IL PROFESSIONISTA: TUTTE LE MISSIONI DELL’ESTATE

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Come era stato annunciato tempo fa proprio da Franco Forte, direttore delle collane da edicola Mondadori, Segretissimo e le altre serie economiche da edicola hanno ripreso recentemente slancio, confermando quella che è una mia idea, supportata anche da precedenti storici. In momenti di incertezza economica, la Narrativa Popolare è una valida alternativa alla libreria o quantomeno a volumi costosi, seriosi e forse più difficilmente vendibili. Non sto facendo questioni di qualità, solo di convenienza, sottolineando che una buona storia ritmata, ben scritta e a un prezzo accessibile, d’estate soprattutto, risulta un buon compagno per le vacanze. In tale contesto Segretissimo e collane correlate questa estate propongono davvero una immersione nell’universo del Professionista giunto al suo 22° anno. Lo dico con orgoglio e con piacere perché io per primo mi diverto moltissimo a raccontare le avventure di Chance Renard, tanto che a oggi, ho già praticamente scritto tutti i volumi anche del prossimo anno. Tra ristampe, romanzi lunghi e racconti l’estate sarà piena di emozioni spionistiche. “Diverse” ci terrei a dire, anche per rispondere ad alcuni che (a volte in modo surrettizio con post vari ma che non passano inosservati) pensano che io sforni le cose un tanto al chilo, così… Prima di tutto non mi risulta che Mondadori ti pubblichi se non vendi, giusto per chiarire. Se siamo arrivati a 7 Prof tra ristampe (che hanno sempre un inedito di più di 120 pagine) e romanzi nuovi penso di essermelo guadagnato con la stima di molto lettori che è evidente e che ringrazio. A ME PIACE FARE IL MIO LAVORO. Ritengo di essere anche un conoscitore dell’argomento visto che leggo e vedo quasi tutto quello che esce, spesso in originale perché oggi la spy story internazionale è un genere piuttosto vivo ma con paginazioni spesso non inferiori alle 700 pagine che solo di diritti e traduzione (tralasciando il costo di stampa e carta) non sarebbero possibili non solo su Segretissimo che ha sempre seguito la linea del Pulp, ossia del romanzo rapido e ritmato, ma anche in libreria dove gli autori internazionali, anche i più quotati e a volte proseguiti da altri perché defunti, faticano a raggiungere dati di vendita importanti. Chiarito questo sin dal Principio il Professionista si è caratterizzato per una narrazione rapida ma non sciatta, facile da seguire e ritmata, proprio come era il format della collana. E questo è il principale motivo che ha portato negli anni alla fidelizzazione del pubblico che, però, è stato abituato sin dal principio ad aspettarsi situazioni differenti, ambientazioni curate ma diverse, trame che spaziano dall’avventura classica all’intrigo politico spionistico più aderente alla cronaca. Questo perché nel mio progetto editoriale del Professionista rientrano un po’ tutte i filoni del genere. E ciò che sarà disponibile questa estate lo dimostra. Con il Prof story 17 troviamo un romanzo breve, Masterspy, che è un omaggio a Segretissimo più classico, quello di Sam Durell e Nick Carter per intenderci, che ci porta dal Tangeri sino a una località poco nota della Romania post comunista alla ricerca di un nemico creduto morto e a un intrigo spionistico molto classico. Il grande colpo del Marsigliese è la ristampa di un lungo e complesso romanzo che al tempo stesso aveva qualcosa della verve bondiana cinematografica più tradizionale con tato di attacco a una base segreta ma teneva conto dei fatti politico bellici del 2003.Papua Nuova Guinea, San Francisco, Praga e l’Iran. Non basta c’è il ritorno del Marsigliese l’arcinemico delle prime avventure del Professionista. E, assieme a lui compaiono molti personaggi della serie, compreso quello Sniper, Russell Kane, che per un tragico caso, risulta un omaggio a un collega e amico scomparso. Ma a auglio già incombe Guerra di spie che, già dal titolo, si presenta come una spy story della guerra Fredda, diretto seguito di Sette pistole, ambientato tutto tra la Russia e le Repubbliche baltiche. Qui la trama intreccia una caccia alla talpa nei servizi segreti russi e un attentato da sventare contro Putin. Azione ma anche il caro vecchio tradecraft delle spie di un tempo. Azione e detection, trappole e sesso. Il vecchio e il nuovo, dell’universo della Russia e delle repubbliche a lei vicine. Proprio come penso debba essere la spy story. Il mese successivo si conclude (per ora) il trittico dedicato a Skorpia con una vicenda autoconclusiva dove ai grandi servizi si sostituiscono le grandi organizzazioni criminali, la Yakuza descritta con cognizione di causa e di luoghi. Un’avventura che porterà in scena anche qualche personaggio che non vedevamo da un po’, e che ci presenta un Oriente realistico ma fotografato con originalità sia nell’aspetto estetico che della sua cultura. E, alla fine, propone un gran fine di guerriglia nella giungla che accontenterà anche gli appassionati di combat. Per finire, nell’antologia Gli uomini della Legione, Sangue nel ghiaccio vede Chance correre in aiuto della Bimba, una delle comprimarie più amate della serie, intrappolata in una stazione artica assieme a tre colleghi, uno dei quali potrebbe non essere quello che dice e aveva intenti molto, molto letali. Come vedete ce n’è per tutti i gusti in fatto di intrecci e ambientazioni anche se il Prof rimane se stesso e la serie mantiene i suoi ritmi, il suo linguaggio, quegli elementi che il pubblico ha dimostrato di apprezzare. È stato difficile raccontare tutto ciò, passando da una situazione all’altra? Sì, perché anche se il lavoro piace è sempre impegnativo e richiede ricerche, invenzioni, dedizione quotidiana, capacità di cogliere spunti diversi e integrarli in uno stesso universo creativo. Il lavoro più bello che c’è.

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TUTTI I SEGRETI DELL’ESTATE DEL PROFESSIONISTA

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I segreti del Professionista per l’estate 2017. Il caso o la premeditazione? Non lo so, quando scrivo i romanzi brevi (si fa per dire sono sempre 120 pagine di storie che a volte si collegano l’una all’altra fino a formare delle vicende piuttosto lunghe) ho più o meno in testa il romanzo cui verranno abbinate nella ristampa. Cerco di evitare una contiguità dei luoghi e tengo sempre a mente che si svolgono diversi anni fa. In questo caso nel 2003. Per il Professionista Story 17, che si accompagna a una lunga estate di romanzi e racconti che verranno pubblicati sulle pagine di Segretissimo e collane collegate ( posso solo anticiparvi il nuovo ‘Guerra di spie’ in uscita a luglio nella collana regolare, ben 260 pagine di spionaggio tradizionale ma anche d’azione a seguito di ‘Sette pistole’ che si è rivelato uno degli episodi più fortunati dell’ultimo anno e il racconto ‘Sangue nel ghiaccio’ nello special Legion 3 e sì…. in agosto ‘Kill Skorpia’ nella collana regolare), è capitato che il nostro si scontri con due dei suoi avversari storici. Uno è il Marsigliese in ‘La vendetta del Marsigliese’ di cui parleremo tra poco. L’altro è Lucifer, killer appartenente alla setta dei Lupi Mannari che abbiamo conosciuto l’anno scorso in ‘Raid a Panama’ e seguito successivamente in ‘Tramonto d’Oppio’ nelle giungle birmane dove Herr Oberst aveva costruito il suo impero del terrore coltivando oppio. Un’avventura in cui Chance ha conosciuto la bella Amanda Farris che, chi mi segue in altre scorribande narrative, ricorda sicuramente nella serie Dream Force. Alla fine di questa vicenda Lucifer sembrava morire al termine di un duello alla pistola proprio in Birmania. Ma i nemici degli eroi muoiono davvero? Fa parte della convenzione narrativa e letteraria che i grandi avversari lascino dietro di sé un ‘ombra di dubbio. E così arriviamo a ‘Master spy’ Ed è proprio questa ombra che perseguita Chance indirizzandolo a Tangeri e a Ceuta sulle tracce di una possibile sopravvivenza del suo avversario. Un incipit esotico, bondiamo, ammettiamolo, per il Prof che si trova tra belle donne, squali e lottatori a dare la caccia a un fantasma tra le fatiscenti case del quartiere di Socco Chico sino a una clinica dove parrebbe che Lucifer si sia rifatto il viso e si sia ripreso dalle terribili ferite dell’ultimo scontro. Parrebbe sì, ma non ci sono prove se non una scia di morte. E questa pista lo porta in una remota località del mar nero, in una regione un tempo ricca dove il tempo sembra essersi fermato. E qui una sorpresa, uno di quei guizzi che vengono solo a chi frequenta la narrativa popolare in tutte le sue forme e sa prendere suggestioni in ogni dove e trasformarle in un universo suo. Al di là del mistero sulla sorte di Lucifer e il suo ritorno, Chance si trova invischiato in una storia particolare. Una vicenda che ha un debito con un film che vidi da bambino e che mi affascinò per il ritmo e i colpi di scena. Non vi dirò qual è. Magari qualcuno l’ha visto e troverà un fil rouge con una vicenda che poi si svolge in modo del tutto diversa in un ambiente, quello della riviera romena, con i cabaret di burlesque, le basi russe smantellate e le terme in mezzo al parco che nulla hanno in comune con l’idea ispiratrice. Qualcosa forse è rimasto, mi auguro un paio di idee interessanti che ho fatto mie, immergendole in una vicenda originale che mi sono divertito moltissimo a scrivere. E questo, come sapete, è già una garanzia per il lettore. Poi naturalmente viene la vendetta del Marsigliese, il primo grande nemico del Professionista, che non vedevamo da Il grande colpo del Marsigliese ma che resta nella mente mia e di moltissimi fan, un nemico insostituibile. Era scomparso da un po’e sembrava collaborare con ‘ i buoni’, ma… La vicenda fu scritta in un momento in cui per una serie di varie ragioni temevo di non poter più proseguire le storie del Prof. Il titolo originale che avevo pensato era Exit Wounds, ‘ferite d’uscita’ e, in qualche modo chiudeva certi fili della serie. Poi il destino ha voluto diversamente e me ne compiaccio, ma questa storia ad alto tasso spettacolare ed emotivamente coinvolgente, resta tra le mie preferite. C’era un po’ la summa delle avventure del Prof. Il tono spettacolare e un po’ jamesbondesco, ma anche un riferimento molto chiaro alla situazione di quegli anni e in particolare ai tentativi di allargare la Guerra al terrore ad altri nemici dell’America con scuse più o meno verosimili. Però c’era anche il ricordo di un mio recentissimo viaggio in Repubblica ceca che vi accompagnerà nei luoghi più suggestivi e peccaminosi di Praga. Insieme c’era anche un’idea avveniristica che non spiacerà a chi si diletta di invenzioni impossibili. E poi…naturalmente per il gran finale venivano raccolti molti personaggi che nella serie restavano dei capisaldi più qualche ospite d’onore come Russell Kane lo Sniper di Altieri che a sua volta mi ricambiò il favore in tempi recenti, mettendo in scena il Prof in un teatro di guerra nelle Filippine in cui entrambi addestravano le truppe antiterrorismo. In questo caso Kane arriva accompagnato da Ivelda, un personaggio comparso in Operazione Salamandra, fisicamente ispirato a Michaelle Yeoh. Una killer filippina di poche parole ma con la pistola estremamente facile. Su tutto ciò una trama intricata e ,mi auguro avvincente, di tradimenti e doppi giochi. Alcuni dei quali non sempre prevedibili. Buona lettura e buona estate. È solo l’inizio….

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IL THRILLER DELLA DOMENICA:THE INTERNATIONAL

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Un film illuminante sul futuro della spy-story non solo cinematografica ma anche letteraria. Se il modello è quello imposta da Ludlum sulle cospirazioni globali, lo svolgimento è moderno e variegato. Si mescolano cronaca, azione, investigazione e se alcuni scenari sembrano quasi d’obbligo (Berlino, Istanbul ) l’inserimento di una sezione italiana rientra perfettamente nelle nuove tendenze che stanno riportando (partendo da Segretissimo!) il nostro Paese al centro di intrighi credibili e avvincenti.
Una potentissima banca internazionale, la cui sede principale sede si trova in Lussemburgo presieduta del nordico Jonas Skarssen, da tempo conduce affari che insospettiscono diversi nuclei di polizia in tutto il mondo. Ne sa qualcosa l’agente Lou Salinger, trasferito all’Interpol dopo essere stato sbattuto fuori da Scotland Yard proprio per aver fallito (perdendo un testimone e tutta la sua famiglia) nel tentativo di inchiodare la banca sul suolo inglese. Salinger si trova a Berlino per coordinare assieme a un collega l’incontro con un informatore all’interno della banca. Andrè Clement, vice direttore del settore acquisizioni dell’IBBS, ha un peso sulla coscienza. La sua banca sta acquistando in massa missili a lunga gittata dai cinesi e sistemi di guida sofisticati dalle industrie dell’italiano Umberto Calvini. La trattativa però si è fermata e Clement vorrebbe parlare con l’Interpol.
Non ne ha il tempo perché il suo contatto, il collega di Salinger, viene assassinato con una puntura di curaro che gli procura un infarto fulminante e lo stesso dirigente perde la vita in un sospetto incidente di auto. Salinger, assieme alla bella Eleanor Whitman, della procura distrettuale di New York da dove è partito il caso, cerca di incastrare Skarssen per una discrepanza nella sua dichiarazione. Il fatto lo collegherebbe alla morte di Clement ma un muro di omertà e connivenze a livello politico giudiziario rischiano di bloccare alla coppia di investigatore ogni ulteriore indagine. Insistendo, Eleanor riesce a trovare un collegamento tra Clement e Calvini che, a Milano, si prepara a un comizio politico. L’industriale è destinato infatti ad assumere la guida del governo italiano.
Calvini, sinceramente amico di Clament, non ha difficoltà a rivelare a Salinger e a Eleanor parte dei retroscena della vicenda. Tutto ruota attorno all’interesse di Skarssen e della sua banca ad entrare nel giro di forniture di armi di media portata. Queste sono quelle effettivamente impiegate nella maggior parte dei conflitti. La banca ha interesse a gestire l’affare soprattutto per poter controllare il debito generato dalle guerre. Ma Calvini viene ucciso subito dopo da un sicario che una complessa trappola fa terminare sotto i proiettili di un carabiniere corrotto. Ufficialmente l’industriale politico è stato ucciso dalle Nuove Brigate Rosse, ma il suo assassino, un inafferrabile killer con una menomazione al piede, è controllato da Wilhem Wexler. Questi è il collegamento tra il sicario (colpevole anche di tutti gli altri omicidi) e Skarssen. Wexler è un vecchio agente della STASI vendutosi al capitalismo e, fondamentalmente, estraneo ai giochi di borsa della dirigenza della banca.
Skarssen e i suoi soci vorrebbero concludere l’affare lasciato in sospeso con i figli di Calvini che giudicano più malleabili. Di fatto Calvini è l’unico al mondo a costruire i sistemi di guida Vulcan per i missili destinati a siriani e iracheni. L’altro è un turco, Sunai, che però ha già venduto le contromisure agli israeliani. Se l’affare non verrà concluso entro breve tempo la banca rischia di restare insolvente. Salinger e la ragazza, malgrado le difficoltà, riescono a individuare a New York il fantomatico killer che, però,è già stato condannato dai suoi stessi mandanti perché ritenuto pericoloso. Salinger blocca il sicario al museo Guggenheim di New York ma un potente gruppo di fuoco della IBBS riduce in briciole il palazzo. Il sicario muore e l’indagine sembra arrestarsi ancora una volta. La squadra di Eleanor, però, è riuscita a bloccare Wexler e lo tiene rinchiuso all’insaputa della stessa Polizia americana. Salinger affronta la vecchia spia che, un po’ per salvarsi, un po’ per autentica avversione per i suoi datori di lavoro capitalisti, propone a Salinger un patto. Per distruggere Skarssen occorre procedere fuori dal sistema perché questo ha solo interesse a proteggere istituti come la IBBS per poter condurre affari in una zona grigia dove circolano i soldi ma gli stati non vogliono essere coinvolti. E Salinger accetta, imponendo però a Eleanor di scaricarlo e farsi indietro. Da questo momento non si tratta più di una indagine ma di una guerra personale. Per prima cosa Salinger informa i figli di Calvini sui veri mandanti della morte del padre. Come diretta conseguenza la trattativa fallisce definitivamente e i due fratelli Calvini (che scopriamo essere mafiosi fatti e finiti…con buona pace dell’immagine della classe politico industriale italiana…) eliminano un dirigente della banca. Skarssen deve fidarsi di Wexler e accettare di comprare da Sunai, imponendogli il silenzio sulla vendita dei sistemi di guida e le relative contromisure. I due si incontrano a Istanbul dove Salinger, aiutato da Wexler, dovrebbe registrare tutto. Tutto sembra procedere secondo i piani ma Wexler viene ucciso da un misterioso personaggio e le guardie del corpo del trafficante Sunai rendono impossibile la registrazione. Apparentemente l’accordo tra Skarssen e il trafficante turco sembra concluso. Salinger bracca Skarssen sui tetti di un’assolata Istanbul ma al momento di sparare, si rende conto che otterrà solo una vendetta personale. L’uomo, per quanto importante non è il sistema che continuerà a sopravvivere. Salinger esita. Il misterioso assassino che ha già eliminato Wexler invece no e uccide Skarssen. Un delitto in stile mafioso ordinato dai figli di Calvini che chiudono così la loro ‘ partita d’onore’ con la IBBS.Salinger rimane, alla fine con un pugno di mosche. I titoli di coda scorrono annunciando un cambio al vertice della banca e nuovi lucrosi affari per la medesima e tutti coloro che, nell’ombra, sono coinvolti in un traffico internazionale che non può essere fermato. Interpretato con convinzione da Clive Owen il film ripesca alcune tematiche della cospirazione provenienti dalla spy story anni ‘70 aggiornandole con un ritmo sostenuto dove ben si compensano azione violenta e intrigo.

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IL THRILLER DELLA DOMENICA:IL DIRETTORE DI NOTTE

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IL DIRETTORE DI NOTTE
Finalmente un adattamento da un romanzo di le carré che mi piace. Dopo le quantomeno deludenti prove di La Spia e Il traditore Tipo che già venivano da romanzi non esattamente riusciti, questa miniserie inglese in sei puntate da circa 50’ minuti tratta da un romanzo del 1993 ancora di buona qualità, trovo un prodotto che riesce a intrigarmi e nello stesso tempo recupera le parti migliori di le Carré. Intendiamoci, le cose migliori sono gli adattamenti della Talpa di Alfredson del 2012 e gli sceneggiati anni ’80 con Alec Guinnes. Questo nuovo prodotto, però, ha le qualità per piacermi. Intendiamoci, resto dell’idea che Le Carré abbia dato il meglio di sé nei romanzi in cui parlava di quella Guerra Fredda che aveva vissuto personalmente mentre dopo il 91 si sia trovato in un mondo nuovo in cui non si muove completamente a suo agio e nel quale si documenta, a volte con qualche luogo comune, come tutti noi altri autori di spy story. Mi è piaciuto il Direttore di notte versione BBC? Certamente. Più del romanzo che trovai discreto ma non travolgente. Non per nulla le Carré è produttore esecutivo e certamente ha dato il suo placet ma non scrive. E, sinceramente, è meglio così. Al contrario di La Spia e del Traditore tipo qui ci sono tutti i canoni del filone nella sua chiave più moderna e riuscita (ehm… anche quella di Segretissimo, se devo dire). A volte sembra quasi più una storia di Daniel Silva che del “vecchio” John. Di fatto, se ben ci guardiamo gli elementi ci sono tutti. L’agente riottoso richiamato in servizio (per fortuna non il solito piagnone depresso…) che per vendicare una donna seppur brevemente amata accetta di fare l’infiltrato in una organizzazione di trafficanti d’armi. Il nemico che questa volta (men male) è cattivo davvero, Roper, trafficante d’armi, spietato e violento ma, al tempo stesso simpatica canaglia grazie all’interpretazione di Hugh Laurie che, dopo il dottor House sa come accattivarsi il pubblico giocando sull’ambiguità. È comunque un avversario da odiare, non ha scuse, né giustificazioni e questo dà nerbo alla storia. Poi c’è il suo sgherro personale, il piccoletto Corky (Tom Hollander), gay ma “duro”, sospettoso e malvagio. La bella Jed (oggetto del desiderio di protagonista, antagonista e pubblico, i sicari secondari, gli arabi cattivi, i funzionari corrotti dell’MI6 che sembrano manichini e vien voglia di sputargli in faccia appena li vedi. Poi i buoni succedanei, in questo caso una non giovanissima e non avvenente signora incinta (Angela Burr) che se vuole ha più grinta di tutti (e spara pure!), il buon nero americano (David Harewood) che, avendo già fatto la sua parte in Homeland e in Spooks conosce il mestiere. Intorno ville magnifiche a Maiorca (probabilmente vicino a casa di Cappi!), grandi alberghi al Cairo, la magia di Istanbul, la maestosità della Vauxhall di Londra sede dei Servizi e campi di contractor al confine tra Turchia e Siria. Vi sembra che ci sia un accumulo di luoghi comuni? Questi, fatevene una ragione, sono gli elementi narrativi della spy story contemporanea, letteraria e cinematografica di successo. In realtà l’adatta mente è abbastanza infedele al libro che si perdeva in una serie di sentieri secondari e non arrivava a una fine secca e chiara come lo sceneggiato. Qui vediamo Jonathan Pine (Tom Hiddelston, sbarbato e irrobustito che si addestra per Kong Skull Island e forse per 007) che dà corpo a un bel personaggio. Ferito nell’animo ma deciso. Passato militare, a volte impenetrabile, dotato di sangue freddo e capace di far fuori a mani nude i più fetenti di tutti senza battere ciglio (ci piace…altrimenti avrebbe fatto meglio a fare un altro lavoro). La storia poi si dipana secondo un canovaccio non imprevedibile ma reso piacevole da scenografie interne ed esterne dettagliate, glamour quanto basta per rientrare nel genere (anche la sigla è molto bondiana). Se proprio devo essere sincero qualche momento un poì più movimentato, non sarebbe stato inutile. Soprattutto nelal prima parte l’azione avviene quasi tutta fuori scena. Alla narrazione avrebbe giovato un minimo di dinamicità in più, come dicevo, soprattutto nell’avvio che rischia di addormentare alcuni spettatori. Poi, però, la storia si riprende, ci offre quella dose di sesso e violenza che ci aspettiamo e soprattutto arriva a un finale certo, dovei buoni sono i buoni e i cattivi sono i cattivi. Dopotutto sempre narrativa popolare è i retroscena del traffico internazione le d’armi con tutte le sue porcate avallate dai governi occidentali, non è cosa segreta. Lo sapeva de Villiers e, modestamente, anche l’autore del Professionista. Tutto sta come si racconta una storia. E questa è raccontata bene.

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L’UOMO DELLA NEBBIA

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È inevitabile anche per il narratore popolare, abituato, a tempi e paginazioni imposte dai format, avere il desiderio di cimentarsi con qualcosa di differente. Questa volta sempre per le edizioni Dbooks.it ho voluto provare un tuffo nel Pulp più puro, quello dell’anteguerra che poi è stato rinvigorito e rivisto molte volte, ma, come di consueto, cucinandolo alla mia maniera. L’Uomo della Nebbia è un Mystery. È ambientato intorno agli anni Venti che sono quelli della leggenda della fiction, reali e verosimili per molte cose e in bilico sul confine di un universo fantastico per altre .Una storia dove, sin dal principio non manca l’azione, un personaggio forte che a qualcuno ricorderà due miti di questo genere di narrativa, un po’Shadow un po’Spirit ma, dal nome stesso anche mille altri eroi. Si mescolano così nella fantasia una vicenda di gangster, un mistero con un improvviso scatto di follia degenerato in un pluriomicidio, la ricerca di un misterioso libro di Magia e leggende gotiche che ammiccano alla letteratura di Weird Tales. Sì, molti potranno trovare qualche riferimento a Lovecraft, ma è solo un caso. Una parte di mito che è rimasta nella mia memoria e che volevo combinare con elementi differenti. I riferimenti, gli inside jokes sono moltissimi. Ma non sono il nerbo della storia. Se il lettore acuto li coglie, mi farà piacere, ma l’importante è il divertimento. L’indagine dell’Uomo della Nebbia, detective creduto morto e salvato da una misteriosa madame Sin, e abbinato ad Abby Russell, la prima donna agente dell’FBI. Dai bassifondi di New York, alla costa di Long Beach sino alla regione dei grandi laghi, inseguono la soluzione di un mistero e incontrano leggende, negromanti, sette segrete, persino vestigia di una civiltà mostruosa preumana. Ma il confine resta sempre lì, nella nebbia, a ricordarci che parte della narrazione è realistica e parte è sogno. Senza esagerare. È un libro, immodestamente, originale che non assomiglia ad altri, pur nascondendo tracce che ci portano auna narrativa del mistero che è il sostrato del pulp moderno. Ho impiegato molto più che ogni altro romanzo per arrivare a una trama definitiva e a una stesura soddisfacente. Ci ho mescolato moltissime cose che mi avevano colpito da ragazzo, e poi ho sfrondato, riassunto, cancellato e plasmato. Un’avventura, un mistero. Insomma un’avventura che mi auguro diverta voi quanto ha appassionato me.

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22 anni del PROFESSIONISTA

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Esattamente 22 anni fa era distribuito in edicola Raid a Kouru, la prima storica avventura di Chance Renard, il Professionista. Un romanzo breve, diverso da quello che potete leggere nella ristampa il Professionista Story pubblicata nel 2012 e disponibile in ebook. Mi avevano chiesto una serie nuova da affiancare a SAS, per rendere a Segretissimo quello spirito avventuroso, legato a eroi seriali che aveva fatto la fortuna della collana. Se devo essere sincero non ero convintissimo che l’avventura si sarebbe protratta oltre i tre episodi contrattualizzati. Però, anche così, l’idea piacque. Forse c’era davvero bisogno di eroi. Mi parve giusto, al momento della ristampa riscrivere parzialmente ( L’eredità Cargese in modo molto più massiccio) i primi episodi. Poi il personaggio, come si dice, s’impadronì di me. A tal punto che, in alcune piccole cose, soprattutto caratteriali, ancora mi ci riconosco. Per questa ragione Chance è invecchiato insieme a me, anche se lui (che vive nel mondo della fiction!) si è fermato a cinquant’anni e ancora si può permettere, seppur con qualche acciacchino, performance da trentenne, sui campi di battaglia e a letto. Nello spirito, come il suo autore, è più gagliardo che mai. Non solo perché ha affrontato momenti di crisi editoriale e della collana forse ancora più inquietanti delle missioni che viveva sulla carta, ma perché ha creduto in se stesso nella sua formula. Che sì, strizzava l’occhio a SAS come a James Bond, ma anche a tantissimi eroi della spy story, pure quelli del filone più ‘intellettuale’. I principi di questa longevità sono diversi. Il primo è stato quellodi saper cogliere lo spirito e il ritmo dei suoi fortunati antecedenti ma inserendovi tutta una serie di varianti originali. “Mie” vorrei dire. Legate alle mie passioni, all’idea di avventura che il passato da Legionario del Prof, già riassumono in un semplice concetto. Poi c’è il fatto che il Professionista è un anarchico, uno insofferente della disciplina, che non potrebbe far parte di un servizio con tanto di tesserino e inquadramento. Un uomo quindi per ogni avventura. E questa è stata la formula che mi ha aiutato e mi aiuta ancora nella prolificità delle storie siano esse romanzi lunghi, romanzi di media lunghezza, racconti e miniserie. Saper calibrare e variare le componenti della storia, se me lo permettete, sono trucchi da “professionista” della scrittura. Come dicevo mi ritengo più fortunato di Chance perché ogni mattina non mi devo svegliare con la preoccupazione di fare a cazzotti o sparare, ma semplicemente di mettermi alla tastiera e inventare delle storie. Chance può essere il soldato d’assalto, la spia sofisticata, il capo missione che gestisce risorse e informatori, può essere un avventuriero ai confini del mondo, e persino un gangster in un contesto urbano, italiano persino, cosa mai tentata prima di allora. E con lui una schiera di comprimari, amici, spalle, alcuni destinati a durare nel tempo, altri ad apparire saltuariamente, altri a morire. Perché qualche piccolo colpo emotivo al lettore bisogna sempre riservarlo. E poi altri elementi chiave. La cronaca abbinata alle azioni spettacolari. Il glomour che s’incrocia con il noir. Insomma il piacere, ogni volta, di scrivere un romanzo di genere diverso, pur restando nello stesso universo. Un universo popolato da donne bellissime e terribili. Alleate o avversarie, tenere e spietate. Com’è tradizione con quel pizzico di sesso hard core che ormai è diventato uno dei canoni del genere. E sempre qualche dettaglio tecnico nuovo, unito magari a una suggestione letteraria o cinematografica (fumettistica anche) che fanno parte di quel mondo immaginario che voglio dividere con voi. Quest’anno abbiamo riproposto alcune avventure del passato, sperimentato la formula della miniserie, romanzi più brevi che coprono dei buchi nella biografia del prof e sono in grado di inserire personaggi e situazioni che ho amato molto ( Il duello con Lucifer che si concluderà a giugno, l’adorabile Natty, le operazioni in Iraq, con la splendida Giorgia) insomma tutto un mondo, per parafrasare un film su un mio collegadegl ianni 30, Robert Howard ,che scatenò la sua fantasia dando vita a un personaggio immortale. Anche lui è, come Ian van Hamme, Ian Fleming, Gerard de Villiers, Daniel Silva, Edward S. Aarons, Barry Eisler, Robert Ludlum e moltissimi altri fa parte di questa foto di famiglia per celebrare i 22 anni di pubblicazioni ininterrotte del Prof. Ma soprattutto per ringraziare voilettori, che, seguendo il personaggio e sostenendolo, avete reso possibile tutto questo. Tenetevi forte che il meglio deve ancora venire.

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IL THRILLER DELLA DOMENICA:IL PROFESSIONISTA CONSIGLIA FUNERALE A BERLINO

funerale a Berlino

Nei romanzi di Len Deighton era semplicemente l’Agente Senza Nome e raccontava le sue avventure in prima persona. Quando, in piena era 007, Harry Saltzmann (socio di Broccoli nella produzione dei film con l’eroe di Ian Fleming) decise di creare un anti-Bond, scelse l’ironico, strafottente Michael Caine per dare il viso al personaggio e decise di chiamarlo Harry Palmer. Ex ufficiale dell’esercito inglese nei guai per alcuni non ben precisati ma chiaramente illegali affari legati al mercato nero nella Berlino della Guerra fredda, Palmer viene arruolato di forza dall’MI6 e si presenta apparentemente come l’antitesi del suo collega con la licenza di uccidere. “Apparentemente” perché, se si guardano oggi i film della serie (Ipcress, Funerale a Berlino, Un cervello da un Milione di dollari, Intrigo a San Pietroburgo e All’inseguimento della Morte Rossa) Harry Palmer conserva tutte le caratteristiche dell’agente d’assalto mascherandosi abilmente ma senza percorrere una strada troppo di versa. Certo, fa meno a cazzotti e ricorre all’intrigo più che alla pistola ma, nonostante si presenti con gli occhiali da miope, sia un cultore della buona cucina e mostri una irriverente inclinazione all’indolenza, Palmer è un duro e un donnaiolo. Va a letto con le colleghe e, in missione, sfodera un fascino e una grinta che lo allontanano da personaggi dolenti come quelli di LeCarré. Anche la Guerra fredda sembra diversa rispetto a quella decisamente più cupa del classici britannici della spy-story. Anche di quella dei romanzi originali di Deighton, per la verità. Dei film realizzati sulle avventure di Palmer Funerale a Berlino mi sembra il più esemplificativo di questo ben riuscito tentativo di creare un’alternativa a Bond senza perdere il pubblico che, fondamentalmente, dal cinema di spionaggio voleva azione, belle donne e intrigo. La regia è affidata alla mano sicura di Guy Hamilton, lui stesso regista di 007 Missione Golfinger e di riusciti film di spionaggio bellico (Forza 10 da Navarone). Sin dalle prime battute c’immergiamo nell’atmosfera della vicenda con brillante tema musicale che ci introduce ai punti più famosi della Berlino ovest degli anni ‘60 per passare poi a una desolata panoramica del Muro e del settore orientale rappresentato ancora come un teatro di guerra con edifici grigi e sventrati dalle cannonate. Che si tratti, alla fine, di un film d’azione è ovvio dalla prima spettacolare evasione di un pianista verso l’Occidente; fuga che avviene a bordo di una benna portata con facilità (e poco realismo) da una gru da una parte all’altra del Muro. Harry Palmer riceve dal suo scorbutico capo Ross l’incarico di verificare un’informazione proveniente da Berlino. Johnny Vulkan, amico di Palmer e capo della sezione inglese nella città divisa, ha ricevuto infatti un messaggio dal capo settore del KGB, Stack. Il vecchio colonnello (interpretato dal caratterista Oscar Homolka, attore ungherese molto presente nel ruolo della spia russa in quegli anni) si sente ormai una pedina sacrificabile del nuovo corso dell’URSS. Pur restando nell’anima un vero comunista è pronto a defezionare. Tra le varie richieste la più importante è che, a organizzare la fuga, sia un certo Kreutzman, specializzato in questo genere di operazioni. Inizia così un delicato ma non tedioso scambio di appuntamenti e informazioni in cui Palmer si muove con la netta impressione che dietro ci sia molto di più. Lo dimostra la sin troppo facile conquista della fotomodella Samantha Steel che, in realtà, è un’agente israeliana sulle tracce di un misterioso personaggio: Paul Louis Broum, ex nazista padrone di una fortuna in Svizzera. Broum lavora per gli inglesi che lo ricattano trattenendo i suoi documenti a Londra. Da qui nasce un doppio intrigo che costituisce anche oggi la principale attrattiva del film. Una partita in cui, da una parte, il russo Stack finge di voler fuggire proprio per uccidere Kreutzman e tutti gli altri che, invece, cercano di sfruttare l’operazione per impadronirsi dei documenti di Broum per accedere ai fondi da questi nascosti in Svizzera. Tra pedinamenti, falsi appuntamenti e qualche scazzottata, Palmer comincia a tessere la sua rete. Intuisce, evidentemente, più di quanto allo spettatore sia dato di capire. Ma qui sta la magia del film. Mostrare indizi apparentemente influenti ma in realtà tessere di un mosaico più vasto. Nel carro funebre che attraversa il confine invece dell’ufficiale russo finisce Kreutzmann, ma la trappola di Stack rappresenta solo un risvolto della storia. Palmer scopre che Broum altri non è che il suo amico Vulkan che, con l’aiuto di un archivista inglese, Allan, ha cercato di sfruttare la situazione per liberarsi dei ricattatori e mettere mano sui suoi soldi. In parte la manovra gli riesce, ma viene scoperto da Ross che ordina freddamente a Palmer di eliminare l’agente ormai inutile. Visto che Palmer non è un assassino cerca di risparmiare Vulkan ma cade, almeno in apparenza, in una trappola lui stesso. Saranno gli agenti israeliani a freddare Vulkan-Broum sul punto di passare il Muro verso l’Est. Nel finale tutto tensione e rapidi scoppi d’azione emerge una vena amara che distingue il film da simili avventure di spionaggio. Palmer scopre quanto sia cinico il suo mondo, quanto poco affidabili le amicizie e labili i legami sentimentali. La bella Samantha, infatti, ordina di sparare anche se Vulkan indossa il riconoscibilissimo impermeabile di Palmer. Pur di raggiungere il proprio scopo, personale o politico, tutti sono disposti a tradire e uccidere chiunque. In un bel dialogo tra Palmer e Stack assistiamo a tutta la disillusione di un rivoluzionario sovietico che ormai si sente pericoloso e inutile, proprio come l’archivista Allan, indotto a tradire perché convinto che l’MI6 voglia liberarsi di lui dopo 25 anni di servizio. La sceneggiatura è un riuscito mix di indagine, azione, inganno che ha costruito il filone nell’Immaginario collettivo. Ci sono poi altri risvolti interessanti. Una battuta, eliminata nella versione cinematografica italiana e ripristinata nel DVD, afferma con chiarezza che i Servizi occidentali impiegarono dei criminali di guerra nazisti durante le fasi cruciali della Guerra fredda. Un tema suggerito in maniera meno evidente ma ineludibile per chi conosce le vicende di quell’ epoca. Kreutzmann, specialista nelle fughe dal settore Est, sembra ispirato a Ghelen, un ex nazista che trovò ingaggio nella CIA proprio a Berlino nel dopoguerra. Così una storia apparentemente semplice e di puro divertimento, scandita da scene brevi e dialoghi brillanti e ben interpretati, si rivela un ottimo spy-movie, emblematico non solo dell’epoca ma anche della Guerra fredda come fu recepita nella fiction. La versione in DVD da poco pubblicata in Italia restituisce con il formato originale e la rimasterizzazione dei colori tutto il fascino di una Berlino che, pur nel suo squallore, ha qualcosa di esotico e terribilmente insidioso. Non mancano i locali dei travestiti, gli appuntamenti clandestini, falsari, ladri, legami tra servizi e malavita, insomma tutto ciò che lo spettatore si aspettava da una vicenda di suspense e di spie. È giusto citare gli altri film della serie, Ipcress in particolare tutto ambiento a Londra e giocato su un altro tema classico della spy-story: il condizionamento della mente. Un cervello da un milione di dollari fu diretto da Ken Russell e, pur divertente, risultò in qualche modo surrealistico per una serie che si proponeva come alternativa “seria” a 007. A metà degli anni ‘90 furono prodotti due episodi per la TV Intrigo a San Pietroburgo e All’inseguimento della Morte Rossa , sempre interpretati da Michael Caine, giunto all’età della pensione direttore di un’agenzia investigativa nella Nuova Russia. Pur con qualche pregio nell’intreccio, restano prodotti televisivi che l’appassionato troverà difficile recuperare esistendo solo una versione italiana in cassetta.

