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	<title>Scorciatoie</title>
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	<description>la linea più breve per congiungere due punti è in costruzione</description>
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		<title>Zanzare</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Feb 2014 14:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[-    Non mi fido semplicemente perché il racconto breve non esiste, esiste il racconto e racconto breve è la traduzione sbagliata di short story che significa racconto e basta -    E quindi? -    E quindi non voglio farmi raccontare cose &#8230; <a href="/scorciatoie/2014/02/04/zanzare/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2014/02/10_1lr_scaler_website_sangue_rosso_updated.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-488" alt="10_1lr_scaler_website_sangue_rosso_updated" src="/scorciatoie/files/2014/02/10_1lr_scaler_website_sangue_rosso_updated.jpg" width="750" height="308" /></a>-    Non mi fido semplicemente perché il racconto breve non esiste, esiste il racconto e racconto breve è la traduzione sbagliata di short story che significa racconto e basta<br />
-    E quindi?<br />
-    E quindi non voglio farmi raccontare cose sulla scrittura da persone che non sanno nemmeno usare un buon titolo, un titolo coerente e soprattutto corretto<br />
-    E che hai intenzione di fare?<br />
-    Scompatto questo file zip che ne apre uno rar che quando lo clicco punta a un secondo file rar in una sequenza numerica progressiva che andrà a costruire l’installer di un programma<br />
-    Che serve a cosa?<br />
-    A elaborare delle ottime foto in bianco e nero<br />
-    Hai intenzione di tornare a fare foto?<br />
-    No<br />
-    Vuoi sviluppare in bianco e nero quelle che hai già fatto?<br />
-    No, nemmeno<br />
-    Ma allora a cosa ti serve questo programma?<br />
-    A generare una catena logica di causa effetto che porti alla costruzione di una cosa che funziona<br />
-    Non capisco…<br />
-    Mi serve fare il punto e per farlo non posso contare sull’approssimazione delle persone, mi servono cose esatte e sensate, mi serve vedere che concatenando elementi significanti si ottiene un risultato funzionante<br />
-    Ma poi non te ne fai niente<br />
-    Me ne faccio di più di un sacco di chiacchiere o di tutti i pasti consumati in fretta e di tutte le cose fatte per dovere o per noia<br />
-    Posso sapere la causa del tuo cattivo umore?<br />
-    Non sono di cattivo umore<br />
-    Sei asociale<br />
-    Non vedo alcuna relazione tra i due stati<br />
-    Vuoi stare per conto tuo, sei infelice, sei di cattivo umore, sempre…<br />
-    Stamattina in bagno ho visto una zanzara<br />
-    Cosa c’entra?<br />
-    È inverno, non ci sono zanzare in inverno<br />
-    È colpa della tropicalizzazione<br />
-    Ha giocato su una variabile<br />
-    Che variabile?<br />
-    La felicità è un imprevisto e come tutti gli imprevisti deve trovare condizioni necessarie e sufficienti per poter realizzarsi, quella zanzara era lì stamattina e poteva succhiarmi il sangue, poteva entrare in me e prendere la cosa più vitale che possiedo e farla sua<br />
-    La felicità è una zanzara?<br />
-    No, sono io la sua felicità, quando mi mangia, perché in inverno è viva in un luogo dove non dovrebbe stare, approfittando di una condizione necessaria e sufficiente alla sua sopravvivenza, lei c’è e prende tutta la felicità che vuole<br />
-    Vuoi fare come la zanzara?<br />
-    Non voglio perdere altro tempo<br />
-    Installare un programma che non ti serve è una cosa utile?<br />
-    Stare dove le cose possono accadere è una cosa utile<br />
-    Qui in casa da solo cosa può mai accaderti?<br />
-    La zanzara non sapeva che io sarei entrato in bagno, lei si è solo preoccupata di entrare in casa</p>
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		<title>Elena DT</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2014 17:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi racconto di Elena DT, sono infatti sicuro che non ne avete mai sentito parlare, e vi raccomando, per il futuro, di non confonderla mai con Elena DDT, qualora qualcun altro ve ne parlasse, dato che quella di Elena DDT, &#8230; <a href="/scorciatoie/2014/01/18/elena-dt/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2014/01/tafferugli.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-480" alt="tafferugli" src="/scorciatoie/files/2014/01/tafferugli.jpg" width="600" height="199" /></a>Vi racconto di Elena DT, sono infatti sicuro che non ne avete mai sentito parlare, e vi raccomando, per il futuro, di non confonderla mai con Elena DDT, qualora qualcun altro ve ne parlasse, dato che quella di Elena DDT, sua odiata cugina, è assolutamente un’altra storia.<br />
