la calda estate del Professionista

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Il numero 1631 di Segretissimo ha qualcosa di speciale. Non solo segna con una nuova avventura del Professionista che compie così 21 anni di successi con una formula che abbina il classico Spy Tradecraft (l’arte dello spionaggio fatta di pedinamenti, intrighi, agenti doppie e tripli che si affrontano con astuzia e crudeltà in un contesto dove nulla può essere dato per certo) all’azione, all’erotismo e all’esotismo. L’Oro di Skorpia è un episodio autoconclusivo ma che si colloca in quella serie di missioni che Chance affronta nell’isola immaginaria di Garudan, nella quale sono raccolte le ambientazioni esotico orientali che hanno contraddistinto la serie nella sua evoluzione più classica. Quella che strizza l’occhio non solo a Salgari, ma alle storie più esotiche di Sam Durell e Nick Carter, quella dove entra un pizzico della magia del cinema del Kung Fu degli anni ’70. Un omaggio, in chiave moderna e originale al Segretissimo delle origini, quello degli eroi. Dell’astuzia, ma anche dell’azione. Chi di voi ha letto (e sono molti) e apprezzato Chi è Skorpia? Ritroverà personaggi positivi e negativi come Gibson, Linda Hang, Ivan Thrang, Kono Kalawa e, soprattutto, Skorpia, la spietata assassina russa della quale è meglio non fidarsi mai, anche quando si presenta come un’alleata. E, questa volta, ci troveremo in una zona del Garudan che non conoscevamo. Un’enclave dominata dalla Yakuza giapponese, una città del gioco e del vizio dove è protetto un enorme drago d’oro forgiato con 500 kg d’oro che un clan Ninja ha ottenuto al termine di una missione, rievocata nei dettagli, in una Hanoi dei primi anni ’90. Sì, perché quell’oro apparteneva al vecchio KGB che, dopo la caduta del muro cercò di recuperarlo dal un nascondiglio segreto in Vietnam. Molti servizi segreti cercarono di impadronirsene ma l’intreccio divenne più complesso e mortale di quanto lo stesso Chance, allora ancora legionario, avesse immaginato. E ora quell’oro è riemerso, protetto dalla più spietata società segreta giapponese in cima a un casinò. Per ragioni che scoprirete leggendo Skorpia ritiene che sia suo di diritto insieme a una vendetta molto personale. E per portarla a termine stringe un patto con Chance e i suoi abituali alleati e realizzare un “caper” un colpo perfetto, dove tutto è calcolato e, ancora una volta, nessuno conosce sino alla fine ogni dettaglio dell’operazione. Ma non finisce qui. Proprio per dare più ‘succo’ alla vostra estate (mentre è ancora disponibile il PROFSTORY NUMERO13 con due romanzi completi FUOCO SULLA PELLE e RAID A PANAMA), inizia con il racconto lungo PIOGGIA DI FUOCO, la miniserie CONTROBUIO che proseguirà con quattro racconti autoconclusivi ma legati da un unico filo conduttore sulle pagine di SAS di questo autunno. L’idea non è solo quella di far conoscere il Prof ai lettori di SAS che ancora non lo seguono. Si tratta di provare anche una nuova formula narrativa, ispirata a celebri serie televisive come Strike Back, Homeland e, perché no?, 24H. in tutto saranno cinque episodi autoconclusivi che formano una miniserie della lunghezza di un romanzo. Qui cambiamo completamente prospettiva. Una stria di base legatissima all’attualità, alla lotta all’ISIS ma anche ai giochi classici dello spionaggio con doppi e tripli giochi. Si parte dal Medio Oriente: Beirut e l’Armenia, per un giro del mondo alla ricerca di un implacabile terrorista. Per fermare il suo piano Chance e la sua alleata del DGSE francese si sposteranno dalla Turchia al Sud Est asiatico, da Cuba sino a Cipro per finire ad Amburgo nella più classica delle ambientazioni europee. Azione e ritmo come al solito, ma anche molto spionaggio e attualità, in una formula che mi auguro divertirà il lettore fedele e avvicinerà al Prof chi ancora non lo conosce. Pronti per partire per questa nuova grande avventura? In edicola e in ebook, il Professionista continua ad accompagnarvi con l’entusiasmo di sempre.

