Srebrenica \2

Prima della guerra il turismo termale aveva fatto la fortuna di questa località di montagna, che Tito aveva trasformato in luogo di vacanza  e di riposo per gli operai della Jugoslavia. All’epoca i visitatori erano ospitati da due grandi alberghi, oggi chiusi e in disuso. Uno di questi si trova a pochi passi dalla chiesa ortodossa: attraverso le vetrate rotte e rese opache dallo sporco e dalla polvere si intravedono le sedie e i tavoli, accatastati in mezzo alle erbacce penetrate dall’esterno e cresciute dentro a quella che un tempo doveva essere una grande hall piena di vita.
Ma la Srebrenica ante guerra poteva contare anche su altre risorse, oltre al turismo: le miniere di argento, alluminio e zinco, per esempio, oppure l’industria del legno, in grado di produrre sedie che venivano esportate persino negli Stati Uniti.
Oggi tutto questo è poco più di un ricordo. Qualche coraggioso operatore si sta dando da fare per attrarre nuovamente turisti, ma l’industria del legno fa fatica a ripartire sia per la mancanza degli impianti necessari alla lavorazione, sia perché, degli oltre 5.000 addetti alla lavorazione del legno presenti prima della guerra, non è rimasto nessuno. O perché se ne sono andati, di loro spontanea volontà, o perché sono stati addirittura uccisi nel corso delle ostilità.
Eppure, al di là di queste note decisamente tristi, il posto conserva un incanto e una magia ineguagliabile. Sarà per merito dell’aria pura di montagna, fresca e frizzante nonostante l’umidità, oppure per merito dei boschi di faggi che rivestono le pendici dei monti, dipingendoli di sfumature di colore che vanno dal giallo all’arancione al rosso, e che risaltano in un meraviglioso contrasto con il cielo, di un azzurro limpido e terso, e con il verde dei pascoli, ricoperti di rugiada resa brillante dai raggi del sole; oppure per i grandi fiumi che scorrono silenziosi e lenti in mezzo alle vallate, con le case dei contadini allineate a poca distanza dalla riva, in mezzo alla terra fertile, e i covoni di fieno attorno ai quali pascolano placidamente greggi di pecore accudite da qualche donna anziana. Immagini di un ambiente incontaminato nel quale sembra possibile riassaporare un rapporto con la natura che dalle nostre parti è stato irrimediabilmente compromesso.
Sarà per tutti questi elementi, per i visi duri e aspri delle donne anziane, per il loro sguardo fiero che esprime la volontà di chi non si è lasciato piegare né dal lavoro né dalla fatica; sarà per questo mondo segnato da consuetudini arcaiche e usanze che si trasmettono di generazione in generazione da secoli. Sarà per tutte queste cose assieme, e forse anche per altro, che Srebrenica mi ha lasciato una traccia indelebile nell’anima e che non vedo l’ora di ritornarvi. ( fine )

This entry was posted in Attualità, Politica, Religione, Storia and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

3 Responses to Srebrenica \2

  1. Fantastic items from you, man. I have study your own stuff ahead of as well as you are equally well incredible. I like exactly what youve got right here, really like what youre declaring and the way a person say this. You are making this entertaining and you even now have the ability to help keep this wise. We cant wait around to undergo additional from you. That is really an incredible weblog.

  2. This can depart a powerful hang on your company name brand name. Essentially burning up your brand name on their memory is ones own advertising goal.

  3. dripable says:

    Thats an all round amazing post.

Leave a Reply to ugg boots for kids Cancel reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *