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	<title>L&#039;iridescenza del sodio</title>
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		<title>Ciao Edo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 May 2013 07:25:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Grande Edo Basso (1960 &#8211; 2013) Ti ho incontrato qualcosa come una decina di anni fa. Le date non sono il mio forte. Era con Lorenzo, guardavamo un suo film e io cercavo un attore per il mio cortometraggio. &#8230; <a href="/sodio/ciao-edo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/sodio/files/2013/05/wpid-575442_10200585371508539_1778379402_n_20130527090735958.jpg"><img class="alignnone size-full" alt="image" src="/sodio/files/2013/05/wpid-575442_10200585371508539_1778379402_n_20130527090735958.jpg" /></a></strong></p>
<p><strong>Il Grande Edo Basso</strong><br />
(1960 &#8211; 2013)</p>
<p>Ti ho incontrato qualcosa come una decina di anni fa. Le date non sono il mio forte. Era con Lorenzo, guardavamo un suo film e io cercavo un attore per il mio cortometraggio. Mi ha dato il tuo numero, ti ho proposto il ruolo e hai accettato subito. </p>
<p>È partito tutto da quella parte in &#8220;Una storia vecchia&#8221;. Sei arrivato sul set che sapevi a memoria ogni singola parola di un monologo che avrebbe messo in difficoltà anche De Niro. Ma io all&#8217;epoca non ci capivo nulla, di cosa uno poteva permettersi di fare e cosa no. E tu non ti tiravi indietro, tu te ne fregavi del facile o difficile. Per te il regista comandava e facevi quello che ti chiedeva. Anche se poi magari veniva fuori una cosa fatta male. Sei sempre stato così. Il cinema, prima di tutto, era una fonte di acqua fresca da cui abbeverarsi. Non importava con chi fare il film, né con che ruolo, per quanto tempo. L&#8217;importante era fare. </p>
<p>Hai partecipato a tutti i miei film. Con i baffi, senza i baffi, con la barba, con gli occhiali, senza, con un vestito elegante, con uno da straccione, con una tuta. Sei stato il padre di un hippie, un killer professionista, un poliziotto vendicativo, un imprenditore disperato, un allenatore di calcetto. Ogni volta un ruolo diverso, una personalità nuova, un carattere differente. Ma sotto la superficie c&#8217;era sempre Edo, il Grande Edo, come ci piaceva chiamarti negli ultimi anni, sul set. C&#8217;era sempre quella stessa persona sotto ogni maschera filmica, quell&#8217;eterno ragazzino che voleva vedere il mondo, che girava alla ricerca dei luoghi smarriti del passato, quell&#8217;amante ossessivo di film trash, quell&#8217;infinito attore di teatro prima che di cinema, quel ballerino folkloristico. Eri mille cose e sempre e solo la stessa: Edo. </p>
<p>Eri e sarai sempre una persona speciale, con cui ho costruito la mia intera filmografia, con cui ho condiviso gioie e dolori artistici, con cui era troppo assurdo e divertente parlare di donne, di vita, di arte e di viaggi. Tu eri oltre ogni possibile etichettatura. Tu eri &#8220;tu&#8221;, bizzarro e speciale perché vero e unico.</p>
<p>Sei stato richiamato lassù venerdì sera in tutta fretta, all&#8217;improvviso e mi è un po&#8217; difficile, ora come ora, immaginare di fare film senza di te. Senza cose come &#8220;bisogna lavorare Edooo&#8221;, senza cose come una scena da tre minuti durata sedici giorni di riprese perché ogni volta finivamo ubriachi (tu poi che non bevevi proprio mai), senza il tuo schiarirti la voce prima del ciak, senza le tue elucubrazioni sul fatto che ieri, quella pianta era 2 cm più a destra.</p>
<p>Non eri Al Pacino, ok. Ma eri il mio attore indispensabile. Non esiste un mio film senza Edo Basso.<br />
E ci sarà sempre una parte per te nell&#8217;anima dei miei prossimi film.</p>
<p>Ciao Edo, fai buon viaggio.<br />
<em>I&#8217;ll miss you so, so much.</em></p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
<p>La foto è di Riccardo Modena, scattata sul set di Custodes Bestiae di Lorenzo Bianchini</p>
<p>&#8211;</p>
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		<title>Review &#8212; Settembre</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Oct 2012 10:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sodio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le reviews del mese di Settembre su Twitter. Prosegue e si conclude con questo post il riepilogo &#8220;estivo&#8221; delle recensioni &#8220;in un tweet&#8221;. Stavolta tocca al mese di settembre, ancora vacanziero per i più fortunati, meno felice per chi è &#8230; <a href="/sodio/review-settembre/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/sodio/review-settembre/review-copertina-190/" rel="attachment wp-att-1091"><img class="alignleft size-full wp-image-1091" title="review copertina 190" src="/sodio/files/2012/10/review-copertina-190.jpg" alt="" width="190" height="80" /></a>Le reviews del mese di Settembre su Twitter.</strong></p>
<p>Prosegue e si conclude con questo post il riepilogo &#8220;estivo&#8221; delle recensioni &#8220;in un tweet&#8221;. Stavolta tocca al mese di settembre, ancora vacanziero per i più fortunati, meno felice per chi è rientrato al lavoro e alla solita quotidianità. Per tutti quelli che erano in vacanza, vedersi qualche film la sera era d&#8217;obbligo, per tutti gli altri può essere stato un sollievo, un piccola breve fuga dalla giornata lavorativa appena conclusa.<br />
In ogni caso ecco qua la lista mensile di recensioni/consigli in &#8220;pillole&#8221;.</p>
<p><span id="more-1081"></span></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">10 Set</span> &#8211; <strong>Biutiful </strong>(2010): il dolore. Come rappresentazione estrema della malata complessità del nostro mondo. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click">#review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">12 Set</span> &#8211; <strong>Tony Manero</strong> (2008): Larrain affronta la storia del suo Cile, raccontando un uomo solo e deprimente, fa riflettere ma disturba un po&#8217; <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">17 Set</span> &#8211; <strong>La notte non aspetta</strong> (2008): Ellroy scrive un film che ripercorre i suoi topoi. Non rende come la carta, ma Keanu Reeves funziona. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">19 Set</span> &#8211; <strong>Black Rain</strong> (1989): patina di gran classe e Douglas al suo meglio. Action vigoroso e non banale, direttamente dai mitici &#8217;80. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">24 Set</span> &#8211; <strong>The Killer</strong> (1989): nel capolavoro di John Woo l&#8217;amore è una lacrima insanguinata. Redenzione come danza violenta. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">26 Set</span> &#8211; <strong>Crash</strong> (1996): la carne, il metallo. Il sesso è una pulsione violenta, un rito di continua, aggressiva scoperta. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siete tutti invitati a suggerire i film che vi piacciono, che non vi piacciono, che vi hanno incuriosito, che volete vedere, che non avete visto. Insomma, fatemi sapere. Tra qualche mese, magari in occasione delle ferie invernali riaprirò la rubrica.</p>
<p>Nel frattempo spero di avervi teneto compagnia, magari con qualche suggerimento che poi si è rivelato efficace, in quest&#8217;estate appena conclusa.</p>
<p>Vi ricordo infine il mio profilo twitter: <a href="https://twitter.com/maxverso">@maxverso</a><br />
Come sempre, &#8220;Buona Visione&#8221; a tutti!</p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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		<title>Empty Office &#8211; ON AIR!</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Sep 2012 11:48:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un ufficio, la gestione del lavoro (poco) da mandare avanti, un pomeriggio noioso da far passare. È online da oggi Empty Office, il mio ultimo cortometraggio. Si tratta ancora una volta di un film che, come lasciano intendere i titoli &#8230; <a href="/sodio/empty-office/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/sodio/empty-office/locandina-empty-office-hotmag/" rel="attachment wp-att-1074"><img class="alignleft size-full wp-image-1074" title="locandina EMPTY OFFICE hotmag" src="/sodio/files/2012/09/locandina-EMPTY-OFFICE-hotmag.jpg" alt="" width="302" height="400" /></a>Un ufficio, la gestione del lavoro (poco) da mandare avanti, un pomeriggio noioso da far passare.</strong></p>
<p>È online da oggi <a href="https://vimeo.com/49497286"><strong>Empty Office</strong></a>, il mio ultimo cortometraggio. Si tratta ancora una volta di un film che, come lasciano intendere i titoli di testa, è stato realizzato con un capitale costituito interamente dalla passione e dalla diligenza che tutta la troupe ha dedicato al progetto.<br />
Siamo piuttosto orgogliosi del risultato, frutto di due settimane di lavoro sulla sceneggiatura, tre pomeriggi di riprese, sei serate di doppiaggi e del lavoro in post-produzione.<br />
Inoltre, dal mio personale punto di vista, questo cortometraggio rappresenta una sincera novità rispetto a quanto ho finora realizzato.<br />
Tutto ciò sotto diversi punti di vista.<br />
<span id="more-1073"></span><br />
Innanzitutto <strong>Empty Office</strong> si colloca su un genere totalmente “altro” rispetto a un film come <em><a href="https://vimeo.com/26761383">Le traiettorie dei neon</a></em>. Non ci sono armi da fuoco né ambienti criminali, è totalmente diurno (da amante delle sue atmosfere e luci, di solito non mi lascio scappare le scene notturne) e interamente girato nello stesso set.</p>
<p>Puntando sulla varietà delle inquadrature ci si è discostati da un approccio tipico delle sit-com o da una fissità di stampo teatrale, ma per evidenti scelte legate allo stile del <em>plot</em> si è optato per una minimizzazione del “movimento”.</p>
<p>Ispirato dalle musiche messe in onda da un programma radio, il giovane protagonista della vicenda cerca in tutti i modi di far scorrere il tempo che, in un pomeriggio assolato, deve passare in ufficio.<br />
Tra una telefonata un po’ inquietante, dei clienti atipici e la lettura di alcuni giornali, passa in rassegna un ambiente formale solo all’apparenza, ben mascherato dietro a un aspetto curato e fondamentalmente molto noioso. Tutto sotto il sole di un ipotetico e inconsueto 2012, dove l’Italia è il paese leader d’Europa, la crisi economica è finita nel 2009 e tutto, proprio tutto sembra andare per il meglio.</p>
<p>Fin dall&#8217;inizio l&#8217;idea è stata quella di costruire un film nel quale a farla da padrone sono i dialoghi, i gesti dei protagonisti e un senso di incompiutezza che, forse, condanna anche il migliore degli scenari possibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>IL CAST:</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"> <em> Armando Rispoli, Elisa Versolatto,<br />
Roberto Petrizzo, Edo Basso, Ida Plozzer.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>MUSICA:</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"> <em> Fabrizio Monai</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Buona (spero) visione.</p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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		<title>Review &#8212; Agosto</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 21:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sodio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le reviews del mese di Agosto su Twitter. Prosegue il riepilogo delle recensioni &#8220;in un tweet&#8221;. È la volta del mese di agosto, vacanziero per eccellenza. Spero che abbiate approfittato del tempo a disposizione per ricaricare le pile, leggere qualche &#8230; <a href="/sodio/review-agosto/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/sodio/review-settembre/review-copertina-190/" rel="attachment wp-att-1091"><img class="alignleft size-full wp-image-1091" title="review copertina 190" src="/sodio/files/2012/10/review-copertina-190.jpg" alt="" width="190" height="80" /></a>Le reviews del mese di Agosto su Twitter.</strong></p>
<p>Prosegue il riepilogo delle recensioni &#8220;in un tweet&#8221;. È la volta del mese di agosto, vacanziero per eccellenza. Spero che abbiate approfittato del tempo a disposizione per ricaricare le pile, leggere qualche buon libro e naturalmente vedere un sacco di film.</p>
<p><span id="more-1056"></span></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">01 Ago</span> &#8211; <strong>L&#8217;ultima missione </strong>(2008): Marchal scava tra le pieghe dell&#8217;anima, in un duro polar che gronda disperazione, sfiorando il capolavoro <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click">#review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">06 Ago</span> - <strong>The Road</strong> (2009): un mondo dilaniato e moribondo, nel quale Viggo Mortensen dà volto e anima alle straordinarie parole di McCarthy. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">08 Ago</span> &#8211; <strong>Brother</strong> (2000): Kitano in trasferta. L&#8217;America non è come il Giappone ma la poesia di Beat Takeshi fa ugualmente faville. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">13 Ago</span> &#8211; <strong>Blow</strong> (2001): Johnnie Depp strepitoso in quest&#8217;ascesa e caduta di un talentuoso pazzo drug dealer. Film patinato e ricco di musica. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">15 Ago</span> &#8211; <strong>Berlin Calling</strong> (2009): inaspettata bravura di Kalkbrenner, in un film d&#8217;atmosfera che, però, non preme l&#8217;acceleratore fino in fondo <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">20 Ago</span> &#8211; <strong>L. A. Confidential</strong> (1997): dalle pagine di Ellroy, una riduzione che ha il sapore acre del noir d&#8217;annata. Attori grandiosi.  <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">22 Ago</span> &#8211; <strong>Onora il padre e la madre</strong> (2007): la famiglia, il sangue. Un viaggio all&#8217;inferno che sembra volerci dire &#8220;l&#8217;inferno siamo noi&#8221;. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">27 Ago</span> &#8211; <strong>Man on Fire</strong> (2004): sperimentazione visiva perfettamente a segno, per una serrata, violenta e non banale storia di vendetta <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">29 Ago</span> &#8211; <strong>Una vita tranquilla</strong> (2010): per fortuna, cinema di genere in Italia. Servillo è bravissimo ma occhio al tocco, notevole, del regista <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siete tutti invitati a suggerire i film che vi piacciono, che non vi piacciono, che vi hanno incuriosito, che volete vedere, che non avete visto. Insomma, fatemi sapere, cercherò di recensire tutto.</p>
<p>Il mio profilo twitter: <a href="https://twitter.com/maxverso">@maxverso</a></p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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		<title>Tony Scott &#8211; Cinema a tavoletta</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Aug 2012 09:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sodio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Tony Scott]]></category>