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DOPPIO SPETTACOLO: RACCONTARE IL PULP

promo doppio spettacolo blog
Doppio spettacolo ha qualcosa di speciale. È, prima di ogni altra cosa, un atto d’amore. Per la Narrativa Popolare, scritta e filmata al tempo stesso. Un’immersione in un mondo di fantasie ed emozioni che, erroneamente, si vorrebbero legate a un altro tempo, ad altre formule commerciali. Roba da articoli per fanzine. Io, invece, che di quel ricchissimo serbatoio di avventure e intrecci ho fatto la mia base di partenza per poter scrivere (e con qualche buon riscontro, aggiungo presuntuosamente!), sono ancora convinto che non sia un mondo morto e sepolto dietro la polvere dei ricordi, ficcato in un angolo della memoria, pronto per essere recuperato in occasione di qualche ‘operazione nostalgia’. Questa, di certo, c’è, ed è una componente, come per tutte le passioni, che alimenta il sogno e la fantasia.Cambiano i tempi, le formule editoriali, le mode.
Una bella storia, avvincente, ritmata, comprensibile a tutti, però, resta sempre un piccolo tesoro da conservare con cura.Chi segue il mio lavoro, sui libri, negli articoli, nei saggi e nei corsi di scrittura, sa che ho sposato proprio questa Narrativa Popolare in tutti i suoi generi, passando spesso dall’uno all’altro, con la spavalda sicurezza di potercela fare.Sono sfide che un narratore deve accettare, anche se, al momento, il vento tira verso un’altra direzione.Così nasce l’idea di raccontare due storie di media lunghezza, quelle che si definirebbero ‘novelettes’, del genere che un tempo trovava posto nei cosiddetti pulp, termine che, grazie a un’indovinata intuizione cinematografica, è finito un po’(spesso a sproposito) sulle bocche di tutti.
Un libro d’ispirazione americana?Be’, certo, ammettiamo che gran parte delle nostre fantasie avventurose sono fortemente a stelle e strisce, ma sempre la creatività italiana è riuscita a dare un tocco personale, differente che, in alcuni casi illustri, è diventato famoso nel mondo.
In altri no, ma che importa? Dobbiamo essere fieri della nostra produzione, abbia guadagnato o meno premi internazionali. Da Salgari ai fumetti a larga diffusione, dai fotoromanzi, ai filoni ‘spaghetti’ ne abbiamo provate di tutte. Non solo io. Decine e decine di autori prima di me. Negli anni ’60 e anche dopo. Nei romanzetti firmati con gli pseudonimi, in tanti film coprodotti con Francia e Germania nei quali si andava dalle giungle, alle città spionistiche, dal western alle magioni gotiche.
Però è ineludibile un richiamo al cinema perché, forse non al principio (l’epoca d’oro dei pulp fu a inizio secolo) ma sicuramente dopo gli anni ’60, questo tipo di narrativa, veloce, capace di soddisfare il gusto del pubblico è sempre stata legatissima al cinema.A quello che si trovava anche in Italia ma che fu famoso (e in tantissimi film ‘seri’ viene citato) come quello della 42° Strada. Il cinema Grindhouse che Tarantino e Rodriguez hanno recuperato in maniera così efficace in un’opera che non è arrivata mai (se non in dvd) agli spettatori nella sua versione originale, con quel misto di cialtroneria ed entusiasmo che i signori del marketing non hanno capito e hanno dovuto spezzettare rendendola incomprensibile per il pubblico. Che invece, io credo, avrebbe compreso.
La tradizione del ‘doppio spettacolo’ è stata uno dei capisaldi del cinema indipendente. Pellicole che raramente superavano gli 80 minuti, realizzate al risparmio ma con abilità. Storie che ci piacere recuperare e abbinare a tante raccontate solo sulla carta. Da questo connubio nasce il libro che avete appena acquistato.
Immaginate di avere una serata libera, di quelle estive, quando la moglie è in vacanza e gli amici sono via. Quando fa caldo e le strade sono vuote. E lì, all’angolo di quella via, che magari non è a New York ma nella vostra città, vi si offre con un unico biglietto una sola emozione. Due storie che, per intenzione e combinazione, si sviluppano nel giro di un’ottantina di pagine, corrispondenti ai fatidici ottanta minuti di proiezione. Storie che ti prendono subito, perché tempo da sprecare non ce n’è.E voi, acquistato il biglietto, potete sedervi sulla poltrona con pop-corn e bibita e lasciarvi trasportare in mondi differenti.
