Umberto Lenzi: Scalera di Sangue

Luglio 1945; la guerra è finita, e Bruno Astolfi, reduce da un anno di militanza tra i partigiani della Brigata Malatesta in alto Veneto, torna a Roma con l’intenzione di riprendere la sua attività; ma la città che lo accoglie non è più quella di un tempo: la “nuova” Roma è livida, desolata, quasi spezzata dalla miseria, e le strade pullulano di segnorine e sciuscià. E, se pure la cronaca nera registra “quasi ogni giorno un numero crescente di furti, rapine estorsioni” e “risse per motivi futili”(1), un investigatore privato non ha poi molte speranze di procurarsi un ingaggio… per fortuna il regista Mario Camerini ha un incarico che sembra fatto apposta per Astolfi: sorvegliare l’attore Andrea Checchi, impegnato sul set di Due lettere anonime, e valutare i rischi connessi alle sue strane frequentazioni notturne.
Il semplice lavoro di routine si trasforma, però, in una lunga e complessa indagine, quando un assassino apparentemente intenzionato a saldare qualche vecchio conto fa la sua comparsa sulla scena…

Quarto romanzo della serie dedicata alle avventure di Bruno Astolfi, Scalera di Sangue, non si allontana, da un punto di vista stilistico, dal precedente Morte al Cinevillaggio: la lingua è sempre quella, essenziale ma precisa; il lessico in uso nei dialoghi e nella narrazione è volutamente polveroso, ma mai stonato, innaturale o altisonante; le frasi sono ben costruite, ben strutturate, ma mai barocche.
Gli ambienti sono quelli romani che ben conosciamo; ambienti ai quali Lenzi ritorna, dopo la pausa veneziana di Morte al Cinevillaggio, con rinnovata cura per i particolari(2), tradendo un solido ed esteso lavoro di documentazione(3) preliminare.
Anche la formula narrativa sembra, a prima vista, quella usuale: il romanzo si apre con un’indagine “semplice” che ha a che fare con il mondo del cinema, e che si complica sempre di più man mano che l’intreccio procede, per poi sciogliersi, anche grazie all’intervento di alcuni adiuvanti di riguardo (in questo caso, fra gli altri, Rossellini, Camerini, Fellini, Pratolini e Cassola)(4). Ma, se ad un occhio poco attento la nuova avventura di Astolfi può apparire come la riproposizione di una serie di meccanismi ormai collaudati e perfettamente funzionanti, è doveroso rilevare come in questo Scalera di sangue l’originario spunto kaminskiano(5) sia ridotto ad una vaga reminiscenza; segno che l’autore, pur attraverso una serie di impercettibili modulazioni, ha definitivamente compiuto la sua emancipazione(6) dagli illustri predecessori, ed è ormai pronto a raccontare liberamente, con l’occhio partecipe del testimone e lo sguardo storicamente informato dell’osservatore contemporaneo, un intero periodo storico.
E, servendosi del cinema come pretesto narrativo -pretesto importante, certo, ma pur sempre un pretesto…- Lenzi fa proprio questo: racconta un momento di transizione cruciale per la costruzione della realtà contemporanea, molto più e molto meglio di quanto non lo facesse l’intero ciclo delle avventure di Toby Peters.
E poi, ormai, il tono del racconto è completamente diverso: meno scanzonato, più serio, più duro, appena stemperato dall’ironia della splendida voce del protagonista-narratore; e, ancora, il racconto post-moderno alla Kaminsky è trapassato in una moderna rivisitazione delle trame del poliziesco “classico”, nella costruzione delle quali Lenzi non teme rivali.

Il romanzo Scalera di Sangue è edito da Coniglio editore.

