VICINO ORIENTE DI OGGI… (III)

Ombra ciceronianaAnalizzando ciò che si sta scrivendo in questi giorni a proposito dei rifugiati, credo d’aver inquadrato innanzitutto un fatto: ne parliamo come se fosse un fenomeno naturale alla pari con una goccia d’acqua sotto il microscopio…
In realtà il fenomeno non è naturale!
Tra 2,4 milioni di anni e 1,7 milioni di anni fa si sarebbero verificate due importantissime migrazioni dall’Africa (Olduvai) verso l’Eurasia delle specie umane Homo Erectus e poi Homo Sapiens.
Le cause sono abbastanza dibattute per questa migrazione che avrebbe popolato l’Eurasia. Da una parte la contrapposizione con scimmie carnivore dei primi ominidi e dall’altro l’ipotesi del cosiddetto “Sahara umido” che determinò le migrazioni faunistiche di varie specie e, così e di conseguenza, gli ominidi sarebbero partiti alla ricerca di cibo e/o di spazi più ampi per la propria esistenza (areale di influenza).
È opportuno considerare che, presumibilmente, la velocità della migrazione è stata calcolata in 1 km all’anno via terra e 3–4 km annui lungo le coste. Come si vede si tratta di velocità assai basse ed in linea con l’evoluzione di una specie che muta mentre si muove verso altre terre.
Siamo assai lontani dal viaggio del padre Abram da Ur dei Caldei verso la Terra Promessa, oppure degli Hyksos verso l’Egitto o, ancora, della calata degli Hittiti verso il Medio Oriente o, sempre più ancora, l’invasione dei Popoli del Mare e l’arrivo, prima degli Achei e poi dei Dori nell’Ellade.
Così come siamo assolutamente lontani dalle invasioni barbariche verificatesi tra il 200 ed il 476 d.C. o ancora le scorrerie dei Tartari o le invasioni dei Mongoli ai danni della Cina e verso la Russia.
Questa migrazione di massa, di una massa evolutiva di individui non ancora perfettamente in linea con quella che diventerà la specie dominante del Pianeta Terra, segue indirizzi istintivi e/o determinati dalle pure e semplici forze della natura dispiegate su un pianeta dove la vita è ancora ospite che debba lottare per affermare la propria presenza.
Mancando di capacità di navigazione, questa umanità ominidica seguì percorsi strani attraverso il Caucaso e la Turchia e, strada facendo, perse numerosi gruppi che si diressero verso altre parti del mondo che non fossero il Nord dell’Eurasia.
Le migrazioni che ho nominato poco più sopra appartengono ad una diversa concezione di base: alcune nascono come tipiche del nomadismo di alcune popolazioni interessate, nella loro scarsa stanzialità che si riflette sempre nella necessità di trovar nuovi pascoli, se allevatori, o nuovi territori di caccia, se cacciatori.
Una carestia, la favolosità dei racconti su certe terre o le ricchezze millantate su altre possono essere il momento critico iniziale che può determinare l’avvio di una migrazione, prima di piccoli gruppi esploranti e poi del grosso di un popolo. Unni, Vandali, Goti, in origine, si son mossi in questo modo da luoghi originari, a seguito di spinte di altri popoli, di carestie e pestilenze lasciarono le terre di origine migrando verso altre e sotto le spinte laterali di, che so io, Sciti e Sarmati si spostarono verso Occidente dove comunque si favoleggiava di questo Impero Romano che, tuttavia, era ormai in una inarrestabile decadenza, ed anche gli Ezio o i Papa Leone poco poterono per arginare la pressione sempre crescente fino al sacco di Roma che segnò la fine anche del mito di Roma l’Invincibile.
Va precisato che, in certi casi, i barbari invasori trovarono ad attenderli i primi gruppi esploranti inviati e che erano divenuti parte dell’Impero e con quelli si scontrarono, anche perché l’essere “cives romanus” era il più grande tesoro personale dell’antichità…
