ALLE ORIGINI DELLA SPY STORY ITALIANA TORNA SOPRAVVIVERE ALLA NOTTE

sopravvivere per blog
Maggio 1992. Sopravvivere alla notte esce in edicola e segna il mio esordio nella collana Segretissimo. Ancora non lo sapevo ma la realizzazione del vecchio sogno di pubblicare nella collezione che aveva accompagnato la mia adolescenza e la mia formazione regalandomi tante ore di divertimento con le imprese dei miei eroi preferiti, era solo l’inizio di una più grande avventura. Adesso che di Segretissimo ne ho pubblicati più di cinquanta, con due serie più un pugno di episodi singoli e molti racconti, sembra lontanissimo quel tempo. Eppure fu un primo, importante passo sulla via del… Professionista. E non sto parlando solo del mio serial più fortunato, ma della mia carriera come narratore che avrebbe imboccato la direzione della narrativa popolare, pulp nel senso migliore del termine. Storie avvincenti per chi le scrive e chi le legge, a un prezzo economico. Una via aperta da autori per me mitici, Jean Bruce, Edward.S. Aarons, Nick Carter, Gerard De Villiers e molti altri. Quel filone dispregiativamente definito dalla critica ‘alta’ da ‘stazione’. Roba di nicchia, mi dicono. Ma capace di conquistarsi avventura dopo avventura, grazie al ritmo, alla passione e all’emozione, una foltissima schiera di appassionati, fedeli nel tempo e disposti a seguirti anche nei momenti di crisi. Ehi, questi libercoli costano solo pochi euro (poche lire allora, ahah). Una carriera di cui vado fiero e che richiede dedizione, impegno, amore per ciò che si racconta. E ve lo ripropongo così, resistendo alla tentazione di elaborare il testo, di correggerlo troppo perché questa era già un’ottima versione e il lavoro maniacale di cesello non si addice al pulp. Era, però, un romanzo completo, più soddisfacente per me del mio esordio, Per il sangue versato (Mondadori,1990), gravato da un po’ troppi paletti della casa editrice e sulla via del terzo che in realtà avevo già scritto e sarebbe stato pubblicato solo l’anno successivo (Pista cieca, Mondadori, 1993 ristampato da Segretissimo nel 2001).
È una storia di spie e di mercenari che in seguito troverà agganci con la mia serie principale. Tra i protagonisti infatti riconosciamo il Marsigliese che sarà un comprimario di Chance Renard nelle sue prime missioni, mentre l’eroe (se così si può definire) Alexander Costas, sarà compagno del Professionista in alcuni episodi degli anni 2000. Come a dire che l’universo narrativo di un autore comprende tutta la sua produzione. È una storia degli anni ’90, quando la Guerra Fredda e il terrorismo sembravano finiti per sempre, lasciandosi alle spalle un esercito di samurai senza padrone. Ma è anche una spy story che in parte è ambientata a Milano, la mia città, e la ritrae come era all’epoca, mettendo le basi per il ciclo di Gangland ma conservando quel sapore di ‘città da bere’ che aveva ai tempi. Insomma, una storia da rileggere con il gusto di ritrovare le origini della scuola italiana della spy story e del noir, in un tempo in cui la ‘narrativa di genere’ non era ancora stata sdoganata.

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PREMI E SODDISFAZIONI

premio latina

I premi, lo abbiamo detto più volte, contano quel che contano. il vero riconoscimento è l’affetto del pubblico e dei lettori, la stima di amici e colleghi. Che non sono certo mancati a questa ottava edizione di Giallo Latino, manifestazione alla quale partecipo con grandissimo piacere dal 2011, in varie vesti, presentando lavori miei ma anche di colleghi, noti e meno noti. E non mancano mai nuovi lettori che si avvicinano per farsi firmare una copia. Il riconoscimento ricevuto acquista così un valore ancora maggiore. E si torna a scrivere con sempre maggiori energie… grazie a tutti e appuntamento a Giallo luna Notte il 3 ottobre per nuovi incontri .

