Belva di città

…ovvero perchè non girare un bel film noir a Bologna?

Esistono libri che sembrano nati per il cinema. Quel tipo di romanzi che ti fanno immergere in un’atmosfera, in un contesto e in un ritmo tali da dire: “questo sarebbe perfetto in un film…”
È il caso di Belva di città, del collega hotmagger Massimo Fagnoni.
Il bolognese autore delle disavventure del maresciallo Greco condivide con il sottoscritto anche qualcosa in più, rispetto alla piattaforma Hotmag: l’amore per il cinema.

Da appassionato partecipe del mezzo finzione, ho fin dalle prime pagine provato a immaginare una riduzione cinematografica. Il fatto che il libro si possa prestare bene a uno sviluppo in immagini, è indubbiamente frutto del carattere cinefilo dell’autore.

Tralasciando per un attimo gli aspetti “filmici” (vero motivo per il quale scrivo di un libro su questa rubrica) va detto che Belva di città si lascia proprio leggere.

L’ho iniziato mosso da un po’ di curiosità e, tutto ad un tratto, mi sono accorto che ero arrivato a pagina duecento. Il libro è veloce, ritmato e dipana la vicenda con una “semplicità” funzionante. Nessun evento incredibile dunque, nessuna svolta stile colpo di scena all’americana. C’è verità, c’è il mestiere, quello vero che traspare dalle pagine. È evidente che Fagnoni, da agente di polizia municipale, conosce quello che racconta e questo dà forza alla sua storia. Se si esclude qualche piccola, venialissima caduta di tono verso “la trequarti”, si tratta certamente di un’opera completa e ben scritta, un libro interessante da scoprire.

Tornando al cinema… nel suo libro Fagnoni racconta Bologna con attenzione maniacale, riportando dettagli e nomi delle vie. Questo è uno dei motivi che mi spingono a “vedere” la vicenda come fossi davanti al grande schermo. Si tratta di un racconto assolutamente metropolitano. Come tale ogni sua scena è attraversata dalle luci indistinte della notte, dai lampioni che rischiarano i vialetti e i neon fluorescenti che insinuano il loro bagliore tra i portici. Lì, tra una birra, qualche parola sbagliata e i rumori della città si muove un sottobosco popolato da disagi, criminalità e odio.
Gli elementi per un bel noir ci sono, insomma. La città, se fotografata nel suo grondante, sanguinoso cemento che non lascia scampo, può fare il resto.

A Bologna hanno già provato ad ambientare un noir. Alla regia c’era Salvatores, produceva Colorado Film e il virato fotografico graffiava benissimo le immagini girate con telecamere digitali. Quo Vadis Baby, questo il titolo, non è stato accolto in maniera molto entusiasta dalla critica. Ma varrebbe forse la pena di essere riscoperto.
In ogni caso, Bologna ha ancora molto da raccontare. E allora perché non ci proviamo noi?

Massimo Fagnoni, lanciamo il guanto di sfida? …


Massimo Versolatto

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One Response to Belva di città

  1. max says:

    Bene, grazie molte a Massimo Versolatto.
    per tutti i produttori del mondo abbiamo un regista e sceneggiatore, abbiamo un romanzo e una serie di romanzi in uscita.
    Ci mettiamo a disposizione.
    L’importante è avere un sogno e soprattutto crederci

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