Sulla pista dei veleni, delle armi e dei soldi


L’idea per un romanzo d’avventura può venire dal nulla. Pura fantasia. O forse una delle classiche trame che con qualche adattamento si possono riciclare in ogni occasione. Oppure venire da una ricerca giornalistica. O magari da tutte queste cose insieme e cucinate in modo da far perdere al lettore la cognizione di ciò che è vero e ciò che è fantasia. La fiction, in poche parole è esattamente questo. Nel caso di IL PROFESSIONISTA NON è MORTO è successo esattamente questo. Volevo una storia internazionale, piena d’azione adrenalinica, con qualche scena degna di Mission Impossibile o dei migliori Bond, in tono con il classico Professionista insomma. Eppure c’era qualcosa che mi ronzava nel cervello. Un’idea che avrei voluto proporre a una celebre collana di econoir se… scrivere di spionaggio non mi avesse fatto etichettare probabilmente come ‘politicamente scorretto’. Molte parole per nulla. Ma io in quella storia di navi di veleni, lasciate a marcire nei nostri mari e infiltrandosi sotto la ‘nostra’ pelle mentre altri si arricchiscono proprio dalla mia testa non se ne voleva andare. Nel frattempo ho tradotto un grande romanzo di Brent Ghelfi (Volk :The Burning Lake) sulle discariche abusive in Russia nelle quali con la complicità di autorità statali, servizi segreti e gruppi criminali vengono occultati carichi di scorie nucleari delle centrali europee , francesi in particolare, considerate ‘pulite’ e sicure. Ma la mia indagine seguendo le tracce lasciate dai redattori do Counterpounch mi hanno portato a ripescare ritrovamenti nei nostri mari nel 2010. Navi affondate appositamente con tanto di assicurazione pagata, per lasciare sui nostri fondali mediterranei fusti di materiali tossici. Operazioni che non potrebbero essere realizzate senza la connivenza di governi, servizi segreti, di vigilanza e gruppi criminali incaricati di ‘fare il lavoro sporco’. Un poco come negli anni ‘90 avveniva in Africa, continente desolato, dilaniato da mille guerriglie, da sempre derubato e diventato pattumiera per il ricco occidente. Magari in cambio di armi, fabbricate proprio in Europa. Ma le grandi società di assicurazione hanno sede nel nord Europa. Pagano senza fiatare. Qualcosa, forse, non funziona. Esattamente come in alcuni casi sembra che certe città del nostro sud siano improvvisamente inondate da maree di rifiuti dati alle fiamme. Non si tratta solo di casualità, di imperizia o incapacità. A volte sembra, almeno alla mente del narratore, che dietro tutto questo ci sia un giro di affari. E la spy story per quanto avventurosa non può esimersi dal confrontarsi con queste tracce che incrociano scandali politici, regolamenti di conti, delitti apparentemente inspiegabili e, qualche volta, portano in primo piano la cattura di qualche criminale di guerra ricercato da decenni. E se fosse tutto collegato? La storia che vi racconto è fiction. Come si diceva una volta ‘ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale’. Ovvio. Ma anche dietro alla fantasia più sfrenata, alle azioni spettacolari create per pompare adrenalina, c’è una ricerca. Parola del Professionista.

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Spasmi di paura


Da molti considerato il capolavoro di Lenzi, Spasmo (1974) è una vicenda in bilico tra il thrilling e la follia –horror. La vicenda non assomiglia a nessun altra del thrilling. Se pure di fondo c’è un intreccio che parrebbe ispirato a una vicenda di vendette familiari e lotte per il controllo di una eredità, la storia è molto più complessa. C’è un chiaro omaggio al cinema suspense anglosassone ma realizzato con una mano tipicamente italiana. Volti dal passato, intrecci familiari, un fratello diabolico(con il viso di Ivan Rassmov vorrei vedere) ma anche cadaveri che scompaiono, sinistri figuri e belle fanciulle(fantastici gli occhi verdi di Suzy Kendall, bella come sempre) si vanno a inserire in una sottotrama inquietante a base di manichini ‘massacrati’ che poi si riveleranno la chiave per comprendere il complicato giallo.