La fanciullezza, l’infanzia e l’adolescenza di Elena DT si sono srotolate per diciassette anni e trecentosessantaquattro giorni in modo poco degno di narrazione, a meno che non si voglia digitare il remake al femminile di The Catcher in The Rye. Fu in prossimità del suo diciottesimo compleanno che Elena DT prese atto in modo fattivo della sua viscerale attrazione per il Tafferuglio e per quanto Vi Poteva Accadere. La sua idea era tanto lineare quanto inconsueta. A diciott’anni e un giorno partecipò finalmente alla sua prima manifestazione. Quel giorno, mercoledì 20 novembre 2013, a Roma era disponibile una NoTav e per l’allerta generale dato dai notiziari pareva proprio l’occasione ottimale per perdere la verginità in modo memorabile. Elena DT, favorita dalla temperatura mite garantita dall’effetto serra, decise di vestirsi il minimo indispensabile al duplice scopo di indurre meglio in tentazione e di portare a termine le manovre atte alla concupiscenza nel modo meno laborioso possibile. Facendosi largo tra la folla di manifestanti si fece breccia tra una quarantenne canuta e un ventenne mingherlino per sbocciare oltre la prima fila col suo foulard nero ad altezza eye-liner. La sua faccia era la parte più coperta del corpo e il modo repentino in cui da sola si scagliò con veemenza contro la prima linea di scudi della Celere lasciò muti e attoniti i manifestanti. A calci e pugni sfondò il fronte nemico e sparì tra i giubbotti blu dei celerini. La cosa lasciò sgomenti i manifestanti che per trenta secondi buoni non seppero se cominciare a protestare per l’inevitabile arresto o stare zitti per l’evidente proditoria provocazione della giovane. Dal canto suo Elena DT si ritrovò presto seduta su un Cellulare di fronte a un ragazzotto in tenuta anti sommossa dalla corporatura robusta e dai lineamenti indecifrabili dato che non si era tolto il casco e dalla visiera non si capivano né il colore degli occhi, né l’ampiezza del setto nasale, né la carnosità delle labbra. Era questo archetipo del guerriero che aveva sognato a partire dai quattordici anni anni Elena DT immaginando la sua prima volta. Qualcosa di movimentato e rabbioso e epico e infine insensato almeno quanto le divinità sparpagliate nell’etere o il concetto di famiglia. Elena DT fissando il celerino gli disse Come ti chiami, Fabio? Mettimelo dentro Fabio, ma prima mettiti questo disse estraendo rapida dalla borsettina nera un RitardantePerLuiStimolantePerLei. Non mi chiamo Fabio, le rispose ruvido il giovane dando segno di agitazione ormonale con l’improvviso e irrefrenabile bisogno di far sussultare il ginocchio sinistro. Se vuoi ti aiuto un poco, aggiunse Elena DT che si sentiva sicura di sé come tutte le volte che al liceo si era fatta interrogare volontaria. Stai zitta cagna! Mi piace cagna, soprattutto perché non sono una cagna. Il battibecco dal prevedibile finale vide Anteo, così disse di chiamarsi il giovane poco dopo, socchiudere la porta del Cellulare prima di piazzarsi in piedi davanti a una Elena DT seduta sulla panca lunga che percorreva gran parte della fiancata interna. Non aveva bisogno di essere aiutato ma toccare il manganello con un manganello in bocca a Elena DT piacque molto e alla fine Anteo le chiese se si voleva fidanzare con lui. Solo se sei fascista e mi prometti di essere in prima fila a tutte le prossime Manifestazioni Ove Siano Possibili Tafferugli. Anteo rimase un attimo in silenzio e poi spiegò che la posizione tattica non dipendeva da lui. È solo una linea guida generale, lo rassicurò Elena DT. Nessuno può pretendere l’affidabilità da un maschio, aggiunse Elena DT. Ok, disse Anteo prendendo il numero di cellulare di Elena DT. Subito rilasciata Elena DT tornò a casa dove raccontò di essere stata a passeggiare da sola dalle parti del Colosseo. Sua madre la informò che per cena c’era il minestrone. Con i crostini? le chiese Elena DT. Certamente, le rispose sua madre. E ora che ho diciotto anni posso fumare una sigaretta sul balcone? le chiese Elena DT. Poi prendi il vizio, replicò la madre. Il vizio, ripetè Elena DT fissando un punto oltre la ringhiera esterna e uscendo fuori dalla porta finestra del quarto piano. Nonostante l’effetto serra l’aria era rinfrescata. Occorreva mettere un golfino pensò Elena DT, ma per intanto la pelledoca su tutto il corpo le era molto gradita. Molto.</p>
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		<title>Molotov</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Sep 2013 14:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Al distributore ho riempito due taniche da venti litri con la Super Senza Piombo e le Bottiglie già ce le ho in cantina, un ricordo di quando bevevo. Per Non Dimenticare. MrB è un narcisista molto ambizioso che ha capito &#8230; <a href="/scorciatoie/2013/09/29/molotov/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2013/09/molotov.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-466" alt="molotov" src="/scorciatoie/files/2013/09/molotov.jpg" width="600" height="495" /></a></p>
<p>Al distributore ho riempito due taniche da venti litri con la Super Senza Piombo e le Bottiglie già ce le ho in cantina, un ricordo di quando bevevo. Per Non Dimenticare.</p>
<p>MrB è un narcisista molto ambizioso che ha capito la forza di uno strumento che riesce ad appiattire e anestetizzare la maggior parte della coscienze. Ha capito che occorre possedere prima la metà e poi l’intero di questo strumento. Con la prima metà appiattisci e livelli abbastanza da riuscire poi a ottenere con una certa facilità la seconda metà. In TV Tutto È Intrattenimento. A partire dai TG. Serve piazzare in uno di questi TG un intrattenitore che commenti qualsiasi cosa come un Buffone di Corte. Solo che in questo caso il Buffone non dileggia il Re ma i suoi Oppositori(?). In TV quello che funziona è la Battuta. La Battuta è Intrattenimento. Una volta ho assistito a una polemica tra uno scrittore e un critico, e a mio parere lo scrittore aveva ragione ma il critico ad un certo punto gli ha piazzato una battuta che ha fatto ridere e applaudire il pubblico. 1 a 0. Lo scrittore invece di rispondere argomentando per smontare la battuta ha replicato con un’altra battuta che ha fatto ridere e applaudire un pubblico che evidentemente non aveva nessuna cognizione di ciò che si stava dibattendo e che voleva solo essere intrattenuto. 1 pari. Colpito dal meccanismo sono partito per una tangente mentale che mi ha portato all’anarchico Proudhon che indirizza a Marx il suo La filosofia della miseria. 1 a 0. Al quale Marx risponde con La miseria della filosofia. 1 pari. Ho spento la TV. [ scrivo tv tutto maiuscolo perché so che risulta fastidioso alla lettura in modo che l’abito faccia il monaco ] In TV è possibile fare cultura a patto che essa sia sottomessa all’Intrattenimento e quindi perda la sua valenza Ricreatrice e Rivoluzionaria ( Catartica ). La cultura che passa per la TV deve essere predigerita e diffusa con ragionamenti Pret a Porter ( pronti da indossare ) in modo che chi arriva a conoscerla non sia sottoposto al fastidio di doversela elaborare e ragionare da solo. Già anni prima MrA aveva detto Non importa che parliate bene o male di me, basta che ne parliate. Questo lo avevano capito perfettamente sia MrB che più tardi Sara Tommasi e Miley Cyrus, le ultime due senza conoscerlo. Nel frattempo avevano rapito il corpo di Mike, sulla funzione televisiva del quale Ueco aveva scritto un saggio. Una volta arrivato al potere mediato e politico MrB aveva Berasito l’intera Opposizione(?) che ora doveva stare al gioco della battuta, ma non era altrettanto brava. Alla politica servivano Cialtroni e Comici e presto spuntarono a confondere ancora più le acque con battute prive di sostanza. A questo punto il Popolo aveva due scelte che comportavano entrambe la Morte. Si poteva scegliere se morire prendendo il sentiero della violenza o quello dell’ironia sui Social Network. Il sentiero della violenza partigiana era stato da tempo messo violentemente in discussione da un revisionismo che citava Fosse Ardeatine e passava per il Terrorismo Degli Anni Settanta. Fino alla deriva dei Cialtroni Secessionisti che alla fine avevano preferito Spartire la Torta all’imbracciare i Fucili. Pertanto il Popolo era Titubante. E al Momento non faceva Massa Critica. I Poveri erano ancora Troppo Pochi per una Rivoluzione. Che ci sarebbe mai stata? Su quale programma Politico. Qualcuno ricordava che A Ogni Rivoluzione Era Poi Seguita Una Dittatura? Al Popolo non rimaneva che morire d’Ironia? Guardo le taniche e so che in cantina ho le bottiglie. Non ho un programma politico e la mia Unica Certezza è la Morte. Su Sky 1HD fanno Django Unchained. Mi siedo sul divano e lo guardo. Sono sulla sponda del fiume armato. Si sa mai che alla fine del film il TG annunci la Morte di MrB. Se così fosse i Seguaci non avrebbero più un capo a cui affidare il Lavoro Sporco e l’Opposizione(?) un nemico a cui attribuire tutta la colpa. Rimanevano dei Cialtroni Delegittimati e un Comico. In TV la comicità Funziona. Nessuna Via Di Scampo. Rovina. Molotov.</p>
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		<title>Biennale 2013</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jul 2013 15:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dovrei ricevere due messaggi, o due telefonate, in ogni caso non potrei rispondere perché l’appuntamento era per le 17,15 – 17,30 e sono le 17 e quindici e sono già nell’ufficio del cliente. Mi dovevano chiamare sia l’editore che l’agente &#8230; <a href="/scorciatoie/2013/07/18/biennale-2013/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2013/07/title_venice-biennale-what-to-see.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-460" src="/scorciatoie/files/2013/07/title_venice-biennale-what-to-see.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a><br />
Dovrei ricevere due messaggi, o due telefonate, in ogni caso non potrei rispondere perché l’appuntamento era per le 17,15 – 17,30 e sono le 17 e quindici e sono già nell’ufficio del cliente. Mi dovevano chiamare sia l’editore che l’agente ma non si sono fatti vivi e io sono sempre più serenamente convinto che non me ne frega più nulla di pubblicare un altro romanzo. Sono qui nell’ufficio del cliente in bermuda e infradito. Quando sono salito in macchina per partire ho pensato che sarebbe stato meglio che avessi quantomeno indossato le scarpe ma la mattina sono andato a scuola a parlare col direttore e le scarpe nuove mi hanno provocato due abrasioni dietro le caviglie. Ritengo sia una cosa che di solito succede ai turisti. Soprattutto a quelli giapponesi. Quando sono entrato in ufficio il padre del cliente era in piedi vicino al bancone della reception e mi ha guardato senza salutarmi e mi ha squadrato da capo a piedi soffermandosi sulle infradito, non ha fatto caso alla borsa nera che tengo nella destra e che contiene il computer. Probabilmente è abituato alle persone che entrano in ufficio portando borse. Mi giustifico spiegando che mi sono fatto male ai piedi, lui non dice niente ed esce. Ora sono solo nell’ufficio. Da una porta sul fondo entra un’impiegata che saluto e mi saluta e mi guarda i piedi e così le spiego che mi sono fatto male mentre lei mi chiede se ho appuntamento e io dico di sì. Così lei telefona e mi dice che il titolare arriva subito. Sono stanco. Ieri ho nuotato molto e ora fa caldo. Di solito quando fa caldo è meglio ridurre l’attività sportiva. Credo. In ogni caso ho nuotato pure stamattina, di meno e con minore foga ma ora sono davvero molto stanco. Poso la borsa su un divanetto di bambù sul quale non oso sedermi, in ufficio c’è molto silenzio e sedermi sul bambù potrebbe fare rumore, potrei scricchiolare. Pertanto sto in piedi e aspetto e mi giro a sinistra dove individuo una nicchia che contiene un quadro astratto che mi sorprende molto. È piccolo, quaranta per quaranta, massimo cinquanta per cinquanta e pare protetto come la Gioconda al Louvre. È nero e grigio polvere e il tratto nero è stato fatto con un pennello molto grande a formare una intricata matassa che pare riprodurre continuamente il simbolo dell’infinito e così penso sia un’opera concettuale e mi pare davvero strano che in questo ufficio tengano un dipinto di questo genere perché la volta scorsa il titolare si era mostrato perplesso per il logo nuovo che gli avevo proposto. Gli pareva troppo troppo… ardito ho detto io e lui ha detto sì. Così vedere quel quadro ora mi pare davvero strano perché non riesco più a collocare il mio cliente a nessun livello culturale. Teoricamente potrebbe essere semplicemente pazzo e so che gli affari gli vanno bene e quindi di questi tempi mi pare tutto perfettamente logico perché in tempi come questi solo ai pazzi gli affari vanno bene. Probabilmente non paga le tasse e evade l’Iva. E poi è strano che ad un’opera così costosa abbiano messo un vetro riflettente perché ora nel quadro spunta il braccio di una gru di cui sento il rumore alle mie spalle. Sicuramente una superficie trasparente antiriflesso avrebbe valorizzato maggiormente l’opera. In ogni caso il titolare arriva, mi saluta e mi guarda i piedi e così gli spiego la faccenda e lui si gira verso l’impiegata che gli dice che è arrivato un camion polacco da caricare e che suo fratello non c’è. Così il titolare si gira verso di me e mi dice che suo fratello non c’è e che tocca a lui caricare il camion polacco se posso aspettare mezz’ora. Poi guarda l’orologio e dice che però io alle 19 devo andare via e io confermo quello che gli avevo detto ieri al telefono quando abbiamo fissato l’appuntamento e pertanto concordiamo di vederci con maggiora calma venerdì intorno alle 15, che di venerdì non ci sono mai camion da caricare. Ribadiamo diverse volte che la cosa da fare è quella, che è meglio spostare l’appuntamento a venerdì e lui si scusa per avermi fatto andare lì inutilmente e poi concordiamo ancora per altri cinque minuti buoni che è meglio fissare un appuntamento che ci conceda più tempo per discutere di tutto venerdì alle quindici. Io dico che va bene e lui mi informa che ora i loghi da fare sono due e mi conferma che il sito va fatto e stiamo per salutarci e lui sta per andare a caricare il camion polacco quando io gli chiedo se mi dice di che artista è quel quadro e guardo alla mia sinistra. Quale quadro? mi chiede lui e io alzo il braccio, punto il dito e dico quello. Lui mi guarda stranito e mi dice che quella è la finestrella che dà sul capannone e solo in quel momento vedo il nero del cemento in ombra sullo sfondo del capannone e il tracciato della polvere tirata via malamente con uno straccio asciutto e capisco che la gru che ho visto stava transitando all’interno dell’edificio. Guardo il cliente imbarazzato e lui e l’impiegata per contro mi guardano imbarazzati. Per un secondo non so che dire e poi dico che devo smettere di andare alla biennale e lui mi chiede cos’è, ma si vede che ha fretta perché sa che il camionista polacco ha fretta e così gli dico che ci vediamo venerdì. Alle tre dice lui e io confermo e lui esce. L’impiegata fissa impassibile lo schermo del suo pc. Io le dico buonasera, lei mi dice buonasera e io apro la porta e esco. Fa molto caldo e dentro con l’aria condizionata accesa si stava molto meglio. Ma non vuol dire niente.</p>