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IL THRILLER DELLA DOMENICA.EUROSPY

eurospy
Li chiamavano Eurospy. Sull’onda del successo di 007, un po’ come era accaduto per il western, la produzione cinematografica europea unì le forze per realizzare una serie di film che, grazie a un impegno comune, si proponeva di realizzare film divertenti e spettacolari che non avevano la pretesa di eguagliare il modello ma erano senz’altro piacevoli. A questo argomento Daniele Magni di Bloodbuster, realizzò qualche anno fa un bel volume intitolato Segretissimi al quale mi chiese di scrivere l’introduzione. Da allora è scattata la ricerca dei titoli più succosi, a volte in lingua originale. Per trascorrere qualche ora in allegria, senza troppe pretese vi propongo questo poker di film in cui il grosso della produzione è tedesco ma non mancano apporti italiani (soprattutto nelle interpreti quali Rosanna Schiaffino e Dominique Boschero, ma anche nel montaggio dove spesso compare il nome di Eugenio Alabisio). I colleghi di 007 erano spesso interpretati da attori americani a fine carriera, come nel caso di Missione a Hong Kong oggi riproposto anche in versione italiana. Stuart Granger è simpatico ma forse non del tutto in parte, un po’ pasticcione e antiquato, ma alla fine ci è simpatico. Sono eroi di Segretissimo o di similari collane economiche europee. In questo caso La riviere de le trois jounques di Georges Godfroy, prolifico narratore francese attivo sia nel noir che nello spionaggio. L’agente Scott viene chiamato a sostituire il collega Muller (Franco Fantasia, grande stuntman italiano, quando ancora si facevano film d’azione) e affiancato dalla bella Carol per investigare su un traffico di materiale atomico tra Hong Kong e la Cina Rossa. Il cattivissimo in tutti questi film è Horst Frank che fu anche un ottimo caratterista nel Thrilling italiano anni dopo. La cornice di Hong Kong è splendida e ci restituisce una città misteriosa e nido di spie come adesso non è più. Se la storia mostra diverse ingenuità e non sfrutta l’appeal delle protagoniste e l’azione non è granchè, vogliate perdonare. Si tratta però di un prodotto di quegli anni, realizzato con i mezzi che c’erano. A vederlo viene un po’ di nostalgia ma ci ricorda che Segretissimo è scresciuto come tematiche e tecniche di realizzazione, ma senza questa basa forse il Prof non esisterebbe.

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IL THRILLER DELLA DOMENICA:PROFESSIONISTA CHIAMA PARKER

parker per blog
Nel panorama variegatissimo della letteratura gialla e noir il nome di Donald E. Wesltake (1933-2008) merita una posizione di rispetto. Non solo perché le sue storie sono tra le più apprezzate dagli appassionati e hanno ispirato innumerevoli film e telefilm. Westlake è riuscito, pur sviluppando un discorso completo e coerente, a crearsi due schiere di fans agli opposti lati della barricata.
Autore brioso, capace di trasferire sulla pagina emozioni e comicità, cosa difficilissima, ha creato con la saga del ladro Dortmunder e altri romanzi, un genere che ha uno stretto legame con l’argomento che stiamo trattando.
I romanzi firmati come Westlake, infatti, sono perfetti caper, nei quali a una macchina di precisione legata al furto in sé, si abbina una rara capacità di cogliere il grottesco e l’ironico nel mondo criminale. Ne sono usciti romanzi spassosissimi che è difficile definire commedie piuttosto che gialli e viceversa.
Al tempo stesso Westlake ha generato anche una seconda personalità, una metà oscura cui si è in qualche modo ispirato anche Stephen King in un suo celebre romanzo. Richard Stark fu, in Italia, portabandiera dei “Neri del Giallo Mondadori”. Storie cupe, senza morale, incentrate sul personaggio di Parker, rapinatore di professione. Freddo violento, ma non psicotico. Un professionista del crimine per il quale la scelta più ovvia è sempre quella di evitare di farsi prendere o coinvolgere dall’organizzazione. Parker è stato protagonista di due serie di romanzi di Stark scritti in momenti differenti della sua vita ma perfettamente legati dal filo conduttore del “colpo” impossibile da realizzare. Qui, se l’ironia c’è, è involontaria. Sono storie violente, non consolatorie che erigono a protagonista un eroe negativo che però conquista subito il lettore. Narrate con uno stile secco, documentaristico sono forse tra i romanzi migliori del genere. Questo per quanto riguarda la produzione letteraria. Il cinema ci ha regalato numerosi e bellissimi film sull’argomento. Ne ho scelti alcuni, uno solo con Dortmunder e ben quattro con Parker (anche se chiamato con differenti nomi) per una ragione speciale. I film di Parker sono lo specchio dell’epoca in cui sono stati realizzati. Gli interpreti e le storie, più o meno fedeli all’originale, riescono a fornire l’immagine del protagonista a seconda degli anni di realizzazione dimostrandone l’inossidabile efficacia.