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CADAVERI E PROVE SEPOLTI NELLA SABBIA


Chi ricorda la Somalia, l’Eritrea e l’Etiopia? Luoghi ai confini del mondo, nomi su una carta geografica. Evocano distese desolate con crepe profonde nel terreno arido, martellate dal sole. Di certo Chance Renard di ritorno a marzo con ‘Il Professionista non è morto’- un ’avventura classica internazionale piena d’azione, ambientazioni variate e quel ritmo che in una fiction non deve mancare – se ne rammenta. In questa storia che è al tempo stesso un nuovo episodio della saga ma anche un reboot per chi non conoscesse il personaggio, ritroviamo Chance dopo quel famoso colpo esploso da Mimy Oshima in una base siberiana. Il Professionista non è morto? Certo che no. Ritorna con amici e nemici vecchi e nuovi tra Stoccolma, Belgrado e il paese della Montagna Nera a investigare su un traffico straordinariamente attuale. Parliamo di ecomafia, di smaltimento di rifiuti tossici, di traffici d’armi ma anche di omicidi eccellenti, legami con la politica e assicurazioni miliardarie stipulate in paesi del nord. Ma che c’entra lo scenario africano? C’entra eccome. Perché nel 1994 forse voi non avevate mai sentito parlare del Professionista, ma Chance Renard imbracciava le armi con i colori della Legione da più di dieci anni. E così un giorno del 1994 fu inviato per una missione’ non riconosciuta’ da Djibuti oltre il confine etiope. Immaginate lo scenario. Nel 1994 la vicina Somalia aveva visto finire in cenere i cosiddetti progetti di’ guerra umanitaria’. Dopo la caduta di Siad Barre, dittatore che con il Belpaese di affari ne faceva eccome, la Somalia era diventata territorio di signori della guerra. Carestie, traffico di armi e di ogni altra merce proibiti oltre che di esseri umani, droga, e rifiuti tossici provenienti dall’occidente. Black Hawk Down, fine di Restore Hope, fuga indecorosa del contingente ONU e americano. Il regno delle corti islamiche e degli Shuftà. Tra Eritrea e Etiopia finalmente terminava la guerra di secessione. L’eritreo Menghitsu ritira le sue truppe ma lascia un paese desertico in mano alle bande di shuftà armati con un eterogeneo arsenale proveniente dai paesi dell’ex blocco sovietico quanto dalle fabbriche dei quell’occidente ricco che fa affari con chiunque. Affari, certo. Trame nascoste tra i ‘flash’ dei servizi, tra le comunicazioni della politica, tra i viaggi apparentemente umanitari. E ci sono coraggiosi giornalisti e ufficiali delle forze dell’ordine che seguono queste piste portando a volte alla luce oscure verità. Una verità che emerge dalle acque avvelenate al largo della costa italiana e sembrerebbe lontanissima da questo panorama africano. Eppure c’è un filo rosso che molti credono legare tutto. Il giornalista Michael Leonardi, che lavora per la rivista on line Counterpunch (il cui pezzo si può recuperare anche su ‘Internazionale’ dell’anno scorso) riferisce che molti credono che l’omicidio di Ilaria Alpi e del suo cameraman Miran Hrovatin avvenuto il 20 marzo 1994 vicino a Mogadiscio sia legato alla morte del capitano Natale de Grazia, deceduto ufficialmente per un arresto cardiaco, nel 1995 pochi giorni prima di presentare i risultati della sua inchiesta sulle ‘navi dei veleni’ rinvenute al largo delle coste italiane. Sempre secondo Leonardi la voce, non confermata dall’inchiesta chiusa nel 2006, sarebbe che questi omicidi sarebbero avvenuti in seguito alla scoperta di contatti tra signori della guerra africani , servizi europei e politici di paesi del Sud Europa per lo smaltimento di rifiuti tossici in Africa in cambio di armi provenienti da arsenali NATO. Si saprà mai la verità? Come sempre le avventure del Professionista sono frutto di fantasia ma nascono da ricerche nella cronaca ‘ reale’. Niente contatti privilegiati con i servizi, basta leggere attentamente la stampa e magari trarre qualche conclusione che poi si sviluppa in una storia. Ma cosa c’entrano i rifiuti tossici sepolti nei deserti africani con i relitti contenenti fusti di materiale radioattivo nel Mediterraneo? Perché queste piste portano ad assicurazioni legate a organizzazione internazionali invisibili che hanno sostituito i classici servizi segreti? C’è una sottilissima pista che ancora emerge dalla stampa, dai rapporti, che ci induce a porci delle domande. Di certo il giovane Chance Renard con il suo commando di legionari, quel giorno dell’autunno del 1994, si inoltrò nel territorio etiope per recuperare una giornalista e il suo cameraman che avevano visto troppo. Una missione lontana nel tempo che tornerà a riemergere oggi rivelando ogni mistero in un’avventura – perché alla fine di questo si tratta – in cui si mescolano tradimenti, intrighi, sesso e bocche da fuoco. Continuate a seguire questo blog, scoprirete cose interessanti. Parola del Professionista.