Le due storie che ho scelto di raccontarvi appartengono a generi differenti, nei quali non mi ero mai cimentato. Questo non significa che non avessi desiderio di farlo. Erano lì in attesa di trovare l’occasione. Ed è arrivata con questo libro. Hanno entrambe un ritmo cinematografico e, spero, siano raccontate con quella visionarietà che ha sempre stimolato le mie produzioni. Di qui la scelta di numerare le scene facendone dei capitoli, come se fosse una sceneggiatura. Il testo, invece, è prosa, quella a cui vi ho abituato nelle mie altre produzioni. La prosa del Pulp. Essenziale ma non sciatta. Attenta alle descrizioni quando servono, con personaggi che si definiscono per ciò che fanno e dicono. Il resto sta allo spettatore, intuirlo e immaginarlo. Non vi capitava da ragazzi di rivivere con la fantasia film, fumetti e romanzi, cambiandoli, arricchendoli con qualcosa di vostro? A me sempre. Forse l’idea e lo stimolo per cominciare a scrivere, per me, sono nati così.Obscura Legio – bastardi di Roma, per la verità, ha già avuto una fortunata edizione in ebook per un editore che ormai è scomparso. Molti mi avevano chiesto di riprenderla in cartaceo. L’ho riletta cambiando quel poco che dovevo, ma è essenzialmente come l’avevo immaginata la prima volta. Un fantasy del genere Sword & Sorcery con un protagonista forte selvaggio, howardiano direi se non temessi di sollevare polemiche tra i cultori di un celeberrimo personaggio. Invece oso portarlo in un ambito più vicino a noi, mescolandolo con il sangue, il sesso e la sabbia di serie come Spartacus, ma calandolo in una realtà storica precisa, le guerre galliche. Ma, come in ogni vicenda di questo tipo, presto entrano in scena magie e sortilegi dei quali i libri di storia non parlano mai. Le superstizioni erano parte della vita delle popolazioni barbariche e di quelle cosiddette ‘civilizzate’. Quindi Jorgas il gladiatore cartaginese e la sua legione maledetta sin da principio affrontano duelli cruenti e fenomeni che vanno al di là della comprensione. Leggende e avventure, s’intrecciano a volte con crudezza ma sempre con l’entusiasmo di essere raccontate. Avrà un seguito? L’intenzione c’è, e dipenderà anche dal vostro entusiasmo e dalla risposta che darete alla mia sfida.
Agguato a Skeleton Pass, invece, è un’altra cosa. Prima di tutto è un western. Quella che un tempo veniva definita l’epopea di ‘cavalli e polvere’ è una delle mie primissime passioni avventurose. Negli anni ’60 la produzione destinata ai ragazzi era essenzialmente western, nei romanzi, nei film, nei fumetti. E credo che la grammatica narrativa con cui mi sono formato ne sia ampiamente stata influenzata. Anche se, con il passare del tempo, è venuto il western maggiorenne, quello del crepuscolo e anche quello della verità che, come disse John Ford in L’uomo che uccise Liberty Valance, cede sempre di fronte alla leggenda. Scrivere o raccontare il West oggi non è riprodurre un’epoca storica di cui ormai si sa quasi tutto. È affondare a piene mani nel Mito e riproporlo con gli occhi da bambini con cui l’abbiamo conosciuto. Ricordate quell’emblematica scena di Per qualche dollaro in più, con i ragazzini che osservano il confronto tra Eastwood e Van Cleef come fossero a uno spettacolo? Così è stato per me. Il mio western nasce da tutti quei film, dai fumetti, dai romanzi che si trovavano in edicola con la copertina verde e proponevano fotografie in quarta come a sottolineare il legame con il Grande Schermo.
È il mio West, quello del Sud-ovest, delle grandi distese desertiche al confine con il Messico, con la cavalleria e gli apaches. Come nel caso di Obscura Legio ho cercato di documentarmi, di essere fedele nei dettagli per dare verosimiglianza a una storia che, però, è frutto di fantasia, nasce da una visione. Dal progetto di un film che avrei voluto girare e non ho mai avuto né mezzi né opportunità di realizzare.
A dirla tutta anche scriverlo non è stato facile. Malgrado alcuni tentativi giovanili, non ho mai scritto veramente dei western a parte un paio di racconti che accentuavano più l’aspetto weird rispetto a questa storia. Che un po’ è nata per essere un western–horror ma, alla fine, è diventata un western militare con qualche sfumatura inquietante. Sono anni che ci provo. All’inizio dell’estate, magari in un periodo in cui non ho molto da fare, mi metto a scrivere. E poi lascio lì. Ed è sempre la stessa storia con qualche variante. Mi fermo perché mi chiedo se mai potrò pubblicarla, se c’è posto per un racconto western nel panorama editoriale italiano. E invece, con questo progetto, ce l’ho fatta. Sono arrivato alla fine della pista. Con grande soddisfazione, devo dire. Troverete il racconto, per alcuni versi, un po’ differente nel tono dal precedente. Questo perché i modelli sono romanzi e film degli anni Cinquanta nei quali l’idea del westerner era più cavalleresca che nelle storie più moderne. È anche questo un dettaglio di uno spettacolo variegato. Doppio come doppie, spero, saranno le emozioni e gli stimoli che vi trasmetterà. Unico denominatore, il divertimento.
Buona visione, o, forse, buona lettura.
Fate voi.
P.S. Il vero appassionato di cinema d’intrattenimento non lascia mai la sala se non quando le luci si riaccendono e le maschere provvedono a sgomberarla da cartacce e bottigliette lasciate tra i sedili. Sa che, spesso, dopo i titoli di coda qualche sorpresa c’è. Fatelo anche voi. Godetevi il Doppio Spettacolo e poi… be’, scopritelo da voi.