(1)Umberto Lenzi, Scalera di sangue, Coniglio editore, Roma 2011, p. 8.
(2)Dai brani musicali ai modi di dire, dalle consumazioni al bar all’immaginario pugilistico, e così via fino alle canzoni alla radio, in Scalera di sangue, tutto è rigorosamente d’epoca…
(3)Gli increduli diano pure un’occhiata alla bibliografia (pp. 197-198).
(4)Da notare come questi personaggi, oltre a facilitare lo svolgimento della trama, contribuiscano a rafforzare l’effetto realtà ottenuto grazie alla precisa ricostruzione ambientale.
(5)Citato da De Cataldo nell’introduzione al volume Terrore ad Harlem (Coniglio editore, Roma, 2008), e dallo stesso Umberto Lenzi nel corso di diverse presentazioni, il ciclo di avventure di Toby Peters, di Stuart Kaminsky, è la principale fonte d’ispirazione letteraria dei romanzi di Bruno Astolfi.
(6)La definitiva rottura sembra segnalata dall’evocazione, da parte di Cassola, di Raymond Chandler. Proprio Chandler, infatti, svolgeva funzione di adiuvante nel memorabile Murder on the Yellow Brick Road (Stuart Kaminsky, Assassinio sul sentiero dorato, Einaudi Stile Libero, Torino 2005), e qui il “Chi è, un filosofo?” con il quale Astolfi ribatte alla domanda “Ha mai letto Chandler?” (p. 109), sembra, più che una semplice risposta storicamente motivata (la grande notorietà, l’autore di Il lungo addio, l’avrebbe raggiunta, in Italia, solo nel 1953, con la pubblicazione del volume Philip Marlowe investigatore, curato da Alberto Tedeschi e Ida Omboni -così, almeno, stando alla cronologia del volume primo delle Opere di Chandler nei Meridiani Mondadori-, e la versione cinematografica de Il grande sonno sarebbe uscita solo nel 1946, un anno dopo il presente del racconto, è dunque verosimile che un personaggio come Astolfi potesse, nel 1945, ignorare l’esistenza di quell’”americano scrittore di gialli” che il colto Cassola citava già come esempio), un’ironica (ma volontaria) presa di distanze dell’autore dai modelli americani…

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Buon Natale da NonSoloNoir

Nonsolonoir augura buon natale a tutti i lettori.

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TimeCrime, da gennaio in libreria

Buone notizie per gli amanti del thriller: da gennaio, Fanucci editore lancerà TimeCrime, un nuovo marchio editoriale che si propone di portare in libreria 30 novità l’anno; 30 titoli di qualità, curati nella grafica, nella traduzione e nel testo, ad un prezzo contenuto: appena 7,70 euro per volumi rilegati e con sovracoperta…

 

Ecco il comunicato dell’editore:

TimeCrime arriva nelle librerie agli inizi di gennaio. Nuovo marchio editoriale nato come una costola della più grande e già affermata casa editrice romana, Fanucci Editore, è rivolto ai lettori che amano il thriller in tutte le sue forme, dallo storico allo psicologico, dal noir alla spy-story, dal suspence al mystery, dal poliziesco alla detective-story, dal giallo all’hard-boiled, il nuovo marchio si pone come obiettivo quello di pubblicare trenta novità all’anno e di conquistare una quota di mercato rilevante già nel 2012.  Ancora una volta il gruppo Fanucci, utilizzando un’esperienza di oltre vent’anni e una crescita di ben trenta volte dal suo inizio (1990), si conferma capace di raccogliere una sfida importante, entrando in un mercato ben consolidato come quello dei romanzi di suspence ed evasione, con la ferma convinzione che ci sia ancora spazio per una realtà indipendente, innovativa, snella e attenta ad offrire ai propri lettori prodotti curati nelle traduzioni, nell’editing e nell’estetica e con un occhio attento al prezzo di copertina. Infatti l’edizione TC sarà rilegata con sovracoperta al prezzo di soli euro 7,70.