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CERCHI CONCENTRICI DI PAURA


Quello del collegio femminile visto come punto di partenza per nequizie di ricchi borghesi alla ricerca di ‘carne fresca’è un piccolo e fortunato sottofilone. Ne fa parte Enigma rosso diretto da Alberto Negrin. Questi fu chiamato alla regia dalla produzione per un film forse concepito per Dallamano che figura nella lunga (troppo per dar luogo a un film veramente riuscito) lista degli autori in seguito a un successo televisivo. Lo sceneggiato era Lungo il fiume sull’acqua… adattato da un tele play di Francis Durbridge (novelizzato e pubblicato in Italia da Longanesi)che per il nostro paese era stato adattato dal maestro Biagio Proietti. Lo sceneggiato fu un successo clamoroso di suspense tanto da generare sui giornali una sorta di toto assassino , lanciando la formula de’ il meno sospettato è il colpevole’. In breve Negrin al progetto del film che gli fu proposto non credeva moltissimo e forse con qualche ragione. Storia prodotta per sfruttare un filone ha tutti gli elementi del sottogenere con una trovata di sceneggiatura e qualche buco (principalmente nella scoperta del colpevole che si fa incastrare da un sotterfugio chiaramente insostenibile in aula. Ma ci sono buone sequenze di doccia nel collegio, molti nudi frontali che allora si sprecavano e un Jack Taylor, attore feticcio di Franco, qui particolarmente aderente alla parte. Il titolo di lavorazione Cerchi concentraci di paura era decisamente accattivante.

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One Nite in Gangland


Può capitare di ritrovarsi alle quattro del mattino sulla via di casa, con un sigaraccio in bocca, la testa piena di pensieri, alcuni piacevoli, altri no. Fa freddo a Gangland la notte, anche quando si esce da un abbraccio caldo. Alla fine è sempre così. E mentre il mondo sembra impazzito, strangolato dal gelo, dalle restrizioni economiche, di ministri che ti chiedono sacrifici e ti rampognano anche invocando una mobilità del mercato del lavoro peri giovani sapendo che alternative adesso non ce ne sono, arrivano alla mente notizie lontane che ti si aggrovigliano in testa formando un puzzle demoniaco. La Russia chiude i rubinetti del gas e minaccia di lasciarci al gelo. E nello stesso tempo ci impone di guardare senza intervenire i morti massacrati nelle strade di Damasco, i reattori nucleari in Iran. E, nello stesso momento la polizia, la ‘nostra’, avvia un’operazione senza precedenti che segue un periodo di tumulti di cui sembra che nessuno si sia accorto. In effetti da mesi bande di giovani latinos si affrontano cin città seguendo sanguinosi rituali di vendetta e ritorsione. Latin Kings, MS13, New York, Trebol(il trifoglio) e spuntano persino i colori dei Blood, leggendaria banda del south central di L.A.. prima a Genova e adesso anche a Milano. Originariamente immigrati con facilitazioni per la preoccupazione che nei bassi genovesi ci fossero troppi nordafricani musulmani. Ora arrivano richiamati dai social network, con la scusa di avvicinarsi alle famiglie che sono qui da generazioni e lavoravano veramente. Quegli impieghi che i ragazzi milanesi non vogliono più fare. Lavori pesanti, umili e malpagati. Ma neanche loro, i giovani latinos con la testa piena di musica, di coca di rituali e codici d’onore lo vogliono. Si sentono a disagio in una città che si contendono con altre bande. Una città dove i ‘massaggi cinesi’ spuntano come funghi con lavoranti costrette alle undici di sera a fare da richiamo in minigonna davanti agli ingressi. Forse non solo per un massaggio. Una città multietnica che non può rifiutare chi arriva dall’esterno ma non può neanche ipocritamente far finta che siano tutti uguali dei poverini. E del pugile ucraino che massacrò una filippina in preda a un attacco di follia e adesso è fuori, che mi dite, voi bravi autori del noir ‘politicamente corretto’? Dei campi nomadi dove si vive in scatole di cartone e poi ci si lamenta se dentro ci sono stupratori e assassini? I Latin Kings intanto si affrontano a colpi di mannaia. Ma non solo a Cimiano in fondo a viale Palamanova che è periferia e,sembrava, non fregare niente a nessuno, ma anche in piazza Missori, vicino al centro dove ci sono tutti quei bei negozi che fanno i saldi? E mentre rifletto su tutto questo e la Polizia mette le manette,si scontra con i latinos, passo di fronte a un pornoshop, un angolo di strada semibuio offre riparo a un nero infreddolito che se ne sta lì con uno zainetto pieno di chissà cosa, inattesa di chissà chi. Eppure la tv continua a fare clisteri di buoni sentimenti, di programmi dove giovani deficienti piangono e s’azzuffano in una trasmissione che ormai ha più di dieci anni e , francamente, ha rotto i maroni. Andate a spalare guano, altro che posto fisso. Il serpente si morde la coda. Crea le condizioni del disagio, ci si alimenta e poi punta il dito. Una notte veramente fredda questa di Gangland.

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Assassinio per vocazione


Snobbato in altri studi su questo filone Omicidio per vocazione(noto anche come L’assassino ha le mani pulite) di Vittorio Sindoni esce nel 1968. Recentemente è uscito in un’edizione che si chiamava appunto ‘serie Z’ ma con un tono non necessariamente dispregiativo. Cinema d’intrattenimento, non particolarmente originale ma, a mio avviso, un curioso melange tra Giallo d’imitazione straniera, thrilling erotico che era ancora al di là da esplodere nel nostro paese e… dotato di una certa sua forza tutta italica. Benché ambientato in Francia respira un’atmosfera tutta italiana e anche la spietata lotta per assicurarsi l’eredità del vecchio zio non è un mistery né per svolgimento né per situazioni. Il gioco di inganni, sessualità più o meno represse(per i voyeur l’unica soddisfazione è una fugace visione della sempre splendida Femi Benussi sotto la doccia), ma anche qualche colpo di scena che se per l’occhio ormai scafato dell’esperto, non completamente imprevedibile, risulta almeno piacevole. Si respira un’atmosfera da fumetto nero che consiglia una visione. Tra gli interpreti Ernesto Colli ,caratterista attivissimo all’epoca e volto conosciuto del Thrilling a impersonare quel tocco di follia che non deve mancare in un film di questo filone.