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		<title>Email</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2013 16:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono sul divano che leggo un libro e lui è in camera. La camera è a due stanze dal salotto dove sto io e in mezzo c’è il corridoio. Ho chiuso la porta della camera tre volte e ogni volta &#8230; <a href="/scorciatoie/2013/06/02/email/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2013/06/email.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-455" src="/scorciatoie/files/2013/06/email.jpg" alt="" width="600" height="414" /></a></p>
<p>Sono sul divano che leggo un libro e lui è in camera. La camera è a due stanze dal salotto dove sto io e in mezzo c’è il corridoio. Ho chiuso la porta della camera tre volte e ogni volta lui l’ha riaperta, dice che soffoca, gli dico di aprire la finestra e lui mi dice che entrano le mosche. Lo sento lamentarsi. Sta litigando con i suoi figli, dice loro che lasciano tutto in giro e che la casa è un casino. Sono figli immaginari, io sono il suo unico figlio e lui è in camera da solo e a un certo punto comincia a urlare che non ce la fa più a essere lo schiavo di tutti e che pretende un minimo di considerazione per tutto quello che fa. Urla e urla e alla fine inizia a piangere forte e sento dei colpi contro l’armadio che prende a sberle e pugni. Mi alzo e torno da lui e gli chiedo cosa succede e lui pare non sentirmi e continua a dare colpi sull’armadio lamentandosi forte così di nuovo gli chiedo cosa succede e lui si calma e mi dice, lascia che ne faccia un altro. No papà, gli rispondo. Un altro e basta, dice lui. No, nessun altro. Tu non ti fidi di me. Papà per causa tua ora c’è qualche miliardo di persone che non se la sta passando troppo bene. Hai messo in giro delle dinamiche che provocano un sacco di dolore e pare che l’unico sistema di cui dispongono per difendersi sia l’indifferenza, il distacco o usare sostanze dannose che riescono a procurarsi con una certa facilità. Poi stanno pure peggio. Stavolta sto attento, ribatte lui. Non puoi fare altro? gli chiedo, in giardino l’erba è alta e le aiuole sono senza fiori e la siepe è da potare e il tetto del capanno è da riparare, gli dico. Non c’è niente da creare in giardino, mi dice lui. Non te ne lascio fare un altro. Mi ritieni un buono a nulla. Vuoi vedere la mia casella email? Ci sono richieste degli anni ottanta che ancora non sono riuscito a leggere, oramai le leggo a caso e la maggior parte delle volte non posso fare nulla. A volte leggo mail esaudibili ma i mittenti sono già morti. Ci sono giorni che per la nausea non accendo nemmeno il computer. Se ne faccio un altro ti prometto che mi arrangio in tutto e per tutto. E allora perché non ti arrangi con questo? Perché non ci badi tu al casino che hai creato? Chiedo allargando le braccia e fissando il mio sguardo nel suo. Mi sono venuti male, piagnucola lui, con quelli non ci riesco e poi oramai sono troppi. Papà li hai fatti pazzi, continuano ad accumulare cose per poi perderle e alla fine perdono tutto, si disfa tutto, si sbriciola tutto, va tutto a pezzi da qualsiasi parte e in qualsiasi modo, corrono tutto il giorno e sono a pezzi come le cose che vanno in pezzi, che siano pazzi mi pare il minimo. Non hanno carattere, dice arrabbiato. Papà, non c’era niente, era tutto vuoto, lo hai creato tu quel carattere. Fammene fare un altro, starò attento. Vai a sistemare il giardino, ora io torno a leggere. Sei un bastardo, urla puntandomi il dito. Perché non ti lascio farne un altro o perché dovevo dire che mio padre era il falegname? Vattene non capisci un cazzo, vattene! grida. Così mi giro e torno in sala a leggere. Per una decina di minuti in casa c’è silenzio e poi lui ricomincia a lamentarsi. Se lo lascio solo lo fa di nuovo, ne sono certo. Ora dice che la scrivania è tutta piena di fogli scarabocchiati. Sulla scrivania non c’è niente. Dice ai suoi figli immaginari di mettere a posto, di rassettare e sistemare che lui da solo non ce la fa più. Da qualche parte dentro di sé è divorato da un rimorso irreparabile e se solo leggesse un paio di minuti dentro la mia casella email impazzirebbe del tutto. Riesco a leggere nonostante il suo lamento che striscia per la casa. Viene sera. Viene notte. Di notte parla nel sonno. Se smette di parlare mi sveglio di scatto, anche se so che di notte non può creare niente.</p>
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		<title>Open space</title>