I primi tre titoli della collana TimeCrime, in libreria dai primi di gennaio sono:

L’Ombra della Verità di Karin Slaughter
Quando l’agente Michael Ormewood, del dipartimento di polizia di Atlanta, viene chiamato in un quartiere popolare di Grady Homes, si trova di fronte a uno degli omicidi più brutali cui abbia mai assistito nel corso della sua carriera: Aleesha Monroe giace in un lago di sangue, il corpo orribilmente mutilato. Ora dopo ora, appare evidente che l’assassinio della donna non è tuttavia destinato a rimanere isolato: poco dopo, il cadavere della vicina di casa di Michael, Cynthia Barrett, viene trovato nel cortile posteriore della sua villetta, e anche questo omicidio sembra avere parecchie somiglianze con altri due crimini verificatisi nello Stato. Viene chiamato ad affiancare Ormewood nell’indagine Will Trent, agente del Georgia Bureau of Investigation. Eppure, qualcosa non torna: tra i diversi casi ci sono delle incongruenze, dei dettagli che aprono la strada a ipotesi investigative diverse. Forse non si è in presenza di un unico serial killer, forse il mistero celato dietro la morte delle due donne è inestricabilmente legato a un passato che rifiuta di essere sepolto…

Venti Corpi nella Neve di Giuliano Pasini
Case Rosse, minuscolo borgo nell’Appennino tosco-emiliano, ha un primato: è la sede del commissariato più piccolo d’Italia, diretto da Roberto Serra – che viene da Roma ed è considerato uno ed fòra – con l’aiuto dell’agente Manzini. Non succede mai nulla se non qualche rissa tra ubriachi il sabato sera. Ma la notte del Capodanno del 1995 una telefonata sveglia Manzini in piena notte. Ci sono tre cadaveri al Prà grand, uccisi senza pietà. I due poliziotti accorrono sul luogo del delitto e uno spettacolo raccapricciante si presenta ai loro occhi: un uomo, una donna e una bambina sono stati colpiti a morte da distanza ravvicinata con un fucile. È un’esecuzione, senza alcun dubbio. Ma non ci sono schizzi di sangue intorno alle vittime e la loro posizione non combacia con la traiettoria degli spari. A chi appartengono questi corpi straziati che chiedono giustizia? Chi ha violato la pace di quel piccolo paese perso tra le montagne, e per quale motivo? E perché così tanta violenza da sorprendere anche un uomo come Roberto Serra, abituato a omicidi ben più efferati? Per il commissario comincerà un’indagine che lo porterà a rivivere il passato del luogo in cui si è rifugiato, e ad affrontare i demoni che albergano nella sua anima e nel suo cuore.

In Difesa di Jacob di William Landay
Andy Barber, da più di vent’anni braccio destro del procuratore distrettuale, è un uomo rispettato, un marito e un padre devoto, e ha davanti a sé una carriera sicura. Sa bene cosa può nascondere la vita di una persona, quali colpe possono essere taciute, ma la sua è un’esistenza serena e l’amore per la moglie e il figlio non ha limiti. Tutto sembra andare per il verso giusto per lui e la sua famiglia. Ma certe convinzioni a volte sono esposte ai capricci del destino o alle conseguenze di piccoli gesti. Così, un giorno, quasi per caso, piomba su di loro un’accusa inaudita: il figlio di Andy, Jacob, poco più che un bambino, viene indagato per omicidio. Un suo compagno di classe è stato accoltellato nel parco poco prima dell’inizio delle lezioni. Il ragazzo proclama la propria innocenza e Andy gli crede. Ma c’è qualcosa che non torna, l’impianto accusatorio è dannatamente convincente: e se qualcosa fosse sfuggito all’attenzione di Andy? E se i quattordici anni di vita del figlio non fossero sufficienti per capire chi è realmente? E se Jacob, suo figlio, fosse alla fine un assassino?

TimeCrime sul Web:
www.timecrime.it
http://www.facebook.com/pages/TimeCRIME/174614952636641
https://twitter.com/#!/Time_Crime

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Presentazione “Ultimi fuochi per Paludi”, di Fabio Beccacini

Tutti i lettori sono invitati alla presentazione del romanzo Ultimi fuochi per Paludi, di Fabio Beccacini, che si terrà domani sera, mercoledì 21 dicembre, dalle ore 19,30 all’interno dello Showroom Temporaneo Flash Art Mob di via Porta Palatina 13 a Torino.