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EMBARGO IRAN, POSTO FISSO,FINANZIAMENTI CINESI

Le esternazioni di Monti sul ‘posto fisso’ suscitano clamore. Io non l’ho mai avuto,il posto fisso. O meglio l’avevo ma non faceva per me. La mia esperienza, in ogni campo dalla vita professionale a quella sentimentale, è quella del gitano. Ci convivo e alla fine è una ‘ vita a modo mio’ come diceva Erwin Torres. Domani vedremo. Intanto guardiamoci intorno. In un clima di pessimismo e di crisi economica ‘reale’ oltre che nelle borse rispuntano separatismi e internazionali nereo comunque nazifascite(piuttosto stupefacente la senteza dell’AJA che dà ragione alla germania annullando le pretese di risarcimenti personali alle vittime del nazismo!) . E altri sollevano la cresta. L’ayatollah Khamenei, massima autorità politica e religiosa in Iran dichiara di essere fermamente deciso a portare avanti il programma nucleare del suo paese. Affermazione che abbinata al pieno sostegno di tutti coloro che combattono lo stato di Israele, qualche preoccupazione la suscita. Soprattutto perché la Russia si oppone all’embargo decretato dagli USA e dall’Occidente. Guerra fredda non immaginaria ma reale anche se ai vecchi ideologismi si sono sostituite nuove realtà politiche. Ora intendiamoci. Massimo rispetto per l’Islam come religione. Ho molti amici e conoscenti mediorientali e sono persone con cui si convive serenamente, più che con certi italiani per dirla tutta. Ma in un momento in cui l’Occidente è debole è logico che emergano pericoli e intolleranze che non possiamo e non vogliamo assecondare. E che dire della notizia dell’ultim’ora secondo cui la Cina verrebbe in soccorso delle nostre finanze malmesse? Scenari che come narratore di spionaggio non posso ignorare. E,senza tralasciare gli elementi glamour, d’azione, di esotismo che contraddistinguono le avventure del Professionista preparatevi a trovare accenni alla situazione che ci circonda, anche se in chiave spettacolarizzata. Truffe finanziarie internazionali, legami tra politica e malavita, smaltimento illegale di rifiuti tossici, centrali nucleari nascoste, il Professionista si prepara a portare un attacco massiccio sia nei volumi della serie regolare che in quelli che accompagneranno IL PROFESSIONSITA STORY, inediti ambientati nella seconda metà degli anni ’90. Missioni rimaste segrete e presto svelate per voi.Come narratore questo è il mio contributo. Un’ultima considerazione. In clima di crisi economica un bel romanzo d’intrattenimento a meno di 5 euro come Segretissimo non è una cattiva proposta, no? Parola del Professionista.

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Lo scrittore più depravato del pianeta

WOWSPAZIO FUMETTO Viale Campania 12, Milano – INGRESSOLIBERO – Info: 02.49524744
VLOODYMARY
Intervengono Paolo Di Orazio autore del volume, Stefano Di Marino scrittore, Andrea Carlo Cappi scrittore
VloodyMary è una queenjay, è la protagonista di una disturbante opera Necro-Romantica splatter burlesque, tra L World, il tenente Colombo e La Notte dei Morti Viventi. VloodyMary è una presenza performante di musica e poesia, she’s a rock deejay, she’s undead. VloodyMary è l’ultima creatura di Paolo Di Orazio, il pioniere dello splatter italiano. VloodyMary è la darkqueen che ci intratterrà con la sua LivingDead Dance Il 2012 sarà, più che mai, un anno nero. È l’anno di Diabolik ma anche l’anno dei vampiri, dei licantropi e dei morti viventi. E chi meglio di Paolo Di Orazio può analizzare il fenomeno? Dal 1986 scrive racconti e sceneggiature. Parole nere. Nerissime. Anzi rosse. Fin dai tempi delle riviste “Splatter”, “Mostri”, “Nosferatu”e “Zio Tibia”, delle quali è stato il coordinatore, l’autore di“Primi Delitti”, l’unico libro a essersi guadagnato un’interrogazione parlamentare per istigazione a delinquere, draga il territorio del racconto del terrore, dal noir all’horror, dal fumetto al romanzo al racconto. Narratore e musicista con “VloodyMary” ci propone un Iliade necrolesbo di una deejay rock in una nera giostra di licantropi, morti viventi e amori terminali che insanguinano Roma.Uno splatter burlesque che affonda i denti nelle paure inesplorate definito da Barbara Baraldi un omaggio al Grand Guignol e alla scuola degli Z movies della Troma come di Lucio Fulci, di Yuzna e di Gordon,che trae linfa da una rifondazione in chiave vintage dell’horror anni Ottanta. La presentazione del libro edito da Coniglio sarò l’occasione per discutere di libri, fumetti e musica e per scoprire, perla prima volta a Milano la Living Dead Dance di Vloody Mary. Paolo Di Orazio (Roma, 1966) è narratore, sceneggiatore,batterista. Draga da anni il territorio del racconto del terrore, dal noir all’horror, dal fumetto al romanzo al racconto. Precursore della letteratura splatter italiana ha pubblicato per Granata Press, Radio Rai, Castelvecchi, Addictions, Urania, DEd’A, Beccogiallo, Clair de Lune, «Cattivik», «Heavy Metal», ha ideato e curato il mensile a fumetti nu-horror «Shinigami» (Kawama Editoriale).

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INTERNAZIONALE NERA


Da sempre il concetto di Internazionale nera fa parte dell’immaginario spionistico. Ne scriveva Fleming in Moonracker-Il grande slam della morte ma anche Forsyth in Dossier Odessa, Andrew Kaplan pubblicò un magnifico romanzo su Menghele in Sud America intitolato L’ora degli assassini e negli anni quasi tutti gli autori di spionaggio avventuroso o più ‘realistico’ hanno toccato l’argomento. Anche il Professionista ovviamente. Ricordate i Lupi mannari, l’organizzazione neonazista che negli anni si è riorganizzata con uomini, obiettivi e soldi nuovi sino ai giorni nostri? Stringendo alleanze con la mafia russa e altri gruppi in ogni parte del mondo, dall’Asia al mondo arabo. In fin dei conti il Comitato e il Progetto Loki sono emanazioni di questa… fantasia? ma siamo davvero sicuri che , dietro, una teoria di complotto chiaramente utile per creare storie di spionaggio avvincenti, non ci sia una base molto più reale? Come sempre quando scrivo una storia di spionaggio , per quanto possa sembrare improbabile… non è mai impossibile. In particolare sul ‘pericolo nero’ sono tornato recentemente nell’inserimento di alcuni episodi inediti che leggerete nella ristampa Professionista story che riprende la saga del Prof sin da principio. In una stagione economica non facile come la nostra il negazionismo dell’olocausto, la paura xenofoba degli immigrati, certi sacrifici purtroppo irrinunciabili si sposano con argomentazioni populiste che mirano a suscitare indignazione popolare sostenendo linee alla fine irrealizzabili ma che fanno leva su comprensibili malumori popolari. Ma è meglio non farsi abbagliare dalla demagogia. Alla fine la risposta alle difficoltà, alla sensazione di timore che il cittadino prova di fronte a minacce reali o appositamente create non può e non deve essere un nuovo autoritarismo. Il Professionista a volte risponde con la violenza alla violenza perché quello è il suo mondo ma è distante da certe figure di ‘guerriero’ occidentale che si paludano di armature, a volte anche di insegne crociate, da legge dell’uomo della strada. Il Progetto Loki sembra una fantasia ma è una trasposizione di tutte quelle organizzazioni che hanno offerto e offrono tutt’ora sostegno economico e politico per ideologie aberranti che vorrebbero invocare la violenza come risposta della ‘maggioranza silenziosa’. Purtroppo, certi gruppi non sono una invenzione. In Giappone prosperano impuniti ex terroristi assolti o fuggiti dell’epoca dell’eversione nera italiana, a Londra esiste la famigerata Lega di San Giorgio che da decenni protegge e aiuta neofascisti in fuga da tutto il mondo. In Sud America, nei Balcani , nell’Europa dell’Est sorgono associazioni nazionaliste che plaudono alla strage avvenuta questa estate in Norvegia,che intessono trame tra la finanza che vorrebbe distruggere l’Eurozona, e che magari plaudirebbero a un forte ritorno della cristianità in politica. Il parere del Professionista è che non c’entri in alcun modo l’ideologia dietro tutto questo. Quella è la polvere da spargere negli occhi della manovalanza. Dietro c’è sempre un meccanismo criminale che con la malavita non esita a schierarsi per il riciclo dei rifiuti tossici, le speculazioni finanziarie che mandano in rovina anche noi,il traffico di droga, di armi, di valuta e di esseri umani. Un disegno che può essere liquidato come una teoria della cospirazione ma che alla fine è il sostrato delle drammatiche ore che stiamo vivendo. In un romanzo d’avventura può esserci la risposta. Ovviamente no. Il romanzo è sempre una trasfigurazione della realtà ma vi invito a leggere le avventure del Professionista divertendovi nell’intreccio, palpitando tra duelli e sparatorie e godendovi le belle donne, le ambientazioni esotiche. Ma ricordatevi che, sotto la crosta la spy story è sempre lo specchio della sua epoca. Appuntamento quindi con IL PROFESSIONISTA NON È MORTO, un’avventura classica con tutti gli elementi dello spionaggio d’azione, ma anche alcune allusioni a una più ampia e drammatica realtà. Il Progetto Loki, magari con un altro nome, esiste.

