“Il volto candido [di Biancaneve, ndr], incorniciato di lunghi capelli neri, proprio come la Biancaneve della fiaba, è uno specchio scuro che riflette più di quello che vorremmo. Le nostre paure, le insicurezze, le angosce, le emozioni nere, il buio dei sentimenti che potrebbe trascinare verso l’abisso chiunque di noi.” (Marina Visentin, intervista a Paola Pioppi, aprile 2010).
Marina Visentin, classe ’60, da Novara, vive e lavora a Milano. Giornalista, critica
cinematografica, traduttrice, consulente editoriale e studiosa di filosofia con una insana passione per il cinematografo (così dicono). “Biancaneve” (Todaro, 2010) è il suo primo romanzo, e non sarà l’ultimo.
Tra il 1960 e il 2010 cos’hai combinato?
Ho vissuto, non basta? Ho anche cambiato diversi lavori, scritto un po’ di tutto, sognato spesso di essere altrove.
Come definiresti Biancaneve ? Perché non sarà il tuo ultimo romanzo?
Un noir, piccolo (come dimensioni) e feroce. Senza sconti per nessuno. Non è il mio ultimo romanzo, visto che ne sto scrivendo altri due.
Gli Abissi dell’animo umano. Cosa c’entrano con la tua storia.
La protagonista di Biancaneve è una donna che scientemente decide di amare un assassino, di schierarsi al suo fianco, di difenderlo a qualunque costo. Le donne a volte fanno cose di questo genere. Cose stupide. Si sacrificano per amore. In nome dell’amore rinunciano a se stesse, al rispetto, alla propria integrità. Questa non è semplicemente una scelta sbagliata: è un abisso. Un abisso dell’anima.
Quale è il personaggio del tuo libro che ami o odi di più e perché?
Non so rispondere. Sono tutti odiosi, infelici, persi in un mondo che non sono capaci di comprendere; ma in qualche modo li amo tutti, visto che li ho creati io.
C’entra Philip Dick con il tuo romanzo? Perché?
La mia protagonista legge I-Ching, ossessivamente. Anche Philip Dick leggeva ossessivamente I-Ching per prevedere il futuro. O illudersi di farlo. E l’oracolo cinese era presente in uno dei suoi libri più belli: La svastica sul sole. Inutile dire che Dick è uno dei miei autori preferiti.
“Il noir è più un’atmosfera che uno schema”. Cioè?
Non c’è molto da spiegare. Il noir è un’atmosfera, una sfumatura di colore fatta di molti colori diversi, un sentimento in bilico, ambiguo, oscuro, a tratti persino indecifrabile. Né bianco né nero, e neppure grigio. Sicuramente un noir non è un meccanismo dato, uno schema fisso, tanto che puoi avere western noir
, fantascienza noir, oltre che gialli-noir.
C’è stato un momento in cui hai capito che volevi scrivere, come mestiere? Ce lo racconti?
Be’, dipende: da venticinque anni il mio mestiere è scrivere. Ho fatto la copywriter, la traduttrice, la giornalista. L’ho deciso piuttosto presto che volevo scrivere, solo perché scrivere è l’unica cosa che so fare. Però non pensavo di scrivere romanzi. Non pensavo che fosse quella la mia strada. Ho scritto libri di cinema, libri di filosofia, saggi sui più vari argomenti. Qualche racconto sparso, ma romanzi no. E invece, qualche anno fa, ho cominciato a inventare storie e personaggi. E mi è piaciuto. Per questo ho deciso di continuare.
Da dove nascono gli argomenti e lo stile di scrittura del tuo libro?
Lo stile di scrittura non so. È una voce, la mia, non penso che potrei averne altre. Gli argomenti spesso nascono dal desiderio di riflettere sulle donne, di guardare il mondo dal punto di vista delle donne. Un punto di vista non necessariamente femminista. Nel senso che alle donne spesso non piace così tanto quello che racconto sulle donne.
In Italia, 3 milioni 961.000 donne tra i 16 e i 70 anni, pari al 18,8% del totale di quella classe di età, sono state vittime di violenze fisiche, 5 milioni (il 23,7%) hanno subito violenze sessuali. Più in particolare,
nell’ambito delle violenze sessuali, 482.000 donne sono state vittime di stupro e 703.000 di tentato stupro nel corso della loro vita. (Ministero dell’Interno, Rapporto sulla criminalità in Italia, giugno 2007, p.132). Due domande. La prima. Perché, ancora, perchè?
I motivi sono tanti. Il peggiore, dal mio punto di vista, è che le donne, troppo spesso, si fanno complici della violenza (o anche solo del disprezzo e della disistima) che subiscono. E sono loro per prime a non pretendere il rispetto che dovrebbero essere loro dovuto.
E poi, può un romanzo cambiare le cose?
No, non credo che libri (o film) possano cambiare direttamente qualcosa. Però possono LIBERARE LA TESTA. Lo diceva Fassbinder a proposito dei film, e credo possa valere anche per i libri, a volte.
Ti ricordi quel è la prima cosa, significativa, in assoluto, che hai scritto? A chi la hai fatta leggere? E ricordi cosa ti hanno detto?
La prima cosa che mi viene in mente è un testo sul ‘68 scritto a quindici anni per una rivista di sinistra e di provincia che si chiamava Il Brutto anatroccolo. Io nel ’68 avevo otto anni
, non capivo niente, sentivo solo il rumore di fondo. In quell’articolo raccontavo di mia nonna che nel ’68 diceva, guardando il telegiornale: “gli studenti rovineranno l’Italia”. Non mi ricordo altro. Però il mio articolo era stato pubblicato, quindi qualcuno (di cui ora non ricordo né il nome né il viso) doveva averlo apprezzato.
E la prima cosa in assoluto che ti ricordi di aver letto? Ricordi qualche brano o titolo in particolare? Ricordi se qualcuno ti dava consigli di lettura?
Boh, chissà, non ricordo. Non mi stavo già allora costruendo una biografia da grande intellettuale e quindi non mi segnavo i titoli dei libri che leggevo. Però sicuramente, dopo Topolino, il primo grande amore è stato il Dumas dei Tre moschettieri.
Che musica ascolti?
Varia, eventuale, disparata e variegata. Adoro Bruce Springsteen, Loreena Mckennit, Patti Smith, Lou Reed, gli U2, i Talking Heads, e anche David Byrne da solo,Bjork e Gianna Nannini, ma anche Rossana Casale e Mina, e poi la Traviata, la Carmen e Turandot. Tom Waits. Amy Winehouse, i Clash e Maria Callas. Cyndi Lauper quando canta “Time after time”. Però quando scrivo ho bisogno di silenzio.
http://www.youtube.com/watch?v=I1wg1DNHbNU
Leggi fumetti? Quali?
No, mai letto fumetti. Sorry.
Oggi hai dei sogni?
Tanti, ogni giorno. Ma i sogni si realizzano solo se li tieni al riparo. Non sopportano le luci della ribalta. Se li racconti si rovinano, vanno a male come yogurt scaduto.
Su cosa stai lavorando o hai appena finito di lavorare?
Oggi ho scritto un articolo sul cinema horror. È un argomento che dà sempre una certa soddisfazione. Soprattutto quando significa interrogarsi sulle nostre paure.


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