Guerra al terrorismo da al Qaeda a Qods


La guerra del terrore continua. Si trasforma, cambia pelle ma prosegue da anni, da decenni forse. Con l’eliminazione di Osama, al Qaeda ha perso un simbolo ma resta attiva in tutto il Medio Oriente. Attentati, alleanze coni pirati somali e i gruppi islamisti del sudest asiatico. Un terrorismo di ispirazione sunnita e wahabbita che, malgrado reiterate minacce, non è mai riuscito a replicare il colpo dell’11 settembre. Forse non ha neanche trovato una figura carismatica simile a Osama. Magari il declino, ‘percepito’ se non reale, è dovuto a lotte intestine mentre in Siria e in Nord Africa qualcosa sta cambiando, ancora non sappiamo verso quale direzione. Il terrorismo però si alimenta con il denaro. La pista dei soldi resta sempre quella fondamentale perché è con i soldi che si possono finanziare reti logistiche attentati spettacolari. E la pista dei soldi porta ai conti nei paradisi fiscali, ai campi petroliferi nel deserto saudita. Nella stessa direzione di quei principi che fanno affari con l’occidente. Ma se al Qaeda resta ancora una minaccia per quanto non più potente come veniva ‘percepita’ (ripeto il termine non per caso) un tempo, esistono altre forze in espansione. Qods è un’organizzazione iraniana, quindi sciita, in apparenza rivale dei gruppi sunniti che dominano il mondo islamico. Ma le alleanze contro il Grande Satana a volte stringono legami improbabili. Qods nasce durante il conflitto Iran-Iraq negli anni ’80 ma, con il passare del tempo e l’inasprirsi della crisi sul programma nucleare iraniano ha allargato il suo raggio d’azione e i suoi obiettivi. Il presidente Barack Obama dalla Casa Bianca dice: ‘trattiamo ma non respingiamo nessuna opzione’, il che significa che l’uso della forza letale non è considerato improbabile. Questo già la dice lunga su come la minaccia di Qods è classificata dall’anti terrorismo occidentale. Fondamentalmente oggi Qods fa capo all’ayatollah Kahmenei ma è guidata da Qassem Soleimani, che si occupa di operazioni clandestine in tutto il mondo. A quanto pare, secondo i risultati di un’indagine condotta dall’intelligence di Riyadh, in Saudi Arabia, paese i cui principi si sentono direttamente minacciati anche dai recenti attentati in Yemen, Qods sarebbe pronta a esportare violenza in Europa. La UE , malgrado i problemi economici, è considerata un’unità sufficientemente forte da poter costituire una minaccia per il mondo islamico più estremista. Soprattutto per le sanzioni applicate all’Iran in materia nucleare. Ma un altro bersaglio è l’Indonesia e l’Indocina in cui Qods ha stretto legami con cellule islamiste. Benché in passato pare che Qods abbia detenuto e trattenuto in ostaggio (in cambio di cosa non si sa ma la pratica di tenere ostaggi durante le fasi di trattativa ha origini medioevali che andrebbero indagate) persino il figlio di Osama, oggi alcuni rapporti nel mare arabico e nell’oceano indiano indicano collaborazione tra gli Shabab quaedisti e Qods in tema di pirateria. Non viene esclusa però una rete più capillare che da una parte favorisce i vari gruppi di Hezbollah in Libano schierati principalmente contro Israele ma anche con altri gruppi islamici nel cuore dell’Europa. Sempre secondo il rapporto degli analisti Sauditi potrebbero esserci basi anche a Milano. Il sistema di Qods prevede piccole cellule composte da non più di tre-cinque persone che agiscono autonomamente con un controllore che fornisce denaro e apporto logistico in vista di futuri attentati o anche di semplice ricerca di informazioni. Secondo le fonti dell’intelligence l’organizzazione agirebbe sì con il sistema del cut-out ma avrebbe per ogni settore un capo missione. Per l’Europa è individuato con Hassan Boromand. In questo caso siamo ancora in una fase di infiltrazione e preparazione, quindi più che altro nello spionaggio tradizionale cui potrebbe seguire una fase attiva. Il vecchio Gioco delle Spie. Reclutamento di simpatizzanti, raccolta di fondi, perlustrazioni di possibili obiettivi. In Africa il comando sarebbe affidato a Majid Alvi. In questo teatro si va dai rapporti stretti con gruppi armati già attivi, all’inserimento in attività criminali volte direttamente allo scontro come il traffico d’armi provenienti dall’ex blocco sovietico verso il Sudan e tutte le altre zone di combattimento. Sarebbero poi attive singole cellule infiltrate dall’India alla Tailandia sia nei gruppi islamici che in quelli prettamente criminali come i pirati dell’oceano indiano che ancora agiscono fondamentalmente a scopo privato e non ideologico. Ma il passo è breve e l’obiettivo comune. Destabilizzare e colpire l’occidente, la sua economia. Infiltrare e dirottare le attività dei governi asiatici. A questo punto mi domando se il caso dei marò italiani fermati ‘illegalmente’ in India non abbia un collegamento. Le lungaggini burocratiche, i pasticci politici interni indiani,la pretesa di giudicare un ‘ presunto’ atto di violenza contro inermi pescatori avvenuto comunque fuori dalle acque internazionali e a quanto pare perpetrato con armi non ancora in dotazione dei nostri soldati non sia collegato a un quadro più ampio. Non illudiamoci, siamo sempre e ancora in guerra. Contro i fanatici. Contro i ladri. Contro i corrotti. Dentro e fuori. Parola del Professionista.

