IN GIRO PER IL MONDO CON IL PROFESSIONISTA

sfondo blog
La missione più difficile per l’autore del Professionista è, oggi, trovare le location per le avventure di Chance. Varianti e difficoltà sono parecchie e sempre da tener presenti. Prima di tutto occorre garantire sempre una certa varietà di ambienti. Anche se, come molti di voi sanno, ho una predilezione per l’Asia e le location esotiche, predilette dalla maggior parte dei lettori, non sarebbe logico (e neppure divertente) che tutte le avventure si svolgessero negli stessi luoghi. Inoltre, dal confronto con molti di voi su varie piattaforme è emerso che gli amanti dell’esotismo sono comunque quasi equiparati da coloro che, magari, vorrebbero le storie sempre ambientate a Gangland, oppure prediligono avventure dislocate nelle più tradizionali ambientazioni della Guerra Fredda. Se anche più volte ho espresso minor interesse per i set americani (che mi paiono inflazionati sia nei romanzi che al cinema e, comunque, visti così tante volte che risulta difficile ritrarli senza cadere nei cliché) a volte il Prof salta anche l’oceano per approdare negli USA. Io mi sono formato fondamentalmente sulla spy anglosassone, ma anche francese e cerco di mettere un tocco di Italia o quantomeno di Europa abbinato alle mie passioni, per cui sono meta privilegiata tutte le altre parti del mondo. Però, dopo molte avventure, la mappa si restringe. E allora via, alla ricerca di un’ambientazione che possa risultare congrua con la storia ma che sia un po’ sempre una sorpresa. Ora, considerato il fatto che lo schema narrativo del prof porta a frequenti cambi di location e che raramente (anche se succede come in Gangland o Beirut Gangwar) la vicenda si sviluppa in un solo luogo, si tratta di una caccia appassionante. Fa parte anche questo di un magnifico mestiere che, malgrado difficoltà e rovesci, mi ha regalato e continua a regalarmi grandissime soddisfazioni. Una di queste è proprio la ‘caccia’ alle nuove location, che si abbina con la ricerca di nuove angolazioni di quelle più abituali. Se l’azione e il ritmo sono fondamentali quanto l’intreccio,vl’inserimento di una storia è altrettanto importante. A tal punto (come nella più pura tradizione pulp) che a volte luoghi e paesi nascono dalla mia fantasia. Espediente non nuovo per i narratori (basti ricordare lo Zangaro di Forsythe) che non solo permette di parlare liberamente di luoghi noti in cronaca senza avventurarsi ‘troppo’ nella geopolitica e magari essere contraddetti dai fatti, ma anche di riunire ambientazioni gradite in un unico panorama con la libertà di potersi muovere in uno scenario verosimile ma non soggetto a troppe restrizioni. Ne riparleremo.

Posted in novità Il Professionista | 3 Comments

…COSTRETTO A UCCIDERE ANCORA

mosaico per blog
Un po’ era nell’aria. Forse perché in questi anni ho alimentato spesso la mia vena di ‘giallista’ che ha altri motivi ispiratori e altri modelli rispetto a quella spionistica che pure coltivo ancora con grandissimo piacere. Dopo aver percorso per anni la via dell’Italian Giallo attraverso il racconto più o meno breve (dagli episodi per Confidenze a Giallo 24) mi ero cimentato in “Il palazzo dalle cinque porte” che sicuramente avrà un seguito, mi è capitata l’occasione di scrivere un testo di media lunghezza, un romanzo breve sulle 160 pagine, come si dice, per la collana Crimen diretta da Daniele Cambiaso per l’editore genovese Cordero. L’idea è maturata a Giallo Latino, nella cornice dell’hotel Miramare che da anni ci ospita e presenta una varietà di bellissime ma anche inquietanti ambientazioni, posto com’è sull’ultimo lembo di spiaggia prima del lago di Fogliano e il parco del Circeo.
“Mosaico a tessere di sangue” è, al contrario del “Palazzo” un vero e proprio Thrilling italiano, ambientato oggi ma con tutti quegli elementi che mi fecero sognare al tempo degli argentiani. Argento ma non solo. Come sapete, in passato ho curato una antologia e scritto un saggio su quella gloriosa stagione cinematografica italiana. Questa volta si tratta di una vicenda con tanto di serial killer, di delitti efferati, di atmosfere claustrofobiche, anche se scoprire realmente l’identità dell’assassino è piacere che avrete solo alla fine del romanzo. Volevo giocare con i luoghi, l’angoscia, i personaggi e mi sono trovato a dirigere come al solito un mio film ‘mentale’ sostenendo quella che è una mia opinione degli ultimi tempi. Ci sono in giro romanzi troppo lunghi, thriller annegati in fiumi di parole, sottotrame, psicologismi forse non sempre e non obbligatoriamente utili alla trama. Invece così, lasciando che i luoghi emergano da precise pennellate e i personaggi si definiscano per quello che fanno e dicono, il ritmo ne guadagna, la suspense sale, e tutto acquista una dinamicità che a volte fatico a trovare in molti best seller. Vanità del narratore’ magari sì, però l’ho trovata una esperienza divertentissima e mi auguro proprio che il romanzo vi divertirà. Sarà stampato in cartaceo tra una quindicina di giorni recuperabile su IBS, la Libreria Universitaria e direttamente dall’editore oltre che in una scelta di librerie e magari a qualche presentazione. Questi sono i tempi dell’editoria di oggi. Va bene così. Purché si possa essere liberi di raccontare le proprie storie e condividerle con il lettore. Alla fine ha vinto la voglia di narrare e, per parafrasare un bel thriller degli anni ’70 “L’assassino è costretto a uccidere ancora”… e con lui l’autore. Fortunatamente solo con la fantasia.

