Band: Casa del Mirto
Album: 1979
Label: Mashhh! Records
Year: 2011
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Immaginate. Perchè solo così potreste capire 1979 della Casa del mirto. Qualunque tentativo di praticizzare ciò che in note è stato in questo album espresso è un tentativo vano, per cui, se proprio non potete teorizzare in formule e deifinizioni, sognate. Sognate di cristalli e paillettes; sognate di capelli cotonati e brillantini viola; immaginate gente che nell’oscurità di una discoteca lascia libero corso alle emozioni e balla come fanno gli aborigeni intorno ad un fuoco tropicale su una spiaggia, ai confini dell’oceano.
Tropical, electro, synth, surf pop, California e Nuova Zelanda si uniscono per disegnare i contorni di melodie precise che affondano le radici negli Human League come nei novelli Washed Out e Neon Indian.
La vena più romantica e tradizionale non manca: con Pain in my hands tracciano una linea di confine tra il freddo dei beat e il calore di una chitarra struggente. Ma il cuore rimane fedele: il tropical-beat delle Bow Wow Wow non viene messo da parte per molto: Casa del Mirto sono ispirati, moderni, e non hanno paura di esserlo.
La loro non è una semplice moda, è la risposta ad esigenze di pubblico attuali, risultato dell’evoluzione della musica come della società. E se l’evoluzione ha preso una piega così glam non possiamo far altro che adeguarci, esserne felici e risponderle a ritmo.
Imagine or dream. About tropical beaches, Aborigines dancing around a campfire at night, on the edge of the ocean. To understand the music of the Casa del Mirto have to do just that. Any attempt to give a precise definition of their music will be useless.
Electro, surf pop, tropical, chillwave, lo-fi, glo-fi melodies combine with the Human League and the Washed Out and Neon Indian. The music of 1979 album is a clear response to public needs: it is the result of an evolution, not only music but also socially.
And if evolution has taken a glam way so we can not help but be happy and to respond with speed.