FANTASY, FANTASCIENZA, PER L’AVVENTURA INFINITA DELL’ESSERE UMANO. SECONDA INTERVISTA A CHIARA PANZUTI PER “LA LETTRICE – LO SPIRITO DEI GHIACCI”

Duecentocinquantaseiesimo-post_Intervista-Chiara-Panzuti-La-Lettrice-Lo-Spirito-dei-ghiacciCompagni di viaggio prima di tutto esseri umani … Nell’epoca della tecnologia, dell’immagine, del voler inseguire la perfezione a tutti i costi, ci fermiamo ogni tanto a chiederci chi siamo veramente? Quali sono le qualità e quali i difetti a renderci tali?
Le buone regole della convivenza sociale ci vorrebbero in un modo da disturbare il meno possibile: eppure, un comportamento del genere non denoterebbe, al contrario, mancanza di personalità?
Siamo individui, l’uno diverso dall’altro, in perpetuo cambiamento pure con se stessi, ovvero in fase di maturità dall’infanzia alla vecchiaia, con pregi, sì, e soprattutto limiti.
Solo una macchina può essere perfetta, perciò ripetibile. L’essere umano no, proprio per tutte quelle caratteristiche proprie, belle e talvolta “odiose”, che ci rendono unici, quindi veri.
Autenticità, saggezza, messa in discussione dei ruoli di potere, avventura, fantascienza, fantasy: trovate tutto questo, cari lettori, nel secondo libro di Chiara Panzuti, “La Lettrice – Lo Spirito dei ghiacci”, il primo di una trilogia.

1.“La Lettrice” comincia con una leggenda. Sarà il filo conduttore della trilogia?

Sì, la leggenda di Lijuta e dello Spirito dei ghiacci sarà il filo conduttore di tutti e tre i libri, anche se spesso sembrerà diventare marginale nel corso della storia. Molte decisioni, e soprattutto molte emozioni dei personaggi, si specchieranno in quelle già vissute nella leggenda.

2.I personaggi dotati di capacità speciali, i Mutaforma, hanno due nomi, per esempio Nikolaj, chiamato così nella vita “normale”, e Lisa, in condizione mutata. Cosa si nasconde in questo enigma stilistico?

Inizialmente mi piaceva l’idea che i Mutaforma, lavorando nell’anonimato, avessero una specie di nome in codice. Dal momento che la storia è ambientata in Russia, ho deciso che questo nome potesse semplicemente essere la traduzione dell’animale in cui si trasformano. Per esempio, proprio “Lisa”, così tradotto con l’alfabeto latino dal cirillico, significa “volpe”.

3.Uno dei temi principali del libro è la capacità di leggere nel pensiero, come fa la protagonista, la Lettrice, coi Mutaforma, per guidarli. Per quale motivo hai deciso di esplorare un’ipotetica capacità della mente umana?

Il dialogo mentale è forse una delle forme più rivisitate nei romanzi. Da lettrice (di libri, non come Rebecca 😛 ) lo amo molto, perché poter comunicare mentalmente con una persona ha di certo i suoi vantaggi, ma anche dei difetti molto insidiosi: costringe a legarsi alle emozioni dell’altro, a conoscerne le sfaccettature più oscure. Insomma, è un’arma a doppio taglio. Per una protagonista come Rebecca spesso questa dote non sarà semplice da gestire.

4.Ben descritto nel libro è l’amore, a partire dalla mancanza di esso: amore familiare, amicizia, tenerezza, fiducia, relazione amorosa nel senso classico del termine. Come se lo sperimentare la vita nella sua completezza fosse una conquista continua.

Molti dei personaggi di questo libro sono stati abbandonati dalle loro madri da piccoli. Questo ha creato una carenza d’affetto notevole, nonché una diffidenza totale nei confronti delle persone. Rebecca conosce solo un legame sociale utilitaristico, è spaventata sia dal contatto fisico sia dall’amore nel senso più profondo del termine: l’interesse, l’avvicinamento, l’abbandono. La sua conquista sta proprio nel buttare giù quelle barriere profonde che ha creato fin dall’infanzia.
Spesso è così anche per noi, senza arrivare a estremizzazioni di sofferenza. È un’altalena continua tra la rabbia della “difesa” e la curiosità verso qualcosa di più genuino e luminoso, un sentimento libero dalle catene.

