IL THRILLER DELLA DOMENICA:PROFESSIONISTA CHIAMA PARKER

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Nel panorama variegatissimo della letteratura gialla e noir il nome di Donald E. Wesltake (1933-2008) merita una posizione di rispetto. Non solo perché le sue storie sono tra le più apprezzate dagli appassionati e hanno ispirato innumerevoli film e telefilm. Westlake è riuscito, pur sviluppando un discorso completo e coerente, a crearsi due schiere di fans agli opposti lati della barricata.
Autore brioso, capace di trasferire sulla pagina emozioni e comicità, cosa difficilissima, ha creato con la saga del ladro Dortmunder e altri romanzi, un genere che ha uno stretto legame con l’argomento che stiamo trattando.
I romanzi firmati come Westlake, infatti, sono perfetti caper, nei quali a una macchina di precisione legata al furto in sé, si abbina una rara capacità di cogliere il grottesco e l’ironico nel mondo criminale. Ne sono usciti romanzi spassosissimi che è difficile definire commedie piuttosto che gialli e viceversa.
Al tempo stesso Westlake ha generato anche una seconda personalità, una metà oscura cui si è in qualche modo ispirato anche Stephen King in un suo celebre romanzo. Richard Stark fu, in Italia, portabandiera dei “Neri del Giallo Mondadori”. Storie cupe, senza morale, incentrate sul personaggio di Parker, rapinatore di professione. Freddo violento, ma non psicotico. Un professionista del crimine per il quale la scelta più ovvia è sempre quella di evitare di farsi prendere o coinvolgere dall’organizzazione. Parker è stato protagonista di due serie di romanzi di Stark scritti in momenti differenti della sua vita ma perfettamente legati dal filo conduttore del “colpo” impossibile da realizzare. Qui, se l’ironia c’è, è involontaria. Sono storie violente, non consolatorie che erigono a protagonista un eroe negativo che però conquista subito il lettore. Narrate con uno stile secco, documentaristico sono forse tra i romanzi migliori del genere. Questo per quanto riguarda la produzione letteraria. Il cinema ci ha regalato numerosi e bellissimi film sull’argomento. Ne ho scelti alcuni, uno solo con Dortmunder e ben quattro con Parker (anche se chiamato con differenti nomi) per una ragione speciale. I film di Parker sono lo specchio dell’epoca in cui sono stati realizzati. Gli interpreti e le storie, più o meno fedeli all’originale, riescono a fornire l’immagine del protagonista a seconda degli anni di realizzazione dimostrandone l’inossidabile efficacia.

