
L’idea per un romanzo d’avventura può venire dal nulla. Pura fantasia. O forse una delle classiche trame che con qualche adattamento si possono riciclare in ogni occasione. Oppure venire da una ricerca giornalistica. O magari da tutte queste cose insieme e cucinate in modo da far perdere al lettore la cognizione di ciò che è vero e ciò che è fantasia. La fiction, in poche parole è esattamente questo. Nel caso di IL PROFESSIONISTA NON è MORTO è successo esattamente questo. Volevo una storia internazionale, piena d’azione adrenalinica, con qualche scena degna di Mission Impossibile o dei migliori Bond, in tono con il classico Professionista insomma. Eppure c’era qualcosa che mi ronzava nel cervello. Un’idea che avrei voluto proporre a una celebre collana di econoir se… scrivere di spionaggio non mi avesse fatto etichettare probabilmente come ‘politicamente scorretto’. Molte parole per nulla. Ma io in quella storia di navi di veleni, lasciate a marcire nei nostri mari e infiltrandosi sotto la ‘nostra’ pelle mentre altri si arricchiscono proprio dalla mia testa non se ne voleva andare. Nel frattempo ho tradotto un grande romanzo di Brent Ghelfi (Volk :The Burning Lake) sulle discariche abusive in Russia nelle quali con la complicità di autorità statali, servizi segreti e gruppi criminali vengono occultati carichi di scorie nucleari delle centrali europee , francesi in particolare, considerate ‘pulite’ e sicure. Ma la mia indagine seguendo le tracce lasciate dai redattori do Counterpounch mi hanno portato a ripescare ritrovamenti nei nostri mari nel 2010. Navi affondate appositamente con tanto di assicurazione pagata, per lasciare sui nostri fondali mediterranei fusti di materiali tossici. Operazioni che non potrebbero essere realizzate senza la connivenza di governi, servizi segreti, di vigilanza e gruppi criminali incaricati di ‘fare il lavoro sporco’. Un poco come negli anni ‘90 avveniva in Africa, continente desolato, dilaniato da mille guerriglie, da sempre derubato e diventato pattumiera per il ricco occidente. Magari in cambio di armi, fabbricate proprio in Europa. Ma le grandi società di assicurazione hanno sede nel nord Europa. Pagano senza fiatare. Qualcosa, forse, non funziona. Esattamente come in alcuni casi sembra che certe città del nostro sud siano improvvisamente inondate da maree di rifiuti dati alle fiamme. Non si tratta solo di casualità, di imperizia o incapacità. A volte sembra, almeno alla mente del narratore, che dietro tutto questo ci sia un giro di affari. E la spy story per quanto avventurosa non può esimersi dal confrontarsi con queste tracce che incrociano scandali politici, regolamenti di conti, delitti apparentemente inspiegabili e, qualche volta, portano in primo piano la cattura di qualche criminale di guerra ricercato da decenni. E se fosse tutto collegato? La storia che vi racconto è fiction. Come si diceva una volta ‘ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale’. Ovvio. Ma anche dietro alla fantasia più sfrenata, alle azioni spettacolari create per pompare adrenalina, c’è una ricerca. Parola del Professionista.
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