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		<description><![CDATA[Sai oggi è un giorno triste. Se ne va parte della mia adolescenza, se ne va parte del cinema che ho sempre sperato di poter fare anche io, se ne va uno che molta critica non ha mai capito, se &#8230; <a href="/sodio/tony-scott/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" title="tony" src="http://turntherightcorner.files.wordpress.com/2012/08/tony-scott-suicide.jpg?w=500" alt="" width="498" height="338" /></p>
<p><em>Sai oggi è un giorno triste</em>.<br />
Se ne va parte della mia adolescenza, se ne va parte del cinema che ho sempre sperato di poter fare anche io, se ne va uno che molta critica non ha mai capito, se ne va l&#8217;unico uomo che ha fatto diventare una star Tom Cruise mettendolo su un aereo nei cieli di Miramar, l&#8217;unico uomo che poteva raccontare la signorina Harvey facendo durare un videoclip due ore e fischia, l&#8217;unico uomo che poteva mandare James Brown dal diavolo per chiedergli di essere ringiovanito, l&#8217;unico uomo che poteva esasperare il mito di Bogart cucendolo addosso a Bruce Willis, ecc ecc ecc<br />
<span id="more-1039"></span></p>
<p><strong>Tony Scott</strong>, all&#8217;età di 68 anni, secondo quanto riferiscono le autorità si sarebbe gettato da un ponte. Un suicidio misterioso, visto che a quanto pare il regista avrebbe lasciato una nota sul cui contenuto, al momento, c&#8217;è il più stretto riserbo.<br />
I giornali inseguono la notizia e un po&#8217; tutti lo ricordano come il regista di <em>Top Gun</em> e <em>Spy Game</em>.<br />
La sua filmografia, però, è molto più corposa e questi sono solo due dei suoi tanti titoli. Scott ha sempre spinto l&#8217;acceleratore, facendo un cinema adrenalinico e non banale, spesso definito blockbuster d&#8217;intrattenimento ma, a una visione più profonda, figlio di un&#8217;esigenza di raccontare un mondo e una visione &#8220;forte&#8221; della violenza.</p>
<p><strong>Tony Scott</strong> ha scritto, con le sue pellicole, pagine importanti del cinema d&#8217;azione americano, in oltre trent&#8217;anni dietro la macchina da presa (col suo fido cappellino rosso sbiadito) ha spesso assunto il ruolo di apripista per le generazioni di cineasti successivi.<br />
Considerato come il fratello minore &#8220;meno talentuoso&#8221; di Ridley Scott, è stato molte volte oggetto di quell&#8217;impietoso confronto (a dir poco fuori luogo, a mio avviso).<br />
Perciò ora non vogliamo vedere tutti quei critici &#8211; che con poca attenzione lo siluravano, dicendo che era un buon mestierante con eccesso di sperimentazione visiva &#8211; rimangiarsi tutto e decantare un grande regista che non c&#8217;è più. </p>
<p>Io non lo so com&#8217;era nella vita <strong>Tony Scott</strong> (ma se andate su Twitter vedete cosa scrivono di lui alcuni registi che lo conoscevano). Io so com&#8217;era il suo cinema.<br />
Perché i suoi film hanno plasmato parte della mia adolescenza filmica, mi hanno fatto amare il cinema e oggi, se la penso come la penso sull&#8217;argomento, se scrivo quello che scrivo, se giro i video che giro, lo devo (anche, non solo) a lui.</p>
<p><em>Miss your Cinema a lot, Tony.</em></p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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		<title>Review &#8212; Luglio</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jul 2012 14:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sodio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le reviews de &#8220;L&#8217;iridescenza del sodio&#8221; su Twitter. Inauguro con oggi una piccola nuova e &#8220;veloce&#8221; rubrica estiva. Settimanalmente (lunedì e mercoledì) nei mesi di luglio, agosto e settembre posterò alcune recensioni lampo sul mio profilo Twitter. Una volta al &#8230; <a href="/sodio/review-luglio/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/sodio/review-settembre/review-copertina-190/" rel="attachment wp-att-1091"><img class="alignleft size-full wp-image-1091" title="review copertina 190" src="/sodio/files/2012/10/review-copertina-190.jpg" alt="" width="190" height="80" /></a>Le reviews de &#8220;L&#8217;iridescenza del sodio&#8221; su Twitter.</strong></p>
<p>Inauguro con oggi una piccola nuova e &#8220;veloce&#8221; rubrica estiva.<br />
Settimanalmente (lunedì e mercoledì) nei mesi di luglio, agosto e settembre posterò alcune recensioni lampo sul mio profilo <a href="https://twitter.com/maxverso">Twitter</a>. Una volta al mese, poi, troverete il riepilogo delle recensioni qui, su hotmag, nella sezione &#8220;review&#8221;.<br />
I post verranno caricati direttamente sul mio profilo twitter, che vi invito a seguire, dove parlo di cinema, vi aggiorno sullo stato dei lavori dei nuovi progetti filmici e, insieme, possiamo commentare news e novità.</p>
<p>Di seguito, le &#8220;review&#8221; di questo primo mese:<br />