Posted in Parola del Professionista | 17 Comments

MARTIN MYSTERE:30 ANNI A BORDERFICTION


Nel 1982 ero giovane… il fumetto non stava attraversando un buon momento. Non almeno rispetto agli anni d’oro della mia infanzia che ricordo affollati di magnifiche avventure, di albi comici, di giornaletti di ogni foggia e contenuto. C’erano sì le riviste, ma stentavano a proporre cose veramente appassionanti, Ken Parker, che ai tempi era considerato un cult, stava esaurendo la sua spinta creativa e, diciamo la verità, la produzione nostrana era ancora molto legata al western che funzionava con Tex ma stentava quando si trattava di proporre altri personaggi. Forse, per quanto amato, il vecchio West necessitava di un ricambio. Nuovi argomenti, nuovi eroi. Fu così che una mattina in edicola scoprii Martin Mystère. Un fumetto che pareva occhieggiare un po’ a Indiana Jones un po’ a James Bond, ma che aveva radici molto più profonde. Era opera prima di tutto di Alfredo Castelli che, nella storia del fumetto italiano, non è solo un nome. Di iniziative e personaggi Alfredo, lettore onnivoro conoscitore di cinema, di romanzi, di cose curiose, insomma l’epitome del creatore pulp come lo intendo io, ne aveva fatte molte. Martin Mystère credo sia quella che ha maggiormente centrato il bersaglio. Anche se riproponeva il binomio bonelliano ‘Eroe ardito e spalla comica’ c’era sempre una novità. Non solo perché le sue erano storie contemporanee ma anche perché contenevano un apparato divulgativo impressionante. Per me che cominciavo a cimentarmi con la scrittura erano un fonte di informazioni di facile consultazione, esposte con abilità cognizione di causa davvero memorabili. E poi nacquero gli special, gli almanacchi, i martinmysteroni persino quei ‘librini’ di cui conservo tutta la collezione e di cui, non mi vergogno a rivelarlo, spesso faccio uso quando ho necessità di informazioni rapide senza dovermi scapicollare ore e ore di letture e volumi interminabili. Con Alfredo abbiamo spesso lavorato assieme negli anni ’90. Un paio di volumi da me curati negli Oscar fumetti, una sceneggiatura per un Almanacco, poi qualche articolo e altri lavori. Molte chiacchierate, scambi di opinioni, risate. Che poi è quello che importa. E oggi sono qui a festeggiare i trenta anni del Buon Vecchio Zio Martin. In edicola , certamente.
Ma anche a Borderfiction, con Andrea Carlo Cappi e tanti amici vecchie nuovi all’Hotel Admiral di via Domodossola 16 a Milano. Quando? alle 21,30. Come sempre. Solo a Borderfiction…quelli veri…

Posted in editoria, incontri, ricorrenze | 9 Comments

Il Killer: un racconto in regalo

In attesa dell’uscita di IL PROFESSIONISTA STORY A MAGGIO , un racconto in regalo e auguri di buona Pasqua dal Professionista e dal suo autore
IL KILLER
di Stefano Di Marino c-2009
Hong Kong
Quando il sole morì, il cielo divenne un drappo di seta amaranto, screziato da irre-golari lacerazioni cremisi. Jeff Costello rima¬se ancora qualche attimo a osservare la grande vela ad ala di pipistrello che vibrava in bando, mentre la giunca riduceva la velo-cità per entrare nella baia. Non si chiamava realmente Jeff ma, tanti anni prima, aveva deciso che Godfroi non gli piaceva, era troppo francese e lui si sentiva corso. Così aveva scelto Jeff che suonava inglese ma, sussurrato, recava il sapore del gergo di casa sua. E nessuno chiamava mai il suo nome ad alta voce.
Sul mare aleg¬giava il miscuglio di odori indefinibili tipico dei porti asiatici: umori salmastri, kerosene e cibo cotto a vapore. Con cautela Ko-Un¬-Orecchio, il timoniere, spinse il battello nel dedalo di canali di case galleggianti, sam¬pan e wallah-wallah, avvicinandosi alla ban¬china che ospitava il mercato del pesce.
Aberdeen, il rifugio degli Hoklo, aveva perso la pittoresca atmosfera di un tempo. Gli Zingari del Mare si erano convinti che, dopotutto, le vecchie superstizioni fossero uno scomodo retaggio del passato. Solo qualche vecchio romantico si ostinava a ripetere che il cielo sarebbe caduto se si fos¬sero trasferiti sulla terraferma, ma senza troppa convinzione. Aberdeen era diventata un’attrazione e la maggior parte dei sam¬pan serviva per portare i turisti gweilo sino al ristorante Jumbo, decorato con festoni, luminarie e draghi di legno dipinto, degni di una parata di carnevale.

Oltre i capannoni e il deposito dei camion del pesce, Costello distingueva la collina di Peel Rise, il cimitero buddi¬sta che anche di notte si popola di spiriti. Nel cielo passò rombando l’ultimo aereo in arrivo in picchiata verso Lantau, il nuovissimo aeroporto che aveva sostituito la vecchia pista di Kai Tak, protesa tra la penisola di Kowloon e l’isola di Victoria. Tutt’intorno le luci della baia sembravano lot¬tare con l’oscurità incombente.
A Jeff piaceva Hong Kong. Dava l’impressione di trovarsi costantemente sull’Orlo, in bilico tra mondi differenti, che riuscivano a trovare un punto di contatto a dispetto delle differenze cultura¬li. Un poco gli ricordava Bastia.
Costello consultò l’orologio. Era il momen¬to di prepararsi. Scese sottocoperta lascian-do a Ko il compito di trovare un punto d’at¬tracco. Venivano dal fiume Shum Chun, per una rotta illegale. Come Ko fosse riuscito a eludere i controlli della polizia costiera era solo un altro dei misteri che accompagnava¬no quel contratto. Il committente doveva essere una persona influente, capace di aprire i cancelli che, per la maggior parte dei contrabbandieri di Guangzhou, restavano sigillati.
Sottocoperta, Costello aprì la valigia di pelle dove aveva radunato l’occorrente. Sfilò il maglione girocollo, i jeans e le scarpe da ginnastica, restando per qualche atti¬mo nudo di fronte a uno specchio che aveva visto tempi migliori. Alla luce della lampada a olio, il corpo muscoloso e compatto ricor¬dava una delle figure guerriere del Monte Cinto, rimaste per secoli a guardia delle tradizioni di un popolo di pirati e naviganti spazzato via dall’esplosione di Cantorini. Un’altra Era… Il tatuaggio scaramantico si avvolgeva intorno al braccio sinistro come un serpente.
Costello indossò la biancheria pulita, provando una piacevole sensazione mentre allacciava la camicia di seta legger¬mente profumata. Come i pantaloni di vigo¬gna, gli calzava a pennello. Mocassini ita¬liani; papillon, giacca di buon taglio e un lungo spolverino di seta nera completato da una sciarpa color ghiaccio.
– Un figurino — soggiunse controllandosi allo specchio. — Pronto per lo spettacolo.
Un cigolio annunciò l’arrivo di Ko. Dall’esterno giungevano lo sciaguattare delle onde contro le murate e i richiami dei marinai. — Siamo arrivati.
Costello passò un velo di gel sulla capi¬gliatura corvina poi si volse verso il vecchio contrabbandiere. — Bene, non perdiamo altro tempo. Ho fretta di terminare il Lavoro.
Lavoro. Proprio così lo chiamava, come se fosse una normale attività. Un impiego che da vent’anni riempiva tutti i suoi giorni e tutte le sue notti. Non sapeva fare altro e forse il suo Lavoro era un rifugio, un santua¬rio dove nascondersi quando la sensazione d’inutilità della vita veniva ad assalirlo. Costello era venuto a Hong Kong per uccide¬re quattro persone, ma parlare esplicitamen¬te della morte gli metteva tristezza.