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IL PROFESSIONISTA:COME SCRIVERE ACTION E SPY STORY

scrivere action per blog
Dal 16 settembre Delos Digital pubblicherà una serie di lezioni di scrittura sulla spy story e l’Action tenute dal sottoscritto. Non è la prima volta che mi cimento con manuali di scrittura e simili, ma in questa occasione ne sono particolarmente fiero. Si tratta di un riconoscimento alla fortuna riscossa negli ultimi tempi dal Professionista che, malgrado tutto e in particolare nel momento difficile che l’editoria sta attraversando, tiene botta e aumenta il suo numero di uscite in collana, confermando anche il buon andamento delle ristampe cui sono allegati inediti, forse un po’ più brevi ma sempre graditi. Scrivere Action e Spy story vuol farvi partecipi della mia esperienza, dei miei trucchi. Nessuno può insegnare veramente i segreti per il successo a nessuno, ma forse sarà di stimolo vedere come io e un certo numero di autori che hanno incontrato un buon riscontro di pubblico, abbiamo affrontato certi problemi e li abbiamo risolti. Se cinema, televisione e fumetto sono ormai termini di riferimento quanto la narrativa scritta, è anche vero che a volte qualche piccolo ‘trucco’ può essere utile. Saranno cinque lezioni in uscita ogni quindici giorni che prenderanno in considerazione gli aspetti più importanti della narrativa seriale, quella più popolare nel senso che già sapete che condivido. Storie avvincenti, alla portata di tutti, nel prezzo come nel linguaggio che deve essere semplice ma non sciatto. Darò per scontate le nozioni base del racconto (la divisione in tre atti, per esempio) e le tecniche più generali che potrete trovare anche in opere come Scrivere da professionisti e Regole di sangue. Ci concentreremo ogni volta su un argomento preciso per la riuscita di una serie d’azione. Partiremo dal fulcro di queste storie, l’Eroe, quello che il lettore vuol vedere sempre nel centro del mirino. Passeremo poi agli intrecci principali e al modo di mescolarli tra loro, approfondiremo la ricerca, le tecniche per creare o meglio ricreare ambienti sempre inediti e affascinanti, passeremo quindi agli antagonisti e ai comprimari, esaminando le tipologie di personaggi più o meno secondari e al modo in cui renderli sulla pagina. Finiremo poi con una disamina dei vari tipi di azione dalla sparatoria alla scena di sesso passando per scazzottate, inseguimento e operazioni speciali. Insomma un vademecum per chi ha sempre amato il genere e vuole cimentarsi o semplicemente per chi vuol leggere e scoprire cosa fa funzionare il meccanismo. Ricordate in digitale su Delos Store e gli altri store on line.

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THE RAID 2 BERANTAL :UN ESEMPIO DI CINEMA MARZIALE

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Il cinema d’azione, soprattutto quello a sfondo marziale(giacché di storie di scuole rivali non si parla più da decenni) è in continua evoluzione. Solo pochi anni fa sembrava che dalla Thailandia dovesse arrivare una nuova rivoluzione che riportava l’azione senza cavi al centro dell’inquadratura, oggi le novità vengono dall’Indonesia. E per mano di un inglese Gareth Evans, ragazzone dall’aria ‘nerd’ appassionato di tutto il cinema marziale e d’aczione del mondo che, per girare in piena libertà è finito a Giacarta. Qui paradossalmente i suoi film sono giudicati troppo violenti e non possono circolare. Qualche ragione c’è. Arriva in Italia direttamente in dvd(ne avevo parlato dopo averlo visto al cinema in prima a Parigi sugli Champs Elysées ) doppiato, The Raid 2-Berandal. Se vi era parso che Merantau fosse originale, e che Raid Redempion(uscito l’anno scorso) fosse la parola definitiva riguardo all’argomento, avrete una sorpresa. Le scene di violenza e azione che vi si vedevano al confronto con Berandal(che significa fuorilegge) sono robe da ragazzina bimbeminkia. 150 minuti girati con una certa raffinatezza(bastano i primi quindici che culminano con la rissa nel bagno della prigione, per capirlo. Un serrato montaggio alternato di flashback costituisce un ponte con il primo film, fornendo anche le motivazioni del protagonista senza mollare di un palmo la tensione crescente. Se è vero che l’intera storia è un classico dell’infiltrato tra bande rivali con tanto di figlio ingrato del vecchio boss e viscidi rivali arrivisti, il film possiede una potenza adrenalinica che ormai il prodotto d’azione americano non ha più. Film per cultori dell’adrenalina ma anche per amanti della coreoagrafia intesa come balletto Raid inserisce alcune delle migliori scene di combattimento mai viste, mischiando silat, kickboxing, combattimento con oggetti vari dai martelli uncinati alle mazze da baseball a tutto quello che vi capita sotto mano. Non mancano calci, close combat in una macchina, sparatorie e un magistrale doppio karambit, coltello ormai celebre per gli amanti del genere che s’impugna con il mignolo. Insomma la storia è un pretesto ma non svolto frettolosamente, c’è un evidente omaggio a Woo e anche a certe serie giapponesi di Miike e Chiba. Giakarta livida, dei campi e delle paludi coperte da cieli color piombo, con le strade trafficate(in un caso anche una surreale nevicata)qualche sprazzo di folklore si affaccia di contorno ma siamo in una metropoli cosmopolita che ospita gruppi malavitosi orientali di ogni genere, dagli arabi ,ai giapponesi, un mondo a parte che Evans ha ricreato da un vecchio progetto per cui non trovava finanziamenti. In effetti era una storia a sé ma il successo di Raid Redempion ha fornito un aggancio seppur labile per rimettere in scena il protagonista e svolgere una storia che, al contrario del claustrofobico primo episodio, è tutta in movimento, per le strade, per i night, gli scantinati dove si girano film porno, ristoranti di lusso e prigioni. Formidabile la battaglia nel fango sotto la pioggia tra carcerati di varie fazioni e sbirri.

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IL PROFESSIONISTA STORY08:LA GRANDE AVVENTURA

asettembre fuoco
Puntualissimo esce a settembre (a giorni in edicola anche se alcuni lettori mi segnalano di averlo già trovato e io ho ricevuto l’ambita ‘casa’ con le copie autore) IL PROFESSIONISTA STORY08 che ripropone IL GRANDE COLPO DEL MARSIGLIESE (che per questioni di diritti era stato posticipato) e l’inedito GUERRIGLIA A CAPO VERDE, più breve per esigenze di paginazione ma che mi auguro vi riuscirà gradito. Parliamo prima del ‘grande colpo’ un’avventura gradita a molti lettori che approfondisce la figura di uno dei nemici storici del Prof (ormai in pensione per limiti di età). In effetti quando scrissi il romanzo avevo in mente moltissimi spunti d’ispirazione. Uno di questi era ‘La croce di ferro’ di Peckinpah, ma anche i romanzi di Sven Hassel sul Battaglione di punizione. E così in un lungo flashback il Marsigliese giovane diventa protagonista di una marcia verso l’inferno attraverso linee russe e tedesche del secondo conflitto mondiale. Nasce qui la mitologia dei Lupi mannari che ho svolto nei primi romanzi inediti di questa collana e che all’epoca non avevo immaginato tanto prolifica. Ho adattato solo un paio di frasi lasciando intendere che il Prof non volesse parlare al suo amico Tiburon delle passate esperienze perché altrimenti avrei dovuto alterare tutto il romanzo. Cosa che non ritenevo giusta. Ho amato moltissimo questa storia in cui il Marsigliese e Chance si rivelano quasi simili, come succede spesso trai grandi nemici. Poi c’era l’idea, bizzarra ma divertente, di questa tribù di apache che partiva per cercare un tesoro nazista nell’Artico. C’erano suggestioni della mia grande passione per il west ma anche di più, da Rodriguez a tantissime storie più o meno realistiche sul sudovest e i suoi miti. Gli indios Tarahumara, Geronimo, gli Hell’s Angels, Sergio Leone, ovviamente. Il mio desiderio di scrivere un western. Ne nacque così una di quelle avventure del Prof in cui poteva accadere di tutto. Il pubblico la premiò allora e spero lo faccia anche oggi. Guerriglia a Capo verde nasce invece da un mio recente viaggio a Lisbona e i suoi dintorni che ho trovato molto atmosferici. La storia coloniale e politica del Portogallo è poi assenta da recenti romanzi di spionaggio e mi è piaciuto contaminarla con altre più moderne suggestioni. Conosciamo personaggi che ritroveremo in seguito, un grande cattivo e un amico, donne affascinanti e quell’atmosfera coloniale delle isole capoverdiane. Una curiosità, il titolo l’avevo in testa da vent’anni, da quando scrivevo a mano avventure mai pubblicate un po’ ispirate a SAS. Il titolo è un omaggio a quel genere di storie. La vicenda invece si divide in due parti, una dedicata allo spionaggio con intrighi urbani nella cornice del Portogallo che è favolosa per queste storie e l’altra più combat, nella foresta, in un panorama unico e ancora non sfruttato nelle avventure del Prof. Buona lettura e buon divertimento.

