Il Professionista: missione a Venezia

Sabato 19 alle 21 presso altrove 360 ° Campo San Silvestro 1105 Stefano Di Marino e Andrea Carlo Cappi parleranno del PROFESSIONISTA STORY 01 ma anche di molto ancora, di narratia di genere, di spionaggio, di Mito Bond, di intrighi a Venezia (e anche di Marylin Monroe) tutto accompagnato da Spritz e alcolici vari…
Se siete da quelle parti venite a bere un bichciere con il Professionista e i suoi amici….

Posted in incontri, novità Il Professionista | Leave a comment

Salone del libro 2012…non cedere mai!


Ricordate il post che scrissi l’anno scorso dopo il salone di Torino? ‘Voi mollate? Io no” http://hotmag.me/ilprofessionista/2011/05/16/voi-mollate-io-no/ si intitolava e, paradossalmente dopo quel momento sono successe tante e tali cose che oggi a un anno di distanza mi pare sia trascorso molto più tempo. Cose buone, cose meno buone, avvenimenti che in qualche modo hanno influito sullo stato delel cose attuali. Un paio di editori(forse qualcuno di più…) hanno cambiato le carte in tavola e alcuni progetti non sono andati in porto, altri invece si sono rafforzati, soprattutto nel digitale, Il Professionista ha avuto il riconoscimento ‘acclarato’ di vendita che già sospettavo e ha avuto un reboot che mi auguro sia fortunato, la direzione delle collane Mondadori è cambiata soprattutto il progetto di Action sia in digitale che in cartaceo si è concretizzato con successo. Oltre a ciò ci sono state molte piacevoli sorprese sul fronte della promozione a manifestazioni come Giallo Latino e dopo la pausa invernale Borderfiction è tornata ad essere(per me almeno) un punto di riferimento, un laboratorio con validi e fidati amici come Cappi, Pinketts e Narciso. Serate di qualità, di spettacolo, di successo grazie anche all’apporto video di Francesco G. Lugli. Tutte rose? No,non esattamente perché come diceva Oliver Stone. ‘ si gioca ogni maledetta domenica’. Però qualche osservazione sul Salone del Libro in sé vale la pena di farla. Prima di tutto l’editoria ‘Grande’ arranca. Stand grandi, belli ma privi di vita… poche le novità appetibili esposte per la primavera, nessun punto di aggregazione, nessun evento salve l’intervento di qualche politico ad attirare la gente. Ma la Lettura ne esce penalizzata. Così come esce penalizzata da collane di libri ‘di genere’ a prezzi impossibili per la produzione ma chiaramente concepita con materiale non veramente appetibile. Mi riferisco a montagne di romanzi gettati lì a occupare spazio a prezzo basso. Ne avevo comperati diversi, soprattutto thriller. Ora capisco. Mi sembra materiale scadente proposto a prezzo di svendita. Lo dico come utente, come uno che i libri se li compra anche per recensirli. E se anche i grossi gruppi continuano a far pagare prezzi troppo alti chi gioca al ribasso soprattutto lo fa con materiale rimasto invenduto. A questo punto preferisco spendere i miei quasi 20 euro per comrpare Lee Child che due giallini che non riesco neanche a finire. Non è così che si salva un settore in difficoltà e non è così che si rilancia la narrativa di genere. Alla fine ci son o collane ‘ da edicola’ non considerate libri che per un prezzo minore offrono signori libri. Non dico i miei, ma penso di poterci star dentro nella proposta. Noto invece che ci sono alcuni gruppi che hanno coinvolto gli autori in diverse iniziative che hanno funzionato come polo di attrazione per lettori e per autori. Lo stand Delos è stato uno di questi.Chi ci è passato tra le 14 e le 17 del sabato lo ha visto. C’era veramente una marea di autori, lettori, traduttori. A scambiarsi pareri, a stringersi la mano, a ridere… perché, alla faccia della crisi,è la miglior medicina. E poi l’editoria digitale ancora da troppi considerata o un nemico o una panacea. Né l’uno né l’altra. Come diceva Luigi Lo Forti all’incontro che Action ha organizzato presso il padiglione 3stand qr121 alle 17 di sabato “si vende il prodotto’ non il mezzo con cui questo viene fruito. Non è mettendo in mano un ‘affare’ elettronico che si acquistano nuovi lettori, neanche abbassando qualità e prezzi. Ma garantendo buoni contenuti a prezzi onesti sfruttando ogni possibilità anche tecnologica per diffondere questi contenuti che si può fare qualcosa. E ancora una volta è la capacità di proporsi- una capacità umana e non elettronica attraverso la rete ma anche di persona che si raggiungono risultati. La dimostrazione è che nello stesso spazio che Action ha allestito per 30 minuti per parla dell’idea della rivista, dei suoi autori e dei libri che produce abbiamo avuto il pienone mentre negli eventi precedenti e successivi purtroppo è mancata una risposta. ma è solo un esempio. Per cui ribadisco il mio ‘Non mollo’ quali che siano le difficoltà perché senz’altro ce ne saranno. Però io son o qui ad affrontarle, con tante nuove idee da realizzare professionalmente e non con un semplice ‘fai da te’ che purtroppo sta affogando il mondo dell’editoria digitale ma con la competenza e la passione di una squadra. La quadra degli autori e dei lettori. Alla quale sono caldamente invitati ad aderire anche gli editori. Alcuni lo fanno.

Posted in editoria | 10 Comments

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO

Un articolo lunghissimo questo e ricco di testimonianze. Che dire? Dopo la graditissima serie di interventi femminili ora tocca ai fan del Professionista. Amici e colleghi. Tutti insieme perché in questo plotone non si fanno differenze.

“ Da ragazzo amavo leggere i libri di Salgari. L’avventura, le location esotiche, storie di popoli lontani e belle donne. Dopo molti anni leggendo “Morire a Kowloon/La notte dei mille draghi” riscoprivo la stesse atmosfere. Da allora non posso perdere un singolo episodio di questa saga, dove ho ritrovato alcuni di qui temi… e molto di più!
Della serie del Professionista amo le ambientazioni asiatiche, ma trovo estremamente intriganti anche quelle nostrane. In questo senso trovo che Montecristo sia il miglior esempio di action-thriller contemporaneo degli ultimi anni.
Lunga vita al Professionista – Giuseppe Cilluffo, lettore.
“Leggo il Professionista perché amo tutti i generi letterari e Stephen Gunn è l’unico che riesca ad usarli tutti alla perfezione! In un panorama letterario che da troppo tempo predilige autori che scrivono “alla maniera di”, che “strizzano l’occhio”, che “si rifanno” o “omaggiano”, Stephen Gunn “è”: è azione, è introspezione, è intrigo, è arti marziali, è spionaggio, è divertimento, è sesso. Non strizza l’occhio a questi generi, non li omaggia: lui “è” tutto questo. In un panorama letterario dove un’idea buona viene annacquata da “un po’ di tutto”, Gunn riesce a inserire solo idee buone in romanzi ricchissimi: un solo suo libro equivale all’intera bibliografia di un altro autore! Fra tanti supereroi evanescenti, Chance è quello che ha più “poteri”, proprio perché si presenta come un uomo normale a cui capitano cose fuori dal normale. E, come insegna il Maestro, ha nessun limite come limite. Personaggi più celebri (tipo James Bond) hanno il limite di dover vivere avventure confacenti agli schemi del personaggio: Chance non ha alcun limite, quindi può vivere (e vive) ogni tipo di avventura immaginabile. L’azione ha tanti nomi, ma di Chance ce n’è uno solo! -Lucius Estruscus – lettore, booktrailer maker, blogger, curatore di Thriller magazine e molto di più…
“ La mia scoperta del Professionista coincide con l’inizio della preziosa amicizia con il suo autore nata sulle pagine virtuali di Facebook. Difficili da trovare sulle bancarelle dell’usato, al contrario di Sas, dopo varie ricerche recuperai ‘Fuoco sulla Pelle’ e appena cominciai a leggerlo capii il perché della sua irreperibilità: probabilmente chi lo acquistava se lo teneva gelosamente! Leggendo un brano ambientato a Cortina, dove c’era la descrizione di una lotta su una teleferica mi sorpresi a commentare a voce alta! Ero totalmente coinvolto: quella era una scrittura da grande romanziere e la magia dentro di me era nata! Solo, provai un’enorme frustrazione per non possedere tutti i volumi. Come mi succede leggendo King o la Baraldi, anche con i libri del Prof impiego molto a leggerli perché vorrei non finissero mai.” Antonio Lusci, sceneggiatore.
“Se siete convinti che le parole non possano avere l’odore pungente della cordite, che le frasi non possano rimbalzare come i bossoli sputati dall’otturatore, che l’azione non possa avere il ritmo ossessivo di un fucile d’assalto, be’ venite e aprite un libro del Prof e troverete pagine che non riuscirete più a chiudere.” Fabio Mundadori -scrittore.