Posted in editoria | 12 Comments

A BRUCIAPELO CON IL PROFESSIONISTA

wwwwblog white tiger
Torna con furia e adrenalina il Professionista nel nuovo episodio inedito a marzo su Segretissimo. Missione White Tiger. L’ho scritto un anno fa in un momento forse non felicissimo, senza contratto, davanti a un orizzonte buio. Poi il contratto è arrivato e con lui altre buone notizie. Malgrado la Crisi il Prof tiene, aumenta i titoli. Nuova carica, nuova energia. E mi pareva giusto scrivere ancora un volta in prima persona, come sempre quando la storia la sento di ‘ viscere’. Questa è un’avventura a cento allora, anche se non mancano momenti di indagine, di riflessione, di passione. Di atmosfera anche. Quella dell’Africa ma soprattutto Praga e quel Laos che non è ancora stato un set per le avventure del Prof. L’indocina ogni volta è differente. Come Gangland che c’è, poco, ma con un peso considerevole. Alla fine è una storia di vendetta. Ma anche di giustizia. Quella del Prof, che spesso è violenta, politicamente scorretta. Ma quando si combatte contro certi animali non si può sparare l’anestetico. E questo era il caso. Un’avventura di spionaggio internazionale ma anche una battaglia contro la mala di casa nostra. Leggete tra le righe. Oppure gustatevi un’avventura in cui torna Antonia Lake ma appaiono altre donne altrettanto affascinanti e pericolose. Valeria, Kristara, la fata dell’Improvviso Risveglio. Un racconto che mi è scaturito così, di petto, strutturato in un secondo e poi cesellato, ma ,grazie al racconto in prima persona, sempre di corsa. Perché scrivere l’azione non è solo botti e spari. È indagine, contatti, riflessioni. Ma tutto sparato con le parole giuste e non una di più. Così sono arrivato in fondo con qualche pagina d’anticipo rispetto al solito. Che fare? Allungare il brodo? Davvero, una sparatoria o una scopata in più non avrebbero aggiunto nulla. La storia era già tutta lì con mille intrighi, un intreccio complesso, informazioni e a sorpresa, qualche sfaccettatura inedita del Prof. E allora ho ripescato un racconto rimasto inedito che si ricollega ai tempi di Nero Criminale. Un affare di donne vede Antonia e la bimba insieme per una missione a Cracovia. Un romanzo breve. Un doppio colpo. Sono molto orgoglioso di questo volume. C’è tutto il Professionista. Ci sono tutto io e il mio mondo immaginario. Il Prof si conferma la serie più amate e venduta italiana. Una ragione ci sarà.

Posted in editoria | 12 Comments

UN PROFESSIONISTA BARBARICO!!!!!

OSCURA per blog
Credo che lo sappiate. Ho sposato in pieno la causa della narrativa popolare, di ampia divulgazione, senza ‘messaggi’ di puro intrattenimento. Un modo per affermare la mia personalità di artigiano, proprio come era mio nonno materno che scolpiva invece di scrivere e per mantenere la famiglia ha industrializzato la sua arte creando magnifiche statue funerarie(non solo) che si possono trovare al cimitero di Bologna e altre opere diffuse un po’ in tutto il territorio intorno a Ferrara. O come l’altro nonno, paterno stavolta, che era maestro di musica e per qualche tempo diresse una piccola banda, in Liguria. Artigiani, appassionati della loro arte tanto da farne un lavoro. A volte con estrema umiltà ma con grande dedizione. A me è capitato di scrivere e questo mi ha regalato soddisfazioni oltre ogni immaginazione. Forse qualche dispiacere quando ci si scontra con il mondo ‘ufficiale’ quello che conferisce premi e ti promuove. Quello a cui non appartieni per razza e che, alla fine, non ha veramente importanza raggiungere. Tutto si risolve nell’essere narratori o non esserlo. Una cosa che lo sappiamo noi cosa vuol dire e se è vero. E nessun altro. E facendo questo mestiere, come il fornaio e il carpentiere ogni mattina, ci si appassiona, si sperimenta e si vuole sempre seguire una strada diversa. Io da anni coltivavo due idee che non avevo mai avuto la possibilità di sviluppare. Una era scrivere dei racconti di Sword & Sorcery. Chi non ha sognato di ricreare il mondo di Howard, di spada, magia, sesso, violenza ,con un protagonista brutale, barbarico, sopra ogni legge o morale? Io sì…aspettavo l’occasione giusta. Poi volevo mettere sulla pagina storie di gladiatori e generali romani, di vogliose matrone patrizie, di streghe, di maghi. Insomma questo è il mondo che è uscito dalla mia niente con Obscura Legio, una nuova serie di romanzi brevi(80 pagine circa) realizzati per Mezzotints in ebook (per ora…).ed eccolo lì Jorgas che è un gladiatore cartaginese ma ha il viso ei muscoli di Jason Momoa nell’ultimo Conan e qualcosa di più. Inserito in un mondo romano credibile ma non in un manuale di storia. Un mondo dove la vita di un uomo vale quanto la forza del suo braccio per sostenere la spada. Un mondo dove le donne sono magnifiche e pericolose, dove esiste la magia, l’orrore ma ci si scontra sempre ferro contro ferro. “Sappi o Principe…”

Posted in editoria | 25 Comments

IL PROFESSIONISTA contro BAS SALIERI

ilduro e il seduttore
Chi, come me, ha sposato il “genere” e proprio non può fare a meno di raccontare storie, ha necessità, di tanto in tanto, di sperimentare e cambiare registro. Regola prima. Amare la vicenda che si narra. È il caso di “Il palazzo dalle cinque porte”, un mystery italiano di stampo classico che ho avuto la grande soddisfazione di pubblicare nella collana che ha fatto la storia del Giallo italiano (tanto da dargli il nome…). Era anche una bella sfida, una di quelle che l’autore “pulp” deve accettare. Il format del Giallo è molto differente da quello di Segretissimo. Se vogliamo quasi antitetico. Mentre nella collana storica (unica al mondo!) di spionaggio e azione della Mondadori è privilegiato il ritmo, l’esotismo, l’intreccio violento e internazionale, le regole cambiano totalmente nella collezione iniziata nel 1929 con Philo Vance. Qui dominano l’intreccio, l’atmosfera, le caratterizzazioni. Persino i maestri dell’hard boiled americano, nel corso degli anni, hanno sempre fatto un po’ più fatica a imporsi. Ora che il giallo italiano è stato sdoganato, mi sono subito reso conto che il linguaggio e la vicenda dovevano essere differenti. Il mio obiettivo era scrivere una storia “italiana” ma con meccanismi del mystery, in particolare quello che amo di più, alla Dickson Carr. Storie che, pur restando legate alla logica e alla realtà, hanno una sfumatura gotica. Naturalmente, tutto il contorno composto da ambientazione, mistero, atmosfere, ruota intorno al protagonista. E qui arriva il cimento più difficile. Il Professionista ( amatissimo dai lettori di Segretissimo) doveva farsi un po’ da parte, per lasciare spazio a un protagonista differente. Ugualmente carismatico ma diverso. Una osservazione. Per convenzione gli eroi di Segretissimo sono ‘professionisti’, vivono in un mondo (che poi non è esattamente quello reale, ma è accettato dal pubblico), in cui si uccide a sangue freddo, si complotta e si corrono rischi continui con la massima naturalezza. Non dico che sia così nella realtà, ma questo è uno dei bastioni della collana. Se il Professionista si facesse prendere da timori o rimorsi ogni volta che spara , sarebbe già morto da un pezzo… probabilmente assieme ai suoi lettori, uccidi dalla noia. Rovelli e scrupoli non si addicono a questo modello di eroe. Che trova un suo realismo su altri piani narrativi. Chance Renard, il Professionista, non è, oggettivamente, una “brava persona”. Ha il suo codice ma è , per sua stessa ammissione, un assassino. Che cosa vi aspettate da uno che a vent’anni è scappato di casa per arruolarsi nella Legione Straniera, dopo due turni ha disertato ed è diventato un agente free-lance che , poi è un modo carino di dire che è un mercenario? Uno che ha perso numerosi pezzi(dita, lobo dell’orecchio, pallottola in gola) ed è sempre sopravvissuto. Non è un rozzo e questo trapela spesso, ma ha dentro di sé una tale carica di aggressività da annichilire anche i più scafati duri con cui viene a contatto. Ama le donne, sa anche come prenderle ( a volte, a volte no…), sa mostrare i sentimenti senza abbassare mai la corazza del duro. Del resto con “femmine” come Antonia Lake e Mimy Oshima è anche l’unica via di seduzione. Un universo di professionisti, di gente violenta che sopravvive a qualsiasi costo.Bas Salieri, protagonista del “Palazzo”, invece, è una persona “normale”. Può avere un passato non sempre limpido, motivi suoi, anche oscuri, ma è uno studioso, un uomo di spettacolo che non incontra la morte come abitudine. Il mio intento era quello di non fargli sparare neanche un colpo di pistola in tutto il romanzo. Bas, tuttavia, non è una vittima delle circostanze. Personalmente non mi piacciono molto i “poveracci trascinati in un incubo”, anche se questo è uno dei modelli, soprattutto del noir. Autori di grandissima abilità come Woolrich ne hanno raccontato le storie in maniera insuperabile. Io volevo una persona decisa, un po’ tenebrosa, che di fronte alla morte e al delitto ha reazioni umane, ma che conserva sempre un certo distacco. Diceva Wilbur Smith in un incontro con il pubblico un po’ di anni fa, che l’eroe di una storia deve essere un esperto in una cosa ignorata da tutti gli altri. Bas Salieri è uno studioso di storia della magia, è un illusionista, ricercai falsi maghi. È un uomo di cultura, con interessi vari. Distinto nell’aspetto, veste con sobrietà ma con stile. Sa corteggiare una donna, distinguere i vini migliori e i profumi.sa, soprattutto, quando nel gioco della seduzione è meglio aspettare e quando bisogna dimostrarsi decisi. È un uomo d’azione (anche se non necessariamente violenta) nel senso che si muove con determinazione, ma anche di pensiero. Sa, in modo particolare, ascoltare, trarre informazioni da discussioni in apparenza mondane, utili informazioni per svelare il mistero che lo circonda. Issa, l’affascinante gallerista che incontra a Venezia, nota la perla che porta come ciondolo. “Solo gli omosessuali e i fanatici della moda portano gioielli e lei non mi sembra né l’uno né l’altro” dice in uno scambio di battute, provocatorio. Bas risponde spiegando che quella perla è un regalo di uno sciamano. Senza molte altre spiegazioni afferma la sua raffinatezza e lascia trapela un mistero che lo circonda. Allo stesso modo bassa muoversi tra le persone. Lo dimostra la strana alleanza che stringe con il vicequestore Panitta, un poliziotto con i piedi per terra, diffidente e non facile da prendere. Eppure dal loro sodalizio, unendo capacità differenti, scaturirà la soluzione del mistero. Bas Salieri è il fulcro del romanzo, si mescola e domina l’ambiente in cui si muove. Venezia, che sembra tendergli dei tranelli a ogni angolo, in realtà, è parte di lui. Leggendo scopriremo perché.
Questa era la sfida e questo il modo in cui l’ho affrontata. Mi auguro che il romanzo vi sia gradito e riesca ad agganciare anche i ‘patiti’ del Professionista. C’è una linea sottile che li unisce , anche se, nel caso s’incontrassero davvero, non so se andrebbero d’accordo. 