DOPPIO SPETTACOLO ED DBOOKS.IT 12,50 EURO DISPONIBILE SU amazon.it e ibs

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IL PROFESSIONISTA SPTORY 13:ESTATE DI FUOCO

8 giugno2016 per il blog

Arriva in un giugno piovoso e quasi tropicale, il Profstory numero 13 che è sicuramente un traguardo per una collana nata in un momento non troppo favorevole all’editoria tutta. Ma queste sono riflessioni che abbiamo già fatto in altre occasioni. Parliamo dei Romanzi. Fuoco sulla pelle fu pubblicato all’inizio del 2001. Ero reduce da alcuni viaggi che mi avevano ispirato quanto un fatto di cronaca avvenuto durante quell’estate. Una di quelle vicende che colpiscono l’immaginazione di chi scrive spy story. Il sottomarino Kursk russo si era inabissato nel Mare di Barents, aprendo una serie di perplessità su eventuali fughe di materiale radioattivo e le consuete dispute sul recupero legate all’assoluto divieto dei russi di accettare ingerenze occidentali. Lo mescolai così con una vicenda che in parte riproponeva tematiche della Guerra Fredda, facendo ricorso a uno dei miei primi viaggi a Praga, fotografata d’inverno, a metà tra l’era nuova (dopotutto erano trascorsi dieci anni dalla caduta del Muro) e quella vecchia. La Città d’oro. Ma prima ci voleva un inizio spettacolare. Venezia, sempre d’inverno, con un ballo in maschera e il ritorno di un personaggio che avevamo visto in Leredità Cargese, quell’Elena Marconero che, trafficante d’armi, aveva la sua base a Cortina. Rileggendolo tutta la sequenza iniziale che finisce con un combattimento di MMA su una teleferica ancora mi piace, quanto le peripezie fuori e dentro i confini della Repubblica Ceca. Per la cronaca e quelli che amano riconoscerei personaggi nel cast delle mie storie, la micidiale sniper nemica era Carmen Electra, allora coniglietta di Playboy e protagonista di alcune piccole parti cinematografiche. Claudia Koll era Elena Marconero mentre Ekaterina riproduceva la figura di una signorina che lavorava in un club di Praga che conobbi ai tempi. Poi l’azione si spostava nell’India del Sud che avevo appena visitato, in particolare a Mumbay che allora chiamavano ancora Bombay con qualche riferimento al cinema di Bollywood così colorato e affascinante. A voi riconoscere il celebre attore inglese che presta il viso al personaggio del produttore… non è così difficile. L’inedito invece richiedeva una scossa per il pubblico. Da qui l’introduzione di un diabolico killer agli ordini dei Lupi Mannari con un piano complesso e micidiale. L’ammiraglio Paals ci lascia, come alcuni comprimari hanno già fatto, e Chance viene accusato nientemeno del suo omicidio. L’indagine ci porta nel nord Europa, da Amsterdam alla Normandia ma, infine si sposta a Panama, abbacinante nei suoi colori, in una giungla che ricorda quella di Fitzcarraldo e alcune figure che spero piaceranno al lettore. La vedova Villalobos è, senza troppo mascherarlo Monica Bellucci come la vediamo in Spectre e poi c’è il Santo che nulla ha a che fare con il personaggio di Roger Moore, ma richiama una leggenda della Lucha Libre mesoamericana, eroe di film e fumetti del gusto popolare di quelle regioni. Un ottimo avversario per il Professionista. Ma questo è solo un inizio di estate in cui ritroveremo il Prof in un romanzo inedito a luglio e in una miniserie a puntate(Lunghe) che ci accompagnerà per l’autunno.

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IL PROFESSIONISTA presenta LE BRIGATE DEL TIGRE

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1913. L’Europa si avvia a un momento cruciale della sua Storia. I servizi segreti austro-ungarici affidano a un inafferrabile quanto ignoto criminale chiamato Il Fantasma la realizzazione di un piano diabolico per mettere la Francia economicamente e politicamente in ginocchio. Ma quanto è possibile fidarsi della parola di un criminale così potente e malvagio che controlla società segrete, donne bellissime e pericolose e ha ai suoi ordini la più potente organizzazione clandestina del continente? Tanto varrebbe fare un patto con il Diavolo in persona. Ma, con la metodica puntualità di un meccanismo infernale, il Piano entra in funzione. Un tassello alla volta, spargendo disordine e terrore. In una Parigi che ancora vive nei fasti della Belle Époque ma freme per i brividi della nuova criminalità e della delicata situazione internazionale, le Brigate Mobili affrontano una nuova e inarrestabile ondata di delitti. Le chiamano le Brigate del Tigre dal nome del loro fondatore. Sono composte da un manipolo di agenti tra i quali spicca il commissario Stéphane Renard. Dotati di tutte le nuove tecniche d’investigazione scientifica, addestrati alla Boxe francese quanto all’uso delle armi più moderne, si muovono su veloci autovetture ma dispongono di sofisticati mezzi d’intercettazione. Presto una serie di rapine portate a termine da un’inafferrabile banda con il volto mascherato, atroci delitti che colpiscono giovani e “discutibili” fanciulle e il mistero legato a un truffatore giustiziato ma svanito prima dell’inumazione formano un inestricabile mosaico. Cosa ha a che fare tutto questo con il passato di Renard? Chi è veramente LaScomun, la misteriosa complice del Fantasma? Come s’inseriscono in questo mistero un bouquin traboccante di rivelazioni scottanti e un artista sfregiato? Per risolvere il caso Renard e i suoi compagni delle Brigate ripercorrono assieme al lettore una Parigi perfettamente ricostruita, dai vicoli di Pigalle, alle case da gioco nei quartieri orientali e haitiani, dai palazzi dei potenti al centro della Ville Lumière sino al cimitero di Père Lachaise e ai giardini del Lussemburgo. Un romanzo originale e avvincente dove il giallo si mescola all’avventura con un pizzico di mistero. Un’indagine delle Brigate del Tigre.