SENZA UN ATTIMO DI TREGUA
Come Richard Stark ,Westlake ha firmato una serie di “neri” più cupi e violenti centrati sulla figura di Parker, uno scassinatore di professione sempre impegnato tra vendette e colpi in grande stile. Parker, che al cinema per uno dei soliti misteri contrattuali, non poteva essere citato con il suo nome, nei primi film a lui dedicati viene chiamato con una variante dell’appellativo originale ma è riconoscibilissimo. Questo Senza un attimo di tregua è (come quello con Gibson, Payback) ispirato al primo romanzo della serie The Hunter, da noi tradotto come Anonima Carogne. Benché piuttosto differente dal romanzo, si presenta come un ottimo prodotto fine anni ’60, con tutte le meccaniche e i vezzi cinematografici dell’epoca. Dirige John Boorman e Lee Marvin è così convincente da rimanere il modello ideale di Parker anche nelle copertine dei romanzi pubblicati dal Giallo Mondadori e illustrate da Jacono. La rapina vera e propria si svolge durante i titoli di testa. L’intercettazione di una grossa somma di denaro che Walker (questo è il nome del personaggio nel film) aiuta l’amico Mal Reese ad attuare tra le mura della prigione abbandonata di Alcatraz. Uno scambio di soldi tra malviventi. Una trappola, in realtà, perché Mal non solo pensa di tenersi tutta la refurtiva ma ha pianificato di fregarsi anche la moglie dell’amico, Lynette. Gli spara davanti a lei, più o meno consenziente. Il nostro anti-eroe, però, ha la pelle dura e riesce ad attraversare il gelido braccio di mare che lo separa da San Francisco. Qui, dopo qualche tempo, viene avvicinato da un misterioso personaggio che gli offre la possibilità di vendicarsi indicandogli dove si trovano la moglie e il falso amico, in cambio di un’operazione di piazza pulita. Un poliziotto o un gangster? A Walker poco importa perché è roso dalla furia. Emblematica la scena in cui irrompe nella casa di Lynette con la 38 in pugno e, sbattuta la fedifraga per terra, esplode tutto il tamburo contro il talamo nuziale, simbolo del tradimento consumato con Mal. Presto, però, Walker scopre di aver trovato una realtà tristissima. La moglie, rosa dal rimorso si uccide, e l’unica traccia che porta a Mal è un venditore d’auto, che poi è un galoppino dell’organizzazione. Alla mafia Mal ha versato tutto l’incasso della rapina per poter essere riammesso dopo chissà quale sgarro. Non basta perché, nella vicenda s’inserisce anche una magnifica Angie Dickinson nei panni di Chris, la sorella di Lynette. Ormai Walker è un uomo di pietra. La restituzione dei suoi 93.000 dollari (cifra relativamente esigua per i parametri dell’Organizzazione) diventa un motore per una guerra senza regole contro il gruppo di delinquenti. Gettato Mal da una finestra, Walker non si ferma. Intesse una fitta trama di tradimenti, doppi giochi e violenza con i capi dell’organizzazione e un killer incaricato di ucciderlo a distanza. Alla fine scopre di essere stato la pedina di Fairfax, il misterioso individuo che lo ha contattato inizialmente, che altri non è che il contabile della Organizzazione. Questi si è servito della sua folle vendetta per far secchi gli altri boss. Tutto finisce di nuovo ad Alcatraz, abbandonata e sede notturna di scambi pericolosi. Walker ce la fa e sembra pronto a riprendere la sua silenziosa crociata del crimine. Film di rapina anomalo, ma perfetto esempio di quel “nero criminale” che prediligo con personaggi forti e capaci di rivelare sfaccettature senza troppe parole. Boorman dirige con grande maestria, dialoghi ridotti al minimo e una capacità di rappresentare la solitudine e lo straniamento del protagonista che faranno scuola. Da John Vernon a James B. Sikking a Carrol O’Connor sino a Keenan Wynn I comprimari giocano perfettamente il loro ruolo muovendosi in una Los Angeles (con rapide puntate a Frisco) che si consacra capitale dei film di gangster di quell’epoca.

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2 Responses to IL THRILLER DELLA DOMENICA:PROFESSIONISTA CHIAMA PARKER

  1. tiziano agnelli says:

    Ho letto con interesse il pezzo sul personaggio di Richard Stark. Però non capisco come fa a sostenere che Marvin è stato preso a modello da Jacono per la realizzazione grafica del personaggio. L’unica volta in cui su una cover c’è Marvin è in una ennesima riedizione di Anonima carogne nella collana Il Giallo d’azione Mondadori N. 7 del luglio 1981, ma in quel caso l’illustrazione non è certo di Jacono. Quando uscì il film in Italia, nel 1967, di romanzi Mondadori ne aveva già pubblicati otto, ma anche dopo Jacono non si ispirò mai a Marvin. Per quanto riguarda poi la rappresentazione di Parker al cinema, direi che Marvin fisicamente è abbastanza lontano dal character letterario, a cominciare dai capelli bianchi (non discuto certo le sue qualità di attore), molto meglio Duvall, Gibson e Statham.

    • ilprofessionista says:

      caro Tiziano hai anche ragione. ho controllato, in effetti il Parker con la faccia di Marvin è quello che indichi e non è di Jacono. Gli altri gialli o neri Mondadori di Parker hanno un viso che in alcuni casi(a ferro e fuoco) potrebbe ricordare. Io Parker me lo immagino sempre con la faccia di Lee, per il resto(e magari non sarai d’accordo) il migliore è Statham dell’ultimo film di Taylor hackford

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