BATMAN-a chi servono gli eroi?


A chi servono gli eroi? Una domanda che spesso, anche se non formulata apertamente, traspare in discussioni e critiche. Soprattutto da parte di chi disprezza la narrativa popolare che ha fatto degli eroi (e delle eroine naturalmente, perché esiste e fiorisce una produzione d’intrattenimento ed evasione rivolta a un pubblico femminile che, giustamente, ha fantasie sue proprie che coltiva assiduamente) il suo bastione più saldo. Può sembrare ad alcuni che l’eroe che si batte per ideali più o meno condivisi, che non si arrende che cerca sempre di superarsi e non si dà mai per vinto, sia una figura patetica, anacronistica in un mondo che ha imposto negli ultimi decenni l’ideale del dubbio, della correttezza politica, insomma dell’esaltazione della figura dell’anti eroe, del guerriero improbabile che ‘sembra’ suscitare successo arrovellandosi in gorghi psicologici irrisolvibili. Un debole, alla fine. Ma e qui sta la vera contraddizione di questa posizione che alla fine ha ucciso il nostro cinema più genuino,il mondo reale quello che è sicuramente- e fortunatamente- distante da quello della fantasia resta dominato da prepotenti, da uomini senza dubbi, da chi persegue i propri fini senza esitare e, anzi, facendosi beffe degli ‘utili idioti’ che si pasciono di figure rassicuranti e buoniste. Per questo l’eroe della fiction non solo è attuale ma anche utile. Non è una persona e forse neanche un modello. Spesso è negativo. Ma è volitivo. Non si arrende. In un certo qual senso è un avatar di ciò che vorremmo essere e, malgrado ogni buona intenzione, a volte non ci è possibile essere. La fiction è una meta realtà, qualcosa che sta tra il sogno e la prosaicità. Che è utile per consentirci brevi stacchi dal quotidiano, per ricaricarci, per una sorta di sofrologia necessaria alle battaglie quotidiane. Sicuramente è labile il confine tra un territorio sognato in cui si può restare prigionieri e quello della realtà. Come sempre in medio stat virtus. Ma l’eroe, alla fine, vince sempre. Non letteralmente perché sempre più assistiamo a produzione letterarie e narrative dove i toni di grigio prevalgono sulle dicotomie nette e non sempre il successo materiale arride anche nell’inventato. Ma l’eroe vince perché esiste. Perché entusiasma, smuove qualcosa che il modello fintamente realistico del ‘depresso cronico’, dell’insicuro, del rinunciatario non arriverà mai a toccare. Il male di vivere ha senso solo se trova riscatto, reazione per quanto esagerata. E anche tutta la mitologia dell’eroe stanco( Watchmen solo per citare un caso) ha senso se legata a un passato glorioso, a un riscatto quantomeno morale. Stringi ei denti e vai…diceva un vecchio film. E tra gli eroi Batman è sopravvissuto più e meglio di altri. Io non ho mai amato moltissimo gli eroi in calzamaglia. Da ragazzino trascuravo nembo Kid e le versioni di Bob Kane e, sinceramente,i super eroi con super problemi non mi hanno mai veramente interessato. Batman sapevo chi era, sicuro, ma ho cominciato ad apprezzarlo proprio in quella versione crepuscolare, buia eppure tragicamente eroica di Miller. ‘Il ritorno del cavaliere oscuro’. Per cui quando vidi i film di Burton rimasi un po’ deluso. Non era quel Batman che avevo coltivato. Non un uomo dotato di super poteri, un simbolo nella maschera ma un individuo abile ma non soprannaturale alla fine. Un detective-ninja come poi sarebbe emerso. Un folle, uno psicopatico. E qui sta la sua vera forza. Perché quel Batman è un solitario, un disperato. Uno che sente bruciare una fiamma e ne è divorato e, malgrado spesso sembri rinunciare, arrendersi alla fine noi sappiamo che non lo farà mai. Anche se è consapevole della sua condizione, del suo destino di solitario. Son queste le situazioni che smuovono la passione, il sentimento del lettore e dello spettatore. E, lasciatemelo dire, anche del narratore che vi trova ispirazione e incentivo a raccontare nuove storie.

This entry was posted in il film della settimana. Bookmark the permalink.

4 Responses to BATMAN-a chi servono gli eroi?

  1. Roberto Moretta says:

    Vedo che come immagine hai scelto una delle mie storie preferite…

  2. andrea-tortellino says:

    Beh, il Batman di Miller è uno degli apici del Grande Fumetto, l’esempio di graphic novel per un pubblico più adulto e maturo, che accetti quindi gli aspetti psicologici che in primis emergono da questo romanzo disegnato. Così come il Watchman che hai citato, dove la stanchezza dell’uomo -super eroe viene portata in evidenza magistralmente. Dal momento che i super eroi con super problemi non ti hanno mai affascinato, non dubitavo che questo Batman, così come il Punisher barracuda, magari, ti potesse piacere, in fondo parliamo di persone ‘normali’ che si sercitano per combattere le loro guerre, in pratica proprio come il nostro Professionista. Quindi con vittorie, molte, e con qualche sconfitta, come succede per chi non è invulnerabile o d’acciaio. Come Nembo kid.

    • ilprofessionista says:

      hai centrato perfettamente il mio punto di vista. prossimamente vedremo inun paio di articoli il batman di Burton & Shumacher contro quello di Nolan, a mio parere superiore e autonomi anche dalal tradizione fumettistica , almeno quelal tradizionale da Bob Kane sino a Miller che è stato un vero punto di svolta. visto in Anteprima Batman risingè veramente il completamento della trilogia e chiude la vicenda in sè. fantastici Bane e Cat Woman quanto lo era stato il Jocker nel Cavaliere Oscuro

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *