VENDICATORI UNITI

avengers rece

Recensire AVENGERS-AGE OF ULTRON mi permette (a seguito anche di un mio post polemico su FB sulla critica ‘ufficiale’ e i suoi preconcetti seguito da molti di voi) di chiarire alcuni punti. È un film d’avventura tratto da un universo popolarissimo che si è guadagnato il suo posto nell’immaginazione popolare sin dagli anni ’60. Merita quindi rispetto anche da chi vorrebbe vedere solo film ‘impegnati’ e pretende di giudicare solo con parametri applicabili a quel genere (che sempre genere è visto che, se vogliamo, film come ‘Mia madre’ giusto per fare un esempio sono zeppi di cliché del filone intimistico-piscologico) . Un film concepito per il divertimento quindi, e come tale devo predispormi alla visione. Un piccolissimo inciso. Non riesco neanche a immagine la soddisfazione di Stan Lee (qui presente in un gustosissimo cameo) di vedere il suo universo fantastico ancora vivo dopo tanti anni e approdato a un altro medium che lo ha valorizzato e interpretato (magari con qualche licenza) ma conservandone tutta la magia. Veniamo (come si diceva nelle riviste tipo Il Cinematografo) allo ‘specifico filmico’. Questo secondo capitolo della corale epopea dei Vendicatori mi è piaciuto soprattutto perché pur essendo narrativamente molto differente dal primo, resta fedele al suo assunto di base che poi è il perno non solo della serie, ma di quasi tutti i racconti d’avventura. Vendicatori uniti! Se la vita ci dimostra ogni giorno quanto poco ci si possa fidare delle amicizie, quanto tenue sia il filo che, nelle difficoltà, tiene uniti nazioni e gruppi, almeno nella fantasia ci sia consentito nel credere nella validità dell’amicizia, dell’agire per il bene comune, di perdonarsi anche gli errori più gravi. Perché come Loki cercava di unire e poi dividere i vendicatori, in questo episodio, se pure già si vedono crepe che porteranno a Civil War, i personaggi hanno una loro funzione in quanto persone. Stark commette un errore che quasi distrugge il mondo, la vedova nera e Banner scoprono qualcosa che forse non conoscevano, occhio di falco si rivela anche umanissimo padre, i potenziati(che per una questione di diritti non si possono chiamare qui Mutanti) prima corrono in una direzione, poi mutano rotta. Lungi dall’essere manichini i Vendicatori ancora una volta comprendono il valore di combattere uniti, non a caso contro una macchina che, per quanto senziente realizza il suo piano creando un esercito meccanico di cloni di se stesso e interpreta la salvezza del mondo con la sua distruzione. Ma ciò che, personalmente, trovo più valido è il racconto, diretto da Joss Wehdon che(con buona pace della frase sprezzante con cui lo liquida il critico del giornale milanese al termine del suo pezzo)è un regista con i fiocchi e conosce perfettamente il mestiere di raccontare, lo dimostrano i suoi lavori passati…che non cito perché credo che chi legge li conosca… si comincia in media res, un attacco nel quale chi avesse la ventura di vedere per la prima volta i Vendicatori può rimanere un po’ confuso.ma anche questo fa parte della logica dei tempi. Da mesi tutta la serie di film è disponibile, a volte a prezzi convenienti, nei video store. E se anche qualcuno si avvicinasse per la prima volta a questo universo, identifica immediatamente personaggi e situazioni, trascinato dal vortice dell’azione. Perché di azione si tratta e come diceva Sergio Leone ( per bocca del Tuco) ‘quando si spara si spara, non di parla’. Poi il ritmo rallenta, le inquadrature si fanno più ravvicinate, intravediamo segni sui visi dei protagonisti. Ma è una pausa breve, necessaria ma non compiaciuta. La narrazione riprende, spettacolare ma sempre con il ritmo giusto. I personaggi si qualificano per ciò che fanno e ciò che dicono. Non una parola di più o una di meno. Non c’è tempo, né necessità per divagare. E tutto porta verso il finale che è catartico, come i classici ci insegnano che dovrebbe essere, eppure lascia intravedere mille strade per il futuro. Lo ammetto non sono un grandissimo fan degli eroi in calzamaglia quindi non conosco molto bene il loro universo narrativo di carta, ma che importa. Lo vedo, lo apprendo attraverso il film. Qui gli eroi più classici lasciano spazio a quelli meno noti, ma sempre sono presenti. E gli incubi, che sono materia e motore di ogni errore o azione eroica, sono a efficaci perché appena accennati. Le visioni indotte dalla strega Scarlett hanno una loro potenza evocativa perché scorrono rapide. Ci sono ma non intralciano la storia che, effetti speciali a parte (tra l’altro ottimi come sempre),si dipana in maniera non banale e non ripetitiva. Almeno per me che, scusate, mi occupo di narrativa popolare da venticinque anni (da una vita vorrei dire)e qualcosa ne capisco. A voi il piacere di scoprire il film e di giudicarlo. Una volta acquistato il biglietto siete i ‘Masters of the Universe’ e il giudizio tocca a voi.

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PERCHE’ E’ COSI’ IMPORTANTE LA NARRATIVA PULP

blog aprile

Perché la narrativa popolare, che molti definiscono con un malcelato senso di superiorità. Pulp o letteratura da stazione, è così importante per il mio lavoro? Semplice. Perché ci sono cresciuto assieme. Compagna non esclusiva ( sì, d’accordo i miei studi classici li ho fatti anche io…e qualcosa ci avrò pur ricavato) dei miei anni di formazione giovanile, mi ha aperto sempre nuovi orizzonti. Leggere il Corrierino mi ha consentito di approdare a Salgari, guardare telefilm forse un po’ dozzinali e oggi rivalutati, mi ha permesso di intraprendere un cammino senza paletti o distinzioni che oggi mi consente ancora di stupirmi e di divertirmi, quanto e più di un tempo. Il risultato è sulla carta. Ogni volta una nuova avventura, un nuovo mondo che riallaccia fili con fonti diversissime, lasciate nella mente e soprattutto nel cuore nel corso degli anni. Parlavo qualche tempo fa con un lettore, un medico che ha la mia età e con il quale abbiamo scoperto di aver visto e ritenuto nella memoria storie ed entusiasmi in comune. Mi trovo a scoprire che io sono il mio lettore e, forse è per questo, che la passione che metto in ogni storia è anche la vostra. E poi devo ammettere che mi son stufato di leggere libri costosissimi tra l’altro di autori celebrati dove per 500 pagine non succede nulla. E invece trai vecchi pulp, le pubblicazioni da edicola, che sono economiche quindi popolari nel vero senso della parola, c’è una freschezza e una rapidità che vanno solo ammirate. Non è l’azione frenetica di per sé, ma l’inanellarsi di avvenimenti dialoghi, situazioni. In tal senso la visione delle serie tv oggi è è più illuminante del cinema (che continuo a guardare riscoprendo spesso classi i degli anni 30 che trovo attualissimi). Il senso è, veramente, quello di raccontare una storia in modo avvincente ma non sciatto. Coinvolgente, senza perdere tempo a ‘fare gli artisti’ o a ‘inviare un messaggio’ che, se proprio voglio deve essere semplice e diretto. E tutto questo non mi impedisce di rileggermi La postion du tireur couchè che resta forse uno dei più bei thriller mai scritti, dal quale c’è solo da imparare.

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IL PROFESSIONISTA CONTRO TUTTI

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Quando ho cominciato a scrivere le avventure del Professionista, 20 anni fa, non credevo di arrivare a questo punto. O forse no. Ci speravo almeno. Avevo un contratto per tre romanzi con un personaggio che doveva affiancare SAS , eguagliandone o per lo meno seguendone il successo. Mi ci buttai con entusiasmo, dopotutto la spy story era la mia passione e avevo già pubblicato quattro romanzi nel filone: ‘Sopravvivere alla notte’, ‘Giungla mortale’ (che poi sarebbe diventato ‘Il Luparo’), ‘Lacrime di Drago’ e ‘Pista cieca’. Quello che non sapevo era che, considerato il successo della serie, alla fine sarei arrivato a unire con un sottile filo rosso anche queste storie e con esse L’ombra del Corvo, la trilogia di ‘Montecristo’, ‘Ora Zero’ e ‘Sole di fuoco’. E adesso che ho quasi perso il conto del numero di romanzi, racconti, novelettes con i personaggi del Professionista e il suo mondo(comprese alcune brevi escursioni ‘storiche’ ai tempi delle Brigate del Tigre), posso dirmi soddisfatto. In tempi nerissimi per l’editoria, anche tenere il bastione è un successo. Per me lo è soprattutto l’apprezzamento dei lettori, l’entusiasmo con cui mi metto a scrivere ogni nuova avventura con il perverso piacere di sapere che, in ogni episodio troverete gli ingredienti di sempre il ritmo, l’azione, l’intrigo e, perché no’, il sesso) ma ci sarà sempre una sorpresa spiazzante. E nel ‘Cerchio nero’, vi assicuro che le svolte inaspettate non mancheranno. La verità letteralmente uccide, si dice nella quarta. Sì, anche nel mondo della fantasia, della spy story che è uno specchio del nostro mondo, simile ma non uguale, ci son o segreti che, come si dice, dovrebbero restare tali.
La mia idea, maturata dopo alcune avventure più esotiche, era quella di riprendere alcune atmosfere di ora zero. Di lanciare la sfida alla grande narrativa di spionaggio con una storia della Guerra fredda. Quella nuova, naturalmente che non ha più basi ideologiche ma solo politico economiche.ma che affonda le sue origini in quella vecchia, così affascinante con i suoi estremismi ideologici, i suoi meccanismi lontani da troppa tecnologia. Il fattore umano. Perché più del diabolico piano del progetto Loki conta capire chi è la talpa nella Dse ma soprattutto perché qualcuno ha tradito. E se al protagonista fosse posta una scelta impossibile? Assecondare il ricatto dei suoi avversari scegliendo tra le vite di due persone altrettanto importanti. Il suo amico bruno genovese e la Bimba? Che cosa potrebbe decidere il Professionista? Ma non basta. Tornano personaggi già incontrati come Nikki Krueger che avevamo lasciato con un punto di domanda al termine di ‘Operazione Barracuda’. E poi, incombente, l’ombra di Georg Bruckner, supremo burattinaio di ‘Ora Zero’. Ma tutto è spiegato, comprensibile anche per chi quei romanzi non li ha letti. Un gioco delle matrioske, le bamboline russe una racchiusa dentro l’altra, come vuole la tradizione della spy story più classica. Con quel carico di azione e violenza tipiche delle storie dei nostri tempi. Ovviamente ci sono anche nuovi nemici e nemiche… credo che le Addolorate daranno un tocco di perfidia e violenza necessario ai tempi. Buona lettura!

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IL PROFESSIONISTA E IL PROGETTO LOKI

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Si sta avvicinando una data fatidica. Venti anni di pubblicazioni regolari(diverse per anno) del Professionista su Segretissimo. Io credo un traguardo importante anche nella narrativa popolare che è abituata ai serial. Malgrado cambi di gestione, venti contrari, imparabili difficoltà, il calo dei lettori, il conto delle rese (che per il marketing è una vera mannaia) che viene fatto sulle copie cartacee senza tener conto dell’ebook, Chance Renard Il Professionista è ancora qui, nella collana regolare e nelle ristampe, a raccontarvi le sue storie. Fedele allo spirito delle prime avventure ma sempre con qualcosa di nuovo. Il Cerchio Nero, la storia che troverete nelle edicole a Marzo, chiude un po’ un ciclo. Si tratta della lotta di Chance , di bruno Genovese e della DSE contro l’organizzazione nota come progetto Loki. Mi sembra giusto ricapitolare un po’ le fila di questa continuity sotterranea anche se nel romanzo troverete tutti i riferimenti e potrete leggerlo come al solito come una storia a se stante senza bisogno di troppi… bigini.
Il progetto Loki, così come lo abbiamo visto sin ora è un’organizzazione nata alla fine della Guerra fredda e unisce vecchie spie dell’Est e dell’ovest determinate a portare la situazione geopolitica ai tempi della divisione dei blocchi. È proprio così? Lo scopriremo in questa storia che si rifà anche a un altro mio romanzo che compie dieci anni proprio nel 2015, ora zero, che viene evocato soprattutto nella figura di Georg Bruckner, masterspy della Guerra Fredda. Le prime tracce del progetto Loki, si trovano in alcuni capitoli di Morte senza volto che risale al 2010, ma la rivelazione arriva realmente e come una bomba al termine di Gangland Blues che sembra solo un hard boiled milanese e, proprio nelle ultimissime pagine ribalta tutto dando inizio a una storia di concitate avventure che avranno la loro realizzazione proprio in nome in codice Loki. Vicenda molto particolare nel serial del Professionista. In seguito la DSE si scontrerà con il Porgetto Loki(e la sua organizzazione avversaria altrettanto criminale il gruppo 666) in numerose altre storie tutte autoconclusive ma che controbuiscono a creare un complicato mosaico che il letore attento8e quello del Professionista lo è) non potrà non apprezzare. Indizi e personaggi vari, operazioni fallite e riuscite, insomma le fasi di una vera e propria guerra clandestina si ritrovano in Il Professionista non è Morto, Operazione Barracuda, la triade di Shanghai, nel cui finale bruno Genovese decide di costituirsi dopo essere stato ingiustamente accusato di tradimento, per scoprire chi sia la talpa del progetto Loki nella divisione sicurezza europea. E altri importanti indizi affioreranno in Colpo su Colpo e altre avventure. Ma è giunto il momento di confrontarsi in una partita definitiva che, lo vedrete, per Chance si dimostrerà particolarmente impegnativa perché lo metterà di fronte a scelte estreme. Nel contempo si costruisce una vicenda di spionaggio puro, di caccia al traditore, di ricerca nei vecchi files e nella storia della Guerra fredda. Personaggi vecchi e nuovi si affrontano con un ritmo sempre serrato, azione, sesso oltre che a indagine. Perché sarebbe stato impossibile proporre una vicenda di sapore lecarreiano in Segretissimo. Invece, un po’, il ritmo è proprio quello di Ora Zero. Vi lascio dopo questo piccolo riassunto a godervi la vicenda che troverete tra poco in edicola, augurandomi che sia gradita sia ai fedeli lettori che a quelli nuovi che potranno leggerla tranquillamente senza doversi troppo preoccupare della continuity. Dimenticavo…gli elementi per capire chi è la talpa nella Dse, ci sono tutti in questo volume. Basta saper collegare i punti tra una sparatoria e l’altra. Buon divertimento.

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SCRIVERE SEGRETISSIMO

scrivere blog
Scrivere Segretissimo. La mia grande passione sin dagli anni di formazione, da ragazzo quando compravo a carrettate gli agili romanzetto con i miei eroi preferiti OSS117,Sam Durell, Nick Carter, Sas…e tanti altri. Ho pubblicato il mio primo segretissimo nel 1992(anche se nella collana avevo esordito sin dal 1985 con qualche racconto) e da allora ho pubblicato due serie (Vlad e Il Professionista) più alcuni romanzi one shot e numerosi racconti. Quest’anno saranno venti anni di pubblicazioni ininterrotte del Professionista e ne vado fiero, perché ancora oggi lo scrivo con la stessa energia e voglia di divertirmi ancor prima di divertire di un tempo. Così, dopo manuali specifici sulla scrittura di genere e il Pulp, sull’Azione e l’Avventura, ho deciso di mettere a disposizione la mia esperienza nella spy story e in Segretissimo in particolare. Non è l’unica via, ma di certo è stata una strada che ha raccolto successi. Un manuale per chi vuol cimentarsi con il genere, ma anche per chi legge e vuol saperne di più. Con una bella appendice sulla storia del filone. In tutti gli store on line, da Delos Digital

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IL PROFESSIONISTA CHIAMA SAS

anello di fuoco
Buone notizie sul fronte dello spionaggio! Almeno quello della fantasia che poiè il nostro preferito, rispetto agli intrighi veri che annunciano sempre tragedie e che, pur essendo lo sfondo di tante avventure a volte proprio non ci piacciono.
Torna in edicola Sua Altezza Serenissima, di Gerard de Villiers, autore amatissimo e vero modello per la spy avventurosa degli ultimi decenni. Con una testata nuova ?Segretissimo-SAS’ che sottolinea il legame con la collana madre e ricorda a tutti che i vincoli di un tempo non sono stati recisi. Forse SAS A ISTNABUL molti collezionisti lo avranno, magari per molti sarà una scoperta perché si tratta di una storia paradossalmente attualissima anche se racconta della guerra fredda nel 1969. Eppure la cronaca ci riporta su medesimi scenari, anche se lo scontro ideologico non è più quello di una volta (ma le mire russe sul Bosforo sì). Una bella storia nella quale conosciamo SAS nel pieno vigore degli anni, ma anche i suoi mitici gorilla della CIA e il maggiordomo killer Elko Krisantem con tanto di sfondo di ballerine del ventre, hostess e bellezze varie e un nemico russo degno di nota. In più quell’ambiente levantino che da sempre è fondamentale per la spy story avventurosa. Ma non finisce qui, perché, ho il piacere di introdurre ufficialmente la collana con un articolo ricco di aneddoti e, al romanzo originale, è abbinato un racconto inedito del PROFESSIONISTA. L’ANELLLO DI FUOCO è una novelette come si dice in lingua inglese. 20 pagine per condensare lo spirito di Chance Renard, l’esotismo e l’azione che hanno portato ai vent’anni questa serie tutta italiana che , di certo, ha dei debiti con SAS e le altre spie di Segretissimo, ma ha aggiunto qualcosa di suo. Un bell’anticipo per ILCERCHIO NERO che uscirà in collana il mese prossimo. L’idea, e per questo ringrazio l’editore, è quella di cercare di convincere il lettore abituale di SAS a provare ‘anche’ un piatto di cucina nostrana, gradevolmente speziato d’avventura.