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IL PROFESSIONISTA ALL’ATTACCO! RIFLESSIONI D’ESTATE

blog fine stagione
È quasi un rito a quest’epoca della stagione (anche se l’estate ritarda) scrivere un post che fa un po’ il consuntivo di questi primi mesi dell’anno e vi saluta sino alla ripresa. Su un punto siamo tutti d’accordo. Economicamente ed editorialmente la crisi c’è e anche con la migliore disposizione d’animo, sarebbe inutile nasconderlo. Tiriamo la cinghia sul lavoro e nelle vacanze ma inventarsi qualcosa per essere sempre positivi è un po’ la mia personale battaglia. ‘I tempi duri passano, la gente dura resta’, dice un vecchio motto, sempre valido. Dandoci dentro con la creatività e la voglia di credere in quello che si fa, il consuntivo non è poi così male. Quasi un libro pubblicato al mese e, credetemi non è poco. Considerando poi un notevole riscontro di pubblico ma anche di critica, non voglio davvero lamentarmi. Ho scelto per ragioni varie la via dell’editoria Pulp che predilige edicola e marchi piccolo. Torneranno i tempi dei cartonati in libreria? Mi piacerebbe, ma come sempre quel che contano sono le storie. Sotto il profilo prettamente spy, il Professionista tiene botta con la riproposta di storie vecchie ed episodi nuovi di lunghezza e temi vari. Momento di grande creatività devo dire. Il prof mi dà sempre grandissime soddisfazioni e sempre me le date voi lettori che venite sempre alle occasioni d’incontro con uno spirito gagliardo. Siamo poi passati a un episodio inedito in collana in più (in questo caso il numero di luglio COLPO SU COLPO) ma ci aspettano altre soprese…sull’isola di Garudan con un episodio che sarà una festa, spero, per tutti coloro che amano l’esotismo. Ma ci saranno anche storie più prettamente spy, avventurose pur mantenendo il carattere della serie e del protagonista. Con grandissimo orgoglio ho superato la prova del Giallo con IL PALAZZO DALLE CINQUE PORTE che ha convinto molti dei duri’ e anche il pubblico degli appassionati del giallo che non mi conoscevano e, soprattutto, mi ha fatto conoscere a un più vasto pubblico femminile. Da qui sta nascendo un secondo Bas Salieri la cui lavorazione è ovviamente più lunga perché il territorio del giallo che ho scelto è complesso. Quando l’avrò finito lo proporrò, ma non prima. Intanto altra grande e doppia soddisfazione con il Thrilling classico argentiano che è un mio cavallo di battaglia. MOSAICO A TESSERE DI SANGUE(Cordero) l’ho fatto con un editore piccolo ma che mi ha fruttato una marea di ottime recensioni. Non ho dimenticato il mio Noir milanese e anche qui garanzie a Novecento editore TUTTI ALL’INFERNO (e il racconto contenuto nell’antologia Delitti d’estate) hanno segnato la via per un hard boiled milanese forse meno adrenalinico di certi episodi di Gangland ma ugualmente apprezzato. La recensione sul Corriere, in particolare, è arrivata insperata e graditissima. Resta poi il lavoro con Dbooks che prosegue da anni anche se in forma differente da quanto avevamo previsto, ma è un susseguirsi di piacevoli successi. L’esaurimento dell’edizione di AMORI E CRUDELTÀ DELL’ORCHIDEA ROSSA, un romanzo d’avventura cui tengo moltissimo per molte ragioni che conoscete) ne è la prova. E il digitale? Ancora nutro dei dubbi, dopo l’iniziale entusiasmo ma qualcosa, almeno con i gruppi più seri, comincia a vedersi. Con Delos ho lavorato molto bene e qualche soddisfazione non manca. SEX FORCE che oggi si chiama DREAM FORCE e altre avventure ci aspettano, non solo per me, ma anche per gli autori che si sono affidati alla mia curatela. Ne vedrete ancora. Resta poi il tentativo di OBSCURA LEGIO che, pur inserito in un contenitore che ha avuto la storia che ha avuto, ha riscosso il vostro gradimento. OBSCURA LEGIO e il ‘mio’ sword & sorcery inteso come genere narrativo di sperimentazione, tornerà. In che forma adesso non lo so ma tornerà. Quindi mi preparo alla pausa estiva, fatta di caccia di suggestioni e idee, carico. Un ringraziamento a tutti voi che su questa e altre piattaforme, come nella realtà ‘non virtuale’ degli incontri e degli acquisti continuate a sostenermi. Grazie di cuore e buone vacanze.

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ESTATE 2014: IL PROFESSIONISTA COLPISCE ANCORA!