SENZA UN ATTIMO DI TREGUA
Come Richard Stark ,Westlake ha firmato una serie di “neri” più cupi e violenti centrati sulla figura di Parker, uno scassinatore di professione sempre impegnato tra vendette e colpi in grande stile. Parker, che al cinema per uno dei soliti misteri contrattuali, non poteva essere citato con il suo nome, nei primi film a lui dedicati viene chiamato con una variante dell’appellativo originale ma è riconoscibilissimo. Questo Senza un attimo di tregua è (come quello con Gibson, Payback) ispirato al primo romanzo della serie The Hunter, da noi tradotto come Anonima Carogne. Benché piuttosto differente dal romanzo, si presenta come un ottimo prodotto fine anni ’60, con tutte le meccaniche e i vezzi cinematografici dell’epoca. Dirige John Boorman e Lee Marvin è così convincente da rimanere il modello ideale di Parker anche nelle copertine dei romanzi pubblicati dal Giallo Mondadori e illustrate da Jacono. La rapina vera e propria si svolge durante i titoli di testa. L’intercettazione di una grossa somma di denaro che Walker (questo è il nome del personaggio nel film) aiuta l’amico Mal Reese ad attuare tra le mura della prigione abbandonata di Alcatraz. Uno scambio di soldi tra malviventi. Una trappola, in realtà, perché Mal non solo pensa di tenersi tutta la refurtiva ma ha pianificato di fregarsi anche la moglie dell’amico, Lynette. Gli spara davanti a lei, più o meno consenziente. Il nostro anti-eroe, però, ha la pelle dura e riesce ad attraversare il gelido braccio di mare che lo separa da San Francisco. Qui, dopo qualche tempo, viene avvicinato da un misterioso personaggio che gli offre la possibilità di vendicarsi indicandogli dove si trovano la moglie e il falso amico, in cambio di un’operazione di piazza pulita. Un poliziotto o un gangster? A Walker poco importa perché è roso dalla furia. Emblematica la scena in cui irrompe nella casa di Lynette con la 38 in pugno e, sbattuta la fedifraga per terra, esplode tutto il tamburo contro il talamo nuziale, simbolo del tradimento consumato con Mal. Presto, però, Walker scopre di aver trovato una realtà tristissima. La moglie, rosa dal rimorso si uccide, e l’unica traccia che porta a Mal è un venditore d’auto, che poi è un galoppino dell’organizzazione. Alla mafia Mal ha versato tutto l’incasso della rapina per poter essere riammesso dopo chissà quale sgarro. Non basta perché, nella vicenda s’inserisce anche una magnifica Angie Dickinson nei panni di Chris, la sorella di Lynette. Ormai Walker è un uomo di pietra. La restituzione dei suoi 93.000 dollari (cifra relativamente esigua per i parametri dell’Organizzazione) diventa un motore per una guerra senza regole contro il gruppo di delinquenti. Gettato Mal da una finestra, Walker non si ferma. Intesse una fitta trama di tradimenti, doppi giochi e violenza con i capi dell’organizzazione e un killer incaricato di ucciderlo a distanza. Alla fine scopre di essere stato la pedina di Fairfax, il misterioso individuo che lo ha contattato inizialmente, che altri non è che il contabile della Organizzazione. Questi si è servito della sua folle vendetta per far secchi gli altri boss. Tutto finisce di nuovo ad Alcatraz, abbandonata e sede notturna di scambi pericolosi. Walker ce la fa e sembra pronto a riprendere la sua silenziosa crociata del crimine. Film di rapina anomalo, ma perfetto esempio di quel “nero criminale” che prediligo con personaggi forti e capaci di rivelare sfaccettature senza troppe parole. Boorman dirige con grande maestria, dialoghi ridotti al minimo e una capacità di rappresentare la solitudine e lo straniamento del protagonista che faranno scuola. Da John Vernon a James B. Sikking a Carrol O’Connor sino a Keenan Wynn I comprimari giocano perfettamente il loro ruolo muovendosi in una Los Angeles (con rapide puntate a Frisco) che si consacra capitale dei film di gangster di quell’epoca.

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22 ANNI DEL PROFESSIONISTA-UNA DOPPIA STORIA PERIL PROFSTORY16

budapest blog

C’era una volta il Professionista. Così, senza quasi rendersene conto siamo arrivati a 22 anni di avventure. Non solo. Due collane. Ho appena firmato(e consegnato il testo) per l’uscita ufficiale in collana numero 45 ma le avventure di Chance sono molte di più se contiamo i fuori serie, i racconti e i romanzi brevi inediti allegati alla ristampa che è arrivata al numero 16. Fate un po’ il conto voi. Eppure ogni volta che mi metto alla tastiera per raccontare una storia di Chance provo un brivido che nessun’altra delle mi serie riesce a darmi. È ritrovare un amico e, anche in questi volumi doppi, tornare più giovane di qualche anno. Era il 2003 quando uscì la Notte della Mangusta, romanzo “chiuso” ma al tempo stesso finale di una lunga serie di lotte contro il Dipartimento operazioni speciali della CIA. Poteva essere la fine di un ciclo e invece divenne l’inizio di un altro. Volevo riportare Chance in Libano per l’apertura, giusto per ricordare i sui esordi durante la guerra civile quando era ancora legionario. Poi la storia che è ricca di azione e di sesso come impone la collana ma ha un intreccio che ancora oggi regge bene ed è complicato quanto basta per chiudere la bocca a quegli invidiosi (diciamolo con chiarezza ce ne sono stati e ce ne sono…) che con la scusa che le mie storie hanno un ritmo serrato, inneggiano a vicende spy più classiche…che loro non sanno scrivere, evidentemente. Perdonatemi lo sfogo ma il successo del Prof ad alcuni che credevo amici e colleghi non è andato proprio giù. Manco mi rivolgono più la parola. Come se fosse colpa mia. Non ti curar di loro ma passa e avanza… si diceva. Gran parte del materiale per questo romanzo che, dopo la prima parte a Cipro nella quale mi piace giocare con la classica situazione del defezionista e il modo di “trattarlo” la vicenda si sposta tra Vienna e Budapest, luoghi in cui ero appena stato e, come vedrete, sono descritti… diciamo nei loro ambienti più particolari, nella tradizione del Prof. Ne uscì una bella avventurona spionistica con una serie di rimandi e allusioni alle classiche serie spionistiche avventurose che certamente il lettore più sgamato coglierà. Rapimento & Riscatto, invece, è una storia scritta oggi ispirata da…diciamo alcuni eventi personali che toccano me quanto il Professionista in modo molto personale. Conoscere un Chance se non diverso, con una sfumatura più umana. Ma niente paura, ritmo e intreccio sono sempre lì. Dietro l’angolo ad aspettarvi. Buona lettura.

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