Sul molo, le luci del mercato erano quasi tutte spente. Le barche erano in mare e tra i banconi restavano solo poche donne intente a preparare le bancarelle, in attesa dell’alba. Aveva piovuto nel pomeriggio, uno di quei rapidi acquazzoni che oscura¬no il sole solo per pochi minuti. Il selciato era coperto da una patina viscida sulla quale i fari della limousine lasciavano una scia irregolare. Costello aprì la portiera posteriore, scivolando. sul sedile. Al volante c’era una donna con una, capigliatura blua¬stra e l’uniforme da chauffeur. Chiu Chaw, a giudicare dal taglio obliquo degli occhi riflessi nel retrovisore.
– Benvenuto a Hong Kong — disse la donna, mentre eseguiva una curva per immettersi nel tunnel sotterraneo che univa Victoria a Kowloon, la Penisola dei Nove Draghi. –L’equipaggiamento e le istruzioni sono accanto a lei, nel cofanetto.
Costello pose sulle ginocchia la vali¬getta chiusa da cerniere nichelate. Fece scat¬tare il meccanismo sollevando il coperchio. All’interno c’erano una busta gialla e quattro pistole inserite nei vani sagomati dell’involu¬cro imbottito. Beretta 92, Glock 14, Sig Sauer P226, Colt Mark IV Desert Eagle. Quattro ferri in acciaio brunito con scorta di caricatori e munizioni Hydra-Shock a punta cava. Proiettili immersi nel mercurio, letali anche se non raggiungevano punti vitali. Costello controllò rapidamente il caricamen¬to di ognuna delle armi, inserendo il primo colpo in canna. Le nascose poi nelle fondine che aveva applicato sulla giunca. Comple¬tata questa operazione, dedicò la sua atten-zione alla busta. Ne strappò il sigillo per fare scivolare all’esterno quattro fotografie in bianco e nero, scattate con un teleobietti¬vo molto potente. I bersagli erano tutti orien¬tali vestiti elegantemente, con l’aspetto di uomini d’affari. Costello non conosceva i loro nomi, né aveva interesse per il fatto che, in realtà, non fossero affatto finanzieri, come il loro abbigliamento suggeriva.
Erano bersagli e basta.
Non gli era stato chiesto di program¬mare un’operazione elaborata. Il Lavoro prevedeva un Tocca-E-Fuggi senza troppe complicazioni. Mentre la limousine si inoltrava nella galleria, Costello si soffermò per qualche attimo su quei visi. Essere fisio¬nomisti era una qualità richiesta dalla pro¬fessione. — Hotel Peninsula — disse la donna, che aveva seguito le sue mosse nel retroviso¬re. — Sono in riunione nella suite 4123. Quarto piano, la sesta porta a destra uscen¬do dagli ascensori.
Non c’era altro da aggiungere. Costel¬lo respirò a fondo nel tentativo di rilassarsi. La tensione era inevitabile. Non cercò di allontanarla. Non era un animale a sangue freddo, non lo sarebbe mai stato. La paura serviva a mantenerlo all’erta.

Il Peninsula era un grande edificio in stile coloniale. Vi si accedeva per un vialetto sorvegliato da leoni di pietra. Costello con¬trollò l’orologio. Le sette. Ormai l’oscurità era calata completamente, avvolgendo in un drappo di velluto bagnato l’intera colonia.
– L’uscita di servizio è su Canathan Road — annunciò l’autista, senza intonazio¬ne. – -Ci vediamo là. Tra quindici minuti.
– D’accordo — rispose Costello, prepa¬randosi a scendere. Tempo più che sufficien¬te per terminare il Lavoro.
Era il momento del cocktail e l’atrio del Peninsula sembrava percorso da un fragoro¬so fiume di persone. Uomini d’affari cinesi ed europei, con le rispettive amanti ingioiel¬late, sciamavano verso il Mandarin Lounge, l’elegante bar del mezzanino vicino alla por-tineria. Costello individuò subito gli uomini della sicurezza, vecchi poliziotti con pistole e ricetrasmittenti che restavano discretamen¬te sullo sfondo come ragazze timide a un ballo della scuola. Gli uscieri sikh si profon¬devano in cerimoniosi inchini, celando die-tro l’impeccabile cortesia il disprezzo che nutrivano per l’umanità vociante che sfilava nell’atrio.
Avvicinandosi agli ascensori, Costello vide la donna più bella che gli fosse mai capitato di incontrare. La considerazione lo colpì, creando la curiosa impressione che il tempo rallentasse. Doveva essere arrivata poco prima di lui e stava aspettando l’arri¬vo della cabina con una certa impazienza. La ragazza si volse, come se avesse potuto distinguere i passi di Costello nella confusio¬ne circostante. Lo sguardo aveva una qua¬lità liquida che esprimeva sensualità e ma¬linconia assieme.
Alta, lineamenti fini e caratteristiche somatiche difficilmente individuabili. Di sicu¬ro almeno metà del suo sangue era cinese ma qualcosa, nel taglio degli occhi, rivelava ascendenti europei. I capelli, raccolti in una crocchia, lasciavano scorgere la morbida linea del collo. Indossava un abito firmato con le spalle scoperte, velato da uno scialle di pizzo. La giovane donna incrociò lo sguar¬do di Costello solo per una frazione di secon¬do, poi il sibilo dell’ascensore sembrò attira¬re totalmente la sua attenzione.
Il killer entrò nella cabina occupando una posizione dove alla ragazza sarebbe stato difficile osservarlo senza sembrare indiscreta. Non aveva intenzione di permet¬tere a una possibile testimone di ricordarlo. Eppure un poco gli dispiaceva. Sentiva l’im¬pulso di trascurare il Lavoro per seguire la sconosciuta. Buffo, non gli capitava spesso un simile desiderio.
–Terzo piano — disse lei al groom addetto all’ascensore. Nell’impartire l’ordine, si volse cercando ostentatamente Costello che si sentì trapassato dai suoi occhi simili a schegge di ossidiana.
– Io vado al quinto — soggiunse, incerto tra lusinga e irritazione.
Mescolare il piacere con il lavoro non era una buona abitudine. Si domandò chi fosse la ragazza. Una prostituta di lusso. L’amante di qualche Taipan. Chissà… Per qualche attimo fu piacevole cedere a fanta¬sticherie romantiche. Poi l’ascensore si fermò e lo visione scivolò via, ruotando ancora una volta il capo, quasi volesse assicurarsi che ogni essere di sesso maschile nelle vici¬nanze conservasse di lei un ricordo indelebi¬le. Il portello si richiuse con un fruscio. Il groom non osava neppure alzare lo sguardo, anche lui trafitto da quegli incredibili occhi.
Costello respirò lentamente. Fine della ricreazione.
Era venuto il momento di pensare al tiro.