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		<pubDate>Fri, 31 May 2013 10:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Signor FT era solito fare venti chilometri a nuoto ogni settimana, i suoi colleghi di lavoro e gli amici lo sapevano e lo guardavano con ammirazione. Solo Anna rimaneva dubbiosa e sorrideva debolmente, e solo per cortesia, quando il &#8230; <a href="/scorciatoie/2013/05/31/open-space/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2013/05/nuotatore.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-452" src="/scorciatoie/files/2013/05/nuotatore.jpg" alt="" width="600" height="900" /></a></p>
<h5>Il Signor FT era solito fare venti chilometri a nuoto ogni settimana, i suoi colleghi di lavoro e gli amici lo sapevano e lo guardavano con ammirazione. Solo Anna rimaneva dubbiosa e sorrideva debolmente, e solo per cortesia, quando il Signor FT dava nuove conferme delle sue prestazioni atletiche. Un giorno il Signor FT, senza apparente motivo, smise di nuotare e alla richiesta di un collega su come andasse in piscina dichiarò candidamente che niente, si era stancato e non ci andava più. Un vero peccato disse Emma che per il Signor FT aveva sempre avuto un debole. Ti serve una pausa disse Antonio che faceva parte di un gruppo amatoriale di ciclismo. Dopo tre giorni il Signor FT devastò e rase al suolo l&#8217;intero open space in cui lavorava con la sola forza delle braccia, del corpo e delle gambe, ferendo anche gravemente alcuni colleghi. Quel giorno Anna non era al lavoro, si era presa ferie.</h5>
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		<title>Come se nulla fosse</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 15:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ho lasciato uscire il mostro in giardino, la prima volta intendo, dopo le sue infinite insistenze, a colazione, a metà mattinata, a pranzo e a cena e un paio di volte a notte fonda, l’ultima volta in particolare, alle &#8230; <a href="/scorciatoie/2013/05/03/come-se-nulla-fosse/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2013/05/Giochi-aria-aperta-Pasquetta1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-445" src="/scorciatoie/files/2013/05/Giochi-aria-aperta-Pasquetta1.jpg" alt="" width="600" height="397" /></a></p>
<p>Quando ho lasciato uscire il mostro in giardino, la prima volta intendo, dopo le sue infinite insistenze, a colazione, a metà mattinata, a pranzo e a cena e un paio di volte a notte fonda, l’ultima volta in particolare, alle quattro di notte, mentre sognavo di sfrecciare in basso giuliva sullo scivolo dell’AquaFan per schizzare nel tuffo ristoratore ecco la sua voce, sempre uguale, voglio uscire, sempre e solo quelle due parole, ripetute all’infinito, lo scivolo rassicurante nella sua larghezza si è piegato e contorto come fosse di lamiera e mi sono ritrovata per aria e poi al buio e poi a letto e poi la sua sagoma che si stagliava contro la luce accesa del corridoio, lui appoggiato allo stipite che ripete voglio uscire e io di colpo inaspettatamente per me inaspettatamente cedo, crollo dentro e gli dico domani esci, e lui mi guarda in controluce non lo vedo in faccia, mi guarda e esita e poi mi chiede se voglio solo farlo tornare a letto per dormire in pace e io gli dico no, domani esci, e lui se ne torna a letto e il giorno dopo eccolo là, in giardino, lo guardo dalla poltrona, vedo la sua sagoma balzellante oltre la tenda bianca e poi mi alzo e scosto la tenda e lo guardo chinarsi e toccare l’erba, ne stacca un filo e lo annusa, poi lo mette in bocca e lo mangia e fa la stessa cosa con una foglia d’ulivo mentre dal lato opposto della strada la vicina esce sul balcone e lo guarda incuriosita per qualche istante e poi rientra e penso ecco ora chiama i carabinieri o la polizia, ma d’altra parte meglio così, non lo potevo tenere ancora chiuso in casa, mi impazziva, mi faceva del male o si faceva del male, ci facevamo del male, ora arriva la polizia e questa storia finisce e gli porto la frutta e i dolci nel posto dove lo rinchiuderanno dopo che la vicina avrà digitato 112 o 113, qualcuno di loro ora arriva, la legge, o il 118, anche l’ambulanza perché no? e mi stupisco quando la vicina esce da sotto, dall’ingresso, mano nella mano con suo figlio che tiene sottobraccio un pallone e si avvicinano al mio mostro e lei si mette a chiacchierare con lui che le dà la mano e poi fa un saluto al bambino e poi lei se ne va lasciando suo figlio e la palla in compagnia del mostro che comincia a giocare con il figlio dei vicini. Sono incredula. Li guardo. I loro corpi diventano figure e mi si annebbiano e offuscano nelle lacrime. Piango a singhiozzi. Piango forte e mi lamento di gioia. Mio dio mio dio. Tutta la mia paura in tutti questi anni. Sono stata una stupida. Quanto abbiamo sofferto? La prima cosa che è successa è stata giocare a palla, cosa mi credevo? Non hanno visto il mostro, poi anche gli altri, quando si è sparsa la notizia che c’era uno nuovo nel quartiere, non vedevano il mostro, ci giocavano, lo cercavano, telefonavano, ho dovuto comperargli il cellulare. E dopo una decina di giorni, tredici per essere esatta, alla compagnia in giardino, abbiamo il giardino più grande del quartiere, a tutti quanti quei ragazzi si è aggiunto un altro mostro, non ho capito di chi sia, ma la cosa certa è che l’ho visto solo io, l’ho riconosciuto solo io, solo io ho visto che era un mostro, tutti gli altri là fuori giocavano con lui e col mio mostro. Come se nulla fosse.</p>
