Il teatro dialettale e i mostri sacri dello spettacolo del Novecento

Ha visto Vittorio Gassmann, Dario Fo, Franca Rame, Pupella e Rosalia Maggio calcare le scene quando stavano muovendo i primi passi nei teatri locali, prima di diventare mostri sacri dello spettacolo e della cultura italiana del Novecento. Dietro le quinte dei teatri di Ravenna e Comacchio Piero Zarattini, sin dall’inizio degli Anni Settanta, ha cominciato a scoprire e a fare propri gli strumenti, i segreti e la magia dell’arte teatrale, che tanto lustro ha conferito all’Italia nel mondo, soprattutto in quel periodo straordinario. La passione per il teatro ha consentito a Piero Zarattini non solo di realizzare testi e commedie dialettali di indiscusso pregio, ma di promuovere anche un’opera minuziosa di divulgazione delle tradizioni e della cultura comacchiese. “Al Guasaròl”, la commedia in tre atti ne è un mirabile esempio, registrando sempre il tutto esaurito. L’opera, che ha ottenuto il primo premio della giuria presieduta da Ivano Marescotti, alla sesta stagione del Teatro Romagnolo di Cesena, “ripresenta una Comacchio di 100 anni fa, – come ha dichiarato l’autore e regista Piero Zarattini-, con i suoi pregi ed i suoi difetti, con usanze e costumi di una realtà che fa i conti con il terribile flagello della miseria”. Teatro Insieme è la compagnia dialettale guidata da Piero Zarattini, composta da una trentina di attori, “gente che lavora e che sacrifica il tempo libero per studiare il copione e le scene, fare le prove, realizzare i costumi” – come sottolinea l’autore – e che sul palcoscenico mostrano grandi capacità e disinvoltura”. Prosa e poesia, passato e presente, tradizioni e credenze popolari, scontri generazionali e socio-politici sono gli opposti che si amalgamano nello spaccato di vita quotidiana rappresentato da Zarattini, dove anche i sorrisi e l’ironia spesso vengono sopraffatti da malinconiche riflessioni sulle miserie e sulle ipocrisie della natura umana. La cultura popolare affonda le proprie radici nel passato e proprio attraverso il teatro dialettale si coltivano e si tramandano le tradizioni che costituiscono l’identità di un territorio e della sua gente. I tagli alla cultura diventano così un colpo di spugna sul passato, ma anche sul futuro di una società.

Katia Romagnoli

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