<span id="more-1028"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">8 Lug</span> &#8211; <strong>Getaway</strong> (1972): Thompson scrive, Peckinpah dirige questa muscolare visione della sconfitta criminale. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">11 Lug</span> &#8211; <strong>Le conseguenze dell&#8217;amore</strong> (2004): Titta è un uomo che parla poco, per lui i gesti sono routine. Ma dentro è una iena. Come tutti. <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">16 Lug</span> &#8211; <strong>Cella 211</strong> (2009): un dramma carcerario che racconta con crudezza l&#8217;aggressività latente dell&#8217;uomo, il lieve confine tra bene e male <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">18 Lug</span> &#8211; <strong>Pusher</strong> (96-05): trilogia danese &#8220;drogata&#8221; con la cadenza realista di un docudramma e la grezza, talentuosa veracità del giovane Refn <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">23 Lug</span> &#8211; <strong>Il gioiellino</strong> (2011): distribuita male, poco amata dalla critica, la storia del crack Parmalat vista da dentro. Con licenza poetica <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p><a href="/sodio/review-luglio/logo-twitter-review/" rel="attachment wp-att-1030"><img class="alignleft size-full wp-image-1030" title="Logo twitter review" src="/sodio/files/2012/07/Logo-twitter-review.png" alt="" width="64" height="35" /></a><span style="color: #888888;">25 Lug</span> &#8211; <strong>Quei bravi ragazzi</strong> (1990): la normalità del crimine. Uno scorcio di vita mafiosa, raccontato con estro da un grande Scorsese <a href="https://twitter.com/search/%23review" data-query-source="hashtag_click"><span style="text-decoration: line-through;">#</span>review</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siete tutti invitati a suggerire i film che vi piacciono, che non vi piacciono, che vi hanno incuriosito, che volete vedere, che non avete visto. Insomma, fatemi sapere, cercherò di recensire tutto.</p>
<p>Il mio profilo twitter:  <a href="https://twitter.com/maxverso">@maxverso</a></p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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		<title>Belva di città</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jul 2012 15:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sodio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230;ovvero perchè non girare un bel film noir a Bologna? Esistono libri che sembrano nati per il cinema. Quel tipo di romanzi che ti fanno immergere in un&#8217;atmosfera, in un contesto e in un ritmo tali da dire: &#8220;questo sarebbe &#8230; <a href="/sodio/belva-di-citta/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="/sodio/belva-di-citta/la_belva_web-2/" rel="attachment wp-att-1099"><img class="alignleft size-full wp-image-1099" title="la_belva_web" src="/sodio/files/2012/07/la_belva_web1.jpg" alt="" width="250" height="417" /></a>&#8230;ovvero perchè non girare un bel film noir a Bologna?</strong></p>
<p>Esistono libri che sembrano nati per il cinema. Quel tipo di romanzi che ti fanno immergere in un&#8217;atmosfera, in un contesto e in un ritmo tali da dire: &#8220;questo sarebbe perfetto in un film&#8230;&#8221;<br />
È il caso di <strong>Belva di città</strong>, del collega <em>hotmagger</em> <strong>Massimo Fagnoni</strong>.<br />
Il bolognese autore delle disavventure del maresciallo Greco condivide con il sottoscritto anche qualcosa in più, rispetto alla piattaforma Hotmag: l&#8217;amore per il cinema.</p>
<p>Da appassionato <em>partecipe</em> del mezzo finzione, ho fin dalle prime pagine provato a immaginare una riduzione cinematografica. Il fatto che il libro si possa prestare bene a uno sviluppo in immagini, è indubbiamente frutto del carattere cinefilo dell&#8217;autore.</p>
<p>Tralasciando per un attimo gli aspetti &#8220;filmici&#8221; (vero motivo per il quale scrivo di un libro su questa rubrica) va detto che <strong>Belva di città</strong> si lascia proprio leggere.</p>
<p><span id="more-1016"></span></p>
<p>L&#8217;ho iniziato mosso da un po&#8217; di curiosità e, tutto ad un tratto, mi sono accorto che ero arrivato a pagina duecento. Il libro è veloce, ritmato e dipana la vicenda con una &#8220;semplicità&#8221; funzionante. Nessun evento incredibile dunque, nessuna svolta stile colpo di scena all&#8217;americana. C&#8217;è verità, c&#8217;è il <em>mestiere</em>, quello vero che traspare dalle pagine. È evidente che Fagnoni, da agente di polizia municipale, conosce quello che racconta e questo dà forza alla sua storia. Se si esclude qualche piccola, venialissima caduta di tono verso &#8220;la trequarti&#8221;, si tratta certamente di un&#8217;opera completa e ben scritta, un libro interessante da scoprire.</p>
<p>Tornando al cinema&#8230; nel suo libro Fagnoni racconta Bologna con attenzione maniacale, riportando dettagli e nomi delle vie. Questo è uno dei motivi che mi spingono a &#8220;vedere&#8221; la vicenda come fossi davanti al grande schermo. Si tratta di un racconto assolutamente metropolitano. Come tale ogni sua scena è attraversata dalle luci indistinte della notte, dai lampioni che rischiarano i vialetti e i neon fluorescenti che insinuano il loro bagliore tra i portici. Lì, tra una birra, qualche parola sbagliata e i rumori della città si muove un sottobosco popolato da disagi, criminalità e odio.<br />