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IL PROFESSIONISTA STORY12…Attacco all’America

blog13 febbraio
Il Professionista story 12 apre un anno difficile con due storie che mi auguro siano di gradimento al pubblico. Duello a Raikujan lo scrissi nel 2000 al rientro di un viaggio a New York ancora non toccata dalla tragedia delle Torri Gemelle. Ci andammo con un gruppo di amici per festeggiare i 40 anni. Mi sembrò magnifica. Rividi quei luoghi che avevo imparato a conoscere al cinema, ripercorsi a piedi quelle strade, visitai i locali notturni e molto di più. Era lo scenario ideale per una avventura complessa che da Iguassù in Brasile finiva in una(inventata) diga sul Volga per il confronto definitivo tra Chance e la sua nemica Marny. Ancora oggi ritengo che sia uno degli episodi più riusciti di quell’epoca in cui, complice un cambio di direzione, il Prof era in pericolo di sopravvivenza. Come sempre, come ogni anno. E invece è ancora qui. Grazie ai suoi lettori che mi caricano di entusiasmo anche nei momenti difficili. Godetevi questa avventura e anche Missione Kodiak che è stata scritta in tempi più recenti e riporta il Prof in America, scenario che non sempre gli è consueto. Quasi un western in Alaska che riecheggia di avventure sognate da ragazzo al cinema ma reinterpretate in chiave moderna. Cosa succederà al Professionista? Io credo che continuerà a tenere anche se il cambio di periodicità della rivista, l’aumento di prezzo e quella che mi sembra una crisi gravissima dell’editoria italiana sono contro di noi. Io autore, lui protagonista e voi lettori. Ma già diverse avventure sono già completate, i programmi editoriali come sapete non sempre corrispondono ai nostri desideri e le ragioni sono varie, ma qualche piccola sorpresa che compensa un minor numero di volumi in edicola si prepara. Buona lettura quindi, e ancora un Hooray per tutti i lettori. Abbiamo fatto 20 anni di questo serial che non è cosa da poco e difficilmente sarà superata e ancora abbiamo voglia di mordere.

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BUON NATALE CON IL PROF

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Cari amici, siamo giunti al fatidico (e sentito) augurio di Natale-fine anno da parte del Prof e del suo autore. 2015 difficile sotto molti profili ma, come sempre siamo qui in trincea a raccontare e a sognare avventure e a sostenere questa benedetta Cultura Popolare di cui molti parlano e pochi capiscono. Le idee che seguono sono solo frutto del mio pensiero, possono essere sbagliate e non sono né critiche né insulti per nessuno. Mi spiace constatare che l’editoria italiana sembri voler rinunciare a proporre libri, italiani e stranieri. Prezzi esagerati, momenti di lancio sbagliati, mancata pubblicità, sostegno assente agli autori, alla fine mi pare anche una mancanza di rispetto per il lettore che vorrebbe essere intrattenuto con letture appassionanti, intelligenti, con libri ben fatti venduti e distribuiti come meritano. La colpa… alla fine è sempre della gente che non legge e degli autori che non propongono storie interessanti? Sarà davvero così? Giudicatelo voi. Sul futuro del Prof non mi pronuncio. Le scelte sulla periodicità e sul prezzo della collana le subisco come il pubblico. Non discuto anche perché sarebbe inutile. Son contento di aver portato a termine il traguardo dei venti anni del personaggio (e sfido chiunque a fare altrettanto!) e ogni nuovo numero che esce è un regalo per me (e spero per voi) di fatto ho già diverse storie già pronte da essere pubblicate. Spero che lo siano. Vi assicuro, però, che in qualche modo le leggerete. Lo merito io per l’entusiasmo che ci ho messo a scriverle e voi per il supporto che mi avete sempre dato e continuate a dimostrare. E’ stato un anno anche di soddisfazioni. Una su tutte la possibilità di scrivere storie western che non credevo possibile e che invece ha avuto un buon riscontro. Altre ne leggerete. Sul fronte della piccola editoria, stiamo marciando con passi misurati ma con qualche soddisfazione. ‘La Tigre dagli occhi di Giada’ ha esaurito due tirature con la sola distribuzione su Amazon e alle presentazioni. È un romanzo d’avventura come forse non si ha il coraggio di proporre con i grossi marchi. Per chi l’ha letto spero sia stato un divertimento e per chi ancora non lo ha letto mi auguro che garantisca qualche ora di spensieratezza. Oltre a ciò ho avuto il piacere di pubblicare due saggi che mi stavano molto a cuore.’ Italian giallo’ è frutto di una ricerca decennale sulle radici del thriller italiano ed ‘Eroi dell’ombra’ è veramente un atto d’amore per un genere che amo moltissimo. Più di 400 a un prezzo più che accettabile, con tutto quello che potevo infilarci sulla spy story,. Per il futuro ho tre cartucce davvero potenti per Dbooks ma delle quali parlerò quando sarà il momento .E poi gialli(c’è un Bas pronto e comprato che…è stato apostato al 2017…), saggi, avventure e molto altro. E tutti gli appuntamenti alle serate. Come dicevo, credeteci sempre.
Statemi bene e un sincero augurio a voi tutti di ottime letture e tanta creatività per chi scrive.