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BUONI PROPOSITI PER IL PROFESSIONISTA E SEGRETISSIMO 2015

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Ed eccoci a gennaio 2015, anno che segna il ventennale del Professionista, quindi un traguardo importante e uno stimolo a fare sempre meglio. Le ragioni sono più di una, prima tra tutte che, nei momenti di crisi, sono sempre convinto che uno debba stringerei gomiti e dare il meglio di sé… che non è necessariamente il meglio in assoluto ma la garanzia dell’entusiasmo e della volontà di non adagiarsi sugli allori. Che la serie di ristampe allegate a più brevi (per una ragione di paginazione) ma sempre gagliardi (spero) inediti sia arrivata al nono volume va oltre le mie più rosee previsioni. Significa che un po’ il pubblico s’è affezionato al personaggio e che, vecchi e nuovi, i lettori seguono il prof anche nelle ristampe oltre che nella collana ufficiale che quest’anno se il cielo non ci cade sulla testa(come dicevano i galli) arriverà a 4 episodi. A proposito di galli… come molti di voi sanno Gerard de Villiers, stimato maestro ed esempio, è mancato l’anno passato. La collana a lui dedicata, diciamolo sena timori, costituiva lo zoccolo del settore spy della Mondadori che teneva in piedi la baracca. Il Prof sta costruendosi un suo angol odi fedelissimi ma a superare SAS ce ne vuole. In questo mese di gennaio alcuni problemi contrattuali hanno fermato la collana SAS (che però riprenderà a febbraio spero e con un racconto promozionale del prof per catturare chissà mai qualche lettore). Sta quindi sulle nostre spalle la sopravvivenza della collana, anche se il problema SAS sembra rientrato(ma solo con ristampe visto che ormai c’è solo un inedito). Un’altra sfida in un momento difficile. Da parte mia c’è sempre l’entusiasmo che ha caratterizzato la serie sin dagli esordi, la volontà di dare, brevi o lunghe, sempre avventure nuove. Mi sembra che il programma di Segretissimo offra anche altri autori validi. Cominciamo con Signoroni che è una garanzia e poi tutti gli altri della legione e qualche ‘straniero’ come l’ottimo Quinn letto a dicembre. Io spero veramente che la distribuzione e il passa parola dei lettori riescano a far passare il messaggio. Storie d’intrattenimento, ma ben scritte, congeniate con passione, sempre diverse a un prezzo che più economico di così. La rivincita del pulp contro volumi costosissimi che magari dopo poche pagine ci fanno mordere la lingua. Di certo anche se il periodo d’oro di questa narrativa erano gli anni ’60, oggi lo spionaggio è un modo attuale per raccontare storie avventurose ma anche osservare la realtà geopolitica, sempre sotto l’ottica del divertimento narrativo, ma senza rinunciare, magari a sorpresa, a qualche osservazione più acuta. In questo volume di raccolta troverete due episodi. OPERAZIONE TEMPESTA che prosegue con la lotta al colonnello Silva già conosciuto in GUERRIGLIA A CAPO VERDE che vi porterà dalle isole Orcadi al Marocco sino allo scenario inedito e affascinante della Skeleton Cast. Sono gli anni ’90, il secolo si avvicina alla fine e quella che oggi è conosciuta con il nome di al- Qaeda all’epoca era nota solo a certi gruppi di intelligence. Lentamente attraverso queste avventure inedite si sta creando un filo con la drammatica realtà della cronaca. Poi troviamo MAREA ROSSA che è un’avventura particolare, da un lato scritta all’epoca per rendere omaggio alla tradizione avventurosa di Segretissimo e dall’altro una prova per inserire elementi diversi amalgamati nella tram generale. C’è nell’inizio a Tirana subito dopo la guerra civile in Albania, un primo approccio a luoghi e fatti a noi vicini e se poi la storia prosegue sul filo di una vendetta che scava nel passato di Chance e della sua famiglia, troviamo di nuovo il Giappone, l’India persino Mimy Oshima nella sua seconda apparizione, certamente diversa da come è oggi ma ugualmente affasciante. Poi c’è Marny, la rossa, una delle nemiche implacabili del prof che sarà l’antieroina di un miniciclo che ha riscosso grande successo. Ma forse sta proprio nelle pieghe della storia familiare personale di Chance, in alcuni accenni a un’umanità che emerge sotto la corazza del cinismo e della spavalderia, il segreto di questa avventura che amo moltissimo. Buon anno e buona lettura.

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BUON NATALE DAL PROFESSIONISTA

Prof09BUON NATALE PER BLOG
Cari amici e lettori, colpevolmente è un po’ che non aggiorno il blog e non ho scusanti. Forse è l’inverno, magari qualche acciacco o solo un po’ di pigrizia. Adesso sono qui, assieme al Professionista, a Bas Salieri, a Pietro Mai e a tanti altri personaggi che si sono avvicendati sulle pagine dei romanzi e anche degli ebook. Un’annata ricca di lavoro e impegni questa del 2014. Un consuntivo? Se la situazione economica ed editoriale resta quella che è, ammetto che quest’anno è stato ricco di soddisfazioni. Non solo il Professionista ha avuto tre inediti in collana ma la serie di ristampe procede bene e Bas Salieri ha registrato il top delle vendite nel Giallo nel corso dell’anno. A lui si affiancano il nero milanese Tutti all’inferno che ha avuto anche una recensione sul principale giornale milanese e ha centrato il bersaglio nel filone noir. Molte soddisfazioni sono venute anche dal mio piccolo Italian Giallo Mosaico a tessere di sangue, dai manuali di scrittura in ebook che sono stati in classifica per settimane e sì anche per Dream Force che non solo mi ha permesso di scrivere divertenti storie erotiche, ma mi ha consentito di aprire la strada a diversi giovani talenti che si stanno facendo le ossa in questa collana di Delos ma che io spero possano trovare un giorno posto su segretissimo. Il professionista sarebbe contento di averli al suo fianco. Perché oggi che, mancato de Villiers e sospesa per qualche tempo la collana SAS (come potete leggere sul blog di Segretissimo) la collana si basa soprattutto sugli autori nostrani. Dire che la situazione è delicata è un eufemismo. Malgrado il buon andamento del Prof nella stanza dei bottoni si valuta il settore nel suo insieme e mancando la spalla solidissima di SAS sarà una partita impegnativa. Questo mi stimola a lavorare al meglio. Vi posso dire di aver già scritto la maggior parte dei testi che usciranno l’anno prossimo e di essere soddisfatto (che è la prima garanzia) ma davvero ci vorrà uno sforzo di tutti. Degli autori, dell’editore, del distributore e dei lettori ai quali spetta il giudizio ultimo e dai quali dipende infine la sopravvivenza della collana. Alte soprese ci aspettano. Sicuramente faremo in cartaceo una versione uncut di Obscura Legio e di certo prima dell’estate in cartaceo Dbooks presenterà un mio lungo romanzo d’avventura La tigre dagli occhi di giada al quale tengo molto. E poi chissà’ altre sfide che spero siano coronate dal successo come è stato quest’anno ricco per una volta anche di premi e riconoscimenti. A Suio Terme, a Giallo Latino ma anche a GialloNero Luna Notte a Ravenna. Insomma da buon capitano guardo il mare in tempesta tenendo ben salda la mano sul timone. Con sicurezza e ottimismo, sapendo che voi siete con me. Buon Natale e arrivederci ai prossimi appuntamenti. Ricordate. Quale che sia il vostro sogno, credeteci sempre.