Se applichiamo il metodo di indagine fin qui praticato per disegnare i contorni delle invasioni e migrazioni di cui sopra, e dico se lo applichiamo alla migrazione di questo scorcio di nuovo secolo e millennio troviamo elementi di similitudine assai parziale ma, per lo più, rintracciamo elementi assolutamente nuovi.
Che l’Africa sub-sahariana sia stata interessata negli ultimi 20-30 anni da fenomeni di desertificazione importanti è sicuramente vero, ma che questi abbiano determinato l’enorme volume dei flussi migratori non è vero o, comunque, non è dimostrato.
Infatti, nella creazione dei flussi osservati entra in gioco un altro meccanismo assai complesso.
Verso la fine degli anni ’80 dello scorso secolo, fece scalpore l’intervista ad un cittadino albanese fuggito dal suo Paese che dichiarò: “son partito perché ho visto le trasmissioni della Rai con Pippo Baudo e gli altri spettacoli… L’Italia è un Paese ricco… Avrò maggiori possibilità…”
Nel 1994, il sottoscritto raccolse una testimonianza da una guida turistica marocchina che asserì: “i marocchini che vengono in Italia, almeno la maggior parte, fuggono da qui perché hanno dei problemi di inserimento sociale o con la legge e vogliono uscire dalle regolamentazioni di questo Paese (allora governato da Re Hassan)…”
Il flusso degli arrivi dall’Est Europeo conseguì alla apertura delle frontiere dei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia e l’ingresso di alcuni di essi nell’area di influenza della Comunità Europea accelerò il processo.
Ma quello che accade con gli arrivi dal Nord-Africa e dal Vicino Oriente è una cosa che si raccorda con altri fatti anche se il miraggio dell’Occidente è, comunque, sempre molto forte, al punto comunque da spingere a vender tutto e ad imbarcarsi verso un’avventura che spesso ha come termine la morte o il finire schiavi di “caporali” che sfrutteranno i rifugiati nel paese di finale destinazione.
Le Primavere Arabe e i regimi fondati sui fondamentalismi islamici, sulla jihad, sulla sharìa e le altre amenità, per così dire, di quelle regioni, hanno creato frotte di rifugiati politici delle più diverse etnie e dei più diversi credi religiosi sempre islamici ovviamente!
Ma i migranti che arrivano sui barconi perché hanno intrapreso il viaggio verso l’ignoto?
Problemi politici, sì, problemi sociali, sì, povertà, sì e forse anche fame e denutrizione, ma i flussi sono elevatissimi e pur se non pienamente organizzati e diretti al punto da avere i connotati di una vera invasione, in fondo non vengono armati a conquistare, hanno però delle caratteristiche preoccupanti e resta oscura la spinta reale.
Il detto jihadista “Vi colpiremo dall’interno, vi invaderemo…” sembra più una forma di comunicazione nuova, di nuovo deterrente più che un disegno realizzato anche se, strategicamente è un indirizzo assai forte e non è escluso che sia stato abbozzato ed in parte avviato.
Restano donne, bambini ed uomini che si dicono in cerca di una occupazione e di un nuovo futuro, ma dove?
L’Occidente vive una delle crisi peggiori dal 1929 ma possiede milioni di posti di lavoro non più occupati dagli occidentali ma con tariffe di vero sfruttamento: ma questo i migranti non lo sanno e lo scoprono solo, loro malgrado, quando hanno varcato le frontiere delle destinazioni finali…

About storia

Ingegnere meccanico, dottore di ricerca in energetica, professore a contratto alla Facoltà di Ingegneria e alla I Facoltà di Architettura "L. Quaroni" dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", si occupa di studi di impatto ambientale, paesaggistici e urbanistici. Si interessa di letteratura, storia, disegno e fotografia.
This entry was posted in Commento politico, Politica, riflessione politica, Riflessione storica, Riflessione storico-politica, Storia, storia comparata, Storia d'Europa. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *