nome straniero. Quindi in un certo senso è colpa di una scarsa attitudine dei lettori, e questo ci porta direttamente alla seconda questione: Ambientare la storia in Italia. Concordo con tutto quello che avete detto fino adesso, purtroppo bisogna tener presente che chi legge questi romanzi è spesso un appassionato ma non necessariamente un addetto ai lavori. Purtroppo la gente è abituata più a gurdare la televisione che leggere i romanzi e quando lo fa si trova a leggere dell’Italia, già imposta dalla televisione, solo in relazione ai commissariati e detective da bicicletta anche perché i più credono che l’Italia sia più o meno solo questo per davvero. Bisognerebbe in un certo senso “bombardare” ancora di più il pubblico per abituarlo al fatto che le storie italiane possono essere qualcosa di diverso dalla tipica italglietta, come peraltro viene già fatta ma per dirla in termini tecnici (nel senso militare) quello che ci vorrebbe è un “fuoco di soppressione”. Su entrambe le questioni credo che l’editoria digitale ci venga in aiuto, sia per la pubblicazione di romanzi sia per la possibilità di congegnare altre iniziative, come la pubblicazione di magazine (che in inglese significa anche serbatoio di munizioni:) quali ad esempio quello che il prof. sta portando avanti, che certamente possono concorrere a lavorarsi ai fianchi il pubblico. Infine purtroppo ricordiamoci sempre che, dati alla mano, l’Italia è un paese di non lettori… in questo senso le analogie con l’estero sono spesso un po’ falsate, è come piantare delle rose nel deserto.

    • ilprofessionista says:

      vedi impietosamente e chiaramente la situazione, James. io,facendo seguito a una discussione su Fb di qualche giorno fa vedo il problema articolato così. la spy story italina esiste- inutile negarlo e ne fai parte anche tu- da quasi vent’anni. Ci sono diversi autori professionali che sanno svolgere ed elaborare trame sia nel modello classico avventuroso( cioè con ambientazioni e tematiche legate ai classici modelli anglosassoni ) che seguire strate diciamo più nostrane o quantomeno europee. se il lettore mostra diffidenza perilnome italianoè forse parzialmente responsabilità del lettore ma sopratutto di chi da anni gli somministra dei clisteri di materiale straniero e invece, quando propone cose italiane, va in un’altra direzione alimentando la leggenda che da noi sisappiafare solo un certo tipo di narrativa provinciale, pseudo intimista, farsesca, sociale , insomma con tutte quelel caratteristiche che allontananoilpotenziale lettore. cose differente in altri paesi. però ricordo che negli anni 70/80 eralo stesso problema per la musica. alcune radio cominciarono a bombardarecon solo musica italian tutta abbastanza di qualità. lo stesso dicasi per la televisione. se gli scenggiati vengono promossi e proposti massicicamente senza cambiare programmazione alla fine il pubblico si abitua.e solo una questione di convinzione nel proporre un prodotto.
      poi è anche vero che in italia vedo una stermianta produzione di autori non professionali che vengono etichettati ocme thrillero si etichettano così a loro volta perchè c’è l’impressioen cheil filone vada, ma che in realtà stann oscrivendo altro. e questo porta via spazi e lavoro..

  6. Fabio Lotti says:

    Però io non riesco a capire un punto preciso della discusione e perdonatemi se insisto. Se le case editrici si basano su convinzioni errate, pubblicando soprattutto autori stranieri, non sarebbe questo puro autolesionismo? C’è qualcosa che non mi convince in certe argomentazioni anche se, per quel poco che ho letto di spy story, lo scrittore italiano non ha nulla da invidiare a quello straniero.

    • ilprofessionista says:

      Fabio la discussione nasce da una serie di considerazioni e discussioni animate sia su FB che sul blog di segretissimo.da una parte la notizia che un noto editore di horror che ha sempre pubblicato italiani ha deciso di non farlo più(e forse neanche l’hororr) perchè..il distributore gli impone cosa pubblicare. e questo è inaccettabile. dall’altra si discuteva se , anche a firma italiana, siano megli ostorie di tipo ‘internazionale’ o vicende più legate alla nostra cronaca. per mio contoson ofavorevole a un’alternanza di entrambe purchè svolta con professionalità. diciamolo francamente nella spay(genere difficile che richiede una certa preparazione) come nel Giallo(altrettanto difficile ma forse meno tecnico riguardo alal geopolitica)siamo pieni di velleitari, gente che pubblica peramicizie e raccomandazioni che non conosce il mestiere e s’improvisa thrillerista così, perchè pensa di vendere di più. einquel modo crea la giusta impressione nel pubblico che il prodotto nostrano non sia buono quanto quell ostrnaiero, di qui la sfiducia nei nomi italiani e tutto quel che segue.
      in fin dei conti,fabio, stiamo cercando difare un po’ grancassa per ribadire iconcetti di sempre. gli italiani se vogliono possono fare come e meglio degli autori stranieri..anzi devono. e questo richiede una sfoltita tra le proposte e una maggior convinzione da parte degli editori che sono sì dei commercianti ma, che io ricordi, di un prodotto che non si può assimilare a una passata di pomodori. scegliamo e promuoviamo condecisione il buon prodotto italiano anche a dispetto dei distributori. eliminiamo la fuffa. ti sembrerà strano ma ogni votla che faccio questo discorso ricevo mail private da alcuni colleghi, magari alle prime esperienze,che si sentono offesi, pensano che alluda a loro quando parlo di romanzi scopiazzati..e invece non pesnvo a loro..però come si dice escusatio non petita…