Posted in editoria | 17 Comments

LA SFIDA DEL GIALLO MONDADORI

per il blog

Dopo lunga gestazione esce a febbraio nella prestigiosa collana Il Giallo Mondadori IL PALAZZO DALLE CINQUE PORTE un thriller che firmo con il mio nome. prima di tutto ci tengo a dire che uscire così come Di marino sul Giallo, nella collana regolare, è un grandissimo risultato. Significa mettere una piccola impronta nella storia del giallo in Italia e per me, malgrado tutto, l’esperienza, i volumi pubblicati e il resto, resta un grandissimo riconoscimento. Tantopiù che migliore presentazione non potevo avere di quella avvenuta a Nebbia Gialla noir festival con tantissimo pubblico e parole di stima da parte di Franco Forte che è editor, collega e amico.
Una piccola pausa per il Prof che vi aspetta il mese prossimo con una nuova avventura ineditanella serie regolare del Professionista con ambientazioni quantomai variate tra l’Africa, gangland, praga e l’Indocina amatissima.
Spero di conquistare i lettori del prof anche con questa proposta che è forse un po’ differente nei modi, ma non nella sostanza. Ritmo e passione nella scrittura restano immutati. Buona lettura.
(La foto originale è di Enrico Grossi)

Scrivere, raccontare storie ‘vivendo’ l’esperienza del narratore per davvero, significa anche accettare delle sfida. Vuol dire seguire a volte impulsi e suggestioni anche un po’ diversi (non contrastanti) con quello che si fa di solito e sembra ‘garantito’. Credo sia l’unico modo per migliorare e tenere via l’attenzione dei lettori. Già per quel che riguarda temi e modi nella serie del Professionista abbiamo parlato di questo concetto che si è dimostrato vincente , superando la veccia regola che vorrebbe i serial composti di episodi tutti uguali uno all’altro. Ma a volte occorre spingersi un po’ più in là. Così è stato nella mia esperienza con il thriller, che data già da qualche anno ma che si concretizza solo ora con l’uscita di “Il palazzo dalle cinque porte” nel Giallo Mondadori. Già molti sanno della mia passione per il ‘thrilling’ italiano anni 70 e gli sceneggiati di Giallo e Mistero(tra i quali ricordo soprattutto quelli scritti e adattati da Biagio proietti, amico e collega ma soprattutto Maestro) della mia adolescenza. In effetti un po’ per la rivista ‘’Confidenze’, un po’ sul Giallo (‘Donna con viso di Pantera’) in Giallo 24 mi sono cimentato in quella che è la mia versione dell’Italian Giallo. Racconti di varia lunghezza e complessità che son ostati un’ottima palestra per affrontare un filone che pur conservando la sacra regola del ritmo, della narrativa avvincente si discosta dall’azione hard core dei miei romanzi di spionaggio e d’avventura. La sfida era e riuscire a mantenere la presa al collo del lettore ma con espedienti e personaggi differenti dal solito. ‘Il palazzo dalle cinque porte’ è un romanzo di lunga gestazione, concepito quasi sette anni fa, realizzato tra il 2008 e il 2009 che vede la luce alla fine dopo una mia severa revisione in vista dell’inserimento nel Giallo. Nella prima versione èera più lungo e indulgeva in numerosi passaggi forse giustificati alla luce di un’opera da libreria ma che sarebbero risultati ridondanti nel giallo che richiede sempre una struttura agile e un ritmo veloce. Tutto questo però senza rinunciare all’atmosfera, alla suspense che sono le vere caratteristiche distintive del romanzo. C’è il mistero, il colpevole da smascherare, i delitti. Ma è nell’impianto generale che non può prescindere dall’ambientazione veneziana, dalle suggestioni esoteriche(benché mai sovrannaturali…tutto ha una spiegazione logica) che ‘Il palazzo delle cinque porte’ gioca le sue carte. Qualche parola sul protagonista che non è (almeno nelle intenzioni…mai dire mai) un eroe seriale. Ovviamente ha qualcosa di me ma non poteva essere troppo simile al professionista, come altri miei protagonisti d’azione. Per dirla tutta nei thriller che ho scritto sino a ora ho sempre avuto protagoniste femminili ma, dovendo affrontare un romanzo, anche piuttosto corposo, mi sono trovato più a mio agio con un carattere maschile. Sebastiano ‘Bas’ Salieri è, fondamentalmente, uno studioso, un uomo di spettacolo, ma anche uno smascheratore di falsi maghi. Se l’aspetto e i modi sono( concedetemelo) un po’ ispirati ad Arsène Lupin e c’è in lui una vena nascosta di violenza. In tutta la storia affiorano ricordi di guerre in paesi lontani, esperienze violente. Non è un mercenario o un eroe hard-boiled però s’intuisce (qui sta il trucco) un uomo che alle spalle ha un vissuto non certo facile. Non mi sono mai piaciute le formule del ‘poveraccio trascinato suo malgrado in un incubo da cui emerge dotato di improvvise capacità di sopravvivenza’. Alla fine l’eroe improbabile non fa per me. Bas Salieri è un uomo di cultura, un bon vivant esattamente come il professionista. Semplicemente la vita che si è scelto(quella attuale perché dal suo passato emergono anche ricordi di azione e violenza) lo porta ad agire in maniera più sottile. Di certo non è passivo di fronte al complotto che lo aspetta a Venezia. Il resto lo scoprirete leggendo il romanzo ma forse è sufficiente notare il piglio con cui affronta le situazioni, l’energia con cui scavalca quel muro di cinta quando pensa che la sua amica stia correndo un pericolo mortale per sgombrare il campo dall’idea che sia un poveretto trascinato in un gioco più grande di lui. Per qui, signori, il giocoè estremante pericoloso.

