Strani Vizi


Sergio Martino è un altro nome del cinema italiano degno di essere analizzato e ricordato con sguardo attento e non con la frettolosità abitualmente riservata agli “artigiani”. Anche se recentemente è passato alla regia di discutibili (per chi scrive) sceneggiati nazional-popolari che accostare al thrilling sarebbe imbarazzante, Martino resta un prolifico ed eclettico professionista. Film avventurosi, poliziotteschi, commedie, persino cannibalici e, ovviamente, alcuni dei più bei thrilling degli anni ’70.
Il già citato Lo strano vizio della signora Warth esce nel 1971 quasi in contemporanea con il primo Argento e riesce a fondere molti elementi del filone degli anni precedenti con la “nuova ondata” che segna il passaggio del decennio.
È ancora una vicenda di intrigo puro, finalizzata alla riscossione di una polizza di assicurazione sulla vita, una sorta di “delitto per delitto” con intrecci erotico-psicologici che rimandano al filone di cui Lenzi è stato maestro. Si svolge a Vienna e sulla costa spagnola anche se, ancora una volta, il tocco italiano è più che evidente. Soprattutto è sorretto dalla solida sceneggiatura di Ernesto Gastaldi già autore di romanzi gialli (sotto pseudonimo straniero ovviamente) e conoscitore del genere e delle sue regole.
Edwige Fenech prende il posto che avrebbe potuto essere di Carroll Baker con perfetta aderenza al ruolo. Molti conoscono la Fenech per più tarde gesta erotiche nel filone delle varie dottoresse, poliziotte e insegnanti… i suoi esordi sono invece da ricercare nel thriller dove ha dato espressione e corpo a personaggi di rilievo. La Signora Wardh è al centro di una complessa trama che coinvolge il marito, l’ex amante e la nuova fiamma. Il suo vizio darà poi il titolo a un successivo film del regista. Nel biglietto che Ivan Rassimov ( gelido e inquietante amante-padrone) le invia compare infatti la scritta “il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave”. Titolo, appunto, di un altro thrilling di Martino che presenta tematiche assolutamente differenti. Di fatto Edwige-Signora Wardh, trascurata dal marito, è perseguitata da Rassimov e dal modo brutale in cui si svolgevano i loro rapporti erotici. In una sequenza onirica li vediamo accoppiarsi sui vetri rotti… Se tutti i gusti son gusti, quelli dello spettatore medio sono pienamente appagati dalle forme ubertose della bella Edwige che non si fa troppi problemi a passare da un letto all’altro, ma si trova prigioniera di un gioco al massacro di crescente intensità. Al classico intreccio sexy-thriller si aggiungono sequenze di suspense, omicidi con il rasoio, insomma elementi che, pur risalendo a Sei donne per l’assassino, costituiranno il piatto forte del filone nel decennio successivo. C’è persino una curiosa ambiguità. L’omicidio consumato nel parco di Schonbrunn è realizzato in maniera molto simile a quello dei giardini che si vede in Quattro mosche di velluto grigio. Inutile trarre conclusioni affrettate, diciamo che certe suggestioni e schemi narrativi… erano nell’aria.

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2 Responses to Strani Vizi

  1. corrado artale says:

    La cosa che amo di questo film è la capacità di Martino nel filmare situazioni scabrose senza mai scadere nel pecoreccio. Bella la sequenza del delitto nel parco.

    • ilprofessionista says:

      sì, in effetti i ricordi della relazione morbosa tra la Fenech e Rassimov, benchè stilizzati in manieraforse oggi un po’ ingenua all’epoca dovevano essere piuttosto efficaci senza scadere. C’è comunque una sequenza di sesso tra Edwige e Hilton in cui si vede tutta la prorompente sensualità della protagonista.

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