La scala di sicurezza era angosciosa con le pareti macchiate d’umidità, le luci di emergenza e il caldo soffocante. Costello vi si trattenne il tempo necessario per passare da un piano all’altro. Si soffermò solo per un attimo di fronte alla porta a spinta che immetteva nel corridoio. Era logico aspettar¬si lo presenza di almeno un paio di guarda-spalle di fronte alla suite. Avrebbe dovuto eliminarli silenziosamente e con rapidità. Bene. Poteva contare sulla sorpresa.
Secondo lo cartina dell’albergo lo porta a spinta era vicino alla suite 4123, non avrebbe impiegato più di qualche secondo a piombare addosso ai gorilla. Non poteva sapere quanti fossero, ma dubitava che ne avessero lasciati più di due, per non attirare troppo l’attenzione. Decise, per il momento, di non usare le pistole. Meglio avere le mani libere. Con un gesto quasi noncurante, sfilò lo sciarpa afferrandola per le estremità. Respirò rumorosamente per tre volte. Non sapeva se servisse per preparare l’organi¬smo all’azione o per scaramanzia. Lo face¬va sempre, prima del Lavoro.
Appoggiò una mano sulla maniglia, badando a non far rumore. Il battente si apriva verso l’interno ed era previsto che ciò avvenisse gai corridoio e non dalla parte inversa, ma con uno strattone era facile schiuderlo anche da quel lato.
Pronti per il Rock’n'Roll.
Costello tirò verso di sé il portale, sgat¬taiolando nell’apertura. Come aveva previ¬sto, di fronte alla suite c’erano due uomini. Cinesi coi capelli a spazzola e abiti di buon taglio indossati su muscoli da culturista. Uomini-scure, li chiamavano. Esperti nel combattimento corpo a corpo. Non era il caso di starci a giocare. Appena si resero conto del pericolo tentarono di reagire. Il meno abile provò ad impugnare lo pistola sotto la giacca, l’altro si fidava della sua conoscenza del Kung Fu.
Costello caricò un calcio frontale stan¬tuffando con la gamba, senza sollevare il ginocchio oltre la linea dell’inguine. La punta rinforzata del mocassino affondò nei genitali del pistolero. Questi si piegò con un gemito.
Il secondo uomo-scure si gettò in avanti mulinando i pugni in una fitta catena di colpi che andò a imbrigliarsi nella sciarpa di Costello. Il killer gli imprigionò il polso destro costringendolo a una rotazione mentre l’al¬tra mano afferrava la gola dell’uomo. Con un gesto preciso fece perdere l’equilibrio al gorilla, passandogli lo sciarpa intorno alla gola. Mentre l’uomo scivolava a terra, Costello non dovette far altro che stringere un poco. Il collo si spezzò con uno schiocco.
Costello ruotò su se stesso distendendo la gamba in un calcio circolare all’indietro. Confuso dal dolore e dal cappotto che svo¬lazzava come lo cappa di un vampiro, il gorilla con la pistola non riuscì neppure ad abbozzare un gesto di difesa. Il tallone di Costello si abbatté sulla carotide, spezzan¬dogliela. Il cinese crollò come un giocattolo senza pile. Costello era appena ansante. riportò lo sciarpa intorno al collo e, con un movimento fluido, impugnò lo Beretta e la Glock, quindi sferrò un calcio per aprire il battente della suite. Poi tutto si svolse a ritmo sincopato come in una coreografia scritta per accompagnare un jazzista di talento.

