Grazie al Professionista ho scoperto un eroe letterario degli anni Settanta tutto da gustare, nato dalla penna di Marc Olden. Unico straniero addestrato da un maestro giapponese, dopo sette anni di duro esercizio l’americano Robert Sand diventa il fenomenale agente segreto chiamato Black Samurai. In otto romanzi (fra il 1974 e il 1975) Black Samurai affronterà i cattivi più cattivi, dai russi ai terroristi, dai mafiosi ai santoni, sempre seguendo il Codice del Samurai.
Dalla sesta avventura (“The Warlock”, 1975) di questo eroe inedito in Italia, nasce un film anch’esso inedito: l’assurdamente trash “Black Samurai” (1977) di Al Adamson.
Un supercattivone vestito da Austin Powers finisce nel mirino di Black Samurai dopo avergli rapito la fidanzata, Toki Konuma. (Malgrado il nome giapponese, il personaggio è interpretato dalla cino-portoghese Essie Lin Chia, scoperta da King Hu e “addestrata” alla scuola Shaw Bros. In Italia è nota solo per essere la protagonista de “La sfida degli invincibili campioni”, 1969, al fianco dello spadaccino monco Wang Yu.)
Dicevamo di Janicot (Bill Roy), ridicolo cattivone che è anche uno stregone voodoo. Al suo fianco c’è la perfida Synne (la celebre Marilyn Joi appena tornata dall’harem di Ilsa e pronta a diventare Cleopatra Schwartz per John Landis), nera panterona che a stento riesce a tenere il prosperoso petto nei vestiti! Insieme a nani e ballerine (nel vero senso della parola!) vogliono conquistare il mondo…
I cattivi del film: Salvador Dalí, Austin Powers e l’uomo che vedeva gli stilisti morti!
Mi sembra davvero superfluo specificare che questo film è una tamarrata epocale, girato con quell’approssimazione e assenza di vergogna che hanno contraddistinto il genere blackspoitation.
Si lascia vedere solo perché protagonista assoluto è il grande Jim Kelly, che dopo Enter the Dragon con Bruce Lee cercava di cavalcare l’onda dei film di arti marziali interpretati da attori di colore. (Non erano tanti all’epoca, molti di meno oggi!)
Meglio conosciuto per “Johnny lo Svelto” (Black Belt Jones, 1974), Jim Kelly per gli standard occidentali dell’epoca era un ottimo atleta, ma soprattutto era l’unico occidentale ad intepretare film di arti marziali prodotti negli USA. (Ricordo che soltanto nel 1979 Chuck Norris interpreterà il suo primo film americano, “La polvere degli angeli“/A Force of One, girando il suo primo film americano interamente marziale l’anno successivo, con il mitico “The Octagon”.)
Malgrado sia girato fra Hong Kong ed Haiti, “Black Samurai” è un film americano in un periodo dove qualsiasi tematica marziale è predominio assoluto dell’Asia. Il connubio “agente segreto + arti marziali” era sì debitore di James Bond, così come era prerogativa dell’esercito di eroi letterari che riempivano edicole e librerie statunitensi di quegli anni, ma vedere un vero atleta che al cinema si lanciava in combattimenti prettamente marziali durante una missione classica da agente segreto, era davvero qualcosa di unico.
Anche guardandolo in quest’ottica, però, il film rimane una minchiata da competizione…
Jim Kelly in quegli anni recitava un unico personaggio: Jim Kelly. Smargiasso e mandingo, gaudente e viveur, violento ma giusto. In questo film più che mai imita il Bruce Lee conosciuto in Enter the Dragon, fondendolo con le movenze tipiche di Muhammad Ali.
Black Samurai gioca secondo le sue regole e cucina in salsa tamarra la formula James Bond. Così gira in auto di lusso piene di trucchetti, se serve tira fuori un mini-jet per spostarsi più in fretta, e veste sempre con grande eleganza… Anche se la moda è cambiata parecchio!

L’“elegante” Samurai e la sciabordante Panterona
Il personaggio sa usare tutto l’armamentario del samurai, ma Kelly no: fa due mossette con uno spadino, agita un po’ il nunchaku e spara due colpi con la pistola dei Puffi (ma possibile che un eroe “maschio” debba usare quella pistoletta da ovetto Kinder? Cosa direbbe Freud?). In realtà di armi Kelly non ne sa gran che, e non lo nasconde: per tutto il film usa pugni e calci e tanto gli basta.
Una particolarità. In ogni situazione, Black Samurai tira fuori qualche aggeggio utile dalle mutande: coltelli, fiamme ossidriche, strumenti vari… Insomma, in ogni missione, tutto ciò che gli serve l’agente Sand se lo porta nelle mutande…
Della blackspoitation ha detto tutto quello che c’era da dire il grandissimo Michael Jai White nel suo geniale ed epico “Black Dynamite” (2009): non c’è davvero altro da aggiungere!
Un’ultima curiosità: dopo “Freaks” (1932) di Tod Browning, questo “Black Samurai” ha la più alta concentrazione di nani su pellicola della storia del cinema!