“Se la tecnologia è una droga – e viene esperita come una droga – allora, quali, precisamente, sono gli effetti collaterali? In questo spazio – tra piacere e malessere – è dove Black Mirror, la mia nuova serie, è ambientata. Lo specchio nero del titolo è quello che troviamo su ogni muro, ogni tavolo, su ogni palmo di ogni mano: il freddo, scintillante schermo di una tv, di un monitor, di uno smartphone”. A parlare è Charlie Brooker che qualcuno si ricorderà dallo splendido Deat Set di qualche tempo fa. Ora è tornato, anche grazie alla BBC che produce fiction che hanno il coraggio di osare e non si fermano ai soliti medici, santi e poliziotti. Un esempio è proprio Black Mirror che sa davvero osare e ha creato uno dei prodotti più interessanti degli ultimi tempi. Black Mirror è composto di tre episodi che sono tre piccoli film, compleatamente indipendenti, ambientati in universi diversi con cast diverso e niente in comune, se non l’intento dichiarato di mostrarci il lato oscuro dei media. Interessante soprattutto perchè critica proprio quel mezzo che ne rende possibile l’esistenza. Una consapevolezza mica da poco…
Il primo episodio, e secondo me il più bello, intitolato The National Anthem mette in scena il rapimento della principessa adorata da tutti e la conseguente richiesta di riscatto molto particolare. Molto particolare per vari motivi (che non svelo qui per evitare spoiler), ma soprattutto perchè dovrà avvenire in diretta tv e perchè riguarda il primo monistro, personaggio pubblico. Noi seguiremo i vari tentativi del primo ministro e del suo staff, che è stato colto un po’ impreparato, per evitare di dover esaudire le richieste dei rapitori, ma il tempo stringe e la dead line si avvicina. Assistiamo quindi ad una storia dove il vero protagonista è internet. Vediamo come il potere della rete è forte e incontrollabile, contro invece alla stampa tradizionale che ha delle regole da rispettare. Vediamo come la rete può essere veicolo di informazioni, ma anche strumentalizzata per portare la massa dove si vuole. E quando le informazioni non posso essere controllate, allora la massa diventa il vero padrone e lascia senza scelta chi deve sottostare al suo giudizio. Concetto se vogliamo un po’ “vecchio” ma qui realizzato all’estremo che porta noi spettatori ad interrogarci fino a che punto siamo schiavi della tecnologia. Perchè schiavi, siamo schiavi. Nessuno escluso. Ma quello che The National Anthem ci dice e che siamo talmente schiavi che non possiamo distogliere lo sguardo dallo schermo nemmeno quando lo spettaccolo è oltre la decenza. Il desiderio di guardare le umiliazioni degli altri è troppo forte. E allora sono d’accordo con la chiusa dell’episodio: lo spettacolo tv e la leva che ha sugli spettatori sono un’opera d’arte, un’opera d’arte del nuovo secolo, che lascia i luoghi deputati e si allarga su tutti gli schermi del mondo. E in più tutto questo ci viene raccontato attraverso un’altra opera d’arte: questo primo episodio di Black Mirror. Una potenza di narrazione che raramente si vede in tv. Grazie BBC.
Il secondo episodio intitolato 15 Milion Merits alza il sipario su un mondo altro. Tutto avviene dentro una prigione immaginaria dove i detenuti sono costretti a pedalare su delle cyclette e più pedalano più crediti guadagnano. Crediti che possono spendere come meglio credono in cibo, vestiti per degli avatar, per compare cose o per accedere ai provini del talent show. Anche qui, siamo di fronte ad una agghiacciante sintesi della nostra vita. Esasperata certo, ma nell’esasperazione riusciamo a ritrovare così tanti rimandi alla nostra quotidianità che non possiamo non rimanere colpiti/scioccati da questa realtà. Realtà in cui tutti sono schiavi del sistema media e costretti a consumare quello che in realtà non vogliono. 15 Milion Merits, in questa cornice, mette in scena una dramma d’amore perchè in tutto questo c’è ancora spazio per l’amore e per i sogni. E per amore lui regala a lei l’accesso ai provini per x-factor, per far si che lei possa realizzare il suo sogno: cantare una canzone davanti ad un pubblico. Ma nulla va come te l’aspetti, o meglio, forse tutto va purtroppo come te lo aspetti. I media sono potentissimi e sanno portarti esattamente dove vogliono e in più ti convincono che quello è proprio quello che volevi. Succede a lei, e succede a lui. E’ un mondo senza speranza, senza possibilità di uscirne. E noi che siamo gli spettatori a casa di nuovo ci troviamo di fronte ad una storia dove il nostro ruolo viene messo in crisi, perchè di nuovo abbiamo avuto modo di domandarci se davvero volevamo vedere la ragazza cantare o se invece preferivamo vederle le tette in uno spot porno. Risposta non così facile e scontata se abbandoniamo una correttezza politica forzata e riflettiamo su quello che davvero vogliamo… Angosciante? Davvero molto. E questo 15 Milion Merits è un altro piccolo gioiello di psicologia/sociologia.
Terzo ed ultimo episodio The Entire History of You, racconta di un mondo in cui i ricordi non hanno più importanza, o meglio ne hanno tantissima, ma con significato diverso: tutta la nostra vita viene infatti registrata e basta un piccolo telecomando per recuperare le immagini e proiettarle su un qualunque dispositivo. Qui il discorso è ampio. In questo episodio l’uomo viene svuotato di tutte le sue capacità di interpretazione e di emozionalità. Ogni cosa può essere vista e rivista, analizzata scientificamente fino alla nausea e ogni piccolo errore non può essere dimenticato perdonato. Non esiste quel famoso diritto all’oblio di cui molto si parla nell’epoca di internet. E ci si domanda cosa è meglio o peggio. La verità che distrugge le vite o le menzogne che magari però ci permettono di vivere meglio? Io forse sono per la verità. Ma non ne sono così sicuro anche perchè di fronte ad una storia come questa le proprie covinzioni un po’ cedono. Quel che è certo è che la mente colleziona i ricordi in un modo specifico che ci fa diventare quello che siamo e sotituirla con un hard disk non può che creare brutte conseguenze.
Con Black Mirror siamo di fronte ad una serie ben realizzata sotto ogni punto di vista, regia, scrittura, fotografia, recitazione, musiche. E’ politicamente scorretta, è romantica e commevente tanto quando sgradevole e violenta. E’ una piccola opera d’arte che noi italiani ci possiamo solo sognare e ci godiamo le creazioni d’oltremanica. Creazioni meravigliose.
Michele Comba