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A luglio il Prof è di nuovo in missione. Un traguardo quest’anno dopo i volumi (tra ristampe e serie regolare) usciti dall’inizio del 2014. Un segno che l’editore ‘ci crede’, ma anche e soprattutto che voi lettori continuate a sostenere un personaggio che si avvia con entusiasmo verso il ventesimo anno di pubblicazione con più di cinquanta episodi al suo attivo. Anche questa storia la scrissi nei primi mesi del 2013, come White Tiger, in un momento in cui era necessario stringere i gomiti ed avere fiducia in se stessi. Alla fine, se pure c’è un senso nelle avventure del Prof che sono pensate per divertire e non per insegnare qualcosa e men che mai fare la morale, è proprio questo. Inventarsi sempre qualcosa da dentro anche nei momenti bui. Ne uscì un’avventura variegata, slegata dalla continuity generale (anche se qualche filo che in futuro sarà utile riprendere c’è…), con ambientazioni varie e un flaskback che è fondamentale per inquadrare la storia che si svolge ai nostri giorni. Di fatto non avevo mai portato Chance nello scenario di guerra in Medio Oriente, limitandomi a lasciar intendere cosa ne pensasse lui di quella guerra. Era, però, inevitabile che ci finisse. Ricordate L’inferno dei vivi? Un episodio che segnò una linea di demarcazione nella serie, quello in cui Chance fugge sotto l’effetto di una potentissima droga da un campo di concentramento coreano? Subito dopo venne Gangland che apriva tutta una nuova serie di possibilità narrative italiane per Chance. Ma se l’era cavata davvero così a buon prezzo dopo l’esperienza con lo Yellow Dragon? Un periodo di decompressione mi pareva logico, ma siccome nessuna spia è mai a riposo, eccolo lì a trattare la liberazione di due ostaggi in una Baghdad ricostruita con l’aiuto di molti documenti e interpretata ai fini della narrazione. Un episodio di spionaggio e guerra che presenta personaggi che nel corso degli anni hanno subito una evoluzione. Personaggi che Chance ritrova a Budapest, sempre suggestiva anche sotto la neve. Un intreccio che sembra puntare in una direzione, quella di un colpo impossibile e invece…. Non vi dico altro. Peri più curiosi vi dirò che spunta persino l’Inglese. Ma non era morto? E poi tante suggestioni, dal caper, la storia di rapina, all’intreccio spy nei suoi luoghi deputati, arti marziali e… squali. Insomma per festeggiare questa estate da professionisti, fate il pieno con Il Profstory 07(con il Complotto e Missioni non autorizzate) che magari ritrovate ancora in ebook e il nuovo Colpo su colpo, in cartaceo e in ebook. Io ce l’ho messa tutta per divertirmi e divertirvi nei mesi di questa estate 2014 in cui ancora tiriamo il carro con i denti perché la crisi (dell’editoria in primis) c’è ancora ed è inutile negarlo, ma noi siamo ancora qui, anche con piccoli ma significativi riscontri. A batterci per inseguire i nostri sogni.

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IL PROFESSIONISTA: CINEMA DI SEDUZIONE(4)