Gli elementi per un bel noir ci sono, insomma. La città, se fotografata nel suo grondante, sanguinoso cemento che non lascia scampo, può fare il resto.</p>
<p>A Bologna hanno già provato ad ambientare un noir. Alla regia c&#8217;era Salvatores, produceva Colorado Film e il virato fotografico graffiava benissimo le immagini girate con telecamere digitali. <em>Quo Vadis Baby</em>, questo il titolo, non è stato accolto in maniera molto entusiasta dalla critica. Ma varrebbe forse la pena di essere riscoperto.<br />
In ogni caso, Bologna ha ancora molto da raccontare. E allora perché non ci proviamo noi?</p>
<p>Massimo Fagnoni, lanciamo il guanto di sfida? &#8230;</p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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		<title>La sconfitta cinematografica di Cosmopolis</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 17:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sodio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grandi attese e scetticismo di parte della critica. Poi la proiezione a Cannes. E i dubbi che aumentano. Ecco cosa (forse) non va in Cosmopolis Era una trasposizione esageratamente difficile. E non sempre le sfide si vincono. Anzi. David Cronenberg &#8230; <a href="/sodio/cosmopolis/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="http://www.twilightitalia.com/home/wp-content/uploads/2012/04/Cosmopolisnewposter.jpg" alt="" width="377" height="512" />Grandi attese e scetticismo di parte della critica. Poi la proiezione a Cannes. E i dubbi che aumentano.<br />
Ecco cosa (forse) non va in Cosmopolis</strong></p>
<p>Era una trasposizione esageratamente difficile. E non sempre le sfide si vincono. Anzi. <strong>David Cronenberg </strong>dal canto suo non è nemmeno l&#8217;ultimo arrivato. È stato uno dei maestri di una certa, deviante e bizzarra fantascienza, e a partire da <em>A History</em> <em>of Violence</em> ha condotto una sua personale ricerca filmica nella &#8220;aggressiva&#8221; istintività dell&#8217;essere umano.<br />
Il libro di <strong>Don DeLillo</strong>, sintesi postmoderna del crollo dell&#8217;<em>homo capitalus</em>, si prestava perfettamente a essere un tema adatto a Cronenberg.<br />
Tuttavia, le cose non hanno funzionato&#8230;<br />
È da un po&#8217; che ci penso ma credo che l&#8217;errore principale di questa pellicola sia l&#8217;eccessiva &#8220;aderenza&#8221; al libro. <span id="more-995"></span></p>
<p>Com&#8217;è tipico di DeLillo, nel suo <strong>Cosmopolis</strong> c&#8217;è un&#8217;arguzia narrativa che fa della bizzarria un&#8217;accettabile normalità, intrisa di significati, descrizioni delle anomalie del nostro tempo, argomenti socio-psicologici.<br />
Tutto ciò nel film in qualche modo manca. Cronenberg ci piazza davanti agli occhi, &#8220;pronti via&#8221;, un insopportabilissimo Eric Packer, tutto precisino nel suo abito scuro e stiratissimo, lo infila dentro alla bianchssima limousine e introduce così un&#8217;ora buona, d&#8217;insostenibile lunghezza (vuota di rumore quindi maggiormente &#8220;focalizzata&#8221;), che segue pedissequamente i dialoghi del libro, ma non l&#8217;atmosfera totale che si accompagna a quest&#8217;ultimi.</p>
<p>Il problema tuttavia non è solo questo, Cronenberg rielabora in parte il libro, pur con l&#8217;eccessiva aderenza di cui si è già detto, andando a eliminare alcuni particolari di non poco conto, che avrebbero senza dubbio contribuito a migliorare &#8220;la messa a fuoco&#8221; del protagonista. In un certo senso Cronenberg riduce tutto a un variegato flusso di parole che, per gran parte del film, stordiscono, addormentano, distruggono la tensione, il ritmo, il senso, la consequenzialità del <em>plot</em>.</p>
<p>Non facciamo i tradizionalisti. Un film non deve per forza essere lineare, preciso, definito e definibile per essere riuscito (si guardi un capolavoro come <em>The Tree of Life</em>). Tuttavia a volte questi particolari fanno la differenza, e inquadrare i concetti in un preciso contesto di trama e ambiente può essere fondamentale, può dare un impatto più significativo a ciò che realmente vuole essere raccontato. Il film di Cronenberg è lento, ridondante, disancorato da un vero e proprio contesto, sospeso in una dimensione che non sa darsi dei limiti.</p>
<p>Infine c&#8217;è qualcosa, nel modo così &#8220;asettico&#8221; di interpretare Eric, da parte di <strong>Robert Pattinson</strong>, che a parere di chi scrive non convince del tutto. Eric non è un personaggio semplice, la sua costante espressione di apatia, della serie &#8220;mi scivola tutto addosso&#8221;, in parte sgonfia la potenza interiore del protagonista della storia.</p>