“Risposta in tre parole: perché mi piace! Risposta più articolata: perché da quando l’ho, casualmente e solo pochi anni addietro grazie al forum di Altieri, conosciuto non posso più farne a meno… sono un sdmaddicted! Possiamo dire delle sue storie quello che si dice della musica dei Beatles: sempre uguali ma diversissime ed emozionanti!
A proposito di emozioni, letterarie si intende, non posso scordare l’emozione del primo SDM letto mentre ero in volo per la maratona di NY del 2007 in cui veniva descritto il quartiere in cui abito… e poi non dimentichiamo a parte l’avventura, le lotte, le sparatorie ed il sesso il (neanche tanto) sottofondo di morale/amicizia/politica ma soprattutto di sana e libera ANARCHIA che permeano tutti i racconti.
Grazie Stefano, continua a regalarci ore di divertimento non fine a se stesso ma che ti fanno “pensare” (Montecristo…). Ezio Cavazzini, lettore.
“ Le storie de Il Professionista le ho scoperte relativamente tardi e la prima che ho letto è stata un vero schiaffo: ‘Pietrafredda’. Da allora è cominciata la caccia ai vari episodi, perché è un tipo di narrativa che amo. Quella che non ti mente e non ti prende in giro, quella che non ha paura di raccontarti il mondo in cui vivi ma lo fa parlando di eroismo e intrighi. Devo dire di prediligere gli episodi più recenti, quelli in cui Renard non è totalmente solo, ma si muove con la sua “banda”. Davanti agli occhi ha un Genovese in cui più volte si rivede (che sia un’anticipazione del futuro?) e intorno amici e compagni: non semplici gregari o sgherri. Quasi una “famiglia”. Brothers in arms. Una narrativa considerata “troppo troppa” (come direbbe Hudson) per l’Italia popolare (eppure è quasi sempre delle popolarissime edicole!). Ormai è per me un appuntamento fisso, perché ogni volta, in modo sempre diverso, mi racconta quello che mi piace, con una sola regola: nessuna regola.” Christian Antonini, scrittore.
“ Il Professionista, lo leggo perché: E’ azione,sesso,intrigo,amicizia virile,esotismo,accurata analisi geopolica, ma sopratutto Avventura con la A maiuscola. Il Professionista me l’ha presentato un SAS che avevo conosciuto durante il corso ufficiali, quando accompagnammo dei ragazzi inglesi a fare il Gran Paradiso, e che lui stesso aveva conosciuto in un buco disperso dell’Iran. Diventammo subito amici,tra sigaracci,racconti di missioni e di donnacce sempre pronte a farsi cavalcare in tutti i porti e le basi di mezzo mondo. La sua visione della vita e del mondo sempre disincantata e cinica, ma mai falsa e negativa, somiglia alla mia.”Ernesto Castiglioni, lettore.
“ Leggo il Professionista perché mi fa viaggiare con la fantasia per luoghi che mi piacciono, con personaggi incredibili. Perché Stefano oltre che un narratore è un grande scrittore, mi trascina con se nel racconto e mi sembra di essere al fianco di Chance nelle sue avventure con la sua banda. Ho scoperto Il Professionista una calda estate, con un bel volume nero di Supersegretissimo, ‘Guerre Segrete’. Incominciata la lettura ho subito un vero e proprio K.O. Il mondo del Professionista mi ha è subito sembrato pieno di colpi di scena, di personaggi reali e delineati nettamente, mi ha colpito subito in maniera netta la descrizione dei luoghi, io sostengo che leggere un libro del Prof. È come una piccola full immersion nei luoghi che lui descrive, con la possibilità di vedere i colori, sentire i sapori e i profumi. Ho recuperato tutti i volumi, che erano usciti, e ho cominciato a tuffarmi nella lettura. Ora posso dire con grande orgoglio di sentirmi parte di una famiglia, quella del Prof. Ogni libro del Professionista è uno spunto alla scrittura, al racconto, all’action e all’eros, un vortice di sentimenti che ti avvolge dalla prima per concludere all’ultima pagina, dove ti trovi a dire: finito? e ora che faccio? La domanda sarebbe un altra… perché non leggere il Professionista? Non saprei dare una risposta.” Andrea Di Carlo, lettore
“Leggo il Professionista perché ritengo Stefano un buon scrittore. Lo è da quando mi fece leggere un paio di dattiloscritti nei primi anni ’80 e con il passare degli anni il suo “metodo”, il suo “stile” si è sempre più perfezionato e lo ha reso quello che è adesso, ed andando avanti sarà ancora meglio. Stefano non si siede sugli allori, è sempre in cerca di informazioni, documenti, scritti e film che possano dargli spunto a situazioni da rielaborare per il nostro ( e suo, oserei dire ) divertimento. La sua crescita da 30 anni ad oggi è sotto gli occhi di noi tutti e la sua produzione letteraria è la prova reale. Pensiamoci un attimo: quanti sono, in Italia a poter vantare un elenco di libri come quelli che ha scritto, dentro e fuori la serie del Professionista.
Basterebbe solo citare Montecristo… quanta realtà, che percepiamo, che vediamo ogni giorno, viene descritta in questo e negli altri sui libri, anche se, come taluni (falsamente ) dicono, a Milano e/o in Italia, queste cose non possono accadere…
Adesso come mai prima d’ ora serve un attento osservatore dei fenomeni sociali come è Stefano. A noi spetta la parte più facile: leggerlo con piacere.” Giovanni Gaxian Bozzo, lettore.
“Perché leggo il Professionista? Azione, ritmo, avventura. Le storie di Chance Renard sono avventure da leggere tutte di un fiato, dove di ogni pagina conosci l’inizio, ma non hai la minima idea di dove ti possa portare il Professionista. Non sai se nel prossimo vicolo rischierai la pelle con un proiettile che ti righerà il viso o troverai la via di fuga a bordo di una Kawasaki. Perché leggendo le avventure di Stephen Gunn alias Stefano Di Marino, non ti puoi tirare indietro. Osaka, Milano, Cina, Corea o in qualsiasi altro buco del mondo una volta al fianco del Prof puoi solamente inserire il colpo in canna e voltare pagina.
Cinico, romantico, disilluso, generoso, sempre pronto a schierarsi con gli oppressi, spirito libero (pur amando la compagnia femminile non è incline a vincoli duraturi – irriverente verso qualunque autorità gerarchica).Queste caratteristiche fanno di Chanche Renard, Il Professionista, il protagonista più interessante della spy story contemporanea raccogliendo l’eredità di James Bond (mi riferisco al personaggio dei romanzi e non dei film), Sam Durell, Nick Carter, OSS 117.Renard è un antieroe, non è politicamente corretto, contrapponendosi ai falsi e perfetti protagonisti della narrativa di avventura contemporanea, è un mercenario che non ha padroni, incallito fumatore di sigari, fa ricorso alla violenza senza scrupoli, ma in un mondo corrotto ed avido mette in gioco se stesso e la sua vita affinché la giustizia prevalga. Si serve spesso di una squadra di “collabboratori” ma è un solitario, segnato da mille cicatrici che solcano il suo corpo e la sua anima, con una vena di tristezza e nostalgia costante che affoga nella vodka, come il sole, trova sempre la forza di risorgere per affrontare il “male”. I romanzi in cui è protagonista, profondamente realistici e crudi pur raccogliendo l’eredità di Salgari, sono una miscela di spy story, action, avventura con un profondo intreccio “noir” che vibra di jazz e passione.” Rosario Altomare, lettore.
“ Perché leggo il Professionista? Le armi, le donne, i sigaracci. Chance Renard non è solo un agente free lance con la sola licenza di uccidere. No, dentro le sue storie escono l’azione, il combattimento, i pugni, i calci e il sangue delle sue vittime. Le cartucce e i caricatori vuoti a terra si sprecano. Le pagine puzzano di cordite durante la battaglia per poi lasciare spazio ai fantastici sigaracci a lavoro compiuto.
Lealtà, cinismo, pazzia. Il Professionista è leale e sincero con la propria squadra. Spietato e cinico per chi cerca di fregarlo. 17 anni di servizio. 35 romanzi. Un autore italiano. Una media di due romanzi l’anno, senza contare altri racconti usciti in varie testate, Chance Renard è una certezza nella spy-story italiana. Stefano Di Marino è l’eccellente direttore d’orchestra di queste avventure dove tradimenti, complotti e vendette sono nascosti tra un paragrafo e l’altro. Amo l’azione, il ritmo e l’avventura serrata e il Professionista raccoglie tutte queste qualità nelle sue storie. E utilizzando le parole di Marra nell’ultimo racconto ‘Sanguenero’ :“Tu sei un uomo libero. Io alle avventure, con la famiglia, ho dovuto rinunciare.” E allora fortuna e onore Chance. Sempre al tuo fianco.”Fabio Vaccari, lettore.
“Il Professionista è l’avatar di ciò che si racchiude nel cuore dell’uomo: passione e forza, sesso e amore, astuzia e spavalderia, mistero e intrigo. Chance Renard rappresenta la quintessenza dell’animo battagliero insito dentro di noi, quella nobile potenza sprezzante del pericolo che desidera scatenarsi ogni volta che le avversità della vita cercano di piegarci. L’alto tasso di testosterone è presente in ogni riga, ed è puro ambrosia per coloro che ne condividono lo stesso vigore.”Emanuele Zanotto, lettore.
“ Il Professionista è letteratura, intrattenimento, azione e sopratutto un Amico fidato che non ti delude ad ogni nuova avventura.” Cristiano Pugno, lettore.
“Io Leggo il Professionista perché fuori fa freddo. E se c’è qualcosa che mi possa consolare le membra dal gelo sono le mie letture. Quelle incalzanti e perigliose del Professionista, sono come lo scotch e il sigaro che ti accendi in inverno. Quando il clima diventa più afoso, leggo a torso nudo. Mi incammino con Chance Renard nelle sue missioni e mi rendo conto di saper sparare, uccidere, amare. Il bello è che quando chiudo il libro, quel mondo non sparisce, Il Professionista non muore con la parola Fine . E non va via nemmeno quello strano profumo che ti senti sulla pelle, di tutti i posti che hai visitato nel corso degli anni. Il Professionista più che una lettura, è un buon amico su cui puoi contare per avere una giornata ricca di imprevedibili magie” Michele Scoppetta, lettore.
“ Il Professionista ha aggiunto al genere spy tutto ciò che mancava. Tutto: una mano di nero, azione credibile e verosimile, estrema determinazione e debolezze umane, Donne con la D maiuscola, quella verosimile patina di realismo che rende labile il confine fra buoni e cattivi, intrighi che tranciano il respiro, amicizia e morte, esotismo poco immaginato e molto vissuto, un’analisi mai di parte della contingenza internazionale in cui si muovono i personaggi…avrei bisogno lo spazio di un libro per parlarne. Il Professionista è l’action spy noir senza confini per antonomasia, quella che sa da dove proviene e non ha paura di dove dovrà andare. Più cinematografico di molti film, più profonda di certa presunta letteratura da libreria. Immenso.” Francesco Perizzolo, lettore.
“ Ho avuto modo di conoscere l’opera di Stefano Di Marino relativamente di recente. Avevo comprato “Ora Zero” e una sera, per varie vicissitudini l’ho conosciuto di persona. Così ho cominciato a leggere anche il resto della sua immensa produzione. Il Professionista è diventato un appuntamento ormai fisso e al quale si guarda con piacevole aspettativa. Parafrasando un luogo comune, di personaggi così ormai ne fanno pochi, almeno qui da noi. Chance Renard a mio avviso non ha nulla da invidiare a personaggi come James Bond, piuttosto che Jason Bourne.
Ex legionario, di fatto spec-ops operator, Renard non rinuncia mai alla sua umanità, ma mai, e sottolineo mai, scade nelle paturnie che finiscono per avvelenare altre storie. C’è, sopratutto nelle ultime avventure, una robustissima componente di realismo che fa sentire il lettore vicino ai personaggi. Che fa guardare le news internazionali e anche casa propria con un occhio istintivamente differente. Che senza togliere nulla al divertimento, costringe chi legge ad andare anche un passo oltre. In un mondo dove tutto è fluido eppure si forgiano amicizie indistruttibili, dove fiducia è insieme barzelletta e patto d’acciaio. E dove spesso si trova la soluzione in un proiettile ad alta velocità. Ma alla fine quello che conta è continuare a leggere. Poter continuare a salire su quel Blackhawk in una notte senza luna, col paesaggio di un verde itterico attraverso il visore notturno, cavalcando il vento, con la consapevolezza dei compagni, di un incarico sporco e la certezza di una Beretta 90Two. Keep rolling Steve!”Danilo Oberti, lettore collaboratore di Action.
“Io ho avuto la fortuna di conoscere Stefano Di Marino 35 anni fa, quando eravamo tutti e due ragazzi innamorati dei libri di avventura. Leggendo le sue opere continuo a rivivere lo stesso spirito che ci animava allora, accresciuto dalle nostre esperienze di vita, che ci avevano portato a separare le nostre vite per un certo periodo, ma a ritrovarci dopo diversi anni arricchiti di nuove storie da raccontarci, ma ( e questo è il bello), abbiamo ripreso il discorso come se si fosse interrotto solo il giorno prima. Ecco, questa è la cosa che succede anche con i libri del Professionista: è un amico, con il quale condividi avventure, momenti belli e momenti difficili, e che quando saluti sai già che in qualsiasi momento potrai ritrovarlo e non sarà cambiato niente. Il fatto che poi nelle avventure ambientate a Gangland ritroviamo i luoghi che abbiamo vissuto da ragazzi e che continuiamo a vivere anche oggi, dopo avere assistito a tutti i cambiamenti avvenuti, rende il Professionista non un personaggio “di carta”, ma un vero amico in carne ed ossa, di quelli veri.”Stefano Gerosa, lettore.
“Il mio primo approccio con le avventure del Professionista è avvenuto con il romanzo ‘Gangland Blues’; mi era stato consigliato da un amico che ben conosceva la mia passione per il cinema poliziesco italiano anni ‘70 e mi assicurava avrei apprezzato gli evidenti omaggi al genere presenti nel libro. L’ho gradito sia per il sincero amore dimostrato nei confronti di questo e altri filoni del nostro cinema popolare che per l’indubbia capacità dimostrata dall’autore nel padroneggiare la materia narrativa. Thriller d’azione ma anche esempi di scrittura veloce e a suo modo elegante; narrativa d’avventura nel senso più genuino del termine, Di Marino è a proprio agio sia nel raccontare trame d’ambientazione esotica che intrighi noir metropolitani. Un’autentica macchina da scrivere, un talento che richiama alla memoria la prolifica penna di Scerbanenco e dovremmo tenerci stretto. Buona lettura e buona avventura a tutti!” Corrado Artale, curatore della stanza dei libri di Gente di Rispetto, critico cinematografico.
“Per prima cosa… perché mi piace. Ci sono ancora alcuni gruppi di autori che non sono affatto gelosi del successo dei colleghi, quantomeno di quelli meritevoli. Quindi ci possiamo godere i nostri libri senza roderci il fegato per l’invidia, semmai con un certo senso di ammirazione: dopotutto, quanti autori italiani hanno venduto tante copie quanto Stefano Di Marino? Certo, con più libri: perché lui è capace di scriverne tanti e mantenere fedele il proprio pubblico, a differenza di altri che possono vendere uno sproposito con il primo libro, mezzo sproposito con il secondo, e via a discendere…Il Professionista è un gran bel personaggio che rappresenta la scelta più matura, moderna (ed “europea”) della narrativa di genere, ovvero quella di far invecchiare l’eroe; una volta i personaggi seriali dovevano restare fissi e immutabili, protagonisti di storie che quasi non avevano cronologia; Chance invece invecchia, ricorda, si tormenta, ma si permette di avere ancora forza, riflessi e agilità perché rispecchia il suo stesso autore (provate ad affrontare Stefano Di Marino e vedete in quanti secondi vi mette a terra). E poi le avventure del Professionista hanno molto da insegnare per trama, tecnica e stile a molti scrittori, specie quelli che ritengono di non avere niente da imparare. Potrei anche aggiungere che mi fanno scoprire il fascino di luoghi esotici e decadenti, come nella tradizione di Segretissimo, ma anche, da qualche tempo a questa parte, di luoghi molto vicini e ancora più decadenti. Ma adesso non ho tempo: devo tornare a leggere Il Professionista…”Andrea Carlo Cappi, scrittore.
“Quando, chiamato dall’ineffabile Altieri ad occuparmi delle copertine di alcuni romanzi, ho conosciuto il prode Stefano, usando un anacoluto: ci siamo subito piaciuti!Sarà che non ho avuto difficoltà, per affinità elettive, ad avvicinarmi al mondo es(r)otico del Professionista, sarà che mi ha divertito far indossare all’autore le vesti del personaggio, ma devo ammettere che costruire le sue cover è sempre un divertimento. A volte Stefano mi manda qualche immagine di donna che incarna l’idea che si è fatto dell’eroina di turno e io cerco di assecondare i suoi canoni estetici da erotomane, che in fondo condivido. Per Colori di guerra ho disegnato (beh disegnare non e’ proprio il termine giusto, ma sarebbe lungo in questa sede spiegare il procedimento che uso per le copertine) una donna nera con un corpetto di pelle, tipo sadomaso e un tanga “piegabaffi” inconsistente. Sta con un mitra in mano in piedi su un container, che fa pare del carico di una nave da trasporto in fiamme, su di un mare tempestoso. Vi sembra una mise circostanziata?Eppure è questo l’immaginario del PROF, sic transit gloria mundi. E’ questo che ci piace… vai Chance, facci sognare! Io cercherò di accompagnare i lettori, con qualche suggerimento iconografico, nei mondi che la tua testa ha partorito.
Ah già, stavo parlando con Renard, ma non fateci caso, tanto lui e Stefano sono la stessa persona!” Victor Togliani, illustratore.
“Il primo romanzo su Chance Renard che mi passò per le mani fu Raid a Kouru, credo il primo della serie. Lo lessi in Bosnia Erzegovina, poco dopo la metà degli anni ’90 selezionandolo tra un borsone di romanzi da edicola che un mio collega mi aveva chiesto di portare ad un altro di noi che non conoscevo personalmente. Fu un caso. “Rubare” quel libro fu una specie di tassa di trasporto che mi fece conoscere un vero amico che non mi avrebbe mai abbandonato per tutta la mia carriera. Raid a Kouru lo lessi in un giorno solo, tra sacchetti di sabbia e finestre foderate da reti di mimetizzazione, mentre tutto bardato con giberne e Steyr AUG a tracolla, me ne stavo seduto su una poltrona con i piedi sul tavolino e l’auricolare della VHF nell’orecchio ad alternare tazze di caffè a limonate, aspettando una chiamata alle armi del mio turno di prontezza operativa che arrivò, fortunatamente, nel tardo pomeriggio, quando ormai avevo già superato il traguardo dell’ultima pagina. Istintivamente riposi il libro nelle giberne pur avendolo già letto tutto d’un fiato. Chance doveva venire con me. Arrivato al punto di Rendez Vous mi incontrai con un altro militare, che conosceva i dettagli della nostra missione. Era un tipo dalle spalle larghe e il petto in fuori che portava le giberne con la disinvoltura di un grembiule. Sguardo vispo in perenne concentrazione e una stretta di mano a tenaglia, l’uomo si presentò, sistemandosi sul fianco il suo P90 ed esponendo uno scudetto francese sulla spalla mentre sullo sfondo le pale di un elicottero cougar spazzavano il terreno. Notai il piccolo basco infilato nella tasca laterale dei pantaloni. L’uomo anticipò la domanda.
“2 reggimento paracadutisti Calvi. Légion étrangère” mi disse.
“Come Chance Renard…” commentai. Perché leggo il professionista? I suoi romanzi seriali propongono moduli di intrattenimento sempre nuovi e innovativi, caratterizzati da un efficace realismo, pur con un ritmo atipico, assente in natura, che lascia senza fiato il lettore, tirandolo dalla prima all’ultima pagina in un tour de force di adrenalina e divertimento. Credo che attualmente sia il miglior modello moderno di superuomo di massa dai tempi di Fleming, un modello positivo nei tratti generali, ma umano nei dettagli, che sa essere cinico e spietato quanto ispirato da un codice cavalleresco che i suoi nemici sembrano aver rinnegato. Gli ingredienti per un serial di successo ci sono tutti, dalla profondità dei personaggi talmente vividi, Chance in testa, da sembrare ogni volta dei vecchi amici, allo spessore dello scenario reso più appetibile da tinteggiate di azione, tecnologia, erotismo, violenza e sarcasmo che rendono unico e irripetibile ognuno dei suoi romanzi, aggraziati da una prosa più che elegante che rende più morbida l’”esperienza” di un romanzo che parli di lui.E con Chance di esperienze se ne fanno innumerevoli! Grazie a lui puoi fuggire da un carcere di massima sicurezza o da un sottomarino che affonda. Puoi paracadutarti nel vuoto o esplorare la Guyana francese. Puoi andartene ovunque, dall’africa al mar di Barents, a conoscere tribù indiane o orde di talebani. Chance ti insegna a non fidarti di nessuno, sia essa una donna avvenente, un contractor, un Agente della CIA o tutte e tre le cose insieme. Leggere di Chance è talmente coinvolgente che poi, per un po’ di tempo dopo averlo letto, ti viene naturale andartene in giro per la strada guardingo, frugando ogni anfratto con lo sguardo e studiando ogni possibile riparo, in attesa di un agguato imminente.
Perché leggo il Professionista?Perché lui è il migliore. Da sempre.”James C .Copertino, scrittore.
“Leggo il Professionista perché è una serie solida, ben strutturata, divertente. Una serie che resiste ai cambiamenti riuscendo ad adattarsi alla contemporaneità senza venir meno alla sua mitologia e ai suoi presupposti di base. Quelle del “Professionista” sono storie che riflettono l’onestà dell’autore, rivelano passione e esperienza nella descrizione di scenari geopolitici, nel racconto della mentalità e della cultura di popoli lontani, rivelando la genuina competenza di Stefano Di Marino nelle sequenze di combattimento e nella descrizione di armi e equipaggiamenti bellici. Una narrativa di genere che costituisce, spesso e volentieri, anche un’occasione di riflessione, di informazione, di conoscenza .Chance Renard è un personaggio che ha infinite potenzialità e Di Marino lo ha dimostrato narrandoci la sua ultima, bellissima, avventura, Pietrafredda. Un’operazione d’autore che ricalca involontariamente ciò che Frank Miller aveva fatto nel 1986 con Batman, il personaggio che aveva riportato ad altissimi livelli narrandone il canto del cigno nella graphic novel Dark Knight Return.
Ho un unico rimpianto: non aver letto la serie in ordine cronologico! E la paura che non mi basti una vita per recuperare tutte le avventure perse…
Lunga vita al Professionista!”Romano De Marco, scrittore.
“Per chi ha scelto la vita al limite, il Professionista è un po’ la trasposizione scritta della propria vita fatta si di violenza, sesso consumato senza amore,adrenalina, solitudine, ma anche principi morali ed etici che l’uomo comune non può capire e forse è anche giusto ne stia fuori. Un guerriero di guerre mai apertamente dichiarate, un lupo solitario, ma in fondo un eroe romantico pervaso sempre da un velo di tristezza di chi, pur amando l’azione, si rende conto che anche nella banale vita dell’uomo qualunque, qualcosa di buono c’è. Ma la vita è fatta di scelte….il Professionista è le mille facce dei compagni che non ci sono più e di quei pochi che ancora credono…” Emilio Wolfshade Maddaloni, lettore.
“Leggo il Professionista perché mi piacciono le storie avventurose, ben costruite, piene d’azione ed esotismo. Considerato che sono un appassionato di cinema dello stesso genere poi, è un po’ come avere in mano a scadenza regolare il proprio film action preferito, sempre col cast perfetto e con le location migliori: spesso è meglio di quello che passa nelle sale o in DVD.”Alessio Lazzati- traduttore, blogger di Segretissimo, autore di saggi e racconti sul Rock e l’azione.
“Recarsi in edicola ad acquistare un libro di Stefano Di Marino, da molti anni a questa parte ormai, è divenuto una sorta di rito, una cerimonia solenne, una liturgia silenziosa. Si dice, “leggere un libro è come viaggiare, ma costa molto meno”, beh, provate a comprarvi l’autobiografia di Gigi D’Alessio e poi ne riparliamo. Ci sono romanzi e romanzi, non tutti però hanno la capacità di far vivere al lettore “forti” ed “intense” emozioni come quelli di Di Marino. Salgari aveva capito tutto, si può girare il mondo senza alzarsi dalla poltrona del proprio studio. Ecco, Di Marino ha implementato tale concetto, sommando allo stilema salgariano la sua lunga esperienza di “reale” viaggiatore. “Regalati un’avventura” è la prima dedica che mi regalò qualche anno orsono. Be’, in quindici (e più) anni di carriera, di avventure ne ha regalate moltissime a tutti e sono certo (potendomi onorare della sua amicizia) che ne regalerà molte e molte altre ancora.”Dario Pm Geraci, blogger,giornalista, critico cinematografico.
“Be’, a me il professionista piace perché non molla mai. Perché, come diceva Kipling, che di queste cose se ne intendeva, è un uomo, cioè uno che “…can force his heart and nerve and sinew to serve his turn long after they are gone and so hold on when there is nothing in him except the Will which says to them: Hold on!” Giancarlo Jack Narciso- scrittore.
“L’isolazionismo strangolante di Cornell. Jimmy a guardia dalle torri, sulla civiltà. James e Joe: sguardi discordi e febbricitanti, sulle spiagge, i deserti e i viali al tramonto del sogno americano. Sognavo Sin City e Chiba City. Bramavo l’universo a migliaia di anni luce nel futuro. Cercavo l’infanzia abbandonata, nell’Altrove o sul limitare del Paese d’Ottobre (Vero Ray?). Sognavo e sorridevo molto allora. Cercavo e non scorgevo le insidie.
Un giorno, inaspettato un libro, un messaggio: Appuntamento a Shinjuku. Segretissimo. Micidiale. Un treno che si scaglia nel nucleo di massa cosciente. Lo Sconosciuto: francese, brav’uomo forse no, grand’uomo sicuro! Di quegli anti coi quali puoi davvero esperire una identificazione spinta. Finita lì, ritorno ai lidi abituali. Anni passano, giungono Anime Nere. Il tipo, quel Chance, me lo ritrovo tra i piedi un’altra volta. A Milano stavolta, è caccia di Lupi. Secondo appuntamento, situazione italiana, Servizi Italiani. Tutti prede e tutti predatori a Gangland, su un tracciato di sangue lungo decenni di Storia Nera del Belpaese. Nero assoluto. Amaro. Romantico desperado. Come chi non s’arrende mai neanche a se stesso. L’Italia e il Professionista, scontro che libera demoni da squarci di tragica bellezza. Autentica epica apocalittica dei nostri tempi. Non possono più fare a meno l’una dell’altro e io di lui. Pedino Chance nelle sue scorribande. Venezia. Parigi. Beirut. Nigeria. Estonia. Ancora Italia e Gangland. Attraenti e sconsigliabili come le sue donne. Inseguo suggestioni nei luoghi straziati del suo passato. Costanti insidie, molte le connessioni. Infine lo vedo.Nell’ombra un altro uomo. L’ho già incrociato prima, in qualche altro dove. Continuo a incontrarlo, sempre più spesso. Lo blocco, non mi teme. Tipo riservato, sguardo da duro. Cordiale, forse prova a reagire ma non ci riesce. Nel terzo grado, mi parla si sé. Lottatore e creatore. Ha molti nomi, dice, ma è tutt’uno col Chance. Entrambi sono Il Professionista. Penso che sia pazzo ma non glielo dico. Così mi spiega un sacco di cose. Diventiamo amici. Continua a spiegarmi cose mentre tengo d’occhio quel Renard, suo alter ego. Poi mi perdo, nella notte e lui viene a cercarmi. Tre o quattro parole soltanto. Non posso ignorarlo. Un maestro. Per me e gli altri della sua gang. . Il Prof. Gli ci vuole un po’ ma si abitua all’idea. Forse questo mitiga quella mania di identificazione col Francese. Mitiga. Non credo gli passerà mai del tutto. E meno male. Continuo a sognare e sorridere molto come allora, ma cercando, adesso, scorgo le insidie. Sono cambiato, forse cresciuto. Col Prof e col Professionista. Campioni. Ognuno la sua gang. Entrambi punti di riferimento. Imprescindibili.”Riccardo Larosa Falcetta, giornalista.
“Perché è intenso e plausibile e, per questo cattura. Perché ha la spettacolarità e il pathos delle grandi storie, tanto da sembrare lontano chilometri dalla “tradizionale” narrativa italiana. Perché i suoi sono romanzi che osano. Vicende che ti prendono alla gola, raccontate con voce ruvida e uno sguardo complice. Sanno di polvere, cordite, sudore e adrenalina. Apri e le pagine e senti addosso il peso del giubbotto antiproiettile e il libro si appoggia sui calli che hai sulle mani a furia di impugnare automatiche e fucili mitragliatori. I comprimari? Ti salutano con un cenno di rispetto. Sono parte della tua squadra. Tu sei parte della loro. E su tutto… quell’aroma di sigaro che ti dice che lui è appena dietro l’angolo. O di fianco a te. E allora sai che stai per vivere un’altra grande avventura. Narrata con sapienza, con tecnica, con abilità misurata e – per questo – attenta e di valore. Oh, sì… Una volta ne ho letto le pagine tutta notte. Alla fine… “alla fine sapeva di vittoria”. E quando chiudi il libro hai anche tu quello sguardo, quello “lungo un miglio”.Maurizio Landini, saggista.

Posted in novità Il Professionista | 18 Comments

IL PROFESSIONISTA E TEX


Cosa c’entra Tex con il Professionista? be’ prima di tutto sono due prodotti ‘ italiani’ di intrattenimento. Fatte le debite differenze naturalmente. Tex è un’icona dell’avventura italiana, il Prof faticosamente si ritaglia il suo spazio. Diverse tematiche, diverse ispirazioni, tempi differenti. Ma perché negare che son cresciuto leggendo Tex e che ( benché ne abbia ancora la collezione intera nascosta in qualche baule a casa dei miei) appena ho visto questa miniserie di 5 albi dedicati al confronto contro Mefisto l’ho subito presa? mefisto rimane sin dalle prime storie uno dei nemici più interessanti di Tex. L’Avventura forse solo parzialmente western, il vudù ma anche la decisione con cui si affronta il nemico, una lealtà che forse non è di questo mondo ma solo ideale. Il mondo dell’immaginario ha bisogno di eroi. Che sono positivi proprio perché di carta, nati da e per la fantasia. Gli eroi veri son o diversi, più schivi e forse è meglio così. Di gente che batte il pugno sul petto e fa tintinnare le medaglie ne abbiamo abbastanza. Se me lo permettete a costo il Professionista a Tex, uno con la beretta l’altro con la Colt45 perché entrambi vivono nella stessa dimensione. Il Grande sogno di un mondo dove un uomo è un uomo. Una bella accoppiata in edicola.