I bersagli erano seduti a un tavolo imbandito. C’erano tutti. Alle loro spalle c’erano altri tre guardaspalle. Nessuno di essi impugnava un’arma, ma erano sicura¬mente i più pericolosi. Meglio toglierli di mezzo immediatamente. Costello rimase poche frazioni di secondo sulla porta con le braccia tese. Premette i grilletti senza mira¬re. Il tiro istintivo era una delle sue specia¬lità. La suite riecheggiò di una scarica di batteria balistica.
Lampi e detonazioni accompagnati dal clangore dei meccanismi di espulsione dei bossoli. Ritmo, azione, velocità. Due gorilla furono inchiodati alla parete senza neppure rendersi conto di quello che acca¬deva. Per il terzo fu necessario un altro proiettile. L’uomo compì un mezzo giro su se stesso, sprizzando un getto di sangue scuro.
Costello rotolò sul pavimento riacqui¬stando l’equilibrio con il solo uso delle gambe. puntò la Glock e premette ancora il grilletto. Il primo dei bersagli fu sollevato dalla sedia. L’osso frontale si aprì, spappola¬to dall’Hydra-Shock. Costello ruotò su stesso e sparò ancora. Il secondo bersaglio si beccò due colpi al torace. Lo smoking esplo¬se in una nuvola cremisi. La musica del jazzista immaginario saliva, travolgente. Non fer-marsi mai. Era la regola del pianista quanto dell’assassino. Costello rotolò nuovamente assestando un calcio al tavolo che rovinò addosso agli altri bersagli. Prima che potes-sero riprendersi, Costello era già in piedi. vuotò i caricatori cancellando i due cinesi in un’emulsione di sangue, ossa e materia cerebrale. Il carrello della Beretta scattò indietro imponendo una battuta d’arresto. La Glock aveva ancora un colpo. Sopra il fra¬stuono delle detonazioni, Costello riconobbe un rumore familiare alle sue spalle. Il mecca¬nismo di un fucile a pompa che spingeva il proiettile in canna. Si volse puntando la Glock verso l’ingresso del corridoio che por¬tava alle camere. Altri gorilla.
L’ultimo colpo fulminò l’uomo col fucile scaraventandolo contro un paravento di lacca. Saper distinguere i rumori anche nel frastuono generale era la cosa principale, come riconoscere le note più importanti da quelle inutili. Passi. Dalle camere della suite. Altri guardaspalle. Doveva andarsene imme¬diatamente. Il concerto era finito.
Costello contrasse i muscoli delle cosce, slanciandosi dietro il mobile bar inseguito da una sventagliata di Uzi che frantumò vetri e bottiglie in una pioggia di coriandoli taglienti. Il bancone fu scosso dall’urto dei proiettili. Costello aveva già impugnato la Sig Sauer e la Desert Eagle. Ora che il Lavoro propriamente detto era terminato poteva dar voce all’artiglieria pesante per aprirsi un varco. Senza neppu¬re guardare, sporse le braccia dal bordo del bancone indirizzando una pioggia di proiet¬tili contro gli avversari. Li vide cadere quasi al rallentatore mandando scariche impreci¬se a tatuare il soffitto. Nuovamente il rintocco delle armi che picchiavano contro il pavimento coprì il fragore delle detonazioni simile a un rullo di tamburi.
Costello saltò oltre il bancone, andan¬do a rotolare con una capriola verso la porta sfondata. Da terra sollevò leggermen¬te il busto con le braccia protese. Investì con una scarica l’uomo che si stava affaccian¬do sulla soglia.
Il gorilla fu sbalzato contro la parete opposta, crivellato. Costello rotolò su un Fianco piegando una gamba per rimettersi in piedi. Non aveva tempo per contare i colpi ma calcolava di avere ancora una riserva sufficiente. Il corridoio sembrava una fornace. L’aria era greve. Cordite e sangue. I timpani ronzavano impazziti. Madido di sudore, Costello rimase un attimo addossato alla parete con la Sig Sauer spianata. La Desert Eagle era lungo il fianco, pronta all’azione. Stava per scattare verso la porta antincendio quando, da un angolo del corridoio, appar¬vero altri due uomini. Impugnavano corte mitragliette H&KMP5. Cadenza di fuoco: 800 colpi al minuto. Inaffidabili a lunga ti distanza ma micidiali in ambienti ristretti.
Costello si tuffò sul pavimento, bracca¬to dai proiettili. Il rivestimento del muro sembrò esplodere, la raffica strappò una doppia scia di schegge irregolari. La Desert Eagle sbagliò un paio di volte, mandando in pezzi una plafoniera, poi centrò un bersaglio. Raggiunto alla gamba, il gorilla rotolò sulla passatoia. Il suo compa¬gno sparava senza ben discernere il bersaglio. L’H&K sussultava. Per una terrificante frazione di secondo, Costello e il gorilla spararono con¬temporaneamente. Il kil¬ler avvertì un bruciore atroce alla spalla destra e perse la Sig Sauer che rimbalzò via come una stella filante.
Il dolore lo aiutò a concentrarsi. Centrò lo sterno dell’uomo-scure. Il gorilla rimbalzò fra una parete e l’altra perdendo il controllo della mitraglietta. Costello era già in piedi. Per un attimo gli si annebbiò la vista e fu prossimo a cedere al panico. Le gambe sembravano di piombo, il respiro mozzo. Sentiva un liquido caldo scorrergli lungo il braccio. Sangue. Gli rimaneva solo la Desert Eagle.
Il corridoio vibrava in una impossibile prospettiva. Lontanissimo giungeva un rullo di tamburi privo di ogni altro accompagna¬mento. Costello imprecò, trascinandosi verso l’ascensore, poi si rese conto di aver preso la strada’ sbagliata e si volse. Era sul palco-scenico da troppo tempo. Non poteva per¬mettersi uno scontro con la sicurezza. Cristo, ma quanti erano gli avversari?
Poi accadde tutto con un ritmo diffe¬rente, rallentato, come in un’altra dimensio¬ne. E forse era davvero così.
Il campanello che annunciava festoso l’arrivo dell’ascensore trillò festoso prece¬dendo di un secondo lo schiudersi del portel¬lo metallico.
Jeff Costello vide, prima di ogni altra cosa, il cadavere del groom.
cosa, il Stava in un angolo adagiato alla parete con il petto squarciato.
Poi Costello incrociò ancora una volta gli stu¬pendi occhi della scono¬sciuta dell’atrio. In quel momento avevano una sfumatura differente che mescolava trionfo e un po’ di tristezza.
E Costello comprese.
Capì quanto fosse stato inutile correre tutta la vita cercando di uccidere la solitudine in tutti i bersa¬gli. Vano quell’agitarsi di note nella sua mente alla ricerca di una melodia che riempisse le sue notti.
Comprese, infine, che i committenti non vole¬vano testimoni. E che la donna della sua vita, quella sconosciuta incontrata per pochi attimi lo avrebbe ucciso.
Lasciò che la ragazza alzasse la mano armata e gli sparasse al petto.
Che importava ormai?
La musica, nella sua mente, finì con un’ultima nota stridente simile a un singhiozzo.

Posted in editoria | 19 Comments

L’Avventura vera è navigare controvento


Vi piace l’Avventura? Non limitatevi a sognarla. L’Avventura l’affrontiamo tutti i giorni, ne avevo parlato nel primo editoriale di Action e ribadisco il concetto. Per essere ‘avventurosi’ non occorre girare il mondo sparando alla gente. Anzi. Magari conservare il sangue freddo e renderci conto che, se anche il momento è difficile,nessuno ha mai avuto successo senza la fiducia in se stesso e la capacità di reagire senza lasciarsi intimorire. E credetemi, in questo momento di gente che cerca di intimorirci per imporre il suo controllo, per scoraggiarci e poterci manovrare in un momento di crisi ce n’è molta. Non solo in campo editoriale. Anche se, fondamentalmente, è di quello che mi occupo. Ma, a ben vedere, i peggiori avversari di noi stessi , a volte, siamo proprio noi. Se ci lasciamo privare dei nostri sogni,dei nostri entusiasmi da persone e avvenimenti. Se dovessimo paragonarci a una ciurma in alto mare – e un po’ lo siamo – sentiremmo un canto di sirene. Arriva proprio come in una tempesta da varie direzioni e non sempre i messaggi sono chiari. A volte sono allettamenti, più spesso richiami di malaugurio, lamentele, inviti a mollare e lasciare da parte i sogni. Adesso dobbiamo anche sopportare le rampognate di quegli stessi ministri che ci chiedono sacrifici. Nulla di quello che eravamo abituati a considerare ‘regolare’ lo è più. Eppure noi, zingari del mare, non abbiamo sempre seguito strade alternative, battendo rotte e pista pericolose e incerte? Non ci siamo sempre trovati di fronte scogli e bastioni eretti da quelli che, al sicuro dietro i loro privilegi, adesso ci vorrebbero sconfitti, alla ricerca di opportunità solo promesse ma in cambio delle quali ci sono chiesti sempre e solo sacrifici? No, non abbiate paura non ho intenzione di fare concioni politici ma paradossalmente quello che vedo e sento intorno a me, mi ricorda i discorsi e le situazioni che da sempre (cioè più di ventitré anni) ho sentito nel mondo dell’editoria. Anche lì c’è una casta che promuove o boccia seguendo percorsi suoi non sempre limpidi, lasciandoti capire con un sorrisetto che ‘si può e non si può’. Che faresti meglio a lasciar perdere. Ma noi siamo ancora qui. Io, il Professionista e tutti voi per cui spero che Action diventi un appuntamento fisso, un modo di vivere le avventure e non solo di sognarle. ACTION è una strada alternativa che procede con la grande editoria su una rotta parallela ma spesso più turbolenta. Se da una parte non è possibile staccarsi completamente dalle strutture di un sistema, non siamo obbligati ad assecondarle. Certo, finisce che il lavoro a volte non frutta niente, si scrive per esprimersi. Principalmente. E il digitale è ancora una strada durissima. Non si improvvisa un lettore mettendogli in mano un ‘affare’ elettronico. Affare, sì non ho usato un termine a caso perché la vendita dei book reader è fondamentalmente un business. Se serve alla diffusione della lettura che è un valore malgrado qualcuno si intestardisca a dividere il campo in autori di serie A e B. Nel ring di Action (altro paragone che sapete mi piace) si combatte senza regole. Solo le parole, le emozioni, la capacità di avvincere che conta. Misuriamoci. E proseguiamo anche controvento. Chi rinuncia ai suoi sogni non ha diritto di sognarli. Il mio, e il vostro spero, era di scrivere e leggere avventure meravigliose. Per poterne vivere di altrettanto entusiasmanti.