<p>Insomma, ritengo che volendo fare un film stranamente &#8220;altro&#8221;, volutamente perso nel magma infinito e travolgente dei dialoghi &#8220;sui massimi sistemi del mondo in rovina&#8221;, Cronenberg si sia dimenticato che, almeno un po&#8217;, sarebbe bello avere un occhio agli aspetti della trama.</p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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		<title>Chi è la Faina?</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jun 2012 09:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sodio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
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		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[storie]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’Italia del crimine politicizzato, chi è la FAINA? Storia di criminali da strada Il mio cortometraggio Le traiettorie dei neon ha per protagonista la criminalità, quella &#8220;a metà strada&#8221;. Non quella istintivamente violenta dei vicoli disperati della metropoli né quella &#8230; <a href="/sodio/chi-e-la-faina/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/sodio/chi-e-la-faina/le-traiett-1/" rel="attachment wp-att-1062"><img class="aligncenter size-full wp-image-1062" title="Le traiett 1" src="/sodio/files/2012/09/Le-traiett-1.jpg" alt="" width="786" height="323" /></a></p>
<p><strong>Nell’Italia del crimine politicizzato, chi è la FAINA?<br />
Storia di criminali da strada</strong></p>
<p><em>Il mio cortometraggio </em>Le traiettorie dei neon<em> ha per protagonista la criminalità, quella &#8220;a metà strada&#8221;. Non quella istintivamente violenta dei vicoli disperati della metropoli né quella d&#8217;alto rango, ma quella dei professionisti che si aggirano, sfangando un&#8217;esistenza al limite, tra la feccia delle strade e i potenti, quelli arrivati.<br />
Il protagonista del film è un uomo solo, non privo di una sua latente moralità e sentimenti. In una notte d&#8217;autunno il suo mondo crolla, a causa di un errore che ha commesso. E deve fare in fretta, prendere una decisione e agire se vuole salvarsi la vita. </em>Le traiettorie dei neon<em> sono quegli squarci di luce artificiale e alienante che attraversano la notte de la Faina, il criminale &#8220;di mezzo&#8221;, di fronte al momento peggiore della sua carriera.<br />
</em></p>
<p><strong>Ma esattamente chi è la Faina?</strong></p>
<p><strong><span id="more-1061"></span></strong></p>
<p>La Faina è un uomo di oggi. Un criminale per scelta e per <em>virtù</em>. Un criminale nato in un’Italia un po’ diversa da quella odierna, ma pur sempre contemporanea. Ha attraversato, in qualità di <em>ombra illegale</em> del nostro Paese, almeno due decenni complicati: i residui del terrorismo di matrice <em>rossa</em>, la mafia siciliana in auge negli ’80 e la valanga Tangentopoli di fine secolo. Il suo essere criminale è anche il frutto di una sopravvivenza. Di una capacità di mutare. Che ti porta a essere “nullo”, apparentemente “insipido”, distaccato.<br />
Apparentemente.</p>
<p>La Faina è una persona che, per esigenza professionale, si tiene tutto dentro. Non trema, non farnetica. Non alza la voce. È un uomo spiccio, le parole sono economiche, vanno e vengono. E lui usa solo quelle che gli servono.<br />
Essere criminale da strada negli <em>anni zero</em> è un po’ come essere obsoleti. È un po’ come essere soldato di fanteria nella Guerra del Golfo – dove il conflitto si era già pesantemente spostato su un livello aereo e dove la velocità era l’unica strategia vincente. Le bande di strada hanno fatto il loro tempo, ora è la volta dell’<em>organizzazione</em>, della gestione <em>telematica</em>. Ma il sangue è una caratteristica prettamente umana. Solo dalla carne sgorga il sangue. E il sangue è il più eloquente dei simboli del potere.<br />
Il crimine non può rinunciarvi.</p>
<p>Il sangue lo versa <em>solo</em> la strada. Gli uomini da strada servono. Ma oggi, per come vanno le cose, tendono ad essere dimenticati. Loro si sono adeguati, si muovono nell’ombra, giocano la partita al buio, consci di non essere visti e liberi di scatenare la violenza. La Faina ne è archetipo. Uomo qualsiasi, piccolo tassello di un mondo che ha deciso che il Sistema si deve spostare più in alto, su un livello meno pericoloso e più oligarchico. Più ramificato. Più potente.<br />
È un ingranaggio, La Faina.</p>
<p><a href="/sodio/chi-e-la-faina/traiet-3/" rel="attachment wp-att-1063"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1063" title="traiet 3" src="/sodio/files/2012/09/traiet-3-300x123.png" alt="" width="300" height="123" /></a></p>
<p>Criminale La Faina lo è diventato perché quando era giovane, non lontano da dove viveva lui, la <em>mala</em> era l’unico ricorso a una vita <em>facile</em>. Lui è nato quando il boom economico stava tramontando sotto i primi contraccolpi dello shock petrolifero. Suo padre faceva due lavori e la madre se n’era andata con un impresario edile di centoventi chili.<br />
A cavallo della Porsche. Così funzionava.<br />
“Papà, non sarò povero, non voglio esserlo mai”. Questo è stato l’unico presupposto della gioventù altalenante di un ragazzo che non s’era scelto dove e come vivere, ma aveva già in mente cosa sarebbe diventato.</p>
