ELLIE DAVIES, NELLA FOTOGRAFIA TRA NATURA E STELLE

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Compagni di viaggio nell’intimità di una ricerca spirituale nel mondo più autentico che ci è stato donato, la natura … L’epoca attuale vede all’attivo numerose mostre e premi di settore in tutto il mondo una fotografa inglese dal lavoro particolare, unico: Ellie Davies.

La mostra “Nebulae”, svoltasi alla Galleria Patricia Armocida di Milano lo scorso inverno, ha svolto il ruolo di tramite conoscitivo di una fotografia fortemente evocativa, dalla scienza e la natura che si conciliano con la spiritualità e la ricerca del sé.

Il sostantivo latino “Nebulae” riporta all’evocazione e al mistero.

Dalla radice latina, “nebula” evoca un qualcosa che non si svela completamente alla vista, come se fosse avvolto da una coltre di foschia. Dal significato scientifico, “nebula” richiama un oggetto celeste dall’aspetto che si diffonde in cielo, proprio una piccola nuvola.

Con questi significati la mostra “Nebulae” assolve il ruolo di carta d’identità della fotografa inglese Ellie Davies.

Le foto di Ellie Davies hanno immortalato angoli e paesaggi della foresta inglese, un luogo di incontro tra la natura e il passaggio dell’uomo, il quale ha modificato per sempre i luoghi che ha visitato. Le foreste inglesi sono diventate patrie di leggende, paesi natii di creature fiabesche e mitologiche, sedi di una sensazione del magico e del mistero correlato, simboli ancor presenti nella cultura popolare, simboli così forti che gli studi psicologici odierni li hanno correlati allo stato di inconscio.

Il momentaneo distacco moderno dell’essere umano dalla natura è risolto da Ellie Davies nell’attrarre lo spettatore all’interno delle foreste ritratte nelle sue foto, attraverso tre serie: “Between the Trees” (2014), “Stars” (2014-2015) e “Smoke and Mirrors” (2010).

Le fotografie passano da una sovrapposizione di nubi artificiali e fumo che vanno a colmare gli spazi tra gli alberi dei boschi della serie “Between the Trees” a una composizione quasi onirica delle immagini catturate dal telescopio Hubble sullo sfondo boschivo della serie “Stars” fino alla ricerca del nesso che collega paesaggio naturale e bellezza come si evince nella serie “Smoke and Mirrors”.

Le composizioni delle fotografie di Ellie Davies vestono due facce di uno stesso specchio, una medesima realtà il cui primo punto di vista porta a un’ulteriore riflessione, come un viaggio intimo verso una consapevolezza più matura.

La serie “Between the Trees” evoca un percorso scelto di solitudine tra i boschi, come per ritrovare quel contatto con la natura perso per le comodità e la tecnologia dell’epoca moderna, un contatto fatto di suoni e immagini poco percettibili, un momento di fermo su se stessi così da far crescere la propria consapevolezza.

La serie “Stars” intende stupire senza lasciare spazio ad altre immagini, come possono essere capaci le foto di Hubble della Via Lattea e della Nebulosa NGC 346. Il paesaggio boschivo ospita le foto spaziali ed è protagonista esso stesso, in un’armonia che può trascendere le distanze effettive, ma che rimane reale. Il concetto di limite viene superato, la composizione di sovrapposizione fotografica è portata all’estremo, la natura nel suo complesso, anche fuori dal pianeta Terra, è soggetto attivo, quasi ad attirare lo spettatore nella sua osservazione.

L’unica opera presente della serie “Smoke and Mirrors” presenta la rielaborazione del paesaggio da parte dell’uomo, come se ogni atto cognitivo fosse una costruzione. Quindi, come si può affermare che la bellezza percepita è verità? L’autenticità della fotografia, data per scontata, viene rimessa in discussione.

Il lavoro di Ellie Davies viene svolto in solitudine tra i boschi, quasi un atto meditativo.

Superato un primo momento di disorientamento, il silenzio della foresta porta l’artista a cogliere ogni più piccola sfumatura, un suono, un colore, un riflesso. L’intento è di far sentire lo spettatore come se si trovasse da solo nella foresta, in un cammino che dalla tensione passa alla quiete.

La tecnica fotografica passa attraverso interventi site-specific, ovvero una modifica forzata dei paesaggi fotografati per comporre l’opera su vari livelli, come se si trattasse di una scenografia. Vengono aggiunti elementi esterni magici e d’impatto visivo, per aumentare la propensione all’osservazione quasi contemplativa del paesaggio naturale e quasi in attesa di un evento prossimo ad accadere.

Le fotografie di Ellie Davies intendono proporre una domanda allo spettatore: quella di riflettere su come la propria individualità sia il risultato in continuo divenire dell’ambiente in cui si vive.

Come dichiarò in una lettera Isaac Newton, “Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti”.

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