Posted in editoria | 15 Comments

La necessità dell’autopromozione in rete


C’era un’ epoca in cui il narratore se ne stava solo in casa, sperando che qualcuno leggesse le sue cose. L’unico segnale era la voce dell’editore che di tanto in tanto diceva ‘ vai bene, vai male’. Qualche missiva di un lettore particolarmente affezionato in redazione. Si viveva un po’ nel nulla. Ovviamente non parlo di quegli autori promossi e pompati dalle case editrici che potevano permettersi tour promozionali, interviste. La condizione della maggior parte degli professionisti del Pulp era destinata al silenzio. Poi ti dicevano ‘non vendi’. Per forza, nessuno mi conosce. Con l’era di Internet le cose sono cambiate. Non tutti se ne rendono conto ma fare il narratore è un mestiere a tempo pieno e non può ridursi alla scrittura. Il contatto con il pubblico è, oltre che gratificante,anche parte del nostro lavoro, così come le presentazioni, gli articoli, insomma tutta quell’attività che ha come indotto una circolazione del nome e quindi (si spera un riscontro alle vendite). Devo anche dire che a me piace. Mi piace andare alle presentazioni, agli incontri, parlare delle cose che mi interessano e che non sono necessariamente le mie(ma testimoniano i miei interessi e la mia competenza). Ho imparato quest’arte da Cappi e da Pinketts che, a modo loro, la svolgono con modalità differenti ma hanno un’esperienza più che ventennale nel campo. Perciò partecipo sempre con grande piacere alle serate di Borderfiction o al Seminario per Giallo e Bar. Mi diverto. Lo ripeto, il lavoro di pubbliche relazioni è necessario ma richiede sacrifici. Viene svolto sempre o quasi gratuitamente perciò uno si deve sentire un po’ a suo agio sul palco. E avere quella presenza di spirito che gli permetta di presentare senza leggere le domande e rispondere con la fermezza e la disinvoltura necessari quando si presentano critiche. Perché se ci si espone può succedere di tutto. Lo sapete che, da sempre, sono convinto che sia necessario proiettare l’immagine migliore di sé anche se ciò non vuol dire che sempre tutto vada per il verso giusto. Nascondersi, rifuggire la promozione diventa imperdonabile. Soprattutto se, magari, si è costretti a pubblicare con pseudonimo. Forse può essere una strategia di vendita, ma al contatto con il pubblico non dovete rinunciare. Anche perché, purtroppo non si può pretendere che la casa editrice faccia più di tanto. La mia esperienza con gli uffici stampa è piuttosto negativa. Si curano(svogliatamente) degli autori grossi, per quelli di nicchia, finisce che nutrono un supremo disprezzo. Su questo posso testimoniare con riscontri precisi. Ma non importa. Oggi abbiamo opportunità che una volta erano negate. Oltre la singola comparsata a una manifestazione la rete è per questo uno strumento ‘democratico’ nel senso che permette a ciascuno una sua visibilità. Forse non universale ma sicuramente la permette. Non solo con la promozione dei propri lavori. Anche con la possibilità di mostrare quello che si sa, quello che si apprezza. Sinceramente non so se mi avrebbero chiamato per curare alcune importanti collane di VHS e DVD nel passato e oggi (fonte di buon guadagno, ammettiamolo) o a scrivere i Gialli per ‘Confidenze’ o ricevere una telefonata direttamente da Dino de Laurentiis (grande uomo, onestissimo..qualcosa abbiamo fatto poi se n’è andato, ma lo ricordo con piacere) se non avessi scritto decine di articoli sull’azione, sulle arti marziali… Per ciò chi lavora in questo settore deve dedicare parte del suo tempo a tutta una serie di attività che al momento sembrano non fruttare nulla. Per cui forse è un bene che svolgere questa attività promozionale gli piaccia. E anche presentare altri, magari meno conosciuti ma meritevoli. Una cosa ho imparato negli anni. Promuovere solo le cose in cui si crede. Se avvallo un autore che non credo essere valido tradisco quelli che mi seguono che subodorano la fregatura. Invece con il pubblico va coltivato un rapporto di fiducia reciproca. Perché è il pubblico che ti sostiene nel momento difficile. E se un professionista , soprattutto di questi tempi, NON può accettare esclusive non pagate è anche opportuno che coltivi continuamente la sua attività. Ovviamente c’è ambito e ambito. Il tono del blog ufficiale di una rivista per cui scrivi richiede una certa accortezza nelle opinioni, il social network è più libero. Se a volte si mette ‘il paginone centrale’ con la bella ragazza discinta c’è un motivo (oltre quello evidente…ehm) e la segnalazione di un film o di un libro non sono mai casuali. Finiscono sempre per creare la vostra immagine professionale. E voi potete farlo meglio e con più passione di chiunque altro, credetemi.
Un ultima cosa. È certamente utile mostrarsi espansivi e, circondati da belle ragazze essere solari anche in questo. La vita è bella. Ringraziamo chi ci fa da testimonial. Non implica null’altro che una complice simpatia. Però la vostra ‘vita privata’ resta solo vostra. Non è il Grande Fratello. Le persone che contano veramente sentitele in privato… non date spazio al pettegolezzo che potrebbe farvi male. A meno che non sia una strategia anche questa. Ma non la mia.
Parola del Professionista!