<p>Nel crimine La Faina ha iniziato a quindici anni. Voleva perdere la verginità, come tutti, ma la ragazzina della scuola che gli piaceva non se lo filava. Lui non aveva soldi, non aveva sigarette, non aveva cartine e non aveva la <em>roba</em>. Suo cugino conosceva un tale, Peppe, che faceva il galoppino per non si sa chi e spacciava erba. Lui non ci pensò due volte e si propose come “fattorino”. Non era difficile, portava la <em>roba</em> a scuola e la smerciava nei bagni. Era alto, lui, e corpulento. Quelli che non volevano pagare, che pretendevano di discutere sul prezzo di solito finivano col naso rotto.</p>
<p>La Faina ha iniziato così, piazzando droga tra i corridoi della scuola. Poi, quando aveva diciassette anni e si era fatto un nome tra i compagni di scuola, Peppe era finito in un bel casino. Una faccenda di soldi. La mazza da golf avevano usato.<br />
Fratturate, tutte e due le ginocchia.<br />
La Faina allora era andato a casa del suo “mentore”, aveva preso la pistola e si era presentato dal tizio della mazza. Anche le sue ginocchia erano finite in frantumi. Ma un proiettile calibro 9mm fa più danni di qualche colpo ben assestato di mazza.<br />
Dopo la riabilitazione Peppe non è andato lontano: qualche anno dopo, strafatto di metanfetamine, è finito dentro a una discarica abusiva. Quello che nessuno ha detto, all’epoca, è che la sua auto era crivellata di colpi.</p>
<p><a href="/sodio/chi-e-la-faina/traiet-2/" rel="attachment wp-att-1064"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1064" title="traiet 2" src="/sodio/files/2012/09/traiet-2-300x124.png" alt="" width="300" height="124" /></a></p>
<p>Peppe non era uno intelligente, uno che gestiva oculatamente i suoi traffici. Era uno grezzo, immediato, che viveva alla giornata. Il suo destino era annunciato. Ma La Faina era diverso. La faccenda della pistola aveva destato l’attenzione di alcuni uomini di Felice Maniero, il boss del Brenta.<br />
L’avevano preso con loro, l&#8217;avevano promosso.<br />
Da lì ci ha messo poco a fare carriera. E alla fine si era specializzato: riscossione crediti. Un mestiere duro. Ma che pagava. La Faina non era mai esagerato. Ti metteva paura con l’espressione del suo viso, con la sua calma, con la capacità di usare poche ma precise parole. Tutti pagavano quando si presentava lui. Tutti.<br />
Fino all’arresto di Maniero.</p>
<p>Da quel momento, della Faina non si sa più niente.<br />
Ma c’è chi è pronto a giurare che sia ancora in attività. Non si va in pensione prima dei quarant&#8217;anni, a meno che non ti ci mandino, forzatamente, per sempre…</p>
<p><strong>Le traiettorie dei neon</strong> lo potete trovare qui:</p>
<p><a href="https://vimeo.com/26761383">Trailer</a></p>
<p><a href="http://www.filmin.es/corto/las-trayectorias-de-neon">Film</a></p>
<p>Buona visione!</p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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		<title>Cannes e Cronenberg</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 15:18:57 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="cannes and cronenberg" src="http://1.bp.blogspot.com/-ip0H6hFkZH4/T8CJZy_iKnI/AAAAAAAAHtQ/qoJFRVyn89U/s1600/Cosmopolis_Robert_Pattinson_David_Cronenberg_Cannes_2012-48883496.JPG" alt="" width="660" height="371" /></p>
<p>Si è conclusa l&#8217;edizione 2012 del <strong>Festival di Cannes</strong>, che incorona Haneke per la seconda volta (quest&#8217;anno con <em>Amour</em> e in precedenza con <em>Il nastro bianco</em>), fa felici gli italiani per il premio a Garrone (<em>Reality</em>) e come ogni edizione che si rispetti ha saputo mostrare pellicole davvero interessanti.<br />
Esce a mani vuote (ma fortunatamente già in programmazione nei cinema nostrani) il genio oscuro di <strong>David Cronenberg</strong>.<br />
<em></em></p>
<p><em>Cosmopolis</em> è il frutto di una sfida ardua: tradurre in immagini un percorso socio-filosofico immerso nella crisi economica. Il libro di <strong>Don DeLillo</strong> è indubbiamente attuale, pur essendo stato scritto una decina d&#8217;anni fa &#8211; è infatti considerato anticipatore per molti, anche se va detto che all&#8217;epoca della pubblicazione, l&#8217;America stava affrontando una tremenda crisi finanziaria post-11 settembre, ed è più probabile che l&#8217;autore avesse preso spunto da quell&#8217;oscuro frangente, superato in parte solo nella seconda metà del 2003.<span id="more-977"></span>Cronenberg insomma ha ampiamente abbandonato la fantascienza delle sue opere più famose e controverse e, fin dall&#8217;uscita di <em>A History of Violence</em>, segue un percorso di natura più drammaticamente antropologica.<br />
La curiosità per la sua nuova opera è dunque molta, l&#8217;opera di DeLillo è magistrale e difficile da immaginare su pellicola, Cronenberg ha un talento indiscutibile e ha pure deciso di &#8220;sdoganare&#8221; il belloccio Pattinson della saga <em>teen</em> vampiresca <em>Twilight</em>.<br />
Le premesse sono notevoli. Appuntamento al cinema!</p>
<p>&#8212;<br />
<em>Massimo Versolatto</em></p>
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