Posted in editoria, novità Il Professionista | Tagged , , | 12 Comments

IL PROFESSIONISTA SFIDA LA CRISI

IL PROFESSIONISTA CONTRO LA CRISI
Il Professionista affronta la Crisi. Spavaldo e strafottente, come al solito. Vincerà? Difficile dirlo perché se ci guardiamo in giro, non solo nell’editoria, non ci sono segnali che lascino sperare in riprese rapide e tali da rovesciare trend negativi. Poi ci sono altri fattori: come è gestito ‘in generale’ il mercato editoriale, l’innegabile fatto che si legge poco e soprattutto le generazioni più giovani , che poi dovrebbero essere quelle più interessate alle storie d’azione, trovano in altri media il divertimento che noi, che abbiamo i capelli bianchi(o non li abbiamo più) cercavamo avidamente nella lettura di romanzi e fumetti. Malgrado ciò, con qualche sacrificio ma con molte soddisfazioni, il prof continua a vivere le sue avventure. Il Prof Story ha superato anche la prova dell’inserimento di Lacrime di Drago che era un romanzo ‘apparentemente’ fuori serie ma che è piaciuto a tutti, soprattutto perché preceduto da la Triade di Shanghai che si è rivelato il romanzo di miglior gradimento dell’ultimo periodo secondo i giudizi raccolti un po’ su tutte le piattaforme. Doppia soddisfazione perché era un libro a cui tenevo ma aveva, nello schema narrativo, qualche libertà in più rispetto alle avventure classiche. Ragione per sottintendere che ormai il serial che propone episodi sempre uguali a se stessi sta lasciando spazio a nuove formule. Ovviamente il ritmo, il mondo del Prof, la cadenza delle storie resta fedele al gusto del pubblico, ma qualche piccola sorpresa dovrete sempre aspettarvela. Per esempio. A marzo leggerete Operazione White Tiger che è una classica spy del prof ma raccontata in prima persona. La ragione sta nel coinvolgimento emotivo del protagonista. C’è l’Africa, Gangland, poi Praga e il Laos visti in maniera mi auguro originale. Un romanzo serrato e pieno di fatti ma, forse proprio perché così denso , venuto con qualche pagina in meno del solito. Che fare? Allungare il brodo? Assolutamente no. Ci ho aggiunto un racconto lungo con Antonia e la Bimba, insieme a Cracovia in un episodio di sutura che spiega anche certe evoluzioni dei rapporti trai personaggi della serie. Poi altre novità. Nel profstory07 ci sarà un inedito che parla di una situazione che sui giornali oggi ma che, trasfigurata e trasportata in un altro paese si svolge nel 1998 e ci mostrerà anche qualche brandello inedito di Chance. Poi la riproposto della serie segue un piccolo cambiamento anticipando Missioni non autorizzate che era un episodio a sé e da lunghissimo tempo non riproposto, mentre ritroveremo successivamente Il grande colpo del Marsigliese e Marea Rossa sempre accompagnati da inediti. Però quest’anno ci saranno tre professionisti nuovi in collana. Uno a luglio, Colpo su Colpo, e qui altra piccola sorpresa perché ritroveremo un frammento della vita di Chance di cui nessuno sapeva. Una missione in Iraq nel 2007 che si collega a una moderna missione tra Budapest, Berlino e il sultanato di Sabah. E, a novembre, con un altro inedito una nuova sorpresa. Di che si tratta’ diciamo che questo terzo numero aggiunto avrà una ambientazione nuova e originale che tornerà periodicamente. Un regalo per tutti coloro che amano illato più avventuroso ed esotico del Prof. D’accordo il momento è difficile. Leggere e sognare ci aiuterà.

Posted in editoria, novità Il Professionista, Parola del Professionista | 11 Comments

DI COSA PARLA DAVVERO IL PROFESSIONISTA?