seduzione 4

Interno in un convento
Un particolare sotto filone del WIP è il cosiddetto “Conventuale”. Vicende per lo più di ambientazione cinquecentesca con velleità di ispirazione letteraria (Manzoni ma anche Stendhal e Diderot), in realtà lasciano libero sfogo a una delle ossessioni erotiche nostrane più consolidate. Se l’uniforme in sé sul corpo femminile stimola la fantasia (si vedano poliziotte, dottoresse, infermiere di cui parleremo nel finale dedicato alla commedia sexy), scoprire cosa si nasconde sotto il velo monacale è una tentazione irresistibile. Se pure è vero che la tonaca abbinata a varie fogge di cuffiette prese dagli ordini più disparati non si discosta molto dal camicione nero con collarino candido, è proprio “sotto” l’abito che si vede di che pasta è fatta la monaca.
Tra tutti citerei Storia di una monaca di clausura di Domenico Paolella che schiera due tra le (allora) più affascinanti bellezze del nostro cinema. Eleonora Giorgi, monaca per forza, subisce una prima umiliazione all’atto dell’ingresso in Convento. Sotto la tonaca le viene imposto un corsetto di tessuto ruvido a stecche, non esattamente un cilicio ma di certo un indumento scomodo concepito per lasciare il segno sulla pelle morbida della novizia. Qui, come in tutti i film della serie, il Convento diventa una prigione e non mancano le caratterizzazioni del WIP. La badessa è quasi sempre lussuriosa, sadica e tentatrice. Compaiono poi schiere di consorelle più che disposte a cercare piaceri saffici e non in ogni occasione. Nel film citato oltre la scena della spoliazione della Giorgia che ci permette di vedere anche pizzi e sottovesti d’epoca ed è di per sé un piccolo capolavoro di striptease al contrario, c’è una scena di seduzione con Catherine Spaak che s’agghinda da uomo usando ciocche di capelli come baffi che raggiunge l’apice del genere. Anche qui calze nere e tanga, contro ogni logica storica, diventano la divisa abituale delle monachelle. Fanno eccezione larghi camicioni di lino bianco destinati alla trasparenza nelle immancabili sequenze della doccia. Eva Grimaldi in La monaca del peccato di Joe D’Amato (che è sempre Massacesi), mostra abbinate alle solite calze a mezza coscia mutandoni bianchi della nonna che, addosso a lei, sono quasi più erotici dei tanga delle consorelle. Fanno da complemento tutta una serie di accessori da tortura tra i più stravaganti, dal ‘clisterone’ dell’inquisitore sino a un bizzarro strumento di seduzione usato da Alessandro Gassman in Delitti e misfatti della monaca di Monza. Per sedurre la badessa il giovane nobilastro lombardo le fa leccare una calamita… effetto assicurato a giudicare dalla febbre erotica che s’impadronisce della santa(!) donna. Il genere ha anche una sua deriva comica in tutta una serie di commedie ispirate al Decameron pasolinano. La suora di La bella Antonia prima monaca e poi dimonia (Edwige Fenech) o La novizia dei nostri tempi interpretata da Gloria Guida fanno sfoggio immancabilmente di calze a mezza coscia e mutandine più o meno ridotte. Come sempre, però non è l’abito che fa la monaca. Due esempi per tutti. Ornella Muti giovanissima in Le monache di Sant’Arcangelo sprizza sesso senza mostrare un lembo di carne nuda con il solo visino incorniciato dalla cuffietta e Barbara Bouchet è sontuosa immagine di bellezza femminile irraggiungibile nei panni della Badessa di Castro di Armando Crispino.

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IL PROFESSIONISTA:MISSIONE SEDUZIONE