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IL PROFESSIONISTA CHIAMA CINEMA

professionsita chiam cinema blog
Credo che lo sappiate bene, lo spionaggio è il mio genere preferito(forse non l’unico) ma sicuramente mi faccio un punto d’onore di leggere e vedere (quasi) tutto quello che esce sull’argomento. E allora perché non mettere sulla pagina il lavoro di raccolta e documentazione cinematografica sulla spy story raccolto in tanti anni? Eroi dell’ombra nasce così, da una passione, catalogata e raccontata con il ritmo e il linguaggio di un romanzo. Non solo i film, ma anche gli attori, i registi, i romanzi che li hanno ispirato. Viene istintivo parlare anche di spy story narrata e delle differenze tra cinema e romanzi. Insomma una guida che mi auguro si legga con la scorrevolezza di una missione del Professionista.
Ecco qui l’indice giusto per farvi un’idea di quello che potrete trovare in questo libro a cui tengo moltissimo.
– Introduzione e criteri
– La spy story come derivazione del noir e dell’avventura
– Rapporti tra cinema, letteratura, fumetti e televisione
– Dai primi del XX secolo alla Seconda guerra mondiale
– Spie in guerra. Infiltrati, sabotatori, eroi per forza
– La Guerra Fredda
– Il cinema di John LeCarré
– La spia diventa eroe
– Il cinema di James Bond, al Servizio di Sua Maestà. Il mito di 007
– L’Anti Bond. Il cinema di spionaggio con Michael Caine. L’Agente senza nome, ma non solo
– Il cinema di OSS 117. Il personaggio letterario e i film
– SAS! Il cinema di Sua Altezza Serenissima. Il personaggio letterario e i film
– La moda delle spie. I jamesbondoni e tutti gli altri
– Il cinema di spionaggio sino alla caduta del Muro. Terroristi, spie, complotti e Medio Oriente. Un panorama vastissimo
– Jason Bourne. Il cinema tratto da Robert Ludlum. Bourne in tv e al cinema. I romanzi e tutte le altre serie
– Il cinema di Mission Impossible. Rapporti con la serie Tv. I film
– Il cinema di Tom Clancy. Rapporti tra la narrativa e il cinema
– Il cinema di spionaggio sino all’11 settembre, temi ed eroi
– Il cinema della guerra al terrore
– Tutte le altre spie del nuovo millennio
– Il cinema di spionaggio asiatico. A bullet in the head
– Quando le spie vanno in battaglia. Il cinema spy diventa combat
– Il cinema delle spie tra commedia e risate. Parodie, rosa, cartoni
– Conclusione
EROI DELL’OMBRA è edito da Dobooks.it 476 pagine a 15 euro. Cartaceo Lo trovate dall’editore. Su Amzon.it, su IBS , da Bloodbuster (negozio a Milano via Panfilo Caastaldi 21 e sito) al Tempio del Video(in via dell’Unione 14 a Milano) presso l’edicola Zaccagni ,via Melchiorre Gioia 175 ,Milano e naturalmente alle presentazioni.

