Aperitivo uno, aperitivo due, aperitivo tre… la ragazza torna a casa tardi giovedì sera, ma quello che ormai tutti chiamiamo amichevolmente Blizzard torna a casa più tardi di lei…
Il venerdì, al risveglio, lo strato di ghiaccio che ormai da giorni se ne sta appiccicato al suolo, è ricoperto di un soffice doppio strato di neve schiumosa.
Nella morsa del gelo Milano se ne sta muta e immobile come in una boccia di vetro. O in una fiaba di Andersen o dei fratelli Grimm, magari La regina delle nevi, quella in cui l’eroina è una fanciulla di nome Gerda, che con il calore delle sue lacrime scioglie il ghiaccio del corpo di Kai. Ci sono pochi passi per via nelle notti e nei giorni, Milano sembra preda di un incantesimo, cristallizzata in tante stalattiti. Dicono che un pugnale di ghiaccio sia l’arma perfetta per un delitto perfetto. La gente ha paura del gelo, come del troppo caldo.
E pensare che c’è stato un tempo non molto lontano in cui Milano era Saigon, un tempo in cui parole, pensieri e umori evaporavano, e ci si trovava all’ombra delle girandole cadenzate dei ventilatori, aspettando serate che non portavano refrigerio. E l’estate non ne voleva sapere di finire, e la si sfidava ogni giorno, a chi prima cedesse. Ma perchè tanto clamore, poi? A questa età scegliere una città è come scegliere un uomo o una donna: le stagioni che ci aspettano le possiamo prevedere, resta la leggerezza, il sapore, la sorpresa dell’attraversarle insieme.