seduction
“These boots are made for walking …for walking all over you (Questi stivali son fatti per camminare… per camminarti sopra)” cantava Nancy Sinatra in una famosa canzone. Il sadomasochismo è parte della passione erotica (tutti i gusti son gusti) e anche il cinema l’ha notato. Il filone WIP ossia Women in Prison, Donne in Prigione fa parte del fenomeno noto ai cinefili come “sexploitation” ossia lo sfruttamento del sesso nei film. Genere particolarmente in voga sino all’inizio degli anni ’80 e la diffusione di massa dell’hardcore a luci rosse. Non solo in Italia. In tutto il mondo si aggiravano le barriere della censura con film a volte mascherati da reportage o con sottese morali ma concepiti per mostrare –fino a un certo punto – ciò che era vietato. Di certo storie di donne prigioniere, vessate e torturate erano molto gradite al pubblico. Finali consolatori e richiami alla morale erano solo etichette. Il vero piacere erotico era mostrare situazioni di giovani donne sottomesse da altre donne. Sopraffazione, rapporti saffici, sadomasochismo… a pizzi e merletti si sostituiscono cuoio e catene, nuovi accessori entrano in gioco. Stivali e frustini prima di tutti. Icona di questo genere è Ilsa, giunonica capoguardiana interpretata dalla prorompente Dyanne Thorne dalle forme esagerate, i capelli biondi e un viso androgino, duro, rimasto emblema del WIP anche se pochi hanno visto i suoi film. La Thorne (che studiò all’ Actors’ studio e oggi vive a Las Vegas con il marito predicatore celebrando matrimoni lampo!) girò solo quattro film del genere. I tre capitoli di Ilsa (La Belva delle SS, la Belva del deserto, La Tigre della Siberia) sono una produzione candese oggi di difficile reperibilità ma noti a tutti. Qui l’abbigliamento diventa predominante. Stivali al ginocchio, frustino dicevamo ma anche pantaloni da cavallerizza, giubba militare con mostrine varie e immancabile cappello da ufficiale con la visiera. Poco importa che fossero uniformi inventate, disegnate apposta per contenere (a stento) le forme della protagonista. In questo genere di pellicole erano elementi identificativi e immancabili. Anche nelle imitazioni la “qualità” della pellicola si distingueva dalla presenza fisica della capo guardiana. Ancor più del sesso e delle nefandezze varie mostrate che, a guardarle oggi un po’ fanno ridere. Alla tenuta marziale dell’aguzzina fa riscontro una curiosa visione dell’abbigliamento delle detenute. Queste, senza eccezione, sono sempre sexy, viziose e disposte a tutto pur di sopravvivere. Se il capostipite del filone è 99 donne di Jess Franco, il modello è stato ampiamente riproposto quasi uguale in tutti i paesi del mondo. Curiosamente le carcerate indossano sempre camicioni grigi inguinali. Sotto questi d’ordinanza calze autoreggenti nere. Nel film appena citato si distingue Rosalba Neri che è rimasta un po’ l’immagine emblematica delle prigioniere. Visto che il camice era destinato a venire strappato sempre notiamo cache–sex e tanga semplici ma perfetti in nero e in bianco. Tenuta bizzarra per pazienti di una clinica per turbe sessuali (Gerda la donna bestia di Franco con la Thorne nel solito ruolo), si replica anche nei più famosi film italiani. Diario segreto di un carcere femminile (o Le ragazze del blocco 7) e i due film diretti negli anni ’80 da Fragasso e Mattei. Blade Violent e Violenza nel carcere femminile. In quest’ultimo si distingue Laura Gemser, giornalista infiltrata tra le prigioniere, che indossa i ruvidi ma provocanti abiti d’ordinanza sul fisico scultoreo schivando con la bellezza la volgarità anche nelle situazioni più scabrose. Il filone ha avuto epigoni in ogni lingua e paese. In Amdrica si sviluppò in senso più avventuroso che erotico. Pellicola di riferimento Black Mama,White mama –Donne in catene. Qui emergono di prepotenza la nera Pam Grier e la biondissima Margaret Markov in fuga tra le palude legate al polso da una catena con indosso unicamente magliette gialle inguinali e string. Considerato che le due si odiano e spesso lottano nel fango potete immaginare l’effetto scenico. Anche qui i capi d’abbigliamento e gli accessori si ripetono, senza una particolare cura nel dettaglio ma con regole precise. Siamo ancora nel porno soft, quindi tutto si gioca sul vedo-non vedo.

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IL PROFESSIONISTA: DELIT DE SEDUCTION (2)