Posted in editoria, novità Il Professionista | 8 Comments

Il Romanzo del PROFESSIONISTA


IL ROMANZO DEL PROFESSIONISTA
17 anni del Professionista. Una data importante. Siamo quasi maggiorenni. ‘Siamo’ perché un po’, nel corso del tempo, io e il Prof (come ormai vedo che lo chiamano i fan in Rete e non si sa più se sia ‘professionista’ o ‘professore’…) ci assomigliamo. La stessa testa dura, la stessa voglia di andare avanti. Di raccontare (io) e vivere(lui) nuove avventure. O forse il contrario. O magari un po’ tutt’e due. Perché l’avventura vera e quella sognata, inventata sono un po’ facce della stessa medaglia. Per ciò questo Professionista Story 01 vorrei che lo leggeste come un romanzo, il romanzo del Professionista. Intendiamoci ‘tutti’ gli episodi sono romanzi del Professionista, ma questa raccolta di più di 450 pagine ha un valore speciale. Non solo perché rispetto alle edizioni originali o alle ristampe di qualche anno fa è più curata, completa e contiene una gran parte di materiale inedito. Perché, in un momento diciamo non felice per l’editoria (in generale se l’edicola non esulta neanche gli scaffali possono cantare vittoria!), il Professionista Story è un’idea coraggiosa che parte con il rinnovamento grafico di Segretissimo, il cambio di formato. Insomma, vuol essere una sfida alla crisi, al pessimismo a tutti quei fattori negativi cui si può combattere solo con la forza della fantasia. Per questo posso dire di aver lavorato a questo ma anche ai successivi volumi con un’energia e un entusiasmo ancora maggiori che alle avventure canoniche del Prof. Una questione di cuore, se volete metterla così. Perché parlo allora di ‘ romanzo’ del Professionista? Perché per capire bene la serie si tratta di un volume fondamentale. Vediamo brevemente cosa ci troverete oltre a una introduzione che è concepita un po’ come quei contenuti speciali dei dvd che vanno sotto l’etichetta ‘making of’, riferimenti, racconti di produzione, fonti di ispirazione, insomma molte cose che faranno piacere agli affezionati e, spero, saranno interessanti per chi non conosce il personaggio.Ma Chance Renard lo comprendere solo leggendone le storie. In questo volume ci sono due romanzi: un classico rivisto e una storia di ‘apertura’ concepita come un romanzo a racconti. Storie autoconclusive che però si congiungono in una sola vicenda. Un po’ come, raccontando della mia città, è avvenuto con Gangland blues. Di fatto un romanzo unico – Le Origini che riecheggia un po’ i titoli di alcuni fumetti Marvel negli anni ‘70 quando si sentiva la necessità di rinverdire una saga – in cui troverete il Professionista di oggi e… quello dell’altro ieri. Sì, perché si comincia a ritmo pieno come ormai il lettore è abituato. Sappiamo che Chance da anni non può più tornare in Francia. Ma decide di andarci ugualmente, per una vacanza presso un vecchio compagno d’armi divenuto libraio. E subito si trova catapultato in una situazione dove può solo agire in fretta, con violenza, spietato quel che è necessario in un tempo di lupi. È il Professionista di oggi, cinquantenne, gagliardo, segnato da cento ferite, forse animato un po’ da quello spirito che ha assunto dal Punitore di Garth Ennis. O forse solo indurito dall’età, dalla costante perdita di chi ama. Un uomo colpito spesso nei sentimenti oltre che nella carne ma capace di combattere ferito. Un eroe non solo per uomini… di certo non per ‘uomini soli’… come dimostrano nei vari blog gli apprezzamenti di numerose lettrici che hanno saputo guardare oltre la corazza del Professionista e vederci anche un essere umano sfaccettato, non certo un insensibile o un maschilista. Neanche un burattino manipolabile o uno senza midollo, rassicurante come vorrebbero certe fiction televisive. Un uomo che non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno. Con il suo codice che forse non sarà politicamente corretto ma è coerente a se stesso. Ma questo è solo un (succulento) assaggio. La narrazione si sviluppa come una matriosca, bambolina russa che ne racchiude un’altra e poi un’altra ancora. Immagine cara all’iconografia spy e particolarmente rilevante in questo caso. Chance si ritrova per le mani una serie di vecchi romanzetti economici , di quelli che circolavano all’inizio del ‘900 per raccogliere le storie dei ‘fogliettoni’ pubblicati su Le Petit Parisien e altre riviste. Il feuilleton è una forma narrativa che veramente ha dato origine alla letteratura pulp del nostro tempo. Se il primo in assoluto fu La Veille Fille di Balzac pubblicato a puntate nel 1836, anche in America scrittori poi divenuti famosi iniziarono la loro carriera scrivendo a puntate sui quotidiani, Poe per primo. Se vogliamo, l’antesignano delle vicende che avevo in mente fu I misteri di Parigi di Eugene Sue che diede vita al genere ‘noir’ e in seguito ispirò Pierre Alexis Ponson dalla cui penna nacque Rocambole. Da lì in avanti fu un fiorire di questo genere di narrativa in ogni parte dell’oceano. Nel West c’erano i dime novel con esagerate vicende di pistoleri, poi nacquero personaggi come Nick Carter che inseguito sarebbero approdati alla narrativa gialla, hard boiled ancor prima di Black Mask e alla spy story come i lettori di Segretissimo ben sanno. In Francia però la narrativa del crimine si sarebbe sviluppata ulteriormente con i primi del secolo e le innovazioni della società industriale. Zigomar , Fantomas… tutto un universo che si legava a certe mie personali fantasie coltivate sin da ragazzo. C’era una serie che vedevo da ragazzo, le Brigate del Tigre… storie di una unità speciale creata nel 1907 da Pierre Clemenceau, ministro degli interni durante la presidenza Poincarrè. Un’epoca fatta di novità tecnologiche, di nuove automobili che sfrecciavano (si fa per dire…) sulle vie lastricate di Parigi. Di poliziotti scelti per combattere una nuova e potente criminalità: gli anarchici della banda Bonnot che rapinavano i furgoni postali con armi moderne e vetture altrettanto veloci, ma anche spie, avventurieri che della società della Belle Epoque coglievano solo il male. Era una stagione di nuove scoperte, di metodi scientifici che andavano dall’identikit alla rilevazione delle impronte, persino alle intercettazioni telefoniche. Soprattutto mi era rimasta in mente la preparazione dei Mobilard che erano un po’ investigatori e un po’ agenti segreti. Veloci d’ingegno e svelti a manovrare pistola e canne e persino a battersi nella Boxe Françiase Savate che sarebbe divenuta in seguito una delle mie passioni, tanto da guadagnarmi il guanto d’Argento (un grado successivo alla cintura nera per chi pratica arti marziali) e il diploma di Moniteur. Una parte della mia vita che, in qualche modo, ritorna nelle storie del Professionista. E allora, quando anni fa realizzarono un film sulle Brigate del Tigre ( Triplice Inganno con Clovis Cornillac e Diane Krueger, circolato brevemente anche in Italia) corredato da un prequel a fumetti, cominciai a raccogliere materiale sull’argomento senza ben sapere come l’avrei utilizzato. Di certo mi procurai tutte le stagioni delle Brigate nella versione francese ( senza alcun genere di sottotitolo, ma che ho rivisto con piacere). Ora, chi mi conosce sa che per me, quanto per Chance, Parigi, è un po’ una seconda casa. Ci vado da vent’anni, ogni anno, per un periodo più o meno lungo per coltivare amicizie e interessi vari. La ricerca è stata entusiasmante. Dapprima ne nacque un racconto pubblicato parecchio tempo fa in occasione di una ricorrenza del cappello Borsalino. Un assaggio in cui mi piacque pensare che il bis nonno del Professionista, Stéphane Renard, fuggito dall’Italia e naturalizzato francese, avesse fatto parte di quel corpo proprio prima dello scoppio della Grande Guerra. Poi, quando si è presentata l’occasione di questa ristampa, è nato un progetto più ampio. Creare una vicenda, o meglio una serie di avventure, che avessero lo spirito del Professionista di oggi ma ambientate in quell’epoca che mi piaceva ricreare. Una sfida di quelle che i lettori amano e i narratori anelano. Volevo vedere se gli stessi elementi (azione-intrigo- atmosfera e un pizzico di sesso) avrebbero potuto funzionare in un’altra epoca. Di fatto Stéphane Renard è una versione di Chance… coi baffi e la canne. Lo stesso spirito, lo stesso humour e le stesse peripezie. Nella Bibbia del Professionista (che è un volume che curo personalmente aggiornandolo di volta in volta con una breve trama e le sinossi delle avventure scritte via via per non perdermi tra le varie continuity) avevo tenuto a lungo una serie di appunti per creare una storia del Professionista ai tempi delle Brigate del Tigre contro spie austroungariche, malavitosi marsigliesi, belle donne e… un avversario potentissimo, misterioso con quel background esotico necessario a ogni buona avventura del professionista. Fu Manchu. Be’ non lo potevo chiamare così perché comunque i diritti restano di Sax Rhomer. Ma il personaggio che avevo conosciuto da ragazzo nei fumetti di Shang Chi maestro del Kung Fu e che poi ho recuperato in una serie di belle edizioni francesi (e di film classici con Christopher Lee…) era un perfetto avversario per il Professionista. Così è diventato il Drago Rosso e costituisce il principale nemico del nostro eroe in un’avventura di spionaggio in cui ci sono persino ninja e dirigibili. A questo punto è accaduta una cosa strana ma non inusuale. Esaltante. Quell’universo in cui si muoveva quel Renard d’epoca non se ne voleva andare dalla mia mente. Sono successe poi una serie di cose curiose e stimolanti. L’organizzazione della manifestazione Cartoomics in cui sono coinvolto da diversi anni in eventi che hanno sempre più o meno come fulcro la promozione delle collane da edicola (per esempio i 50 anni di Segretissimo, il premio Jacono e varie altre)mi ha chiesto di realizzare un romanzo da distribuire in digitale gratuitamente solo per la durata della fiera e i cui diritti sarebbero rimasti a me su Fantomas… perché nel 1911 ricorrevano i cento anni dalla nascita del personaggio e anche se un po’ in ritardo c’erano avvenimenti legati a tale data tra cui il bellissimo volume dedicato al genio del Male dal mio amico Alfredo Castelli. Be’, avreste saputo resistere? Io non ne avevo alcuna intenzione. Così mi sono riletto l’originale primo feuilleton di Allain-Souvestre tradotto per il Giallo Mondadori diversi anni fa da Luigi Bernardi e mi sono messo in caccia di tutta la serie pubblicata da Urania negli anni ’60 con le copertine di Thole. Fantomas era un altro nemico perfetto per Renard. Così, spostando indietro gli avvenimenti in una sorta di prequel di ciò che leggerete ne le origini, siamo tornati al 1910, poco prima della grande alluvione che inondò Parigi. Ed è nato La Vendetta del Fantasma che, se la lotta con il Drago Rosso vi piacerà, spero di poter ripubblicare proprio nel Professionista Story dando seguito al filone. E a questo punto siamo giunti a Raid a Kourou che, nell’edizione del 1995, fu scritto con grande entusiasmo… ma un po’ in fretta e come il secondo episodio, L’Eredità Cargese, troverete qui in una versione riveduta e allungata, soddisfacente, a parer mio. Una storia in cui è racchiuso tutto il mondo del Professionista del periodo in cui è nato. Vi ritroviamo un Chance trentacinquenne, ancora legionario. Più soldato che spia, indotto a cadere in una ‘ trappola del miele’ da una donna che faticherà a dimenticare e a unirsi al primo e forse più indimenticabile dei suoi supernemici: il Marsigliese. Ma è anche un’avventura di spy combat, di mafia corsa e di uomini e donne che si odiano costretti a unirsi per superare il pericolo che li minaccia. E sebbene contro di loro si schiereranno sia i legionari, che la banda del Marsigliese e anche i guerriglieri vudù, il nemico principale resta la Giungla. La stessa grande foresta vede, umida, caldissima, rutilante e gravida di nemici di ogni genere dai serpenti alle sabbie mobili. L’avventura. La Grande Avventura se mi permettete. Associata al colpo da portare a compimento con tutte le fasi di preparazione, gli imprevisti, alla fine un ‘caper’ , altro genere che mi sta molto a cuore, qui per influenza dei romanzi di Richard Stark. Ovviamente ci sono le donne del Professionista, in entrambe le storie. Offrono un variegato panorama dell’universo femminile che come sempre nelle storie di Chance non è solo ‘decorativo’ o’ ricreativo’. Marie Galante Guerrini l’assassina con il Borsalino della Marsiglia del primo novecento è una donna straordinariamente simile ad Antonia, così come l’arguta Amélie, suffragetta e prima Mobilard donna, ha qualcosa dell’impertinenza della Bimba. Troverete per la prima volta Sylviette che i fan del Prof già conoscono e poi altre, letali, affascinanti, appassionate. E il Prof è lì: amante della vita ma pronto a cadere nella trappola dei sentimenti, senza valutare o giudicare, neppure quei personaggi che vivono sull’ambiguità come Anjelica che diventa un po’ il manifesto delle donne del Prof. Ecco sì, questo mi piacerebbe che leggeste il Professionista Story come un romanzo d’appendice. Per tutti. Uomini e donne. Proprio come un tempo ricordo molte donne leggeranno Segretissimo. Senza il preconcetto che debba essere una lettura ‘ da maschi’ perché si spara, ci si scazzotta e, a volte, il sesso diventa rovente. Perché così è la vita, così sono le storie che amiamo al cinema. Vedo , sempre più numerose sui vari blog sui social network nei rapporti personali che ho con lettori e pubblico che c’è un numero sempre crescente di donne che rifiuta di farsi rinchiudere in un recinto o in una gabbia. Che rifiuta di farsi escludere dal gioco quando il gioco si fa duro. Molte delle mie amiche sono pugilatrici, danzatrici esotiche, scrittrici, a volte anche mamme. A loro agio in abito da sera quanto in string, con i guantoni e alle prese con la preparazione di una bouillabaisse…Così sono le donne del Professionista, e questa storia è dedicata anche a loro. L’Avventura, alla fine non fa distinzioni, non è razzista, né sessista. L’Avventura è per chi ha cuore di seguirla senza pregiudizi…