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“La seconda attenzione” presenta “22×150″

Tutti i lettori sono invitati all’inaugurazione della mostra “ 22 x 150 “, a cura di Patrizia Lidia Grandis, che si terrà domani, giovedì 15 Dicembre 2011, a partire dalle 19.00 in Via Ascoli 22/b Torino.
In mostra opere di Salvatore Anelli, Aline Blanc, Enzo Bersezio, Rossella Di Dio, Claudio Fadda, Diego Grangetti, Massimo Lai, Attilio Lauricella, Santo Leonardo,
Francesca Maranetto Gay, Antonio Mascia, Giacomo Sampieri, Gianfranco Sergio, Gianni Maria Tessari, Mario Tozzi; scritti di Fabrizio Fulio Bragoni (leggi Tanto_rumore_per_questo  e le note in formato pdf), Giorgio Franciosi, Matteo Lai, Salvatore Novellu, Renata Panizzieri, Luca Rinarelli e Paolo Veronesi.
Per informazioni: 333.98.39.523/ http://www.lasecondattenzione.it.

 

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Presentazione “Incendi. Racconto di fine estate” di Alessandro Stellino

I lettori sono invitati alla presentazione del romanzo Incendi. Racconto di fine estate, di Alessandro Stellino, che si terrà venerdì 2 dicembre a partire dalle 19.00 all’interno della libreria Linea 451 di Via Santa Giulia 40/a, Torino.

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Presentazione “Città Contro” di A. Bastasi e “Chiamami Buio” di M. Rainer

Tutti i lettori sono invitati alla presentazione dei romanzi Città Contro, di Alessandro Bastasi,  e Chiamami Buio, di Massimo Rainer, che si terrà martedì  29 novembre a partire dalle 18.30 alla libreria Belgravia di Via Vicoforte 14/d.

 

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Marsilio Editore apre le porte al mondo dei blogger

Con colpevole ritardo, vi segnalo questa lodevole iniziativa lanciata da Marsilio:

i blogger interessati a recensire La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen e Blacklands di Belinda Bauer, gli ultimi acquisti del catalogo dell’editore veneziano, non dovranno fare altro che inviare una mail a questo indirizzo indicando l’URL del blog e il titolo di loro interesse; riceveranno in regalo il testo scelto in formato ebook (epub con DRM Adobe). Affrettatevi: l’offerta è limitata alle prime 100 adesioni.

Per dettagli, condizioni e modalità di partecipazione si rimanda a: http://blog.marsilioeditori.it/2011/11/08/blogger-a-voi-la-parola/

A breve il mio contributo all’iniziativa.

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Presentazione di Ultimi fuochi per Paludi, di Fabio Beccacini

Tutti i lettori sono invitati alle presentazioni del romanzo Ultimi fuochi per Paludi, di Fabio Beccacini, che si terranno domani, 17 novembre, a partire dalle 21.00, all’interno della sala consigliare di Borgaro Torinese (Piazza Europa 2), e venerdì 25 novembre, a partire dalle 18.00, alla libreria Feltrinelli di Piazza CLN.

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Roberto Costantini: Tu sei il male

