
C’è una storia secondo me bellissima. L’ha scritta lui, il mio preferito, David Foster Wallace. È molto corta.
Che è una cosa strana per uno che riesce a scrivere una nota a piè pagina lunga tutta la pagina stessa e le tre successive. Anzi, ora che ci penso, no, non è strano proprio per niente.
Ma comunque.
La storia apre la raccolta di racconti Brevi interviste con uomini schifosi, che è un vero e proprio campionario di esseri disgustosi, ripugnanti, scadenti.
La storia bellissima è questa.
Una storia ridotta all’osso della vita postindustriale.
Quando vennero presentati, lui fece una battuta, sperando di piacere. Lei rise a crepapelle, sperando di piacere. Poi se ne tornarono a casa in macchina, ognuno per conto suo, lo sguardo fisso davanti a sé, la stessa identica smorfia sul viso. A quello che li aveva presentati nessuno dei due piaceva troppo, anche se faceva finta di sì, visto che ci teneva tanto a mantenere sempre buoni rapporti con tutti. Sai, non si sa mai, in fondo, o invece sì, o invece sì.
Fine della storia.
E ora faccio come fa Wallace in Ottetto, che è un racconto esperimento formato da un ciclo di brani brevi difficili da qualificare esattamente, che funziona come sorta di interrogazione alla persona che legge, con domande a quiz, note, digressioni e—, sempre contenuto in Brevi interviste con uomini schifosi. E faccio anch’io così.
Quiz a sorpresa 2.
A proposito della storia.
D (1): Chi è piaciuto di più.
D (2): Perché mi piace così tanto.

No, le risposte non valgono.
F. E.
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