S. E. Hinton: The Outsiders – i ragazzi della 56a strada

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«Quando sono uscito alla luce forte del sole dal buio del cinema avevo solo due cose in testa: Paul Newman e un passaggio fino a casa. Volevo tanto assomigliare a Paul Newman – lui ha l’aria da duro e io no- ma comunque so di non essere male. Ho i capelli castano chiaro quasi rossi e gli occhi verdegrigio. Vorrei che fossero più grigi, perché odio i tipi con gli occhi verdi, ma devo accontentarmi di quello che ho. Porto i capelli più lunghi degli altri, tagliati cortissimi dietro e lunghi davanti e di lato, ma sono un Greaser e dalle mie parti in genere non si pensa molto a farsi tagliare i capelli. E poi sto meglio con i capelli lunghi.» (1)

La storia la conosciamo un po’ tutti: dopo la perdita dei genitori, morti in un incidente d’auto, il tredicenne Ponyboy vive solo con i fratelli Darrel e Sodapop. I tre, con gli amici Dally, Johnny e Two-Bit formano la banda dei Greasers. Come tutte le bande che si rispettino, i Greasers non sono esattamente un gruppo di educande: insieme bevono, fumano, si cacciano nei guai, si trovano coinvolti in qualche rissa, a mani nude o, quando capita, armati di coltelli, catene, bastoni e bottiglie rotte. La loro etica? Semplice: “quando sei una banda i membri li difendi” (2).  In particolare se si tratta di difenderli dai Socs, i figli violenti dell’alta società del west side.
Ed è proprio in seguito ad uno scontro con i Soci fnito male,  che Ponyboy e Johnny si trovano costretti a lasciare la città.
La rissa e le sue tragiche, imprevedibili, conseguenze porteranno i due a interrogarsi sui motivi e sul senso dei loro scontri con i rivali.

Scritto nel lontano 1964 dall’allora sedicenne S.E.Hinton e pubblicato pochi anni dopo, nel 1967, The Outsiders, forse più noto, da noi, nella versione cinematografica firmata da Coppola, è, nel mondo anglosassone uno dei romanzi di formazione più amati dai ragazzi. Le ragioni sono molte, e ancora valide, anche a rileggerlo oggi, da adulti e a cinquant’anni dalla pubblicazione.
Innanzitutto la lingua: lo stile della Hinton è piano e diretto, il genere di voce che sembra facile facile finché uno non si mette lì a scrivere e si rende conto che c’è tutto un mondo da limare, una serie di sviste da cancellare, un universo di riferimenti che rischiano di rendere inverosimile il racconto. E in questo l’autrice si dimostra sia dotata che fortunata: sarà forse che all’epoca della scrittura aveva sedici anni, e che quindi per cogliere le sfumature della voce narrante non aveva che da appuntarsi i modi e le espressioni in uso nel suo liceo, o sarà puro e semplice talento, ma il tono del racconto convince e come.
C’è poi il tema: una storia plausibile e ben costruita. Una storia attuale, “realistica”, forse la prima storia realistica pensata e scritta espressamente per un pubblico di teenagers fino ad allora nutrito a trite favolette. E, se anche The outsiders non è del tutto privo di un certo intento moralistico-didascalico, la partecipazione dell’autrice e l’empatia dimostrata nei confronti dei suoi personaggi sono talmente lampanti da mettere tutto in secondo piano.
Ci sarebbe da discutere sulla visione della differenza sociale(3) fra bande offerta dall’autrice, ma questo piccolo, fortunato, capolavoro della letteratura per l’adolescenza uscito dalla penna di una sedicenne (4), riesce quasi a mettere in comunicazione Il giovane Holden Gioventù Bruciata e forse non è lecito chiedere di più.

The Outsiders, di S. E. Hinton è stato riproposto ai lettori italiani da Rizzoli nell’ottima (e necessaria) nuova traduzione di Beatrice Masini.

 

(1) S. E. Hinton, The Outsiders – i ragazzi della 56a strada, Rizzoli, Milano 2017, p. 7. Traduzione di Beatrice Masini.
(2)Ivi, pp. 37-38.
(3)Se i Socs, o Socials sono ricchi e di buona famiglia, i Greasers sono poveri, circostanza che l’autrice risolve evocando un generico malessere adolescenziale che accomunerebbe (in questo caso il condizionale è d’obbligo) i membri dei due schieramenti…

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One Response to S. E. Hinton: The Outsiders – i ragazzi della 56a strada

  1. Ricordo la pellicola, ma non sapevo fosse tratto da un libro. Grazie di avermelo fatto conoscere

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