Posted in editoria, Parola del Professionista | 35 Comments

IL PROFESSIONISTA RILANCIA A BORDERFICTION


Non avevo dubbi che il connubio tra Borderfiction e Segretissimo avrebbe dato i suoi frutti. Le serate all’Admiral Hotel organizzate da Cappi e Narciso con la presenza di Pinketts e in vari ruoli del sottoscritto hanno dimostrato che la ‘ scuola dei duri’ di Milano pur essendo un gruppo non ufficializzato funziona. Da settembre con la direzione artistica e la conduzione di Andrea son ostate realizzate sempre serate di successo sia di pubblico che di contenuto. Una volta persino con la città sommersa dalla neve. Quella del 21 è stata veramente il culmine della stagione ( che proseguirà cercando sempre di darvi spettacoli culturali interessanti e divertenti) per una serie di motiviche mi riguardano da vicino. O meglio riguardano da vicino il Professionista e Segretissimo. Franco Forte ha creduto nel Prof e nelle potenzialità della collana anche in un momento economicamente difficile come questo(non si può negare).Il risultato è stato lanciare una nuova linea dedicata al Professionista che continua ad attestarsi in testa alle vendite della collana e non si vergogna di sfidare SAS per strappargli il primato. Nuovo formato, nuove illustrazioni e grafica quindi per le tre collane. Più pagine, formato più visibile ma soprattutto contenuti più aggressivi, legati alla tradizione avventurosa della collana ma con un occhio agli italiani .Siano questi della Italian Foreing Legion arrivati più recentemente con il proprio nome. Record di presenze alla serata e solo posti in piedi per vedere il nuovo formato, le nuove cover e parlare con l’editor e gli autori. Non potevano mancare le spy girl che aggressive, affascinanti ?donne’ in tutti i sensi del termine e non certo comprimarie hanno fatto da scorta ai nostri baldi eroi.Grazie Daria e grazie Selene.
Questa è la sfida. Da maggio saremo di nuovo in edicola con il nuovo formato. Segretissimo, SAS il Professionista story con ben due romanzi, una ristampa e un inedito. Noi faremo del nostro meglio per darvi un’estate di emozioni. Voi seguiteci con ottimismo, con grinta, con tutto l’entusiasmo che ci aiuterà a continuare malgrado tutto.

Posted in editoria, novità Il Professionista | 26 Comments

ACTION da non crederci….


La kermesse di Cartoomics 2012 si è appena conclusa… volevo condividere con voi alcune riflessioni. È il terzo anno che vi partecipo attivamente. La prima volta fu in occasione dei 50 anni di Segretissimo e del Premio Jacono assegnato a Victor Togliani come miglior disegnatore spy. Poi l’anno passato abbiamo parlato di Thriller Milanesi..anche in questo caso era appena uscito il nuovo Professionista ‘Gangland Blues’ ma era recente ‘Vendetta’ che pure si svolgeva a Milano. Insieme tra le cose che ritengo migliori su Milano che ho scritto(alla faccia del premio Scerbanenco che snobba non solo me ma anche validissimi colleghi e premia i soliti noti) ma ci fu anche l’inizio dell’avventura digitale. ‘Per il sangue versato’(che era sempre un romanzo su Milano) raggiugneva la sua terza edizione in digitale con Dbooks ed Excalibur. Mi ricordo che all’incontro del venerdì eravamo..quattro amici al bar. Di cose ne sono successe in questo anno. La mia esperienza con il digitale si è ampliata con riproposte di testi ormai introvabili e anche scritti appositamente. Soprattutto si è consolidato il lavoro con lo staff Dbooks e gli amici di Altri Sogni…tanto che il progetto di una rivista digitale dedicata all’avventura e all’azione ACTION non solo ha preso forma ma ha raggiunto il terzo numero e già è in preparazione il quarto. La visibilità quest’anno è stata ottima. Incontri presentazioni, salotti, sessioni di dediche..insomma CI SIAMO. Con un gruppo di collaboratori e collaboratrici bravo, entusiasta e competente. Tanto per smentire chi pensa che questa sia narrativa di nicchia prettamente maschilista. Ci tengo moltissimo a specificare questo concetto. Pasquale Ruju, Andrea Carlo cappi, Michele Tetro, Fabio Zanicotti, Cristiano Pugno, Alessio Lazzati, Alberto lingua, Pietro Ballerini Puviani, Lucius Etruscus, Danilo Oberti e tanti altri validissimi amici ma anche una compagine di agguerritissime da Cristiana Astori a Filomena Cecere, Cinzia Volpe, Francesca Scotti, Sara Piazza, Selene Feltrin e soprattutto Sabrina Rossi che ha curato la parte grafica. Insomma un bel team con cui continueremo a lavorare in futuro su questo e altri progetti che se per il momento stanno aprendo una via che frutta più in visibilità che in denaro speriamo possa aprirci anche possibilità professionali. E poi i libri di ACTION che hanno circolazione in digitale e in cartaceo. In questi giorni in Fiera ho avuto la dimostrazione di quello che penso da tempo… editoria di carta e digitale non sono nemiche, sono complementari. Sì lo so il progetto Action è molto incentrato su di me e il mio lavoro ,e le visite dei lettori del Professionista lo dimostrano. Ma non è un mondo chiuso. Perché la narrativa popolare di qualità italiana non permette la sopravivenza di un unico personaggio. Come dire ‘ a moi la Legion’.E, diciamolo sinceramente la sinergia con Borderfiction di Cappi e con Bloodbuster di certo aiuta. Crisi? ok, non possiamo negarlo. Ma noi siamo ancora qui. E lo saremo a lungo. ‘se ascoltate questo messaggio siete nella resistenza…’

Posted in editoria, novità Il Professionista | 3 Comments

La lama nel corpo


Se la follia diventa uno dei motori fondamentali del thrilling allora vale la pena di citare un film del 1966 in bilico tra il giallo e quel gotico di imitazione anglosassone ambientato tra vecchi manieri inglesi,nebbie e carrozze. La lama nel corpo ha credits tutti rigorosamente stranieri e, per confezione, potrebbe benissimo essere un film inglese. La regia è in realtà di Lionello De felice ed Elio Scardamaglia e vede nelle vesti di protagonista nientemeno che William Berger, eroe di innumerevoli spaghetti western. Siamo nel 1870 e la scena si svolge nelle claustrofobiche mura di una clinica per malattie mentali dove ritroviamo tutti i personaggi tipici del genere:il dottore, l’infermiere ambiguo, la moglie del dottore, l’infermierina, varie pazienti più o meno giovani e disposte a cadere tra le braccia del medico. Eh sì, perché il buon dottore è una sorta di Barbablu,o almeno così ci vien descritto. E anche l’arrivo di una bionda e avvenente viandante ospitata per poco non tarda ad accenderne la libido. Peccato che la donna proprio al suo arrivo lo veda interrare di nascosto il cadavere di una paziente uccisa da un misterioso personaggio che si aggira con un mantellone e un rasoio di notte tra le mura del castello. La nuova venuta ci prova a ricattare il dottore ma viene anche lei eliminata dal maniaco. E in più c’è la cognata sfigurata al piano superiore del maniero. È lei l’assassina? Davvero il dottore dopo aver intrattenuto con lei una relazione adulterina la fece cadere nella calce viva. Oppure c’è sotto una trama gialla abbastanza solida che si spiega con la follia ma,a dispettosi pizzi, merletti e carrozze, rivela un andamento da Italian Giallo? Decisamente un prodotto da recuperare e da osservare con un’ottica attenta, ricordandosi che se la produzione imponeva l’imitazione di modelli stranieri il talento italiano era già all’opera su strade ben definite.

