IRAN ED OCCIDENTE II (Il programma nucleare iraniano – una riflessione)

La domanda posta può aver risposta?Nel nostro mondo attuale più dei denari comincia a contare davvero la disponibilità di energia a buon mercato che sicuramente non è quella delle fonti fossili come il petrolio, anche se potrebbe essere quella del carbone, e che avrebbe potuto essere l’energia nucleare se alcune caratteristiche di utilizzazione della stessa non avessero prodotto i guasti alla base degli incidenti di Chernobyl e Fukushima. Infatti la sicurezza degli impianti nucleari può essere quasi annullata ove si seguano pratiche, quantomeno, eccentriche come a Chernobyl o si risparmino 20.000 $ per una pompa ridondante come è avvenuto a Fukushima! D’altra parte esiste un altro dettaglio preoccupante nello sfruttamento dell’energia nucleare e cioè la possibilità, nient’affatto remota, che a latere di un programma di sviluppo di reattori si avvi un programma di sviluppo di armi nucleari. La questione non è così semplice come qualcuno vorrebbe farla sembrare. Infatti, l’arricchimento dell’uranio naturale in U235 (isotopo fissile) per le applicazioni civili è assai più basso di quello per le armi nucleari, la qual cosa fa supporre che in un programma nucleare militare parallelo a quello civile sia possibile solo realizzare una cosiddetta “bomba sporca” piuttosto che una convenzionale. La produzione del plutonio (Pu) avviene con modalità particolari e, in genere, è esso il materiale d’elezione per gli esplosivi nucleari. Per un paese come l’Iran, produttore di petrolio ma con una economia non completamente sviluppata. Secondo un articolo apparso su http://www.iran.it/it/informazioni-sull-iran/economia-dell-iran/risorse-energetiche-e-minerarie.shtml “…settore dell’economia iraniana particolarmente fiorente è rappresentato da petrolio e gas; questo è il settore trainante dell’economia iraniana, da cui dipende circa l’80% degli introiti delle esportazioni. L’Iran è tra i principali produttori petroliferi del mondo: i principali giacimenti di petrolio, che si concentrano all’estremità del Golfo Persico, nella regione sudoccidentale del Paese, vengono stimati tra i più grandi del pianeta e sono sufficienti a mantenere i livelli attuali di produzione per i prossimi settant’anni. Nel 2004 la produzione fu di 1.367 milioni di barili di petrolio. L’Iran, nazionalizzò l’industria petrolifera nel 1951 e da allora la produzione viene controllata dal Ministero del Petrolio.L’Iran è il secondo produttore mondiale di gas naturali dopo la Russia, con 28 trilioni di mc stimati che rappresentano circa il 18% dell’intera riserva mondiale. Bisogna altresì dire che le riserve di gas non costituiscono, in termini di sfruttamento, un’opportunità commerciale della portata del comparto petrolifero. Attualmente è in fase di realizzazione un ambizioso progetto per lo sviluppo del vasto giacimento del South Pars, tale progetto è sostenuto dal Governo sia per contenere l’eccessivo consumo interno di petrolio sia per consentire una rilevante esportazione di gas verso la Grecia. Gran parte dei giacimenti minerari resta tuttora inesplorata, anche se sono stati già identificati depositi di carbone, ferro, rame, piombo, zinco (di cui l’Iran è al primo posto nel mondo per riserve) e cromite, argento, manganese, sale, magnesite e zolfo alimentano l’industria estrattiva…” Ed in tema di economia del paese, lo stesso autore riporta che “…L’economia iraniana è un’economia in continua lotta per la ripresa, ferita, in primo luogo, dalla guerra con l’Iraq di Saddam, durata ben otto anni, e poi dall’embargo imposto dagli Stati Uniti nel 1995, embargo in parte ignorato da molte società europee, asiatiche e mediorientali che intendono comunque trarre vantaggio dalle risorse, soprattutto energetiche, del Paese. La ripresa economica, dunque, deve fare continuamente i conti con un mercato poco libero, ma incredibilmente ricco e invitante, fatto di giacimenti petroliferi, prodotti chimici, gasdotti, tappeti, pistacchi, zafferano e caviale del Mar Caspio. Nell’ordine, è proprio il petrolio, l’oro nero, a fare dell’Iran uno dei principali paesi esportatori al mondo, e la partita energetica non si limita, a quanto pare, solo al petrolio, ma conduce il gioco con gli oltre venti bilioni di metri cubici di gas che, da un lato, garantiscono riserve a sufficienza per il Paese, e dall’altro, legano col doppio filo l’Iran a numerosi Paesi esteri (soprattutto alla Turchia e ai Paesi dell’Asia Centrale), che qui allacciano i loro gasdotti, rendendo strategica la ricchezza naturale persiana. A tutto ciò vanno aggiunte le estrazioni di acciaio e rame, le industrie del cemento e quelle petrolchimiche, appunto. Le cospicue entrate provenienti dall’industria petrolifera furono all’origine del rapido decollo dell’economia iraniana nel corso degli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Dopo la Rivoluzione Islamica, tuttavia, l’afflusso di capitali esteri e il tasso di sviluppo di nuove industrie diminuì sensibilmente. Nel 2005 il prodotto interno lordo era di 189.784 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 2.780,70 dollari USA. L’Iran, tuttavia, non è solo un punto di snodo fondamentale dal punto di vista energetico, ma ha tra le sue migliori carte da giocare l’industria manifatturiera dei tappeti persiani, che l’ha reso storicamente famoso in tutto il mondo per un totale di esportazioni che coprono quasi un terzo delle intere esportazioni di tappeti al mondo, per un guadagno di circa 2 milioni di dollari l’anno. Tra i prodotti naturali non meno importanti sono il caviale, di cui è straordinariamente ricco il Mar Caspio, i pistacchi e tutta la frutta secca, per i quali l’Iran intrattiene ottimi rapporti di import/export con l’Italia, soprattutto. Un ulteriore ostacolo al decollo dell’economia iraniana, così ricca di opportunità, consiste nell’arretratezza del processo di privatizzazione delle industrie, per cui lo Stato controlla ancora importanti parti di essa tra cui la maggior parte dei mezzi di informazione, la compagnia aerea nazionale (Iran Air) e la non meno importante industria del petrolio. Oggi l’Iran attira comunque molti investimenti stranieri e orienta la sua strategia di mercato non tanto verso l’Europa, da cui cerca di emanciparsi in qualche modo, quanto verso i mercati nascenti in Asia Centrale e sulle coste del Golfo Persico (come è noto, i rapporti commerciali e gli interessi tra l’Iran e la Russia, ad esempio, sono sempre più stretti)…” Questo quadro si contrappone a quello che si può desumere osservando le condizioni economiche della popolazione iraniana o comunque l’immagine che se ne ha nel mondo occidentale. La modernizzazione introdotta dallo Scià Reza Palhavi avviò l’industrializzazione del Paese ma non ha determinato l’uscita dall’angolo in cui questo Paese è situato per via del fatto che la Rivoluzione Khomeinista ha rallentato il progresso nazionale, solo recentemente ripreso grazie a sostanziosi aiuti, di cui molti sottobanco, dalla Russia e da diversi Paesi dell’Occidente.   (1-segue)