delitto di seduzione
Proseguiamo assieme al Professionista nella ‘calda’ indagine sulle armi di seduzione di massa…
Su per le antiche scale
La provocazione sessuale è stata il nerbo del cinema italiano per decenni. Se è vero che esiste una barriera, a tratti impalpabile ma reale, tra erotismo e pornografia; ne esiste anche una tra dramma e comicità. Il cinema italiano si è sempre contraddistinto nelle sue opere migliori per la capacità di mescolare il pianto e la risata. E, in questo campo, l’erotismo, suggerito o esplicito, ha giocato un ruolo importante. Tra le immagini di culto (flash impressi nella mente e strettamente legati all’indumento come arma di seduzione) di certo rimane Laura Antonelli in Malizia di Sampieri. Cameriera in bilico tra possesso e seduzione, schiava e padrona tra Turi Ferro e Alessandro Momo, Lura Antonelli ha stregato milioni di spettatori con l’aiuto di una scala, un paio di calze e un grembiule. La cameriera è un classico tra le fantasie erotiche maschili, un po’ come tutte le categorie che vestono un’uniforme. Esiste, però, una notevole differenza tra il classico completo nero con crestina e grembiulino, spesso abbinati a calze velate di nero e poco pratiche scarpine con il tacco a spillo di moltissime commedie sexy degli anni ’80 (indossate dalle varie maggiorate di turno da Edwige Fenech a Nadia Cassini passando per Carmen Russo e Lory Del Santo) e l’abito da lavoro della Antonelli. Diverso il contesto e differente l’abbigliamento. Se riprendiamo i flani originali del film di Sampieri troviamo due variazioni dello stesso concetto. Il più celebre è, appunto, quello che mostra Laura Antonelli inquadrandola dal basso. Sulla scala per lucidare i vetri, la “domestica” indossa un abitino d’epoca di tessuto stampato blu. In altra occasione sarebbe più che pudico, diventa deliziosamente provocante nella prospettiva dal basso. Lo spettatore s’identifica con i protagonisti maschili e intravede le calze (fermate con una giarrettiera, non potevano essere autoreggenti, considerata l’epoca della vicenda) Non si vede nulla di più ma il grembiulino bianco allacciato in vita (che qualifica la ragazza come “serva”) e lo sguardo rivolto verso lo spettatore fanno il resto. È un’occhiata al tempo stesso indignata e tentatrice, la stessa che appare in un’altra immagine pubblicitaria in cui vediamo la protagonista seduta sul letto con un simile vestito (verde questa volta) rimboccato mentre sta aggiustando le calze (rigorosamente nere). Lo sguardo anche questa volta è rivolto fuori campo, verso Alessandro Momo sorpreso a spiarla in un pannello separato. S’intuisce indignazione, onore ferito ma, al tempo stesso una tacita promessa. È questo ‘vedo-non vedo’ giocato con pochi elementi che presi singolarmente non sarebbero particolarmente erotici. Un abito, un paio di calze, un letto, una scala. Ma è l’inquadratura che suggerisce una complicità tra l’uomo che spia indiscreto e la femmina-preda-dominatrice che compongono il nucleo centrale del film. All’epoca fu proprio questo alludere a relazioni proibite (tra ceti differenti, tra uomini e donne di età diverse)a creare tanto scalpore. La coppia Antonelli –Momo riprese il medesimo spunto in Peccato veniale. Qui la lingerie della Antonelli si faceva più varia con un reggiseno a balconcino bianco con bordi merlati in rosa. Tutto, però, giocando sull’allusione. Alla fine Malizia resta l’esempio più efficace. Le calze nere o color carne, le giarrettiere vecchio stile erano indumenti comuni nelle donne italiane. Nulla di particolarmente peccaminoso. Era il contesto a esserlo. E da quel momento in poi fu un profluvio di zie e governanti che intessevano relazioni “proibite” usando capi di abbigliamento intimo ma tutto sommato “normali”. Differente, sempre seguendo il fil rouge dell’erotismo interpretato da Laura Antonelli, il caso dei film “dannunziani”. Pellicole drammatiche o persino grottesche ambientate all’inizio del secolo. Partendo da Mio Dio come sono caduta in basso (di Luigi Comencini) sino all’ “Innocente” assistiamo a un mutamente dell’o stimolo erotico. Qui la lingerie di classe, ricercata negli accessori diventa protagonista. Nel primo dei film citati c’è una sequenza in particolare che gioca perfettamente tutte le carte del filone. Laura Antonelli, insoddisfatta nobildonna costretta a un casto matrimonio con Edoardo Lionello, cede durante una gita in auto al fascino del suo autista. Giovane e aitante, Michele Placido si presenta in divisa che, in un curioso ribaltamento dei ruoli, assume la valenza di un abbigliamento erotico. Stivali e marsina sono l’equivalente maschile di pizzi, mutandoni, bustini bianchi o neri, guêpières e reggicalze usati a profusione dalla protagonista. Diventa uno scontro alla pari nel quale il desiderio (quindi la fantasia dello spettatore, maschio o femmina che sia) si sublima non tanto nell’amplesso mostrato sempre per parafrasi quanto nei capi di abbigliamento, negli accessori, che diventano qui protagonisti. Sullo stesso sentiero s’incamminerà con successo Tinto Brass, alfiere di un sesso vissuto con allegria, un po’ pecoreccio a volte. Soprattutto nella Chiave (versione italiana di un racconto erotico giapponese di Tanikzaki) porta nella Venezia d’inizio secolo eleganza, atmosfera e una visione dell’erotismo vagamente deviante. La Sandrelli che, spiata, si apparta sollevando le gonne per orinare e così mostra grazie e lingerie provoca in maniera differente la fantasia dello spettatore. Nello stesso film si giunge al paradosso di Frank Finlay che si agghinda con reggicalze e bustino rosso. Da queste immagini iconiche è scaturito un intero filone. Negli anni del softcore che anticipano la diffusione dell’hard più esplicito, il filone erotico dannunziano trova nell’opera di Joe D’Amato(Aristide Massacesi) un cantore di qualità. Decisamente meno sofisticati ma a modo loro efficaci film come Lussuria con Lilli Carati, strizzano l’occhio alla Chiave mostrando più esplicitamente il sesso, ma soprattutto una vasta scelta di pizzi, bustini, calze e velette rigorosamente neri. Come sempre accade, più il prodotto diventa di largo consumo e si fa esplicito, minore è la cura del dettaglio e la provocazioni si fa carnalmente più esplicita. Ma anche queste sono immagini rimaste nella memoria.

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