Posted in il thrilling della domenica | 49 Comments

ACTION a CARTOOMICS 2012

CARTOOMICS 2012, ACTION E DBOOKS.IT PRESENTANO
I SALOTTI DI ACTION
SCRITTORI, LETTORI E APPASSIONATI DEL THRILLER D’AZIONE
E D’AUTORE PARLANO, ASCOLTANO E RISPONDONO

Nella cornice offerta da Cartoomics, Stefano Di Marino, l’autore di alcune delle serie più lette e apprezzate dei gialli d’azione nonché il creatore di Action, la prima rivista digitale italiana dedicata all’azione a 360°, e la casa editrice dbooks.it organizzano una serie di incontri da non perdere!

Gentilissimi amici,
In occasione di Cartoomics 2012, Action, la rivista digitale dedicata a tutto ciò che è azione, e dbooks.it, la casa editrice specializzata in produzioni digitali, hanno organizzato alcuni eventi ai quali siamo onorati di invitarvi. Naturalmente, un vostro contributo attivo alla varie iniziative sarà più che benvenuto. Inoltre, ci piacerebbe potere organizzare una breve intervista video e audio da pubblicare poi all’interno dei nostri canali digitali (blog, siti, Facebook) per fare conoscere ancora meglio la vostra e la nostra attività. Tali interviste verrebbero riprese e registrate con mezzi agili come l’iPhone o videocamere digitali, e quindi poi inseriti nella pagina Facebook, nei siti/blog collegati a Stefano Di Marino, Action e a dbooks.it e su Youtube, con la possibilità da parte vostra di riprenderle successivamente e pubblicarle nei vostri canaliQui di seguito, vi trasmettiamo il calendario degli eventi in agenda, con la speranza che possiate darne notizia anche ai vostri lettori e che gli eventi organizzati possano risultare di vostro interesse.
Vi aspettiamo a Cartoomics.
PROGRAMMA: ACTION A CARTOOMICS:
SABATO, 18 MARZO 2012
Sabato, 15.30
Salotto Action: La narrativa di Guerra tra storia e azione. Con Andrea Carlo Cappi, Alan D.Altieri, Danilo Oberti , Christian Antonini
Sabato 16.30 (dopo il salotto):
Signing session: Stefano Di Marino firma le copie delle edizioni cartacee i libri della collana I romanzi di Action: Appuntamento a Samaringa, Vlad – Il primo della lista e La Vendetta del Fantasma.
Durante la giornata: Le voci e i volti dell’azione. Interviste a scrittori, lettori, appassionati, esperti e opinion leader del mondo dell’azione.
DOMENICA, 19 MARZO 2012
Domenica 16.30:
Il Salotto di Action: Spionaggio, spie e spioni. Con Carlo Andrea Cappi, Tetro, Cristana Astori e Alberto Lingua.
A seguire:
Stefano Di Marino e Carlo Andrea Cappi parlano di Fantomas.
Domenica 17.30:
Signing session: Stefano Di Marino firma le copie delle edizioni cartacee i libri della collana I romanzi di Action: Appuntamento a Samaringa, Vlad – Il primo della lista e La Vendetta del Fantasma.
Durante la giornata: interviste video dei lettori/scrittori di ACTION. Da coordinare con gli intervistati. piccole intervista video agli scrittori/lettori di ACTION. Con l’iPhone o una videocamera, da mettere nella pagina Facebook, nei siti/blog collegati ad Action e a dbooks.it e su Youtube per presentare Action
Durante la giornata: Le voci e i volti dell’azione. Interviste a scrittori, lettori, appassionati, esperti e opinion leader del mondo dell’azione.
Per maggiori informazioni:

dbooks.it
Tel +39 02 36531809
Fax +39 02 87399133
www.dbooks.it
Contatti:
Redazione di Altrisogni altrisogni@dbooks.it
Redazione dbooks.it info@dbooks.it

Posted in incontri | 14 Comments

IL Professionista a Cartoomics

PARIGI,1910. Mentre sulla città si abbatte un’ondata senza precedenti di freddo e maltempo le Brigate del Tigre devono affrontare il più diabolico criminale della storia. Si fa chiamare IL FANSTASMA e, per la cronaca, dovrebbe essere già morto sulla ghigliottina. Ma chi è la misteriosa vegliarda che compare nei punti più impensati della città recitando una sinistra cantilena di vendetta? Che legame hanno il rapimento di una giovane borghese, le manovre segrete degli Apaches parigini, e una serie di delitti firmati tutti dal fantasma? Accusato di un delitto che non ha commesso ,il commissario Faivre rischia la testa. Poi compare un giovane giornalista con una rivelazione sconvolgente:il Fantasma non è morto! In un clima di crescente tensione mille piste s’intrecciano e i cadaveri cadono come fiocchi di neve scarlatta su una Parigi nella morsa del terrore e del gelo. Stéphane Renard, bis nonno del Professionista, affronta il suo più pericoloso avversario. Al suo fianco i colleghi delle Brigate del Tigre, un coraggioso giovanotto, una principessa russa, un monaco folle e tutti i caratteristici personaggi della Belle Epoque…. Un’avventura indimenticabile alle radici della saga di Fantomas.

LA VENDETTA DEL FANTASMAè un romanzo scritto appositamente per DBooks i Libri di Action..sino a cartoomics 2012(16-17-18 marzo Fiera Milanocity9 potrete scaricarlo in digitale GRATUITAMENTE http://www.cartoomics.it/index.php?option=com_content&view=article&id=747:la-vendetta-del-fantasma-un-e-book-scaricabile-gratuitamente-da-tutti-i-visitatori-di-cartoomicsit&catid=31
Cliccando qui sul link indicato ma sarà disponibile anche in un numero limitato di copie cartacce con copertina di Giuseppe festino. Venite a cercare Il Professionista allo spazio cerchio Giallo per incontri, firma di copie e altre attività.
Questa avventura rappresenta anche un gustoso assaggio delle avventure del bis-nonno di Chance che troverete assieme alla ristampa di Raid a Kouru a maggio in IL PROFESSIONSITA STORY in cui le Brigate del Tigre affronteranno Il Drago Rosso in un’avventura tutta azione, erotismo ed esotismo nello stile del Professionista ma..ambientata nel 1913.

Posted in editoria, incontri, novità Il Professionista | 19 Comments