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2 Responses to IRAN ED OCCIDENTE II (Il programma nucleare iraniano – una riflessione)

  1. edmondo paris says:

    Il problema è impostato correttamente, anche se ci sarebbe da osservare che Mossadeq e lo Scià furono uno dei primi contrasti dell’IRAN e che comunque questo Paese non ha mai raggiunto una reale modernizzazione… Vorrei fare un esempio: l’Egitto era un paese ricchissimo con una civiltà antichissima ma l’arrivo dell’Islam lo ha precipitato ove è ora e ciò è accaduto oltre sette secoli fa… grazie

  2. storia says:

    Grazie Edmondo Paris per il commento. Sono sostanzialmente d’accordo sulle osservazioni. Mossadeq e lo Scià indubbiamente furono un grosso contrasto per un Paese, sostanzialmente non arabo, per il quale si voleva avviare una modernizzazione che in realtà non è mai avvenuta veramente… Certo che oggi il Paese è piombato in una sorta di medioevo tecnologico dove l’uso ad esempio dei sistemi di comunicazione è osteggiato al punto che, come mi ha riferito un amico che c’è stato qualche mese fa, è quasi impossibile usare Internet o, addirittura, molte applicazioni per smartphone! Son d’accordo sulla questione dell’Egitto fino ad un certo punto, infatti Nasser avviò il processo di modernizzazione dell’Egitto, anche con l’aiuto della Russia, ma è l’ultima fase della sua storia, la Primavera Islamica, ad aver dato una fortissima battuta d’arresto, peraltro già avviata dagli ultimi dieci anni del governo di Mubarak. Ora sicuramente l’Egitto potrebbe tornare al luogo che diceva e cioè dove stava sette secoli fa! Grazie ancora per il commento.

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