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CHI E’ SKORPIA? Una nuova frontiera per il PROFESSIONISTA

edicola ressi
GARUDAN- DOSSIER

L’isola di Garudan è una città-stato situata tra il golfo del Siam e il mar Cinese Meridionale. Si trova quindi tra l’Indocina e le Filippine e richiude dentro di sé elementi culturali e ambientali provenienti da diverse culture. Come già è avvenuto nella migliore narrativa d’avventura è un luogo inventato, una metafora per avvicinare elementi esistenti e fare da set per una serie di avventure nelle quali il Professionista agisce un po’ fuori dalla continuity abituale, sembra persino più giovane. Vi troverà amici e alleati nuovi. In pratica una mini saga all’interno della serie basata sull’avventura esotica più sfrenata.

Garudan deve il suo nome al dio Garuda, mezzo uomo e mezzo uccello della mitologia indonesiana.
È un’isola delle dimensioni della Lombardia e presenta una fascia costiera rigogliosa e sviluppata per il turismo nella sezione occidentale, tre grandi città delle quali Garuda City è la principale e più moderna, una cinquantina di villaggi all’interno e una zona montuosa che ospita uno dei più grandi ghiacciai dell’Asia a ridosso dell’equatore. Oltre a questa si segnalano Olong, roccaforte del generale Batang che contende il potere al presidente, situata a nord e Noduda-kai, un’enclave nella zona sud orientale, costruita intorno alle antiche tenute di sir James Braden primo sovrano dell’isola, e oggi trasformata in un moderno resort dedicato al gioco d’azzardo gestito dalla Yakuza.

Tra il 1700 e il 1960 il Garudan era parte del vasto impero britannico, nato prima come roccaforte contro i pirati, in seguito come punto di scambio sotto il diretto controllo della Compagnia delle indie orientali. Dopo la rivolta dei siphay nel 1857 divenne parte del Raj, il protettorato inglese che ne affidò il potere a un governatore, sir James Braden, un avventuriero che era stato pirata e mercante di oppio lui stesso e aveva stretti legami con la società dei commerci orientali olandesi, con i sultani degli emirati e le triadi cinesi. Braden sposò anche una principessa russa. Dalla sua storia avventurosa e violenta nascono molte delle caratteristiche del Garudan moderno, in particolare la convivenza di varie elementi culturali e religiosi che la caratterizza.0

Nel 1960 il Garudan diventa una città stato completamente indipendente anche se legata ai suoi partner occidentali e orientali. Durante la guerra fredda è rimasta territorio neutrale grazie al presidente-dittatore Wa Kin Ho che ha dominato con pugno di ferro la scena politica per quaranta anni. In questo periodo il Garudan è rimasto un luogo di delicato equilibrio politico tra i vari blocchi. Dal 1962 una comunità di monaci tibetani vi ha trovato rifugio erigendo un monastero lamaista sulle pendici del ghiacciaio Himabalu nella zona più impervia dell’isola.
Dal 2001 il nuovo presidente Li Kin Ho, figlio del defunto Wa, ha assunto il potere. Pur trafficando con tutti i suoi vicini, il Garudan vive in uno stato di quasi totale autonomia.

Vediamo ora l’isola zona per zona.

