Sex on the road: la prostituzione a Milano

Milano, la grande Milano, crocevia di culture ed etnie, città delle tante opportunità (anche se la crisi ha colpito pure lei), in particolar modo per chi il proprio mestiere lo svolge in strada. Non parlo dei poliziotti o dei netturbini e nemmeno dei tassisti. Parlo di prostituzione. Milano è una babilonia di donne, uomini e trans che lungo le strade offrono sesso. Esagerata? Fatevi un giro a Milano di giorno, di notte e vi si aprirà un mondo. Stupore? Non più di tanto, infondo la prostituzione è ovunque. Milano però offre una visuale a 360°. A qualunque ora della giornata. In città e fuori città. Lungo viali frequentatissimi. Nei parchi. Ma anche in pieno centro.

L’ultima novità riguarda il jogging-love . Il termine utilizzato fa molto pubblicità progresso del tipo “il jogging fa bene all’amore“. Non si tratta di questo. E se lo chiamassimo Jogging-sex? O semplicemente sex on the road. Renderebbe meglio l’idea? Michele Focarete nel suo articolo fa riferimento ad una nuova zona battuta dalla prostituzione: la collinetta di San Siro. Pensate che questa montagnetta, Monte Stella, ha una storia di guerra dietro le spalle. E’ una collina artificiale ottenuta dalle macerie e dai detriti della guerra che colpì Milano. Oggi invece, su questa montagnetta troviamo rumene che “con 30 euro fai tutto e nessuno va via scontento”. Queste le parole di una di loro tratte dall’articolo del Corriere. Le donne milanesi oggi avranno qualche pensiero in più, quando il proprio uomo dirà loro “vado al parco a fare jogging“.

Leggendo attentamente l’articolo, emerge che queste donne non sono costrette a prostituirsi. Lo fanno volontariamente e nessuno le sfrutta.  Di primo acchito sono rimasta un po’ perlpessa. Non tanto per la volontà di prostituirsi, quanto per l’apparente inesistenza di qualcuno dietro che ne guida le fila. La notizia risulta ancora più anomala pensando che il viale Sarca possa valere 100 mila euro, secondo “il catasto della prostituzione“. E la collinetta di San Siro quanto potrebbe valere? Da alcune dichiarazioni del capo della squadra mobile di Milano, sembra invece che “sempre più spesso le donne si riuniscono in cooperative e si organizzano da sole”. Indubbiamente è chiaro che genere di business gira attorno al mercato del “sex on the road“.

La prostituzione infatti copre diverse aree di Milano e periferia. Non voglio certo farvi la mappa, anche perchè chi vive a Milano conosce bene e soffre il problema. Di oggi la notizia di una lettera (una delle tante) di cittadini milanesi che denunciano “una situzione tornata intollerabile”. Chi non vive a Milano ma ci si reca per lavoro o per piacere (come me) rimarrà basito circa la portata e le modalità del fenomeno. In una delle mie visite nella metropoli, mi son trovata a percorre la provinciale verso Cusago di sabato alle 12:30. Non mezzanotte, 12:30 ora di pranzo. I miei occhi hanno visto in pieno giorno una strada periferica piena di ragazze sul ciglio della strada in abiti succinti. Non credo fossero lì per una sfilata. Decisamente no. Una a distanza dall’altra di 300 metri. Se ne ho riconosciuta qualcuna? No, mi spiace. Erano tutte di spalle, o meglio di posteriore bene in vista. Provenendo invece da Monza in direzione Milano, attraversando Sesto San Giovanni, non passeranno inosservate le zone di viale Fulvio Testi, viale Sarca, il Parco Nord e Milano Bicocca. Tra lucciole, trans e prostituzione maschile, la strada si fa ben trafficata e non possiamo certo dire “non c’è un’anima in giro”. Pensate che in quelle zone ci sono multisala, ristoranti e persino un hotel di charme, Villa Torretta, dimora storica restaurata con affreschi del 600. I servizi di certo non mancano. E nemmeno la prostituzione.

Milano, come molte città di tutto il mondo, convive con un fenomeno antico, la prostituzione, e difficilmente anientabile. Nel tempo si sono susseguite leggi di ogni genere ma nulla è servito per estirpare il problema. Perchè non si può.  Cambia, si sposta, assume nuove vesti, a volte perverse e inimmaginabili. Coinvolge donne, uomini e persino bambini (purtroppo). Sulla strada come nella rete. Genera business, un incredibile business. Si può combattere e si può intervenire solo quando ci troviamo difronte all’evidenza dello sfruttamento, in particolare minorile ma non solo. Ovvero quando il reato, già commesso, sfocia nel penale e non in semplici sanzioni amministrative.

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