9 luglio 2006, l’Italia vince i mondiali di calcio; non succedeva dal 1982. Ma mentre tutti gioiscono, l’anziana Giovanna Sordi si getta dalla finestra del suo appartamento romano.
Un fatto da niente, o quasi.
Per tutti, ma non per il commissario Balistreri, che ventiquattro anni prima, proprio nel 1982, ha indagato, invano, sulla morte della figlia della signora Sordi, la giovane Elisa.
I salotti romani sembrano gli stessi attraversati nel corso della vecchia indagine: neppure le facce che li popolano sono cambiate, ma sono passati ventiquattro anni, e Balistreri non è più il giovane sbirro prodotto da un’“infanzia inquieta, divisa tra un prete che allungava troppo le mani, le messe da servire e le risse con i […] compagni arabi e italiani”(1); non è più l’uomo cresciuto nutrendosi di “Omero, Nietzsche e del primo Mussolini”, quello tutto “onore, azione, coraggio”. Gli anni passati, e forse quell’“unica” macchia -il non essere riuscito a chiarire le circostanze della morte di Elisa- gli hanno insegnato il pentimento e il senso del peccato; l’età e il decadimento fisico hanno fatto il resto.
Ma non c’è tempo da perdere a pensare al passato, e la morte della signora Sordi non è certo una priorità, dato che un maniaco omicida si aggira per Roma lasciandosi alle spalle una scia di cadaveri, e che le alte sfere sembrano inclini a ripiegare sui soliti capri espiatori…

Apparentemente ispirato ad una serie di recenti fatti di cronaca(2), Tu sei il male, romanzo d’esordio di Roberto Costantini, già venduto -come avvisa la fascetta- in diversi paesi europei, prima ancora della pubblicazione in Italia, ha il suo punto di forza nell’intreccio ben costruito, scorrevole e perfettamente funzionante a dispetto della mole imponente, e della grande quantità di storie che confluiscono nella trama principale. Questa inconsueta precisione della meccanica (3) è legata, in buona misura, alla riuscita miscela tra la forma “classica” (4), le inedite ricostruzioni dei salotti romani dei primi anni ’80, e il realistico tratteggio dei rapporti tra politica, chiesa, servizi segreti e polizia(5).
Ottimo il personaggio del protagonista, ben delineato, originale e psicologicamente credibile (ha in più, dalla sua, il fascino decadente e maledetto degli eroi “di destra” dei quali si invidiano la risolutezza, e talvolta, pur senza condividerli, i metodi …), volontariamente presentato come “prodotto” di un passato in buona parte ancora da svelare, in quella che, basandosi sull’avvio, non si può non accogliere come una promettente trilogia.

Il romanzo Tu sei il male, di Roberto Costantini è edito da Marsilio.

(1)Roberto Costantini, Tu sei il male, Marsilio, Venezia, p. 18
(2)Casi che non è lecito citare qui, per non anticipare nulla ai potenziali lettori.
(3)Ma mai una “precisione meccanica”, e questo è un gran merito dell’autore…
(4)Dalla breve parentesi conclusiva nella quale l’autore si lascia andare ad una sommaria ricostruzione dei fatti del 1982 allo sporadico ricorso ad inserti e cambiamenti di prospettiva -sempre segnalati dal corsivo-, passando per la scelta del narratore onnisciente, il romanzo sposa una serie di soluzioni in uso nelle forme moderne (e non post-moderne) del romanzo poliziesco; da segnalare, inoltre, lo slittamento verso la prima persona in incipit ed epilogo, che oltre ad istituire una circolarità, rafforza la somiglianza tra “cacciatore” e “preda”, tra “poliziotto” e “criminale”; e, d’altra parte, si ha il dubbio, per tutto l’avvio del romanzo, che il “tu sei il male” del titolo sia riferito proprio all’investigatore…) e per le convenzionali, ammiccanti parallissi (in uso, in particolare, per celare una risolutiva intuizione di Balistreri).
(5) Tradisce, mi pare, qualche eco dal De Cataldo di Romanzo Criminale e, probabilmente, reminiscenze dell’ormai mitica serie del commissario Lopez di Giuseppe Genna, ma resta comunque ammirevole (e fruttuoso) il tentativo dell’autore di costruire un “nero” radicalmente italiano (tentativo ravvisabile non solo nella cura, nella precisione quasi sociologica delle ricostruzioni, ma anche nella scelta della vittoria dei mondiali di calcio come avvenimento “epocale” che dà l’avvio alla vicenda).

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