Garudan City si trova sulla costa sud occidentale dell’isola. Circondata da due grandi spiagge disseminate di resort e grandi alberghi che attirano una gran numero di turisti. La zona esterna sui due lati è prettamente residenziale e ospita la cosiddetta zona rosa (denominata così a causa del colore dei muri di cinta di molte ville fortificate). Poi abbiamo la città vera e propria che è divisa per quartieri. Ospita due milioni e mezzo di abitanti e tutte le rappresentanze etniche, politiche e criminali dell’isola. È anche il principale scenario delle avventure che vi si svolgono.
Al centro c’è il palazzo presidenziale che si trova nell’antica dimora di Braden mentre la sede della Compagnia delle Indie è diventato la centrale della polizia che è divisa in tre sezioni. Controllo Politico, Special Duty Unit e Dipartimento di Polizia Locale. I magazzini della Compagnia invece ospitano The Wall, il carcere durissimo della città stato. Tutto questo complesso è all’interno di una cinta di mura ottocentesche e posto su una collina. La polizia e le carceri hanno anche diverse dislocazioni segrete nell’isola. L’esercito formato da mercenari gurkha è dislocato invece nella seconda città del paese Olong, di cui parleremo in seguito.
L’aeroporto internazionale di Garuda si trova a cinque chilometri dalla capitale unito da una superstrada in una zona circondata da campi di coltivazione di riso.6

Oltre le mura c’è il modernissimo distretto commerciale che circonda la zona del potere come un anello di grattacieli, alberghi di lusso, cinema, centri commerciali. In questo settore sono anche dislocate la principale chiesa anglicana St. Maddalena, la moschea Alaqsa edue templi indù. il tempio di Tin Hau, la dea del mare, frequentato dalla comunità cinese invece si trova nello spicchio orientale della città al centro del quartiere cinese.

Al di fuori della cerchia moderna la città è appunto divisa in ‘spicchi’ che ospitano varie comunità differenti tra loro ma non tonalmente isolate. Verso il porto, che si sviluppa verso il mare come quello di Amsterdam e Singapore, infatti c’è il Grand Market Seafood, una zona dove tutti i gruppi etnici della città si ritrovano mescolati ed è un vero dedalo di capannoni, gallerie e sotterranei.
La comunità cinese è dominata dalla triade del Loto Bianco una delle prime società segrete cinesi legate al Kuomintang di Taiwan e a d alcuni gruppi di Fochow. In questa comunità densamente abitata dove si trovano le principali officine di contraffazione, magazzini tessili, e laboratori di falsificazione del denaro opera anche un piccola squadra della a Sezione 8 di Bruno Genovese. Un gruppo a parte nella malavita cinese guidato da Linda Hang, una nana che governa con pugno di ferro soprattutto il traffico di arte rubata e possiede vie di ingresso e uscita dall’isola ignoti a tutti.
Il ‘Capo della Collina ‘ del Loto Bianco è Hai Fat Wu che vive in una residenza fortificata poco fuori della città ma dirige i suoi affari attraverso una finanziaria nel distretto commerciale. È un uomo anziano e legato alle tradizioni. I suoi figli Michael e Leiko Wu sono stati educati in America e, benché spietatissimi, dirigono la triade come un gruppo industriale occidentale. La loro principale attività è il traffico d’armi e di yabaa, metanfetamina prodotta in laboratori nascosti nella città e in tutta l’isola. Controllano anche uno dei principali sindacati portuali della parte asiatica di Garudan.

I loro principali avversari sono i giapponesi della Yakuza del gruppo Kokuryukai (il Drago nero) e gli Yak, un gruppo di malavitosi russo-vietnamita comandato dal colonnello Ivan Thrang, un sanguemisto arrivato a Garudan dopo la caduta di Saigon.

Gli Yak occupano un grande palazzo un po’ fatiscente circondato da officine meccaniche nel quartiere vietnamita indonesiano. Controllano i locali notturni, lo spaccio di droghe tradizionali e altri traffici. Thrang vive all’ultimo piano del SEXODROME, un gigantesco locale supermercato del sesso nella zona del vizio e della città. Controlla gran parte della malavita del sudest asiatico arrivata a Garuda City. Con le triadi si scontra regolarmente.

Gli Yakuza sono sotto il diretto controllo del clan Nosaka del quale il capo è il vecchio patriarca Naburo che vive in una villa poco fuori il terzo centro metropolitano, il resort di Nobuda-kai sulla costa orientale in una zona piuttosto decentrata, isolata e impervia. Ovviamente la Yakuza ha centri e filiali un po’ dappertutto. Si occupa principalmente di smercio di shabu, una droga simile al crack, di rapimenti, film pornografici e traffico di diamanti. Spesso si occupa di protezione di personalità residenti sull’isola. In questo è in diretto contrasto con gli Yak che spesso vivono di rapimenti e pirateria. A Nobuda-kai , però, l’attività principale è il gioco d’azzardo in ogni sua forma. Vedremo in un successivo episodio in lavorazione (L’oro di Skorpia) questa parte del paese e le sue caratteristiche uniche.