5.L’ambientazione de “La Lettrice” racchiude una storia anch’essa: avrebbe potuto rimanere verosimile, risultato di una documentazione accurata, se non che successivamente la descrizione soprattutto di San Pietroburgo ha potuto trovare verifica in un’esperienza reale di viaggio. Cosa ti ha spinto, almeno all’inizio della stesura del romanzo, a scegliere un luogo in cui non eri già stata di persona?

Ho avuto la fortuna di visitare la città di San Pietroburgo per la prima volta proprio durante la stesura del romanzo. Avevo già fatto degli studi mentre mettevo giù le idee per questa storia, perché la Russia mi ha sempre attirata e desideravo visitarla già da tempo. Più cercavo materiale, più il desiderio cresceva: alla fine sono riuscita ad andarci di persona. Penso che l’amore per un luogo sia essenziale per creare un’ambientazione, studi e ricerche accurate aiutano a renderla verosimile. Vedere San Pietroburgo coi miei occhi mi ha aiutata a completare altri pezzi del puzzle, più legati a sensazioni, odori, contatto con le persone. Molte cose che Rebecca amerà della città le amo io stessa: i suoi canali, il luccichio dei palazzi. È un luogo magico, spero che pian piano appaia così anche agli occhi del lettore.

6.I Mutaforma presenti nel libro sono pochi animali. Ognuno di essi può personificare un simbolo o una caratteristica caratteriale del Mutaforma?

Non del tutto. Dato che la trasformazione avviene a causa di un esperimento genetico, volevo far risaltare di più l’aspetto “brutale” di un DNA distorto, piuttosto che la somiglianza di carattere tra animale e persona. Ci sono alcuni dettagli che accomunano il Mutaforma con l’animale in questione, ma non ho voluto enfatizzarli troppo. L’importanza sarà sempre puntata sul loro lato umano.

7.Uno dei protagonisti è la Volontà, personaggio che apre e chiude il primo volume della trilogia. Qual è il messaggio che vuoi comunicare ai lettori nell’inserire un personaggio tanto enigmatico?

Ari, ovvero la Volontà, è forse il personaggio più contorto della trilogia. Assume dei contorni più definiti nel secondo volume, ma per Rebecca sarà sempre molto difficile fidarsi di lui. Questo perché è portatore di una “volontà”, per l’appunto. Un volere celato tra le pagine di una leggenda, tra le apparenze, che troppo spesso ingannano. Penso che sia così anche la vera “volontà” delle persone: nascosta.

8.Una delle caratteristiche distintive della Lettrice è il carattere spigoloso, acido, scontroso, un’eroina imperfetta. È corretto affermare che hai fatto tutto questo lavoro di creazione di un quasi anti-eroe, almeno nella concezione tradizionale, per ricordare l’adorabile imperfezione e le inevitabili debolezze proprie della condizione umana?

Assolutamente sì! Rebecca è nata per essere imperfetta. A essere precisi, è nata quasi per essere la perfetta antagonista di un eroe. Sentendone parlare, molti spesso la immaginano come una sorta di Nikita agguerrita, o Bond Girl con tanto di fucile e spacco vertiginoso. In realtà ne è l’esatto opposto. Fa parte di un’Organizzazione segreta, che l’ha costretta a una visione unilaterale della vita, ma questo non la rende un’eroina bella e dannata. Rebecca è insicura, titubante, scontrosa. Teme il contatto fisico, rifiuta gli abbracci, passa il tempo a costruire barriere. Come la definisce spesso Ivàn, sa essere insopportabilmente odiosa. In definitiva, Rebecca cerca un modo per vivere la sua adolescenza, la sua crescita, cercando di sconfiggere i fantasmi del rifiuto.
E la rabbia, verso gli altri, verso la società, ma sopra ogni cosa verso se stessi, appartiene a tutti noi.

9.Nel corso della vicenda, degli umani sfidano un dio, lo Spirito dei Ghiacci. Oltre alla tematica ovviamente fantasy, c’è qualcos’altro che ti sta particolarmente a cuore?

Più che un dio, lo Spirito dei ghiacci è un’entità che appartiene a un altro mondo. Come un vero e proprio fantasma. Ma può una creatura del suo mondo sopravvivere nel nostro? E soprattutto: può una creatura del nostro mondo sopravvivere nel suo? È proprio questo il filo conduttore della storia: capire chi si è e cosa si vuole, ovvero la conoscenza dei propri limiti.

10.“La Lettrice” potrebbe essere inteso anche come romanzo di formazione di un cuore inizialmente quasi malvagio, che pian piano riscopre un equilibrio, sconosciuto eppur familiare, perlomeno per l’anima, grazie a piccole attenzioni di inaspettati affetti, a una quotidianità non eccezionale e, probabilmente per questo, più autentica. Qual è il vero messaggio tematico in questa direzione?

Il tema principale di questa storia è sempre stato la rabbia: rabbia intesa come insoddisfazione, dolore, rifiuto di se stessi e degli altri. Il messaggio che mi piacerebbe trasmettere è che la rabbia è come il ghiaccio: si può sciogliere. Perché esistono davvero gesti disinteressati, sorrisi e situazioni in grado di riportare la pace. Il percorso di Rebecca non sarà illuminato solo dalla luce dell’amore, nel senso più scontato del termine. Un ruolo enorme lo avranno anche l’amicizia, quella vera, la fiducia, la lealtà. Ognuno di noi è in cerca di una “casa” dove far riposare i propri “demoni”.

11.La vicenda è ricca di azione, suspence, intrighi, attingendo le caratteristiche dal genere thriller e dal fantasy. Vedi oggi una contaminazione sempre più diffusa tra i generi letterari? A tuo avviso funziona?

Ultimamente mi è capitato di leggere storie davvero originali, come non ne trovavo da tempo. I gusti sono personali, è giusto che ognuno ricerchi i generi che preferisce, ma ho sempre pensato che fosse giusto staccarsi dagli schemi: mescolare, provare, osare. È normale che spesso i temi principali si somiglino, tra le pagine troveremo sempre centinaia di maghi, vampiri, zombie, servizi segreti, epidemie, storie d’amore travolgente. Questo è giusto, fa parte del “sognare” comune, fa parte dei nostri desideri. L’osare sta nel non farsi fermare dagli schemi prestabiliti, sta nell’avere il coraggio di dare a queste storie colori sempre nuovi.
Se funziona? Penso che scrivere a mente libera funzioni. Penso che scrivere per amore, passione, istinto sia sempre la risposta giusta. Questo il lettore lo sente. Indipendentemente da tutto.

12.Se potessi leggere nei pensieri dei lettori de “La Lettrice”, cosa vorresti trovarci?

Serenità. Sono certa che basterebbe.

Un suggerimento de “La Lettrice” può solo essere ascoltato: “Credi in quel che senti, mai in quel che vedi”.

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One Response to FANTASY, FANTASCIENZA, PER L’AVVENTURA INFINITA DELL’ESSERE UMANO. SECONDA INTERVISTA A CHIARA PANZUTI PER “LA LETTRICE – LO SPIRITO DEI GHIACCI”

  1. Bonnye & Clay says:

    Splendida intervista: un vero scrigno di sentimenti basati sull’amore e sulla delicatezza della scrittrice, invoglia a una conoscenza delle sue opere, a un approfondimento interiore che arricchisce tutti coloro che leggeranno questo libro.
    La curiosità è tale che merita uno spazio maggiore nella società.
    L’augurio è che abbia pieno successo.

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