I MONUMENTS MEN, D’ITALIA TERRA NATIA, CHE DELL’ITALIA SALVARONO L’ANIMA: L’ARTE. DAL DETURPAMENTO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Duecentosettantacinquesimo-post_Monuments-Men-d-ItaliaCompagni di viaggio discendenti della storia … Questa settimana vi verrà raccontata una storia, una storia di eroi: persone comuni che anteposero la propria coscienza e la conseguente responsabilità alle direttive di burocrati al servizio di un potere destinato alla distruzione. Parliamo dei Monuments Men, di quel gruppo di soldati, di funzionari, di mogli, di mariti, di tassisti, che raggrupparono e salvarono migliaia di opere d’arte dalla deportazione e dalla distruzione del regime nazista, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Parliamo oggi dei Monuments Men italiani.

 

Parliamo di un certo Pasquale Rotondi, semplice funzionario dal cuor di leone e dall’animo indomito per garantire la salvaguardia di quella che da sempre ha fatto l’Italia: l’arte.

Dell’Operazione Salvataggio, già all’attivo ben otto mesi prima che l’Italia entri in guerra, missione quasi disperata che vede la sua conclusione grazie proprio a Pasquale Rotondi, incaricato dal ministro Giuseppe Bottai.

Raccontiamo quindi di Giuseppe Bottai, ministro sì fascista eppur contrario alla deportazione nazista delle opere d’arte italiane al Führermuseum di Linz, il progetto di Hitler e di Göring per la creazione del più grande museo del mondo; contrario e attivo, ben determinato a non sottostare alla follia di un potere che avrebbe preteso pure l’arte come sua suddita rapita. Ecco quindi entrare in campo agenti dei servizi segreti fascisti, la cui coscienza si scontra con un’ideologia senza anima, coraggiosi a tal punto da rischiare il tutto per tutto, vita compresa, per dare una speranza di futuro alle opere d’arte provenienti dai musei marchigiani, Venezia, Lazio e Lombardia.

Parliamo anche di luoghi, a partire dal primo magazzino d’arte, che ospitò 6509 opere nei cinque anni tra il 1939 e il 1944: la Rocca Ubaldesca di Sassocorvaro, o Ricovero, come scritto nei documenti storici. Un vero e proprio luogo segreto, con l’ovazione in archivio della R maiuscola più che meritata.

Parliamo del paese di Sassocorvaro, nella regione del Montefeltro, patria natia di Piero della Francesca. Il più grande magazzino di segretezza di opere d’arte conta 131 casse e 34 rulli, tra cui “La Tempesta” di Giorgione. L’avventura di Sassocorvaro inizia a partire da giugno 1940.

Parliamo della ditta Montagna, simbolo di lode imprenditoriale. L’azienda prende in carico e finalizza la costruzione di muri antischegge e anticrolli, la previsione dell’impianto antincendio e l’installazione del sistema di allarme, tramite campanelli, in collegamento diretto con la stazione locale dei carabinieri. I lavori vengono eseguiti in tempo celere e a pagamento differito senza scadenza. In piena Seconda Guerra Mondiale, Rotondi non può accollarsi alcun costo.

Parliamo degli abitanti di Sassocorvaro, attenti a mantenere il più sobrio silenzio sul traffico di opere nascoste.

Parliamo del terzo nascondiglio: il Palazzo dei principi di Carpegna. Si è nella primavera del 1943, da aprile a giugno. Le opere e i manoscritti nascosti raggiungeranno un ordine di grandezza di otto migliaia, opere dal valore e dalla storia inestimabile, come la “Pala d’Oro” di San Marco e “Lo Sposalizio della Vergine” di Raffaello.

Proprio a Carpegna il 19 ottobre i militari nazisti irrompono alla ricerca di armi, si imbattono in un manoscritto inedito di Gioacchino Rossini, “La purga”, e scambiandolo per “Cartacce” non trovano le centinaia di casse stracolme di opere.

Parliamo di un tassista, Augusto Pretelli, il quale non indugia nel farsi carico del trasporto di Rotondi e delle opere da Sassocorvaro a Urbino, per non rischiare più un’altra incursione tedesca. Pretelli è ben consapevole che sta rischiando l’unico mezzo per guadagnarsi da vivere. La disperazione della situazione rende il coraggio di questi Monuments Men sempre più evidente.

Parliamo di Zea, moglie di Pasquale Rotondi, donna intrepida a fianco del marito nell’impresa inverosimile di nascondere sotto al letto opere somme, tra le quali quattro Madonne del Bellini, il “San Giorgio” del Mantegna e “La Tempesta” di Giorgione, tanto cara a Rotondi. La storia narra di una notte dei due coniugi passata in contemplazione de “La Tempesta”, con la ferrea Zea che si finge malata per non permettere l’entrata in stanza neppure ai figli.

Parliamo del Palazzo Ducale di Urbino, nascondiglio ibrido, tra opere d’arte di proprietà dello Stato italiano e opere clandestine in fuga dalla razzia nazista.

Parliamo degli operai fidati, che murano i depositi segreti che ospitano le opere clandestine, nei sotterranei del Palazzo dei Montefeltro e del Duomo di Urbino.

Parliamo di due funzionari della Direzione Generale delle Belle Arti, Ernesto Lavagnino e  Carlo Giulio Argan, del segretario di Stato del Vaticano, monsignor Giovan Battista Montini, e del Kunstschutz, una sorta di commissione per la salvaguardia delle opere d’arte in territorio di guerra. I quattro soggetti collaborano tra di loro per permettere rifugio clandestino alle opere all’interno delle mura vaticane, spazio neutrale sia per i pericoli bellici sia per la garanzia della proprietà giuridica dello Stato italiano sulle opere nei confronti degli occupanti nazisti e degli alleati anglo-americani.

Montini diventerà Papa Paolo VI.

Parliamo della direttrice della Galleria d’arte moderna di Roma, Palma Bucarelli, che presta la sua Topolino a tre ruote a Lavagnino, il quale in questo modo porta dal Lazio in Vaticano oltre settecento opere. Sempre Lavagnino porterà altre opere in Vaticano dai depositi nelle Marche, nei mesi d’inverno tra il 1943 e il 1944. L’ultimo disperato tentativo riporta in scena Rotondi, che si rifiuta categoricamente di sottostare alle richieste del ministro di lasciare le opere in terra marchigiana, ma per coscienza le trasporta in Vaticano, tra opere di proprietà dello Stato italiano e casse di salumi, formaggi e tagliatelle per i colleghi di una Roma da sfamare.

 

L’eroismo di Pasquale Rotondi si vede ben ritratto in una fotografia d’epoca nell’abito di funzionario: un cappotto scuro e un capello di feltro.

Argan ricorderà Rotondi come “il solo che abbia saputo anteporre la coscienza e la responsabilità e la dignità morale dello studioso al conformismo del burocrate”.

Un uomo solo, che ha creato una rete inarrestabile di appassionati e di volenterosi a far sì che l’arte sopravviva anche a una bruttura indicibile quale la Seconda Guerra Mondiale. Un uomo solo, che ha dato vita a una catena di coraggio, quella che permette alle opere di essere ammirate e rivissute ancora adesso.

 

Il direttore della Direzione generale delle Arti di Roma, tal Marino Lazzari. un giorno scrisse: “di questa arte, di questa storia, noi soli siamo i titolari, i detentori, i responsabili”.

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2 Responses to I MONUMENTS MEN, D’ITALIA TERRA NATIA, CHE DELL’ITALIA SALVARONO L’ANIMA: L’ARTE. DAL DETURPAMENTO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

  1. Bonny& Clay says:

    E’ stato riportato alla ribalta un geniale reportage del passato, i “Monuments Men”, una corsa contro il tempo per evitare la distruzione di oltre mille anni di cultura e di conquiste dell’umanità, a rischio della loro stessa vita, che grazie all’eroismo generoso, fatica, rischi, lavoro e volonta di salvare dagli atti di vandalismo della guerra reperti cari all’umnaità salvandoli, per poi riportarli alla luce in tutto il loro splendore, ricchezza, magnificenza e bellezza.
    Il loro primo ufficiale Croft Murry si segnava tutti i monumenti e palazzi artistici che dovevano essere messi al riparo dalla guerra. Tutta l’umanità deve molto a loro, tutto quello che in musei, ville d’arte, palazzi sontuosi ecc. si può oggi ammirare in tutta la sua bellezza e ricchezza.
    Il film “Monuments Men”, scritto e diretto da George Clooney nel 2013, risulta culturale, a tratti divertente, una bella storia di rapina virtuosa, interpretata da veri eroi.

  2. Edna says:

    Yоu havе observed very intеrеsting details! pss nice weЬsite.

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