Ovviamente il gruppo criminale più potente del Garudan è quello del presidente Li Ho Kin che soprattutto si serve delle tre banche della polizia per dominare incontrastato e prendere tangenti da tutti i gruppi presenti sull’isola. I suoi diretti sottufficiali cono il colonnello Mendoza del Control Politico, un ex torturatore peruviano arrivato con una piccola comunità stabilitasi nello spiccio ‘farang’ della città quello abitato da varie etnie occidentali e sudamericane. Poi c’è la coppia (non sempre in accordo) formata dal capitano Luke Jorge della Special Duty Unit e da Kono Kalawa, una hawaiana che lo assiste nelle operazioni speciali e più violente e infine il commissario capo Yp Dan del GPD che si incarica di tenere l’ordine e taglieggiare nelle strade. Questi tre nuclei fedelissimi al presidente lo garantiscono anche da eventuali tentativi di golpe dei suoi ministri che, seppur scelti con accuratezza posso sempre farsi tentare dalla corruzione.

L’esercito stazionato in tutta l’isola ha il suo centro nevralgico a Olong ed è guidato dal generale Batang che dirige un nucleo di malavitosi tutto suo che il presidente tollera ma guarda con sospetto. Batang è un vecchio compagno del primo presidente con cui ha combattuto i ribelli comunisti e i pirati. In realtà aspetta solo l’occasione propizia per un colpo di stato. Il suo esercito è composto per la maggior parte di mercenari gurkha provenienti dal Nepal che gli sono fedelissimi.

La comunità dei monaci lamaisti vive in isolamento sulle pendici del ghiacciaio ma tramite il suo capo spirituale, il Daka Lama mantiene rapporti segreti con la triade del Loto Bianco alla quale permette di ospitare attività clandestine fuori dai controlli della polizia presso alcune lamasserie minori.

Ma queste sono solo alcune delle caratteristiche di Garudan che si pone come uno scenario variegato nel quale tutti gli appassionati di avventure esotiche troveranno soddisfazione.
LE VISUALIZZAZIONI DEI PERSONAGGI SONO OPERA DI SIMONE ZILLIANI, amico, lettore e sostenitore del PROF

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ALLE ORIGINI DELLA SPY STORY ITALIANA TORNA SOPRAVVIVERE ALLA NOTTE

sopravvivere per blog
Maggio 1992. Sopravvivere alla notte esce in edicola e segna il mio esordio nella collana Segretissimo. Ancora non lo sapevo ma la realizzazione del vecchio sogno di pubblicare nella collezione che aveva accompagnato la mia adolescenza e la mia formazione regalandomi tante ore di divertimento con le imprese dei miei eroi preferiti, era solo l’inizio di una più grande avventura. Adesso che di Segretissimo ne ho pubblicati più di cinquanta, con due serie più un pugno di episodi singoli e molti racconti, sembra lontanissimo quel tempo. Eppure fu un primo, importante passo sulla via del… Professionista. E non sto parlando solo del mio serial più fortunato, ma della mia carriera come narratore che avrebbe imboccato la direzione della narrativa popolare, pulp nel senso migliore del termine. Storie avvincenti per chi le scrive e chi le legge, a un prezzo economico. Una via aperta da autori per me mitici, Jean Bruce, Edward.S. Aarons, Nick Carter, Gerard De Villiers e molti altri. Quel filone dispregiativamente definito dalla critica ‘alta’ da ‘stazione’. Roba di nicchia, mi dicono. Ma capace di conquistarsi avventura dopo avventura, grazie al ritmo, alla passione e all’emozione, una foltissima schiera di appassionati, fedeli nel tempo e disposti a seguirti anche nei momenti di crisi. Ehi, questi libercoli costano solo pochi euro (poche lire allora, ahah). Una carriera di cui vado fiero e che richiede dedizione, impegno, amore per ciò che si racconta. E ve lo ripropongo così, resistendo alla tentazione di elaborare il testo, di correggerlo troppo perché questa era già un’ottima versione e il lavoro maniacale di cesello non si addice al pulp. Era, però, un romanzo completo, più soddisfacente per me del mio esordio, Per il sangue versato (Mondadori,1990), gravato da un po’ troppi paletti della casa editrice e sulla via del terzo che in realtà avevo già scritto e sarebbe stato pubblicato solo l’anno successivo (Pista cieca, Mondadori, 1993 ristampato da Segretissimo nel 2001).
È una storia di spie e di mercenari che in seguito troverà agganci con la mia serie principale. Tra i protagonisti infatti riconosciamo il Marsigliese che sarà un comprimario di Chance Renard nelle sue prime missioni, mentre l’eroe (se così si può definire) Alexander Costas, sarà compagno del Professionista in alcuni episodi degli anni 2000. Come a dire che l’universo narrativo di un autore comprende tutta la sua produzione. È una storia degli anni ’90, quando la Guerra Fredda e il terrorismo sembravano finiti per sempre, lasciandosi alle spalle un esercito di samurai senza padrone. Ma è anche una spy story che in parte è ambientata a Milano, la mia città, e la ritrae come era all’epoca, mettendo le basi per il ciclo di Gangland ma conservando quel sapore di ‘città da bere’ che aveva ai tempi. Insomma, una storia da rileggere con il gusto di ritrovare le origini della scuola italiana della spy story e del noir, in un tempo in cui la ‘narrativa di genere’ non era ancora stata sdoganata.

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