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IL DOLCE CORPO…


Romolo Guerrieri, fratello di Marino Girolami ha un onorata carriera da esibire. Scelse di firmarsi con il cognome della madre per distinguersi dal fratello e passò per tutti i generi del cinema italiano,western in primis. Dice di non essere stato troppo convinto del Dolce corpo di Deborah a una prima lettura della sceneggiatura ma di essersi lasciato convincere dal calibro degli interpreti. Carroll Baker, in effetti reduce del successo di ‘Baby Doll’ è in questo film forse più bella che in quasi tutti gli altri che ha girato in Italia. Jean Sorel molto ‘deloniano’ ma dotato di un suo carisma si abbina perfettamente a un grandissimo Luigi Pistilli e a quella simpatica faccia da schiaffi di George Hilton, particolarmente a suo agio nei panni del seduttore. Non dimentichiamo poi Ewelyn Stewart (Ida Galli, italianissima) che all’epoca era incinta, anche se non si vede ed è comunque bellissima. Se aggiungiamo ambientazioni lussuose in Svizzera e a Nizza il gioco è fatto. Una vicenda che stuzzicava il grande pubblico maschile e femminile come risulta abbastanza esplicitamente nella sequenza del nightclub in cui la giovane coppia di sposini passa la restata a guardare gli spogliarelli di una procace ragazzona di colore. Oggi sarebbe abbastanza impensabile proporre una sequenza del genere; ai tempi il sesso era in sé uno spettacolo, accettato anche dalle donne, almeno da quelle della borghesia che andava al cinema e nei locali notturni costosi. E tale era lo spirito del film che metteva in primo piano relazioni sentimentali, sesso e vi inseriva un pizzico di giallo che, con il trascorrere dei minuti diventava sempre più importante. Il ‘giallo-erotico’ porta la firma di Ernesto Gastaldi e ricordo altre storie scritte da questo narratore thrilling di tutto rispetto. All’inizio sembra una storia di sentimento e sesso tra rappresentanti della classe medio alta. S’inseriscono ricordi del passato, un innamorato respinto forse pazzo, un playboy ruba mogli. Ma da alcuni accenni a patrimoni e assicurazioni ci rendiamo conto che gli amplessi – castissimi secondo il metro odierno ma sufficienti a far vietare il film ai 18 allora- che qualcosa non va. Da Ginevra alla Costa azzurra la tensione cresce e alla fine c’è un doppio colpo di scena che non lascia lo spettatore insoddisfatto. Guerrieri oggi ricorda il film con piacere e fa bene. Una bella storia che, pur valendosi di set e interpreti dal nome straniero, ha un tono tutto italiano che rispecchia esattamente gli anni in cui fu girato.

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