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		<title>Incipit ed explicit &#8211; Sisifo verticalizzando</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 07:12:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Quel che so è che ci ho perso metà dei miei risparmi. Era un bel gruzzolo messo da parte nel corso di molti anni senza rubare niente a nessuno. Col sudore della fronte come chiede il dio in voga da &#8230; <a href="/scorciatoie/2012/09/11/incipit-ed-explicit-sisifo-verticalizzando/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2012/09/Twin-Towers-June011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-438" title="Twin-Towers-June01" src="/scorciatoie/files/2012/09/Twin-Towers-June011.jpg" alt="" width="600" height="395" /></a></p>
<p>Quel che so è che ci ho perso metà dei miei risparmi. Era un bel gruzzolo messo da parte nel corso di molti anni senza rubare niente a nessuno. Col sudore della fronte come chiede il dio in voga da queste parti. E quel che so, a dispetto dei mio personale vantaggio, è che i barbari hanno fatto bene. Che dovevano dare un segno. Fare una strage. Dovevano fare capire all’impero che ha rotto il cazzo e che il mondo è stanco della loro politica di dominio incontrastabile. Quello che so è che ci va sempre di mezzo chi non c’entra niente perché i generali e i presidenti non stanno mai in prima linea e comunque a anche se ci andassero sarebbe uguale. Di persone in malafede che attendono il loro turno sulla sedia c’è la fila. È una macchina fatta così, e a noi europei non ci hanno tirato giù due torri, ci hanno messo nel culo la Lehman Brothers. Stessa cosa no? Quello che so è che ora come ogni giorno premo il tasto di accensione del mio pc e comincio a lavorare.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p>Certo i grattacieli fanno risparmiare spazio a terra. Ho superato il colloquio venti giorni fa e oggi non c’è più il mio posto di lavoro e per quanto mi sia dannato a disinvestire subito tutti i fondi i quindici giorni tecnici che servono all’addebito in conto mi faranno di nuovo perdere metà di tutto quanto. Ho cambiato sette lavori nella mia vita perché alle multinazionali non interessa se sei bravo ma chi è bravo e costa meno. C’erano molti giovani al colloquio ma stavolta ha avuto la meglio l’esperienza. Ero molto soddisfatto ma comunque. Quello che so è che ho fatto colazione e ora accendo il pc e cerco di capire se alla Thun cercano un product manager. Non ho mai visto un palazzo della Thun con più di due piani.</p>
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		<title>una storia per Giulia</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Aug 2012 13:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Che ci fai qua da sola Giulia? E dove sono andati i tuoi amici? Ah, non ti hanno iscritta i tuoi all’asilo estivo? Sì, se vieni da me una favola te la racconto. Ti piacciono i biscotti? La conosci la &#8230; <a href="/scorciatoie/2012/08/05/una-storia-per-giulia/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2012/08/saltocorda.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-432" title="saltocorda" src="/scorciatoie/files/2012/08/saltocorda.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Che ci fai qua da sola Giulia?<br />
E dove sono andati i tuoi amici?<br />
Ah, non ti hanno iscritta i tuoi all’asilo estivo?<br />
Sì, se vieni da me una favola te la racconto.</p>
<p>Ti piacciono i biscotti?<br />
La conosci la Bibbia?<br />
E quindi non conosci la favola del serpente</p>
<p>Vieni qui siediti accanto a me<br />
È morbido il divano<br />
No, non mi importa se ci fai le briciole<br />
Non sono come tua mamma, se fai briciole poi pulisco<br />
Quindi non conosci la favola del serpente<br />
C’era un serpente e c’era un albero di mele</p>
<p>Lo sai che qui poi diventeranno come mele?<br />
Sì come tua mamma o meglio<br />
Ti piacciono i biscotti?<br />
Vuoi della Coca Cola?<br />
Te la vado a prendere<br />
La vuoi fresca vero?<br />
Ok, sì fresca è meglio</p>
<p>No, non lo dico ai tuoi dei biscotti e della coca cola<br />
E tu non dici loro della favola che ti racconto<br />
Sono segreti nostri questi<br />
Ti piacciono i segreti?<br />
Che tua sorella si tenga i suoi se i tuoi sono più belli</p>
<p>Lo sai che io ho un serpente?<br />