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IL PROFESSIONISTA STORY 11 L’AVVENTURA CONTINUA

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Arriva in edicola (e in ebook) il Professionista Story numero 11, certamente un bel risultato in un momento di difficoltà dell’industria editoriale. Come sapete da luglio la Collana Segretissimo è diventata bimestrale e ha anche aumentato il prezzo, notizie che non credo siano graditissime agli appassionati. C’è però da rilevare un dato che il Direttore mi ha comunicato in questi giorni. ASSO DI SPADE, l’episodio del ventennale in edicola proprio a luglio ha retto benissimo alla prova. Sono aumentate le vendite. Evidentemente la permanenza in edicola per due mesi ha permesso al volume di essere più visibile, quindi anche di venire acquistato. Mi piace pensare anche che sia un segnale della fedeltà e del supporto dei lettori per il quale ringrazio tutti. Come dicevo qualche tempo fa, mi aspettavo cattive notizie. Questa è buona e non posso che compiacermene. Detto ciò veniamo al dietro le quinte di questo volume. Prima di tutto c’è la ristampa di uno degli episodi che ho amato di più (sì, lo so che lo dico per tutti!). POCHI SOLDI,MOLTO ONORE riassume un po’ lo spirito delle avventure del Professionista. Mercenari oe agente free lance sì, ma anche, nella tradizione degli eroi popolari, pronto a imbarcarsi in un’avventura mosso da u nsenso di giustizia che supera il ritorno economico. In questo caso l’ispirazione mi venne durante un viaggio in Tibet qualche mese prima. Un’avventura ‘vera’, senza cadaveri e pestaggi ma che mi regalò il gusto del vento sulla faccia, dell’aria sottile delle grandi montagne e di quell’oriente così caparbiamente inseguito per tutta la mia vita. Il Nepal (dove ero stato già due volte) e il Tibet, la terra delle nevi, sognata su libri e traduzioni. Mi aprirono entrambi nuovi orizzonti. Non solo per gli scenari da ‘western orientale’ che erano perfetti per questa storia. In realtà il Tibet è un luogo magico, una terra sofferente, invasa da un regime straniero che niente ha a che fare con la sua cultura. Certo, si può obiettare che anche la teocrazia dei monaci era una forma di dittatura, ma era sempre frutto di una storia interna. Quelle cittadine così marcatamente divise tra settori cinese e tibetano, i posti di blocco ogni venti chilometri, le regioni ‘proibite’ al visitatore, persino la divisione tra monasteri approvati dal Beijing e restaurati e quelli ribelli ridotti in rovina. Tutto mi suggeriva una grande storia che, sulle orme del Professionista e dei suoi compagni, parlasse anche di problemi più seri. Senza essere invadente, l’idea della rivolta, dell’anelito della libertà cominciò a filtrare da ogni pagina. Ne è uscito poi un affresco dell’oriente che, rileggendo le bozze della ristampa, si è materializzato lì, davanti ai miei occhi, oggi come un tempo. È la storia inoltre che presenta Gregor che, nei primi anni del Ventunesimo secolo, sarà un comprimario importante, un amico persino, di Chance, fisicamente era Stellan Skarsgard come l’avevo visto in Ronin, ma in seguito si è trasformato, è diventato, come tutti i personaggi che rubano l’immagine a un volto noto, qualcosa di diverso, personale. Con lui tanti altri, una masnada di brutti ceffi impegnati in una missione che li tiene uniti per la sopravvivenza. Come dicevo quasi un western. Ricordo quando arrivai a Shigatse e mi ritrovai di fronte questo villaggio metà cinese, metà tibetano con le case di piacere peri soldati e quelle di fango riservate alla popolazione, la Main street con la banca e l’ufficio centrale. Persino uomini a cavallo. Che magnifica immagine!
Segue poi CACCIA SPIETATA, un episodio inedito concpeito per la formula di ‘ un’avventura in 110 pagine’ necessaria per raggiungere una paginazione abbondante ma non eccessiva richiesta dalla redazione. In effetti, pur essendo una storia perfettamente autoconclusiva, questa avventura chiude un miniciclio di inediti che hanno visto al centro dell’azione il colonnello Silva, ufficiale portoghese responsabile di massacri in Africa e legato all’estrema destra. Una storia che dal Portogallo , negli episodi precedenti, ci ha portati a Capo Verde, poi in Namibia e adesso, con una storia tutta nuova, lega la caccia a questo criminale alle storie sui Lupi Mannari che sempre suscitano l’interesse del pubblico. Da una spettacolare discesa con gli sci sulla alpi svizzere a Vaduz sino a un altro scenario inedito, il Sud Africa. Un territorio poco esplorato dalla Spy Story ma interessantissimo, fotografato alla fine del 1999 quando, già libero dell’Apartheid, muova ancora passi incerti tra nostalgia dei vecchi tempi e difficoltà nei nuovi. Anche in questo caso la documentazione si è rivelata una delle fasi più divertenti del lavoro. A questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura sperando che continuiate a seguire le avventure di Chance in questa collana e su Segretissimo. Ci aspettano momenti emozionanti.

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SCRIVERE DA PROFESSIONISTI

scrivere da professionista x blog
Dopo la pausa estiva comincia la nuova stagione.
Com’era prevedibile la situazione editoriale non è migliorata. Non vi nascondo che mi aspetto altre cattive notizie.
Chiariamo subito alcuni concetti.
Fare il Narratore professionista non è una cosa facile. Richiede disciplina, cultura (non del solo filone in cui intendiamo cimentarci), studio, dedizione continua e la capacità di sopportare umiliazioni e sconfitte, a volte inferte con malanimo e senza che sia possibile un confronto alla pari con chi sta ‘nella stanza dei bottoni’. La semplice aspirazione a sentirsi ‘scrittori’ e a vedere il proprio nome in copertina non bastano.
Occorre avere nel proprio DNA la volontà di raccontare delle storie. Costi quello che costi.
Da qui la seconda osservazione. La scrittura ‘terapeutica’ è un diritto, la pubblicazione no. Questa va conquistata giorno per giorno. A un certo punto può anche sfuggirci.
Il desiderio di narrare, invece, è solo nostro.
Chiariti questi punti affronto la nuova stagione con grinta e una gran voglia di esercitare il mio mestiere.
Perché non so fare altro.
Perché non voglio fare altro.
Partiamo dunque con qualche buon proposito. Ho intenzione di continuare a scrivere storie con il Professionista. Io mi auguro che almeno per un poco la situazione su Segretissimo si sia stabilizzata.
Lo stesso vale per Bas Salieri, che questa estate, ha avuto un buon riconoscimento con il racconto inserito in Delitti in giallo.
Intanto ci aspettano altre avventure. In digitale nei marchi che già conoscete e in cartaceo con Dbooks ma non solo. La Tigre degli occhi di Giada ha avuto un lusinghiero successo, sempre considerando i tempi, e per me è una grossa soddisfazione. Ci aspettano almeno altri tre romanzi che sono già scritti e pronti a essere cucinati. Storie diverse, autoconclusive, che seguono la mia linea editoriale ma, spero, possano anche aprire nuove strade. Come sapete il recupero di quella che considero la narrativa popolare prevede l’esplorazione di altri filoni. Sotto il profilo saggisticola pur limitata tiratura di Italian Giallo, il saggio sul ‘thrilling’ italiano al quale ho lavorato per diversi anni mi sta dando qualche bella soddisfazione. Il segreto è saper apprezzare quello che si ha e si ottiene. Se parliamo di saggi, ho in serbo qualche sorpresa per voi ,alcune a breve termine altre a più lunga scadenza.
Perciò, quali che siano le difficoltà, assodato che sei libri non sono distribuiti e non sono disponibili difficilmente si vendono, guardiamo avanti. Con fiducia e con grinta.
Giusto per chiarirci. Spesso si attribuisce la colpa delle attuali difficoltà del mercato editoriale agli autori che non producono testi che il marketing ritiene vendibili (ossia simili ad altri successi) o ai lettori che non leggono.
L’editoria è un’industria, certo. Ma io non credo che certi risultati non consoni alle aspettative siano solo responsabilità di autori e lettori. Magari in parte perché la ragione non sta mai solo da una lato.
In un momento difficile in linea generale, come è sempre stato, la mia opinione è che la narrativa ‘popolare’ dovrebbe diversificare e aumentare le offerte, abbassare i prezzi e spendere qualcosa per convincere il pubblico che leggere è bello.
Leggere e scrivere buoni libri, quindi.
Buon lavoro a tutti.

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IL PROFESSIONISTA E BAS SALIERI.ESTATE DI FUOCO

giallo e spy per blog
Malgrado la crisi e certi segnali non certo positivi dal fronte editoriale il professionista e il suo autore sono decisi a non restare con le pistole fredde. Anzi. In questo agosto torrido una doppia ventata di energia. L’uscita quasi contemporanea in edicola di due antologie dedicate agli italiani sul Giallo e Segretissimo porta alla ribalta non solo il Professionista ma anche Bas Salieri che nasce dalla mia anima thriller e che sarò(speriamo) protagonista di un più lungo romanzo che, pur acquistato a novembre scorso da Mondadori a fronte del successo di Il palazzo dalle cinque porte’ a causa dei cambi di periodicità e gli immancabili ‘ubi maior’ uscirà nel 2017. Per il momento spero che vi divertirà ritrovare Bas Salieri in IL BRUTO DI VALLELUNGA (nell’antologia Delitti in Giallo) un articolato racconto ambientato in Cadore che ripropone la formula classica delle inchieste di Bas Salieri. Un delitto (o meglio una serie di delitti)che sembrano aver qualcosa a che fare con antiche superstizioni locali e una affascinante ma discussa veggente, Abigail Manicini. Come spesso accade il confine tra reale e fantastico è molto labile e ci vorrà tutta l’abilità di Bas per svelare la Macchinazione. Il professionista , invece, è chiamato in Asia in DOPPIO TIRO A SAMARCANDA, contenuto nell’antologia Noi siamo legione curata da Fabio Novel che ripropone tutti gli autori italiani(con pseudonimi e non) dell’IFL. Chance deve liberare Antonia scoperta durante un’operazione d’infiltrazione a Samarcanda. Una classica missione anche qui per ritrovare nel formato del racconto lungo tutte le emozioni della serie. Disponibili anche in ebook.

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