Posted in novità Il Professionista | 12 Comments

PROFESSIONAL GIRLS

Ci sono dei luoghi comuni da sfatare. Uno è che le storie di spionaggio siano ‘cose da maschi’ dove personaggi pieni di testosterone corrono da un elicottero a un treno, saltando su sommergibili e auto incorsa senza sapere neanche dove sono diretti. Un altro è che le avventure del Professionista siano, come disse anni fa uno stupidissimo funzionario editoriale, vicende da ‘spogliatoio maschile’. Probabilmente il poveretto non ha mai praticato uno sport (sicuramente nessuna disciplina del ring!) e quindi non sapeva assolutamente di che si parla dopo l’allenamento. Ho il sospetto che non capisse nulla neanche di donne, né di sigari, né tantomeno di vodka, per cui il suo parere non conta una cippa. Torniamo in argomento. Le avventure del Professionista sono, invece, storie destinate a un pubblico più vasto di quello che qualcuno vorrebbe far credere. Sono vicende di avventura, di passione e, naturalmente d’azione. Ma anche di ambiente, di intrecci tra i personaggi,di suggestioni. Per molti, ma non per tutti, nel senso che sono episodi di una saga immaginati per chi ha il cuore per seguirne i personaggi. A questo punto una cosa va detta. A Chance Renard, il Professionista, piacciono le donne. Su questo non ci piove. Ma non un unico tipo di donna e non sempre ne desidera la compagnia allo stesso modo. D’accordo, forse non è esattamente il genere di ‘belloccio dall’aspetto rassicurante e manipolabile’ prototipo della fiction e dei reality odierni. Viene da un’altra epoca. Da un altro mondo immaginario. Come il suo autore. È pieno di difetti, ha un brutto carattere. Forse la fedeltà non è la sua virtù principale. Dopotutto condivide in pieno il pensiero di Ian Fleming nella chiusura di ‘L’uomo dalla pistola d’oro’. “Al tempo stesso sapeva, intimamente, che l’amore di Mary Goodnight, o di qualsiasi altra donna, non gli era sufficiente. Sarebbe stato come prendere una stanza con panorama’. E James Bond si sarebbe annoiato di godere sempre del medesimo panorama.” Ma anche un po’ come lo Sconosciuto in quella scena de ‘I cinque gioiellieri’ quando , dopo essere rimasto indifferente alle profferte piuttosto evidenti di Clo Clo al vecchio gangster che gli chiede: ‘Non le piacciono le donne, Unknow?’ risponde: ‘Naturalmente, e , in passato, ce n’è stata qualcuna che mi è piaciuta più delle altre’. Insomma uno così. Fuori dal branco. Nella cui vita le donne passano numerose e molte lasciano segni. Anche dolorosi. Come sono le donne del Professionista? ‘Amo le donne forti’, lo diceva Ken Follett. E io aggiungo: “Quelle capaci di passare dal pugnale al cocktail, di indossare con la medesima disinvoltura il battledress mimetico, lo string e l’intimo Pierre Mantou ( giusto per ricordare che il Prof un pochino di donne e dei loro gusti ci capisce  ), le sneanker e il tacco 12 di Manolo Blanhik.” Capaci di essere serie e di giocare. Avete notato che mai una volta il Prof ha preso una donna con la forza? Son cose che non si fanno. Tutto il resto, purché consenziente, è ammesso. Dal baciamano al sesso hard-core. Non pretendo che Chance sia gradito a tutti. Però mi ha fatto piacere interpellare un gruppo variegato di colleghe, amiche, lettrici che hanno liberamente detto la loro sull’argomento. Ne è scaturito un collage che mi è caro (e anche al Prof) perché è la dimostrazione che un pubblico femminile per questo filone, per questo personaggio c’è. Grazie Professional Girls, per voi tutta la passione del Prof ma anche il rispetto, la gioia di condividere comunque un’avventura. Per un attimo o un’eternità. Chi può dirlo?
“Perché mi piace Chance Renard? Perché Stephen Gunn prende la spy story classica, quella di James Bond e di SAS, e la sporca di nero, anzi di noir. Le storie del Professionista ti emozionano, perché sono torbide e avventurose, ma anche violente e disperate. Chance non è un personaggio bidimensionale e patinato; le sue avventure ti tengono avvinto alla pagina e ti entrano nell’anima, perché ogni sua cicatrice è una storia che sa di redenzioni impossibili, cinici tradimenti e passioni annegate nel piombo e nella polvere da sparo. Leggere Chance è come buttare giù un bicchiere di vodka russa alla mattina: ti brucia dentro e ti fa sentire molto cool, e non necessariamente in quest’ordine.”Cristiana Astori- scrittrice.
“Perché anche le donne leggono il Professionista? Perché in fondo è un romantico.”
Barbara Baraldi- scrittrice.
“Le avventure orientali del Professionista sono le mie preferite. Intrighi appassionanti in uno scenario sempre credibile e autenticamente esotico. Non sono certo storie per femminucce ma per il pubblico femminile, invece, sono perfette!”
Francesca Scotti- scrittrice.
“Chance Renard è un figo. È l’unico uomo che seguirei a occhi chiusi fino all’inferno, sicura che mi tirerebbe fuori dal peggiore dei casini, certa che durante il tragitto mi insegnerebbe a sparare e a menare le mani per difendermi, se fosse necessario: se lo chiamano ‘il Professionista’ un motivo c’è. E non solo uno.” Eliselle Elisa Guidelli- scrittrice.
“Come non amare il Professionista? Parlo da donna. Nervi d’acciaio, anima in pena, cuore libero ma sempre sedotto da qualche affascinante Bimba. Come non farsi coinvolgere dalle sue performance di azione e guerriglia? È un duro dal cuore tenero, il Prof e ogni donna lo sa, sa che potrà trovare rifugio sotto la sua fondina, sempre adeguatamente dotata. E vi pare poco?”Cinzia Volpe- scrittrice.
“ C’è la singolare idea che spionaggio, avventura, esotismo siano argomenti preferiti prevalentemente da un pubblico maschile e che questo sia un preconcetto mi è capitato di notarlo con la saga letteraria dedicata a James Bond da Ian Fleming in poi. Chance Renard, il Professionista in un certo senso è un personaggio che racchiude molto del fascino e del carisma del suo fleminghiano fratello maggiore con alcune peculiarità proprie che ne fanno un personaggio unico nel panorama del romanzo d’azione. Grande limitazione di questa letteratura è il rischio di cadere nello stereotipo e nella caricatura, rischio mortale che anche alcuni successori di Fleming per esempio hanno pericolosamente sfiorato, ciò invece non succede con il personaggio creato da Stefano, troppo umano, troppo simile al suo autore, di carne e sangue, con difetti e debolezze, eroismi e inquietudini. Sullo sfondo paesaggi esotici, donne bellissime e letali, amicizia, coraggio, azione, spionaggio, un mix perfetto di libertà ed energia. La libertà è soprattutto la parola che assocerei a Chance Renard. Si respira, è palpabile, nelle sue avventure, te la trasmette mentre sei afflitto dai problemi di ogni giorno ben poco epici, ben poco straordinari. Chance Renard più che un eroe è un uomo libero e questo a mio avviso lo rende irresistibile.” Giulia Iannone, blogger di Liberi di Scrivere.
“ Armi, location esotiche, cruente battaglie, intrighi, complotti, attentati da portare a termine, spie e tanta azione…questo è il Professionista. E questa è anche l’anima del nostro Stephen Gunn che con la sua classe oltre all’azione privilegia la cura del dettaglio, le ambientazioni e le emozioni forti. Da consigliare anche a un pubblico femminile!!”Daniela Boaretto- lettrice.
“Non esistono romanzi per uomini o per donne ma solo storie dove le emozioni sono palpabili, dove la capacità narrativa è tale da rapire il lettore trascinandolo là dove l’autore, abile creatore di magiche illusioni, desidera portarlo. È questo il caso di un genio creativo come Stefano, il Prof (con la P maiuscola, per sottolineare uno stato di eccelsa maestria). Uno scrittore completo, capace di spaziare senza difficoltà, dimostrando oltre alle sue doti di narratore anche quello di conoscitore degli argomenti più svariati – provate a prenderlo in contropiede, se ci riuscite, con una domanda a bruciapelo, saprà darvi la risposta più completa e corretta da lasciarvi sbalorditi – e di ogni genere letterario. Ma si sa, la sua grande passione è la spy story, tra azione e conflitti a fuoco, tra colpi di scena e passione. Eh sì, passione! Anche quella serve per fabbricare i mattoni che edificano un romanzo completo. E le storie del Prof infatti sono ricche di tutti quegli elementi da essere molto apprezzate dagli uomini e tanto amate dalle donne, perché per Stefano la parità di sesso è un criterio da attribuire anche ai suoi lettori.” Filomena Cecere- scrittrice
“ Se l’adrenalina fosse una droga, di certo Stephen Gunn ne sarebbe un notissimo spacciatore e il Professionista nient’altro che un suo schiavo rinchiuso in un mondo d’azione, lotta, sesso, sangue e pericolo che fa gola a davvero tanti. A ogni pagina il Professionista affronta le prove a cui è sottoposto con un fondo di piacere palpitante, come un uomo ammanettato al letto da una bella donna ben felice di non avere la chiave. L’eccitazione è un inseguimento, un’arma, una lotta e una bella compagna di viaggio… tutto quello che un uomo potrebbe desiderare dalla vita, vi direte? E una donna? La femminilità si sposa benissimo con il pericolo e le lettrici di Stephen sanno bene che non vi sono principesse da salvare che non sappiano impugnare un’arma e mettere in ginocchio il fato. Personalmente credo l’adrenalina sia un’ottima droga per entrambi i sessi e Gunn un notissimo spacciatore di fiducia.” Selene Feltrin-scrittrice.
“Il mio primo incontro col Professionista è stato in un racconto ambientato a Genova, la mia città, quando ancora non conoscevo Stefano, il suo autore. È stato amore a prima vista. Da allora non perdo un’uscita e ho recuperato anche buona parte del passato. Le avventure del Professionista sono avvincenti, ti tengono col fiato sospeso fino all’ultima pagina, ti fanno desiderare di non smettere mai di leggere, per poi dispiacerti quando arrivi all’a fine. Rubo il titolo di un film e definisco Chance Renard ‘un uomo per tutte le stagioni’. Per tutti, ma proprio tutti….. anche per le fanciulle.”Riccarda Daneri-lettrice
“ Immerso in un mondo di uomini, il Professionista Chance Renard di Stephen Gunn (Stefano per gli amici ) si muove in un ambiente pericoloso dove non pare esserci spazio per i sentimenti, né tantomeno per le donne; tuttavia cede fin troppo facilmente al fascino femminile e per una donna farebbe (quasi) qualsiasi cosa.
Per me leggere il Professionista è una questione di brividi e di adrenalina ma è anche il divertimento di vedere quanto siano potenti le armi femminili, fornite da Madre Natura, contro cui persino un ottimo lottatore armato di tutto punto come lui può ben poco!” Alda Teodorani- scrittrice.
“Io leggo il Professionista perché…. finalmente la donna non è solo l’accompagnatrice del protagonista, superfiga un po’ oca, ma ha un ruolo attivo nella storia. E il Professionista non è ‘l’uomo che non deve chiedere mai’, è semplicemente un uomo dal carattere forte che al momento giusto sa pure essere ‘debole e fraggile’  …. in due parole nei racconti ci sono le donne che noi vorremmo essere e l’uomo che vorremmo avere…” Chiara Rossi- lettrice.
“Ho adorato Alias, ho la trilogia di Bourne e tuttavia non ho mai pensato di
leggere spy-action, forse perché la ritenevo una nicchia tutta maschile, e
lo è per certi versi, tuttavia la lettura de ‘Il Professionista non è morto’
ha, ai miei occhi, sdoganato tutto il genere. Dentro ci ho trovato prima di
tutto uno stile di scrittura incalzante per una trama ricca di colpi di
scena, poi ottime ambientazioni a volte esotiche, ma senza strafare, a volte
più di casa il che non guasta affatto! C’è anche l’universo maschile nella
sua parte più dura (che non deve chiedere mai) che incontra e scontra quello
femminile (che non è da meno) e infine c’è l’intrigo… giganteschi intrighi
internazionali che solleticano la mia parte più sensibile, quella che cerca
il perché nelle brutture del mondo. Naturalmente leggo consapevole che è
un’opera di pura fantasia: oppure no?” Elena Taroni- scrittrice.
E se permettete l’ultimo l’ho tenuto come gran finale:
“Il Professionista non lo conosco moltissimo… conosco molto bene il suo autore, però… Qui al locale … OMISSIS… venne per la prima volta quasi dieci anni fa, con amici, per il suo compleanno. Era un po’ impacciato… tenerone… Poi è tornato moltissime volte. Sempre galante, sempre gentile, sempre rispettoso. Con molte ragazze ha avuto rapporti stretti – hihhihi – con una in particolare perse la testa. Io lo conosco da una vita. ‘Cielo’ mi chiama… ‘ay que carinho’ .” K, exotic dancer.

Posted in novità Il Professionista | 24 Comments

La Morte non ha sesso


La morte non ha sesso è chiaramente un film ‘d’ispirazione’ in cui l’elemento erotico almeno a livello atmosferico gioca un suo ruolo ma possiede una notevole originalità e si vede il tocco di Massimo Dallamano ottimo giallista che troveremo anche in seguito. La coproduzione tedesca trasferisce la vicenda ad Amburgo. Scenario in cui un anziano ispettore di polizia cerca di seguire un’indagine su un inafferrabile trafficante di roga e al tempo stesso di tenersi la bellissima moglie(Luciana Paluzzi sempre uno spettacolo per tutti i sensi) che l’ha sposato pur essendo stata coinvolta in qualche modo che non sapremo mai con un delitto. S’inserisce poi la figura di un killer a pagamento che dapprima si presenta con impermeabile, cappellaccio e coltello d’ordinanza ma poi si rivela un simil-Delon, belloccio e tenebroso ma anch’egli vittima del fascino della bella moglie del poliziotto. Questi quasi impazzito di gelosia lascerebbe anche fuggire il killer purché gli uccida la moglie. Un triangolo quindi e raccontato con abilità sino al finale forse non imprevedibile ma ben orchestrato. C’è nel taglio dei personaggi, nel montaggio ,nella conduzione degli attori un’impronta tutta italiana malgrado l’ambientazione che inserisce La morte non ha sesso nell’Italian Giallo senza ombra di dubbio.

Posted in il thrilling della domenica | 2 Comments

Avengers…finalmente il film sui Vendicatori


Finalmente arriva il film sui Vendicatori. O se preferite chiamarli Avengers, fate pure. Una costruzione iniziata con un serie di film precedenti (i due Iron Man, Thor, Capitan America e in qualche modo anche le versioni di Hulk non tutte riuscite…) ma soprattutto il trionfo di una rinascita quella dell’universo Marvel, nato negli anni 60 che un po’ di tempo fa sembrava appannato e che ha ritrovato nerbo nell’associazione con la Disney (da alcuni inizialmente vista con ragionevole sospetto considerato il pericolo di una eccessiva ‘moralizzazione e ‘infantilizzazione’ dei temi trattati, ma che aperto la strada verso il cinema di primo livello e non le produzioni fatte in casa degli anni 70) e soprattutto nella forza delle nuove tecnologie (anche nel disegno) la capacità di rinnovarsi senza perdere quella scintilla che ci fece sognare da ragazzi. Se anche leggo che la versione lunga la vedremo solo in dvd e magari sarà difficile vedere al cinema il film senza la iattura del 3D, è un avvenimento epocale.
Ora, di esperti e fan dei Vendicatori credo ce ne siano molti. Non è mia intenzione rifarvi la storia del gruppo sin dalle origini per arrivare agli odierni vendicatori che son ostati opera di un attentissimo lavoro di restyling anche se sarebbe interessante vedere le meccaniche di questo lavoro. Per questo vi rimando agli articoli usciti su Borderfiction scritti da Andrea Carlo Cappi sui singoli personaggi. Vorrei parlarvi di un altro fenomeno, molto personale, ma che credo comune a molti lettori della mia età. Nei primi anni ‘70 avevo poco più di dieci anni. Già ero un divoratore di fumetti, Bonelli soprattutto ma anche moltissimi franco-belgi presi dalle pagine del Corrierino, degli Albi Ardimento e prima ancora dei Classici Audacia. I super eroi irruppero nel mio immaginario proprio come quelle meteore fiammeggianti che si leggevano nelle loro storie. Formato diverso, colori, disegni e temi diversi da quanto ero abituato a leggere. Se, per inclinazione personale, ho sempre preferito le storie più realistiche dal western all’avventura non rimasi comunque estraneo al fenomeno, soprattutto perché i miei amici ne erano entusiasti. Comincia ad acquistare anche io i fumetti Marvel Corno(allora l’editore era quello) e mi appassionai. Non a tutti i personaggi e non a tutte le storie ovviamente. Però colsi, magari in maniera un po’ rozza, il messaggio di Stan Lee, lanciato dieci anni prima. Super Eroi con Super Problemi. Io credo che la magia sia stata un po’ quella. L’immaginario ha sempre avuto bisogno di eroi dai dime novel ai pulp e, perché no?, a Segretissimo. Però Lee aveva raggiunto una generazione di ragazzi mantenendo l’avventura ma colpendo al cuore che, per un autore è sempre la carta vincente. In questi fumetti c’era trasposto in maniera abile come deve essere il mondo dei ragazzi, di chi leggeva i fumetti. Peter Parker era uno studentello con problemi familiari e sociali a scuola, Thor nella sua incarnazione terrena era un dottore sciancato, la Cosa ama Alicia, la ragazza cieca che lo vedeva bellissimo. Non erano le fidanzatine dei fumetti cui eravamo abituati. C’era L’Incantatrice… insomma si apriva un mondo di sentimenti a volte ambigui ma sempre fortissimi che i ragazzi di quell’età sentivano il bisogno di vedere in quelle storie…e, nel contempo,c’era l’azione, il mood dell’epoca che vedeva nella radioattività una forma di energia pericolosa ma anche in grado di offrire favolose opportunità. Io credo che fu per quella ragione che all’epoca preferivo le storie della casa delle Idee ai classici eroi in calzamaglia della DC che comunque sul mercato italiano sopravvivevano in sordina. Un po’ come molti anni dopo Dylan Dog aprì al pubblico adolescenziale e femminile un universo che sino ad allora era stato relegato alla complicità tra padri e figli che si passavano Tex da una generazione all’altra ma, inevitabilmente, escludevano sorelle, mogli e fidanzate. Questa era la forza della proposta Marvel. Un ampliamento dei lettori attraverso un coinvolgimento che pratica dalla passione senza che questa diventasse ingombrante. L’avventura, le minacce, i duelli titanici con i Super Cattivi restavano e in quelle pagine disegnate con colori primari e il tratto semplice dei disegnatori di allora restavano a lungo nella mente anche quando il giornalino lo chiudevamo per tornare ai compiti.
Poi sono successe molte cose. La produzione Marvel è esplosa e ,soprattutto in Italia, per lungo tempo è diventata difficile da gestire. Sopravviveva in testate di nicchia , come si dice. Poi c’è stato il grande ritorno dei super eroi..al cinema. E se è vero che all’inizio si poteva anche pensare che questo reboot cinematografico fosse un po’ come l’isola dei Famosi per le vecchie glorie ormai in pensione, a poco a poco il progetto si è evoluto. Gli X Men, Wolverine, gli eroi DC, l’Uomo Ragno e infine i Vendicatori preparati da una serie di film sui personaggi principali con quegli adorabili fuori scena dopo i titoli di coda che promettevano il film più grande di tutti. I Vendicatori appunto. Ma il cinema è solo un aspetto della rinascita degli eroi. Giochi, merchandising vario e , soprattutto, una nuova rilettura con disegni e storie differenti. Il mito rivede se stesso ma non rinnega le origini. Ormai tra Ultimate, Guerre Segrete e revisioni varie oltre la continuity dei film si fa un po’ fatica a seguire tutto. Ma che importa? Noi siamo in prima fila, con voi, tutti quanti insieme come recitava il jingle di una famosa serie di cartoni degli anni 60. Per tornare un po’ bambini e riviere il mito. Perché è solo riaprendoci alla fantasia di quando eravamo ragazzi, magari in forma più moderna ed efficace, che ritroviamo la spinta per creare nuove storie. Parola del Professionista.

Posted in il film della settimana | 26 Comments

Afghanistan:l’ultima offensiva?


Non manca molto. Al vertice della NATO fissato a Chicago in cui, tra le altre cose si discuterà sulla permanenza o il termine delle operazioni in Afghanistan. Il 10 aprile un portavoce NATO dichiarava che ‘ non c’erano segnali di una imminente offensiva dei talebani ‘. Ma che razza di intelligence hanno? Puntualissima, l’offensiva di primavera è arrivata. Violenta, impalcabile contro obiettivi militari e civili. Perché non avrebbe dovuto essere così? L’Occidente attraversa una crisi economica che lo scuote dal profondo. Il regime di Karzai non controlla niente se non le zone intorno alla capitale. I talebani (che sono nominalmente ‘studenti’ del Corano’) si sono liberati della scomoda figura di Osama Bin Laden. La loro non è una guerra per estendere la jihad a tutto il mondo. Dei palestinesi a loro non importa se non per i legami che hanno con Israele e il grande Satana americano. Rivogliono la loro terra come sempre. Perché quelle valli, quelle montagne scoscese, brulle, tagliate da crepacci simili a ferite di coltello sono inviolabili dai tempi in cui tutta la regione tra l’attuale Afghanistan e l’Iran era nota come Khorasan. Un centro di scambi e commerci sulla via della seta tea Samarcanda e Bukhara. Popolato da tribù guerriere irriducibili che prima degli inglesi scacciarono musulmani e indù. Gente fiera. Gente divisa. Allora come oggi. Pronti ad allearsi con tutti e con nessuno. Quando cominciò il Grande Gioco tra Inghilterra e Russia per il controllo della regione i montanari afghani presero tutti a fucilate, nascosti nei loro buchi di fango. Conoscevano solo quello. La guerra senza fine. Unica debolezza la divisione in clan, in gruppi ciascuno dominato da un signore della guerra, da un khan. E si sono combattuti tra loro servendosi di tutti, dei mongoli, degli inglesi, dei russi, degli americani, persino dei jihadisti per conservare ciò che ritengono loro di diritto. Le montagne. L’oppio. Perché dovrebbero rinunciare a battersi ora quando il nemico è più debole? Nel 1996 il governo corrotto che aveva sostituito quello fantoccio imposto dai russi cadde. Si crearono spaccature tra l’alleanza del Nord capitanata da Sha Massoud e i talebani del Mullah Omar foraggiati dai soldi sauditi di Osama. E poi c’erano i famigerati druglords come il generale Dashtun alleato di tutti e di nessuno, trafficante uzbeko, invasore. Potentissimo. Sha Massoud fu assassinato quindici giorni prima dell’attacco alle torri gemelle e malgrado anche allora ci fossero state avvisaglie di un’azione contro l’Occidente, al Qaeda colpì. E cominciò la guerra contro gli stati-canaglia. Un conflitto che dura ancora oggi e che frutta solo in termini di approvvigionamenti forniture milioni di dollari e di euro a chi decide senza prendere un colpo. E se qualche soldato occidentale muore a chi importa? I radical chic inneggeranno con i loro slogan osceni alla morte dei ‘nostri’ soldati, i ‘buoni’ allestiranno funerali imbandierati. E la guerra continua. Con i suoi traffici. I suoi guadagni segreti. E se invece i segnali di un’offensiva che magari spingerà noi, prodi difensori della libertà, a rimanere con tutti gli indotti di tipo economico fossero stati evidenti? E se, ancora una volta, fossimo stati ingannati per interessi che non sono i nostri? Intanto gli afghani sono là, su quelle montagne. Imprendibili. Sono andato in Afghanistan nel 1994. Ci accompagnò una guida armata pakistana con un unico mitra AK. Varcammo anche se solo per pochi chilometrica linea Durand con le colline segnate con i numeri formati da pietre. Il passo Khyber. Mi colpì la risposta del soldato che ci accompagnava alla mia domanda: ‘Ma se i russi dovessero tornare?’. ‘One communist, one bullett’ rispose orgoglioso. L’URSS era caduta già da tre anni ma forse lui non lo sapeva. O non glie ne importava. Perché per i montanari pathan e pashtun non c’è differenza. Avranno sempre una pallottola per ogni invasore. la foto che accompagna questo articolo è quella di quel soldato, scattata a Landhi Khotal al confine con i territori tribali. Ne riparleremo. Parola del Professionista.

Posted in Parola del Professionista | 21 Comments

Romance, avventura e duelli a fil di spada…torna Riago Calavera

Torna negli ebook di Milanonera web press il romanzo di cappa e spada a puntate… vediamo cosa è successo sino a oggi….
IL SEGRETO DEL FIORDALISO:
Negli episodi precedenti:
1623, Repubblica della Serenissima. Mentre l’Europa è sconvolta da una guerra che coinvolge tutte le maggiori potenze Lady DeWinter, spia e assassina del cardinale Richelieu, trama per recuperare una preziosa reliquia che può aprire importanti strade nella politica del Regno Pontificio. Ma c’è un uomo assetato di vendetta che l’aspetta per fare giustizia. Nel corso di una notte tra duelli, tradimenti e rievocazioni di terribili segreti comincia la saga del Fiordaliso.
1626, regno di Napoli. Riago Calavera,uno spadaccino che in seguito a fosche vicende, ha cambiato il suo nome e ha il vezzo di ritenersi già morto, si guadagna da vivere come sicario prezzolato. Ma è per difendere un uomo che il nano Malacarne gli offre cento scudi. Si tratta di proteggere don Jorge de la Gomena, studioso e letterato della corte venuto in urto a un potente magistrato e costretto a fuggire a Cadiz, in Spagna. La materia del contendere è una vecchia conoscenza di Calavera. Donna Francisca, nota cantante e donna di fascino, infatti è stata l’amante di Calavera e, forse, causa dei suoi patimenti d’animo. Di più non c’è dato di sapere, il segreto è custodito nell’animo dei protagonisti, prima di tutti Malacarne che è molto più di un nano servitore. Ma la minaccia di Zanna e dei suoi ‘bravi’ attende don Jorge sulla via del vascello che lo porterà in Spagna. Nelle viuzze del porto Calavera affronta i sicari e si trova, brevemente al cospetto della donna che ha amato. Salva per il momento, donna Francisca lascia l’Italia, ma il destino ha in serbo per tutti loro tortuosi avvenimenti e colpi di scena.

Posted in editoria | 3 Comments