Claudio Morici: il signore degli ostelli

Di: Eleonora Boggio

Qualche settimana fa su Repubblica è uscito un interessante reportage fotografico. Foto, prezzo, numero di ospiti che russavano e quantità di minuti passati a parlare da solo o in compagnia.

Il protagonista, ora trentanovenne, era un pubblicitario da 4.000 euro al mese, eppure, un giorno di quattro anni fa, si è licenziato. E con i soldi dell’anticipo di un libro La terra vista dalla luna, ha cominciato a girare il mondo.

Io l’ho incontrato in una domenica nel mondo virtuale di facebook. Stringhe di numeri e stati aggiornati al posto di check in e carte d’imbarco. La rete avvicina e dall’altra parte dello schermo sedeva questo bizzarro globe trotter per cui il viaggio è diventato letteralmente una dipendenza.

Da piccolo era certo che sarebbe diventato un costruttore di aerei. Di hangar, probabilmente non ne ha visti molti, ma terminal ed aereoporti a bizzeffe. Se gli chiedete da cosa sia scappato, vi risponderà che non si ricorda. Ma ricorda perfettamente, la rivoluzione copernicana che è coincisa con la necessità di cambiare vita. Una storia agli albori con un’inglesina che posava l’asciugamano per terra. Nuove prospettive, come quel pezzo di spugna. “Per un italiano mettere un asciugamano per terra è come per un inglese sentirsi tiziano ferro”, mi dice dall’altra parte del monitor e sembra quasi di vederlo questo randagio dalla coda di cavallo dagli occhi che ridono.

Così, ne approfitto, e faccio a chi vorrei emulare se non ci fossero troppi “se” nella mia vita, queste domande sull’onda del viaggio.

Ti senti più turista o viaggiatore?

“Mi sento più viaggiatore. Più che altro non riesco a farmi una vacanza da anni, anche se è un paradosso. Se penso alla vacanza mi vengono in mente cose di 15 anni fa, con gli amici, tutti in campeggio, roba del genere. Da un certo punto in poi è scattato qualcosa, e anche quando giravo solo un paio di mesi all’anno, c’era un grosso impegno, anche se non ricordo bene verso cosa. Mi riposavo più a lavoro, in un certo senso. Con qualcuno che ti dice quello che devi fare, dove devi andare, quando devi arrivare. Se l’hai fatto bene o l’hai fatto male. A volte però, il turista lo faccio, non credere. Per me è un po’ l’equivalente di una serata passata davanti la televisione, per un impiegato medio italiano, distrutto dal lavoro. E’ tutto un po’ spostato. “Vabbene, dài, domani andiamo a vederci Tikal”, penso, mentre sto in Guatemala da due mesi. Oppure, “facciamo questa gita sul Mekong con quelle americane”, così pago e c’è uno che mi dice cosa devo vedere, quando, come, dove. E ci sono pure le americane. E non penso a niente. Stacco un attimo. Sono cose da turisti, ma a volte le faccio. Se accendo la televisione in Thailandia non ci capisco niente.”

Quali sono le tre cose che ti porteresti su un’isola deserta?

1. Un portatile con la connessione satellitare. Così posso continuare a lavorare da freelance ogni tanto, e non trovarmi con il culo a terra dopo qualche mese. Incapacitato a spostarmi in un altro posto. Lo userei anche per scrivere romanzi, ovviamente.

2. Tre paia di mutande, tre magliette, due pantaloni (uno corto e uno lungo)

3. I Sigur Ros, tornati insieme per l’occasione.

Che tipo di viaggiatore sei?

“Eh, va a sapere. Probabilmente rietro dentro una categoria generale, ma forse è qualcosa di nuovo per un Italiano. Assomiglio a un inglese scoppiato che si licenzia, viaggia per 4 anni, poi torna a casa e riprende a fare la vita che, più o meno, faceva prima. Allora si ricorda com’era, prende e riparte. L’unica differenza è che a me, quando torno in Italia, mi dicono che sono mezzo pazzo, oppure pensano che sono ricco, oppure si preoccupano e chiedono “Tutto da solo? E con chi parli?”. Per lui, invece, è culturalmente normale.”

Sei certamente un natoconlavaligia. Descrivici la tua valigia tipo

“Lo zaino è il mio biglietto da visita. All’interno: tre paia di mutande, tre magliette, due pantaloni (uno corto e uno lungo). Proprio come sull’isola deserta. Poi mi porto più libri possibile (ma pesano). Lettore mp3 ben aggiornato. A volte il netbook, asciugamano, ciabatte, scarpe da trekking. E passso giorni a stabilire il contenuto di un contenitore di plastica dove metto lo spago, le mollette, il termometro, le cuffiette di riserva, la lucetta e altre cose davvero misteriose.”

Quest’estate cosa farai?

“Sto a Roma tutto luglio e agosto, mi sembra coerente. Riparto a settembre, i biglietti costano la metà. E finalmente posso godermi la mia città da turista tedesco.”

Manda un messaggio nella bottiglia ai lettori di nati con la valigia

“Era meglio il vino, vero?”

Tagged with:     , , ,

Related Articles

Post your comments

Your email address will not be published. Required fields are marked *