Lavanda terapeutica

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Sto ancora dormendo, rannicchiata sotto le lenzuola, quando squilla il telefono. È
la mia amica Carla. Senza neanche chiedermi se mi ha svegliato, comincia a
piangere alti lai. Di nuovo. Si lamenta ancora perché Silvio l’ ha lasciata.
Sono giorni che cerco gentilmente di farle capire che è una fortuna, che si sia
liberata di lui. Ma la poverina non si da pace. Si dispera perché si sente persa
senza il suo Silvio.
Tutto è cominciato con la festa che ho organizzato per lei, sabato scorso.
Era così innamorata di Silvio, che mi pareva una buona idea, ritrovarsi tutti ad
una festa, per presentare la coppia felice al gruppo di amici al gran completo.
Trascorro ore al telefono per invitare tutti, per ordinare cose buone e una maxi
torta, che sarà il clou della serata, versione moderna e ridotta delle vecchie feste
di fidanzamento.
Così, sabato sera, tutti a casa mia, addobbata per l’occasione con composizioni di
lavanda e spighe di grano. Carla adora il profumo di lavanda e veste spesso di
questo colore.
Infatti, fasciata da un abito a doppio strato di voile, sopra lavanda e sotto grigio
chiaro, lei arriva da me per prima. Mi annuncia che Silvio arriverà un po’ in
ritardo, impegni di lavoro urgenti lo trattengono.
La festa comincia. Carla sorride, spiega il contrattempo, mangiucchia qualcosa
insieme agli invitati. Il tempo passa, e Silvio ancora non si vede.
Gli ospiti, nonostante siano tranquilli con lo stomaco pieno, cominciano a
domandarsi che fine ha fatto il promesso sposo. Carla lo cerca al telefono, ma è
occupato. Poi irraggiungibile.
Ormai si è fatto tardi, ci deve essere qualcosa che non va. Siamo tutti un po’
immusoniti, Carla è nervosa. Quando suonano alla porta, lei si precipita ad
aprire, deve essere Silvio.
È un fattorino di pony – express. Ha un plico per la signorina Carla. Lei torna
dentro, apre la busta, e legge un foglio. Sono poche righe, poi Carla sbianca.
Accorro, ma mi rassicura che va tutto bene. Appallottola il foglio e lo butta nella
borsa, che aveva lasciato sul tavolinetto nell’ingresso, insieme con il mazzo di
chiavi che è scivolato fuori dal plico.
Si versa un bicchiere di vino rosso, un Nepente di Oliena, lo beve in pochi sorsi.
Posato il bicchiere sul tavolo, si rivolge a noi tutti, che la fissiamo in attesa. La
voce è ferma, anche se non troppo alta, mentre ci annuncia che il fidanzamento è
andato a monte.
Silvio non verrà, è inutile aspettarlo, nessuno di noi vuole un pezzo di torta? Con
fare brioso, taglia le fette di torta che distribuisce a tutti.
Dopo, girerà da un gruppetto all’altro. Ascolterà sorridente le conversazioni, a
tratti un po’ forzate, degli amici che cercano di far finta di nulla, come lei.
La festa si protrae per ore, poi gli amici se ne vanno. Restiamo sole, davanti ai
resti della torta, che Carla assale con vigorose cucchiate che affondano nella
panna e nelle fragoline.
Tra un boccone e l’altro, che manda giù con sorsate di spumante direttamente
dalla bottiglia, mi riferisce il contenuto della lettera di Silvio. Il quale, avendo
scoperto di amare ancora sua moglie, a proposito, ha scordato di dirle che è
sposato, esprime il gentile desiderio di non rivederla più…
Le spiega che, quando si sono incontrati, tre mesi prima, aveva appena litigato
con sua moglie. La rabbia l’aveva accecato.
In quei tre mesi, mentre frequentava Carla, era rimasto lontano da Sandra. Ma
quella sera, l’aveva risentita al telefono. E quindi si era detto: “Sono cieco. Ma
non sordo.”
L’amore per sua moglie, che la rabbia gli aveva fatto scordare, almeno finché non
la vedeva, era ricomparso, evocato dalla voce. E così, ecco sistemata Carla. Alle
tre di notte, sono stanca e vorrei andare a dormire. Chiedo a Carla se se la sente
di tornare a casa, o, se vuole, può restare a dormire qui.
Non mi sente, ha bevuto tutta la bottiglia di spumante, ed ha il viso impiastricciato
di panna.
Si alza, e senza vedermi, declama: “Sono figlia della terra e del cielo stellato.” Va
verso il divano e lì crolla, addormentata. L’indomani, si sveglia piangente, e non
ha ancora smesso.
Ha esaurito tutta la forza che aveva nell’affrontare la festa, ma ora è uno straccio
strizzato, che non fa che produrre lacrime.
Forse innervosita dall’ennesimo brusco risveglio, le telefonate di Carla arrivano
sempre in orari ingrati, dimentico di essere paziente e comprensiva. Le dico a
muso duro che una larva come Silvio, che non ha avuto nemmeno il coraggio di
venire di persona per dirle la verità, e riconsegnarle la copia delle chiavi di casa
sua, non merita tutte quelle lacrime.
Accenda un cero di ringraziamento perché sua moglie se lo è ripreso, e ricominci
a vivere!
Il mio tono piccato la smuove. Smette di piangere, tira su col naso, sospira e poi
mi fa: “Alzati e preparati. Tra un’ora passo a prenderti, andiamo per negozi. Ho
visto delle tendine color lavanda che sono un amore…”

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2 Responses to Lavanda terapeutica

  1. Laura Costantini says:

    Delizioso, proprio come la lavanda :) ))

  2. luciana says:

    Grazie Laura! :)

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