Peluqueria Hernandez

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Ho percorso due volte la via per essere sicuro di non sbagliare, ma c’era solo quello di barbiere e poi l’insegna parlava chiaro: Peluqueria Hernandez, difficile ce ne fossero due identiche sulla stessa strada. È che quando cerco questo genere di cose mi prende l’ansia, che già sono ansioso di mio da quando hanno ucciso la mia compagna, ecco, in questi casi l’ansia mi aumenta e faccio caso persino agli sguardi delle persone che incrocio e se qualcuno mi fissa per due istanti ho un tuffo al cuore. Come sapessero cosa sto facendo, cosa sto cercando, perché sono lì. Così prima di entrare sono passato davanti al negozio e ho tirato dritto, poi mi sono girato e ho gettato una occhiata complessiva alla via. Nulla di sospetto, a parte me. Sono tornato sui miei passi e ho varcato la soglia. Quando il campanellino sopra la porta ha suonato ho pensato di fare un infarto, manco fosse stata la sirena della polizia.
- Buongiorno – mi ha detto il molto probabile signor Hernandez alzando gli occhi dalla faccia che stava sbarbando.
- Buongiorno – ho risposto io, felice che a parte quel tizio che già stava facendo, nel negozio non ci fosse nessun altro. E mi sono seduto su una delle quattro poltroncine rosse che stavano vicine alla parete.
Dal tavolino ho preso il giornale scandalistico che stava sopra la pila. Era un numero speciale dedicato alle storie d’amore dei preti. È stata l’unica cosa che sono riuscito a capire perché poi, apertolo, all’interno non sono riuscito a leggere una sola parola e tutte le foto mi parevano uguali. Lanciavo continuamente occhiate alla porta e al signore servito da Hernandez. Dopo la barba la frizione e il panno caldo. Un servizio impeccabile. Un’eternità. Finalmente quel tizio si è alzato e ha pagato. Ho aspettato che uscisse e ho sperato che non entrasse nessun altro mentre il barbiere spazzava in un angolo i capelli che stavano a terra, contro quelli che stavano già ammucchiati là.
- Prego – ha detto lui alla fine, posando la scopa e indicandomi la poltrona
Ho esitato un istante e poi mi sono alzato.
- Non sono qui per quello – ho detto con voce incerta.
- Mi manda Katia. – ho aggiunto.
- Katia chi? – ha chiesto lui.
- Katia Perezoso –
- Capisco – ha detto lui scoprendo nel sorriso un canino d’oro.
- È per la rhumba lisergica, quella nuova. È arrivata? –
- Quanta ne vuoi? –
- Quanta ce n’è in una confezione? –
- Nove dosi –
- Allora una per me e una per Katia –
- Due. Te le prendo subito nel retro – ha detto girandosi e sparendo velocemente dietro la porta in fondo.
Quando è tornato avevo già i soldi in mano.
- Sbaglio o sei un pochino agitato? – mi ha chiesto Hernandez mettendomi in mano le due confezioni.
- Quante dosi mi posso fare assieme? –
- Anche tutte, te le spari una dietro l’altra e non te ne penti – ha detto prendendo la banconota e cercando il resto nel cassetto di fianco al lavandino.
- Ok, grazie – ho sorriso e i primi passi verso la porta li ho fatti all’indietro.
Mentre il campanellino suonava di nuovo ho sentito Hernandez che diceva – Se la mia roba ora piace anche a quelli come te il gioco è… – ed ero già per strada, verso il motorino che avevo parcheggiato giù in fondo alla via.
Che questa roba mi piaccia o meno la prossima volta ci viene Katia da Hernandez. Lei dice che tutti notano una donna che entra dal barbiere. E un pinguino allora?

Questo breve racconto è stato inserito all’interno della copertina del primo CD della Peluqueria Hernandez.

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2 Responses to Peluqueria Hernandez

  1. Laura says:

    E’ perfetto. Sei particolarmente bravo a descrivere l’incertezza, lo spaesamento, questa specie di mini de-idezione emotiva che a volte ci coglie, qui come in ‘Sandali’ (che rimane in assoluto il mio preferito, per quello che conta) . Mi piace molto come li descrivi, sono credibili, veri e tangibili, molto raffinati. ¡Que tengas suerte!

  2. francesco says:

    Grazie Laura davvero…

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