blogprogdomenica
È una domanda che, di tanto in tanto mi pongo anche io, qualche volta sollecitato dai lettori, quelli più recenti almeno, che si accorgono che Il Professionista non è un serial costruito esattamente secondo le regole. O, almeno, le regole di una volta che imponeva nei romanzi economici quanto in Tv la ripetizione come ricetta fondamentale per la fidelizzazione e il successo prolungato nel tempo. Concetti questi giustissimi ma che, forse, sono superati dai tempi o, magari, richiedono qualche revisione . fermo restando che le storie devono rimanere avvincenti e ben scritte, che il protagonista con il suo carattere e la sua ‘leggenda’(ossia quell’insieme di elementi che ritornano ma anche l’atmosfera generale) devono essere sempre presenti, oggi una ripetizione troppo meccanica degli schemi narrativi, la presenza continua di comprimari e avversari(anche molto amati dal pubblico) rischiano a lungo andare di diventare un elemento di debolezza invece che di forza. Il famoso detto secondo il quale leggendo8o guardando ) un serial il lettore deve indossare una scarpa comica trovare elementi a lui noti che in qualche modo lo guidino, resta valido ma solo in parte. Con la varietà e l’originalità dei serial presenti sul mercato (sto pensando un po’ alla tv ma questa si riflette sicuramente sul prodotto cartaceo) è necessario trovare qualcosa che stupisca il lettore ogni volta. Che lo faccia pensare, che lo abitui alla sorpresa. Come diceva Johnnie To… expect the unespceted. Io credo che il segreto sia proprio quello di non lasciare mai adagiare l’aspettativa del pubblico, dargli sempre quel piccolo fremito che lo costringa a domandarsi se quel personaggio o quell’altro arriveranno al termine della vicenda. Se la sopravvivenza del protagonista fa parte di un patto implicito tra autore e lettore, tutto il resto è valido. Come diceva un vecchio slogan della collana. Una sola regola, nessuna regola. In questo senso il Professionista è sempre stato così dal principio. Io stesso amavo e ancora coltivo un gran numero di generi avventurosi che mi piacciono, mi appassionano, mi spingerebbero a scrivere una storia per ognuno. Posso, senza false modestie , affermare che in tanti anni di carriera ho approfondito le meccaniche di moltissimi generi e da questi elementi di base mi è facile cucinare piatti che amalgamino un po’ dell’uno ,un po’ dell’altro. Arriviamo a parlare della commistione dei generiche è un argomento detestato o osannato da lettori e critici a seconda del grado di conservatorismo della propria visione. Ovviamente il Professionista è un serial moderno, basato sull’azione e sul ritmo e su questo non ci piove, come resta intoccabile la fisicità, la realtà del nostro mondo. Se anche potrebbe essere divertente leggere un racconto del professionista contro Dracula, credo che peri lettori abituali della collana sarebbe davvero troppo. Meglio forse cercare trasversalmente qualche alternativa all’abituale schema della ‘missione impossibile’ dello spionaggio avventuroso. Fa la sua comparsa allora l’hard-boiled, la storia di malavita, la ricerca di un tesoro, una vendetta. Così come, saltuariamente è abbastanza divertente vedere le meccaniche della serie applicate a un’epoca leggermente differente come è capitato con gli episodi delle brigate del Tigre. Ahimè, non è più tempo di western, ma, se ci guardiamo bene, ci sono dei meccanismi narrativi, delle atmosfere e delle ambientazioni che permettono tranquillamente di spostare Chance in uno scenario che ci ricorda qualcos’altro, un universo avventuroso che pure abbiamo amato. Storie di guerra, di avventura, di intrigo che ci sono piaciute e che è possibile inserire nella serie con qualche piccolo accorgimento in modo di coglierne il sapore. E non è neppure neanche detto che il protagonista debba per forza essere sempre in scena. A volta8e qui il lettore più acuto è sfidato a comprenderlo) cambia pelle, anche se rimane lui. Un po’ come accadeva a un altro grande eroe seriale, Arsene Lupin, negli episodi dell’Agenzia Barnett. Alla fine è così difficile pensare che Angelo Castiglione ( protagonista di Lacrime di Drago) sia così differente da Chance. È vero, alcune caratteristiche comportamentali differiscono. Angelo è, in qualche modo , più ‘serio’ del professionista ma, alla resa dei conti, nel momento dell’azione quando delle decisioni importanti i due si ritrovano simili e il lettore coglie quel fil rouge tra le due vicende. Per me è stata una grandissima soddisfazione in primo luogo che La Triade di Shanghai con il suo schema narrativo un po’ differente dal solito abbia incontrato il favore dei lettori, ma che anche Lacrime di Drago si sia rivelata una riproposta vincente in grado di soddisfare la sete di avventure degli abituali fan del Prof. Cosa ci aspetta? Una serie di avventure forse più tradizionali ma ciascuna con particolarità che la rendono unica. Operazione White Tiger, in edicola a marzo, è nuovamente una avventura in prima persona, rapida, piena di avvenimenti visti attraverso gli occhi di Chance, un espediente che mi permette alcune considerazioni più mie. L’accompagnerà invece un racconto in terza persona in cui Chance non c’è fisicamente ma è sempre incombente. Finalmente vedrete la Bimba e Antonia in azione insieme. Un affare di donne, appunto. E poi Colpo su colpo riallaccia fili con la continuity legata al progetto Loki, alla DSE ma è al tempo stesso un caper, una stria di un colpo ingegnoso, ma anche un’inedita rivelazione della partecipazione del prof al conflitto in Iraq e una girandola di avventure da Budapest a belino sino al sultanato di Sabah. Insomma preparatevi a qualche bel giro di giostra con molte sorprese.

Posted in editoria, novità Il Professionista, obiettivo su, Parola del Professionista | 4 Comments

IL PROFESSIONISTA STORY 06.UN VOLUME DA LEGGENDA

promo blog
Con gennaio arriva puntualissimo IL PROFESSIONISTA STORY06 che mi auguro rappresenti una gradita sorpresa per molti lettori. È un numero speciale di più di 400 pagine come al solito ma diviso in maniera differente. È la dimostrazione del successo dell’iniziativa di questa ristampa e anche (con mio grande piacere) della buona risposta a stimoli che non ripropongano sempre e solo la medesima formula nella serie. Questo per me che scrivo e rivedo le storie del Professionista è molto importante. Quest’anno avremo tre nuovi titoli in collana(uno in più quindi) e le ristampe procedono. La serie , tuttavia, ha subito una sorta di reboot generato dall’inserimento degli inediti. Non solo con le avventure del Bisnonno di Chance delle quali leggerete in futuro un ultimo definitivo capitolo, ma anche delle storie che si inseriscono nella prima serie e che, un po’, ne modificano la continuity. La lotta contro i Lupi Mannari per esempio… ma di questo parleremo in seguito.
In questo volume c’è un aggancio chiarissimo all’ultimo episodio della serie regolare, ‘La Triade di Shanghai’, anche se il romanzo qui riproposto risale al 1994 ed era ormai introvabile. Un romanzo firmato Stefano Di Marino e scritto quando ancora il Professionista era solo un progetto. Ma negli anni e in particolare nell’ultimo episodio la storia di Chance si è intrecciata saldamente con quella della mafia corsa. Con la famiglia Castiglione e con Sandra in particolare. Quando scrissi ‘La Triade’ avevo qualche perplessità, era un episodio un po’ diverso dagli altri ma… come speravo(anzi più di quanto avessi sperato) la storia è risultata una di quelle di maggior gradimento degli ultimi tempi. Perciò è nato questo volume. Se Sandra ha conquistato molti lettori , restava il fatto che Pascal le Diable il killer dell’Unione Corsa che aveva sterminato la sua famiglia era rimasto a piede libero. E se c’è una regola nei romanzi d’avventura è che i cattivi ‘memorabili’ tornano sempre a farsi vedere. È ciò che accade nel racconto intitolato ‘Braccato’ che fa da trait d’union tra ‘La Triade’ e ‘Lacrime di Drago’. È venuto il momento che Sandra apprenda la storia della sua famiglia, dei suoi genitori, di Angelo in particolare che, caratterialmente, ha qualcosa di Chance, del nonno Santo, della zia Lisa Kim. E così affrontiamo con lo stesso ritmo, la passione per l’oriente, l’intrigo e l’azione, un romanzo che, con un po’ di lungimiranza da parte dell’ufficio stampa di allora poteva diventare una sorta di ‘Padrino’. Ambizioso progetto? Giudicate voi, seguite una storia che procede vigorosamente e violentemente per quasi quarant’anni nei meandri della malavita, dei servizi segreti, dagli scioperi a Marsiglia nel ’48, alle riunioni di mafia in Sicilia negli anni ’50, rivivete i tempi dell’operazione Phoenix, dell’esecuzione del Boss Anastasia, la guerra del Vietnam, gli incantamenti di Saigon e la guerra dei montagnard del generale Khun Sa. Sono fiero di aver scritto questo libro e di averlo inserito nella mitologia del Professionista che è figlio in tutto e per tutto dello spirito con cui lo scritti. Ci troverete tutte le mie passioni e ossessioni. Benvenuti nel mio mondo.

Posted in editoria | 6 Comments

L’ORCHIDEA ROSSA- LA VERA STORIA DI STEPHEN GUNN

promo orchidea blog

Sono un narratore. Da sempre.
Non scrittore, parola che evoca ambizioni d’auteur, critici paludati e recensioni, premi letterari e tutto un universo estraneo alla mia passione. Questa, benché compulsiva e precoce, ha sempre avuto la sua sorgente nella fantasia, nel racconto di vicende, avventure, in parte vere e in parte sognate.
Narratore, quindi. Un cantastorie, se volete, vicino ai suoi personaggi e alle loro peripezie ma distante quel che basta per non confondersi con loro.
Pallido, mentre loro s’abbronzano al sole delle passioni.
È ciò che ho sempre desiderato essere e che sarò sino alla fine.
Vocazione familiare?
Non lo so. Nonno Mario, di Bologna, era uno scultore. Nonno Giu, del ramo genovese della famiglia, era, come si diceva un tempo, “maestro di musica”.
Mai saputo disegnare e quanto alla musica… be’, manco a tenere il tempo ero capace.
Creare, forse, è un pane che ho mangiato la mattina con il latte sin da piccolo. Chissà…
Non ricordo un periodo della mia vita in cui non ho pensato a una storia da raccontare.
Una passione giovanile alimentata dalla lettura di ogni libro mi capitasse a tiro, da centinaia di film visti e rivisti, avventure rivissute con la fantasia nei giorni successivi, persino in lunghe divagazioni a occhi aperti.
“Mamma, posso parlare da solo?” chiedevo. E di fronte a perplesse rassicurazioni dei miei genitori che mi era consentito di tutto purché non dessi fastidio, sui sentieri di montagna cominciavo a narrare per un pubblico che esisteva solo dentro di me.
Una platea esigente, attenta ma inflessibile. Richiedeva sempre nuove emozioni, peripezie, intrecci…
Non vita vissuta, perché raccontare un’avventura invoca sempre il ricorso alla fantasia. Questa è una forza che trasforma, distorce, ci aiuta a materializzare un mondo, a volte selvaggio, ma sostenuto da un ordine, assente ahimé, nella vita vera.
E la straripante necessità di inanellare una vicenda all’altra si sviluppava assieme alla convinzione che quell’universo di misteri e di ardimenti andasse ricercato e un po’ sperimentato.
Così gli sport da combattimento, la vela, le ascensioni in roccia ma anche i viaggi, la passione per la fotografia, la curiosità per luoghi e persone distanti dalla mia quotidianità sono entrati a far parte della mia formazione di narratore.
Tutto sempre, rigorosamente, filtrato dall’immaginazione.

Nelle mie scorribande alla ricerca di leggende e fatti strani mi avventurai, ovviamente, anche nella storia della mia famiglia. Fu una volta, al ritorno da una forsennata battaglia tra Tigrotti e Siphay avvenuta nella cornice – per la verità non troppo esotica – di una rotonda sul porto di Genova, che sentii parlare di un mio progenitore.
Si chiamava come me, Stefano Di Marino, e già questo mi colpì. Era vissuto a cavallo della metà del diciannovesimo secolo, ma nessuno ne parlava volentieri.
Molti negavano persino di averne mai udito il nome, altri borbottavano qualcosa. Una zia suora al solo sentirlo nominare agitava la mano di fronte a sé producendo uno strano verso con le labbra. Forse un anatema.
La fantasia s’accese e all’incauto zio che aveva menzionato il misterioso avo strappai scarni ma intriganti brandelli di notizie.
Si diceva che questo Stefano Di Marino fosse stato un poco di buono, un contrabbandiere, uno che frequentava donne di malaffare e bazzicava certi localacci del porto. S’era guadagnato il soprannome di “La Pistola”, bravata di cui andava fiero.
Giravano anche altre voci, ma nulla di sicuro. Una donna, il coinvolgimento politico con i moti del ‘48… Di più non si sapeva, a parte il fatto che, dall’Italia, se n’era dovuto andare, braccato da sicari austriaci.
Prima si era rifugiato in America, poi erano giunte sue notizie dall’Estremo Oriente.
Siccome l’inglese doveva averlo masticato poco e male, s’era scelto un nuovo nome, ma aveva commesso un errore. Così Stefano Di Marino, detto “La Pistola” era diventato Stephen Gunn.
Quella “n” in più me lo rese ancor più simpatico. Aggiungeva al personaggio quel poco di spavalda cialtroneria che s’adattava all’immagine che me n’ero fatto.
E poi Ben Gunn era il marinaio abbandonato dai pirati sull’isola deserta, uno dei miei eroi di sempre.

Rimase in un luogo segreto della mente, con tanti altri spunti in attesa di riemergere. Nel frattempo avevo realizzato il mio sogno.
Ero diventato un narratore professionista.
Quando un editore mi chiese di creare un eroe per una serie d’avventure spionistiche ma di firmarlo con uno pseudonimo “americano”, ripescai dal Baule delle Emozioni a Riposo quel nome ardimentoso.
Oggi i romanzi di Stephen Gunn hanno superato il decennio di vita. La serie principale conta più di ventisette episodi e il mio personaggio fa capolino anche in una collana di eleganti ristampe.
Di tutti i miei lavori è forse quello di cui vado più fiero.

Ma il tempo trascorre, non si ferma. Il ramo genovese della mia famiglia si è praticamente estinto. Qualche tempo fa l’agente immobiliare cui avevo affidato la questione mi avvertì che la vecchia casa di via Rivoli, poco distante da quella gloriosa rotonda, era stata venduta. A me toccava un ultimo sopralluogo per sgombrare l’abitazione da mobilio e vecchie carte di nessun valore per i nuovi proprietari.
Una strana emozione. Tornare in quell’appartamento fuori moda, un po’ buio, che negli anni avevo visitato senza più grande attenzione. Ora, in quell’ultima notte, fui assalito da un’inarginabile ondata di ricordi.
Il pianoforte con cui il Nonno impartiva lezioni, la centenaria poltrona imbottita di cuoio, tutta squarciata ma che – in epoche per me lontanissime e vicine al tempo stesso – era stata cavallo, bastione, trincea.
Persino il vetusto orologio a pendolo, muto oramai, rievocava emozioni, paure di quando mi nascondevo sotto le coperte perché, di notte, venivano le streghe…
Ma le ombre, le avventure terribili e meravigliose, io le avevo viste davvero.
Così, incapace di dormire, cominciai a rovistare tra i cassetti. Ammassavo vecchi spartiti di musica, raccolte impolverate della Domenica del Corriere, della Settimana Enigmistica, edizioni Salgariane illustriate, racconti della Primula Rossa… persino una decina di numeri di un fumetto western che non poteva esser stato altro che mio.
E in fondo a tutto…
Vecchi quaderni, di grande formato, simili a registri di bordo. Una scrittura incerta che mescolava italiano e un inglese poco corretto.
Frasi arcaiche, ma nomi conosciuti. Almeno per me. A-Magau… Melaka, le isole Banda, paradiso delle spezie…E un nome ricorrente.
Orchidea Rossa.
Preso da una frenesia spostai il malloppo su un tavolo, accesi la luce, infilai gli occhiali.
Ci voleva un sigaro e un bicchiere di vodka. Avevo trovato il mio tesoro. Sì, proprio il diario di Stephen Gunn, il racconto di un’avventura. Forse vero, forse condito con molte fantasie.
Alla fine quello scellerato che frequentava i porti e sfoderava la pistola con tanta facilità aveva sentito la necessità di affidare a qualcuno – una donna immaginai, spiccando un balzo d’irrefrenabile fantasia- i suoi ricordi. La sua era una storia da non dimenticare. Cominciai a leggere con un nodo in gola. Perché avevo trovato il messaggio nella bottiglia di quel naufrago di cento tempeste e il suo tesoro stava per diventare mio…Giurai a me stesso di farne buon uso.
Su IBS

http://www.ibs.it/code/9788897125143/di-marino-stefano/amori-e-crudelt-a-dell-orchidea.html

Posted in editoria | 9 Comments