No non avere paura<br />
Non è pericoloso<br />
È un serpente amico</p>
<p>Te la racconto la storia?<br />
Va bene allora ti faccio vedere il serpente<br />
Lo tengo qua</p>
<p>Te l’ho detto che non è pericoloso<br />
Lo puoi toccare<br />
A lui piace<br />
Sì come alla tua gatta<br />
Sì così<br />
È la nostra storia segreta</p>
<p>Vuoi un altro biscotto?<br />
Hai ancora sete?</p>
<p>Va bene<br />
Allora facciamo la storia</p>
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		<title>un posto al sole (il rovente muro d&#8217;orto rivisitato)</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Aug 2012 08:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Io detto e tu scrivi. Ok? Sei pronta? Bene Sapevi dove trovarmi sto e aspetto. No un momento, sto lì è aspetto te. Hai corretto? Ok. Al sole mi possono anche vedere tutti e non me ne frega. Sto con &#8230; <a href="/scorciatoie/2012/08/05/un-posto-al-sole-il-rovente-muro-dorto-rivisitato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/scorciatoie/files/2012/08/eagle.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-429" title="eagle" src="/scorciatoie/files/2012/08/eagle.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a></p>
<p>Io detto e tu scrivi. Ok? Sei pronta? Bene<br />
Sapevi dove trovarmi sto e aspetto. No un momento, sto lì è aspetto te. Hai corretto? Ok. Al sole mi possono anche vedere tutti e non me ne frega. Sto con la gonna mi metto la gonna sempre, cancella sto con la gonna, mi metto sempre la gonna e quando ti vedo la tiro, tiro la stoffa, in modo che si alza e tu, e a te piace. Sì ok, correggi e mettila bene. Sto appoggiata al muro con una gamba a terra e l’altra col piede sui sassi. Sto sempre così sai? No questo lo dicevo a te Annamaria, non lo scrivere. Scrivi. Ti piacciono i miei sandali rossi e me li metto perché mi hai detto che ti piacciono. E anche le camicie. Sì Annamaria metti i punti dove ti dico io, lascia come ti dico io, altrimenti non pare che l’ho pensato io. Scrivi. La mia camicetta bianca a fiori ultima che ho messo ti piace? Li ho presi per fare come un posto al sole. Hai visto che non ho messo il reggiseno? Mi prendono in giro. Perché sono minorata. Allora faccio la scema ancora di più. Che mi possono dire. Sì giusto metti il punto interrogativo a quelli pensaci tu. Dove siamo arrivate? Ah sì. Che mi possono dire? Lo dicono già che sono scema. La mongola. Metti la emme maiuscola. La Mongola. E lo faccio per te se non lo sai. Io credo, che dici glielo scrivo che lo amo? Sì che sono sicura. Ok. Ti amo. Ce lo hai messo il punto esclamativo? Allora metticelo. Ti amo! È per te se lo sai che faccio ancora peggio la scema. Voglio che mi prendi e mi sposi. Una mongola e il primo della classe. Perché. Tu te lo chiedi? Io lo so. È facile. Ti lamenti e io che per scriverti ho chiesto a mia sorella se mi aiuta mi pare di avere capito che i primi della classe fanno lavori di merda. E hanno le macchine grosse per niente. Quello che vogliono appartamenti anche in centro se vogliono, e tutti per loro senza affitto. A te non ti piace quello che hai né quello che fai. Non si dice cosa? Allora metti giusto. Ok. A te non piace quello che fai. Ma però ti piace quello che faccio. Uffa Annamaria no basta lascialo ma però, non si capisce lo stesso se lasci ma però? Ok se si capisce lascialo altrimenti finiamo domani. Aspetta che dove eravamo? Ah sì. Ti piace quello che fa questa mongola a tutti quanti e la vuoi tutta per te. Sì vede come va perché è sempre così che non si sa mai niente di quello che arriva. Poi si muore tanto. Che ne so? Non so nemmeno contare fino a dieci senza saltare sempre il sette. Appena sposati mi confesso che se anche poi il curato lo dice in giro tutto quello che ho fatto al campetto tu sai già tutto e la gente dirà una cosa in più. Da mongola a mongola troia forse magari sale la stima degli uomini che sono maiali. E non vado all’inferno se siamo sposati. Tu prendi molti soldi e il matrimonio in chiesa fa sempre contenti tutti perché possono sparlare della sposa e me lo immagino ma io e te se i patti sono chiari l’amicizia rimane lunga. Se vuoi quello che vuoi garantito come le macchine con l’assicurazione che ti pagano anche se vai contro al muro da solo… si dice casko? E lo capiscono tutti? Allora metti casko. Sono garantita come una casko e prometto di riservarla tutta per te. Passando dalla chiesa mi piace tantissimo e potremmo fare suonare qualcosa di rock all’organo ma della musica ne sai tu quindi scegli. Io non sempre capisco bene quello che dicono le persone e ho bisogno a volte che me lo ripetano. Ma questa cosa delle cose che piacciono è facile da capire e i soldi e il sesso sono di quelle. Ho fatto tutto secondo come ho capito. È come se io ti do il mio telecomando e tu mi dai il tuo. Dimmi di no se sei capace. Ho tirato su tutta la gonna e mia sorella ride. Ciao.</p>
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