  7. Beppe says:

    Concordo con l’ Analisi fatta da K, però mettiamo in conto che il maggior media italiano (TV) propina al pubblico Don Matteo 8, Distretto di Polizia 10, ecc ecc, quindi nessuno immagina che in Italia possano essere ambientate storie spy o action!
    E poi scrivere che in Italia ci possano essere dei complotti turberebbe il quadretto “Mulino Bianco” tanto rassicurante per i cittadini

    • ilprofessionista says:

      appunto però se si cominciasse a proporre massicicamente anche altra produzionesono sicuro cheil gusto cambierebbe. tutto questo per stabilire che, nel filone, siam oarrivati noi dalle origini..prima che arrivi il cabarettista della situazione a essere incoronato maestro della spy story…

  8. erni says:

    Ma ve lo immaginate un telefilm su Montecristo,in Italia?
    Io si,solo che non saprei poi chi lo farebbe passare,perchè per il medioman italico da don matteo o distretti vari sarebbe troppo veritiero.

    • ilprofessionista says:

      con qualche aggiustamento Montecristo potrebbe essere perfettamente una serie per la Tv italian.. almeno per un canale privato come il serial di Romanzo criminale..ma lì c’è stato l’interesse a farlo perchè il romanzo era scritto da un magistratone e tutto quel che segue..lo capite adesso cosa voglio dire?

    • Hot says:

      Prenoto immediatamente il DVD!
      Soltanto mi spiacerebbe vedere una comparsa di nome Enrico Di Verbania fare una brutta fine 🙂

  9. andrea-tortellino says:

    Ahh, anche io in passato avevo scritto che per me Montecristo è da TV, e credo pure che se fatto con i crismi giusti potrebbe essere tranquillamente venduto in giro, in paesi come Francia e Germania, ad esempio. D’altro canto noi non prendiamo da loro cobra 11 e serial su ispettori anziani e commissari e giudici? Io in onestà vi dico che alcuni di questi telefilm li ho visti, ma bisogna imparare (anche questo l’ho scritto tempo fa) a filtrare quello che si vuole vedere e leggere. Per me è assurdo che un editorie sia piegato dal distributore, semmai dovrebbe essere il contrario, visto che senza prodotto il distributore non dovrebbe campare. Purtroppo in Italia le cose funzionano al contrario, mah…
    Per fortuna sto vedendo che qualcosa -a livello di segretissimo-si muove, ma ci vorrebbe maggiore incisione da parte dell’editore, che so, pubblicità del proditto sui loro libri o riviste, magari qualche presentazione invitando giornalisti del settore, facendo vedere come in un momneto del genere si punti in primis al prodoto autoctono, italico, facendo vedere che è almeno pari -se non superiore- ai libri dei vari autori dui spy (al momento i maggiori sarebbero gli americani, giusto?).
    per concludere, un grosso buon lavoro a Stefano, ad ACC, a FF, a Nerozzi, a tutti i NOSTRI autori.
    ciao

    • ilprofessionista says:

      Andrea anche qui nessuna obiezione. purtroppo da moltisismo tempo Mondadori sembra aver perso interesse nel setotre edicola. già vent’ann ifa quando lavoravo a Urania la situazione era così. neanche un soldi in pubblicità econtrazione continua delle tirature per avere meno resi. Sicuramente inquesto periodo ci stiam odando da fare per sostenere in tutti i modi le collane e il principale rignraziamento va ai lettori che sono la vera forza delle riviste. senza di loro, niente vendite e no sells no party come si dice… al di là di questo spero che montecristo possa avere vita nuova, mi dicono che potrebbe esserci un progetto in ebook del setotre, sempre che parta.però continuiamo a lavorare con entusiamso, io e i miei colleghi. contateci:-)

  10. AgenteD says:

    Sono anch’io, ovviamente, un profondo estimatore degli autori italiani di spy-story, vorrei contribuire al dibattito facendo notare come, oggigiorno, questa diatriba autori italiani vs stranieri, problematiche editore/distributore, possono essere by-passate facendo, in scala più grande quello che tu Stefano, hai già iniziato a fare: passare agli e-book. Gli autori italiani credono in loro stessi? Bene, fondate un sito chiamato “Italian Foreign Legion” pubblicate lì i vostri libri in e-book, pubblicizzate bene la cosa, e, fra un po’ di tempo tutta questo discussione potrà essere storia… Che ne dite?

    • ilprofessionista says:

      la tua osservazione merita qualche riflessione. in realtà ho idea che per il futuroil mercato ebook sia l’unica risposta possibile. lo vedo per esempio con autori già noti come Eisler e Ghelfi che hanno trovato il modo di andare su Amazon dove vendono sia in forma digitale che on demnad con il libro scritto. e non è esattamente che fossero venduti male. Per noi c’è ancorail problema di scrivere in italiano ea questo si aggiunge la fatica che fa i ldigitale in italia. Io ho sposato l’idea(come vedete…) ma resto ancora al mercato in forma cartaceache per il momento è quello che ancora paga anticipi in grado di farci sopravvivere. sulla diatriba italiani-stranieri in realtà io la vedo un po’..come italiani- contro italiani. è mia ferma convinzione chei narratori di generein Italia siano pochissimi. per sopravviere dobbiamo essere più bravi degl istranieri e così convincereil pubblico a preferire il prodotto nostrano. questo comporta chegli editori facciano una scrematura. è una questione di sopravvienza. via dal mercato velleitari e autori non professionali. è spiacevole a dirsi masarebbe come andare a cavare denti facendo concorrenza ai dentisti professionisti che lavorano a tempo pieno per esercitare la loro professione. sinchè la scrittura resta un passatempo e lap ubblicazione un osfizio pagheremo tutti le conseguenze.

  11. Hot says:

    Torno sull’argomento “Spy Story Italiana Vs Spy Story Scritta da un italiano”.
    Potrete non essere d’accordo, e magari qualcuno si indispettirà, ma la mia personale opinione è che voler ambientare a tutti i costi una storia negli US, creare personaggi che devono obbligatoriamente chiamarsi Munro o Smith, invece di Cazzaniga o Scaccabarozzi, tradisce un certo provincialismo… sia dello scrittore sia del lettore a cui ci si rivolge.
    Una buona storia può prendere piede da Milano come da Casale Monferrato o da Siderno, spostarsi (nel corso della narrazione) a Beirut, Buenos Aires oppure a Capetown e finire a Baku , Ottawa o Dušanbe… Quello che conta veramente è la qualità della narrazione e la capacità di rendere viva e credibile la storia.
    Ho letto romanzi di autori italiani che parevano scritti (paro paro) da autori americani, (questo detto come un complimento) ma che non avevano nulla del sapore dolceamaro, del brivido di una storia che avviene a due passi da casa, nelle strade che frequenti tutti i giorni…
    Chiunque abbia più di quarant’anni dovrebbe ricordare bene che il Belpaese non ha carenza di macchinazioni oscure, di traffici sporchi internazionali, di vergognosi mercanteggi politici… La materia prima proprio non manca!
    Basta leggere i giornali, non cancellare la storia contemporanea.

    Ma forse si preferisce alimentare (e alimentarsi) la solita “lettura di evasione”… mentre sarebbe troppo provocatorio spingere i lettori a rendersi conto di com’è veramente il mondo che li circonda.

    • ilprofessionista says:

      come sempregli interventi di Hot colgono spunti di interesse. E anche in questo caso sottolinea una cosa ancora non detta. secondo me c’è una grossa differenza tra l’ambientare una spy-story in un paese esotico, quasi(oggiè d’obbligoil quasi) irraggiungibile, una meta sognata e invece trasferirlo negli uSA. mi spiego, esistono filoni televisivi e cinematografici di storie di spionaggio ambientate a Washington,con scenari prettamente americani. ritengo che scritti da un italiano che non abbia una conoscenza approfondita risultino un po’ falsi se non per poche pagine. un po’ come quando leggiamo di storie italiane scritte da americani. tutto diventa clichè. in un set esotico invece è il sogno, l’immaginazioen a prendere il sopravento.
      bravo hot hai centrato il bersaglio.

  12. beppe says:

    mi sono dimenticato di dirti che la copertina di Montecristo 2 è la più bella della produzione libraria che mi ricordi.
    Tant’è che me la sono stampata 50 x 70 e appesa in corridoio!

    • ilprofessionista says:

      sì concordo purtroppo IGMPè stata la collan delle occasioni perdute… forse con una programmazione dei testi un po’ più…pensata..poteva diventare realmente la collana italian che tutti vorremmo

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