35/150

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Poniamo il caso che per una poco significativa concatenazione di eventi, una ragazza di 35 anni si ritrovi da sola il 17 marzo 2011. Poniamo il caso che al risveglio, sorseggiando il caffè davanti a una diretta streaming da Roma, la ragazza si scopra commossa dallo sguardo compito e serio di un Presidente alto e nodoso, solo di una decina d’anni più giovane dell’età che avrebbe avuto suo nonno (altrettanto alto e nodoso, altrettanto compito davanti a un tricolore).

Poniamo il caso che questa ragazza sia per natura e formazione poco incline allo sventolio delle bandiere, ma che una commozione la colga improvvisa al pensiero che quell’anziano signore per bene ha circa la metà degli anni dello Stato che rappresenta e festeggia, e che in quel suo deporre la corona ai piedi di un monumento ampio e bianco, c’è l’omaggio a molte generazioni, passate e future.

Per la ragazza, ad esempio, c’è la storia mischiata di leggenda di un’ava palermitana che, si dice, accorse a consegnare ai garibaldini fucili e munizioni, nascosti sotto il frusciare delle sue ampie gonne. C’è la storia, mischiata di leggenda, di un paio di avi salpati verso il Nuovo Mondo e lì dimenticati per sempre, eppur, si dice, morti ricchi in Argentina. C’è la storia di un bisnonno partito dai boschi lucani per morire a Gorizia nella Prima guerra, sepolto a Redipuglia insieme ad altri soldati senza nome. C’è la storia di un nonno che per una serie di fortuite combinazioni scampò la partenza in Russia e altre bombe della Seconda guerra, per poi morire vecchio nel nuovo secolo, circondato da nipoti. E c’è poi la storia di un altro nonno, che diede alla politica molte delle sue energie più giovani, quando si credeva che l’Italia potesse davvero risorgere pulita e nuova dalle ceneri della dittatura. E c’è anche la storia di due nonne che, in modo diverso e sotto diverse forme, rinunciarono a tanto per dovere e famiglia, ma in vecchiaia videro le loro nipoti vivere la più sconfinata libertà.  C’è la storia dei suoi genitori, a tessere l’Italia in su e in giù da sud a nord. Ci sono le sue tredici città, con i loro volti e le storie e i ricordi. Ci sono i suoi 35 anni, una piccola ma non indifferente frazione di quei 150, c’è il futuro suo e dei suoi coetanei, un futuro aperto all’Europa e al mondo, anche se in forme ancora confuse da decifrare, oggi. C’è tutto questo, e molto di più.

Così alla ragazza non resta che uscire, camminare in lungo e in largo per Milano, mescolarsi alla gente nelle piazze e nei musei, perché la ritrovata voglia di riconoscersi in un progetto e in una identità unitaria è oggi anche per lei un fatto naturale.

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5 Responses to 35/150

  1. paola says:

    no vabbè …applausi!

  2. alfredo says:

    Ecco, di questo avrebbe bisogno il nostro Paese. Di un passato da ricordare, un presente da costruire, un futuro in cui sperare. Brava.

  3. Arianna says:

    Bellissimo!!!

  4. Antonio says:

    Beh che dire, semplicemente “geloso” del tuo pensare libera che mi apparteneva, e che ora pratico ben poco, grazie per i tuoi pezzi che mi accendono sempre qualche cosa.
    Non ho festeggiato questi 150, mi conosci, ma posso dire di averli festeggiati poco fa leggendoti. A presto.

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