Colei che nasconde

Quando la scotta riavvolge il fiocco e inizia l’approdo, la ragazza guarda la prua avvicinarsi al piccolo porto tremando un poco in cuore. Quando poggia il piede sulla terraferma, poi, quasi inciampa. Ma dopo due passi le torna in petto il coraggio dei marinai.

Calipso l’aspetta seduta a un tavolino di legno, a un passo dal mare, accanto a una bottiglia di vino resinato. “E così sei tornata sulla mia isola, ragazza. Si diceva non ne avresti avuto il cuore”

“Tu mi sottovaluti, ninfa, ho attraversato prove ben più ostili del tuo bel porto… ”

“Ci sono porti, incroci, stazioni a cui non possiamo sottrarci. Cerchi da chiudere, nasse da sbrogliare… Sono accadute tante cose durante il volgere delle ultime quattro stagioni, ma ti trovo bene”.

“Sto bene. Spesso mi capita di avere gioia in cuore e non saper perché. O di aspettare felicità prossime ad arrivare, senza nutrire attese o speranze in qualche cosa…”

Calipso sorride.

“Calipso, su questa sedia di paglia un anno fa guardavo le barche a vela attraccare, e mi chiedevo come fosse… adesso lo so…”

“Ragazza, su questa sedia di paglia un anno fa interrogavi il tuo futuro, e adesso lo stai vivendo…”

“… sì, e ti chiedevo come imparare a deporre le armi, a lasciare andare…”

“Hai visto? Hai imparato, ed è stato facile, in fondo…”

La ragazza accarezza con lo sguardo le reti gialle avvolte sul lungomare, i legni rossi e bianchi dei pescatori, la taverna azzurra con i polpi appesi al sole del tramonto, il pergolato affollato dalle parole dei vecchi.  “Calipso… kalyptein …  Colei che nasconde, non posso restare un po’ qui da te? E’ così bella la tua isola…”

“No, ragazza, io nascondo solo uomini, e a prezzo troppo alto… A te tocca riprendere il mare, e ritornare, nuovamente, a Milano…”

“… e del futuro, non mi dici niente?”

Ma Calipso è già lontana, in dissolvenza nel tramonto. E la ragazza è soltanto una donna senza tempo seduta a una taverna, una donna affacciata ai venti e avvezza, talvolta, alle derive.

Vinicio Capossela, Calipso

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