Libri letti e libri acquistati: un dato sconfortante

Qualche modesta riflessione, a margine dei commenti apparsi di recente sulle pagine culturali de Il Sole 24ore e Repubblica, sulla flessione delle vendite e sulla quota pro-capite di libri letti dagli italiani.

Quanto al numero dei libri letti in un anno, siamo da sempre il fanalino di coda, anche in tempi non sospetti e cioè quando le finanze individuali e collettive erano floride da poterci permettere di destinare alla cultura una parte del bilancio familiare, senza preoccupazione di non arrivare alla fine del mese per le spese “obbligatorie”. Da pendolare, osservo i miei compagni di viaggio: la lettura di un libro non è il passatempo abituale, come in altri paesi dell’Europa. Di recente ho visto un ragazzo in Spagna che camminava leggendo e ascoltando musica: forse un po’ troppo, ma mi è sembrato un gran bel segnale. Da noi ci si limita ad ammazzare il tempo con le chiacchiere fra conoscenti, i giochi al cellulare, la lettura di un giornale o il ripasso degli appunti in vista dell’interrogazione o dell’esame.

Nonostante tutto non sono così pessimista sul magro dato (nerissimo) relativo alla lettura pro-capite degli italiani. Mi permetto che forse andrebbe considerato anche il numero dei libri presi a prestito dalla rete degli amici lettori e, soprattutto dal dato dei prestiti dalle biblioteche. Ci sono anche social network come Anobii che permettono di formare una lista di libri che ogni iscritto può destinare al prestito. Non  ho idea di quanti se ne avvantaggino; tuttavia rimane una possibilità praticabile. Dal mio piccolo e limitato osservatorio di provincia, noto che la più grande biblioteca della città ha un giro di prestiti di tutto rispetto e che è frequentata, anche per la lettura di giornali e riviste da una notevole quantità di persone di tutte le età: immagino che fra la massa delle persone che usufruiscono dei servizi ci sia anche chi non si potrebbe permettere acquisti frequenti di libri, non soltanto a causa del prezzo ma anche per lo spazio che occupano. Pur tuttavia i libri vengono letti.

Quanto alla flessione delle vendite, si entra nel campo, per me sconosciuto, delle politiche editoriali. L’oggetto libro in Italia è caro: ormai si va sui 18 euro di media. Nei paesi anglosassoni mi risulta che una novità editoriale esce in doppia veste: economica e in brossura. Evidentemente preferiscono giocare sul numero di copie vendute piuttosto che sul prezzo della singola copia. Mi rimane oscuro il motivo per il quale in Italia  nessuna casa editrice ha adottato ha fatto suo questo criterio. Infine, bene hanno fatto quelle case editrici a proporre collane a un  prezzo al di sotto dei 10 euro, un low cost dell’editoria che è il benvenuto. Immagino che non siano prodotti molto curati sotto alcuni aspetti, ma si sa, ogni moneta ha un doppio lato. Del resto, mi è capitato di recente di trovare refusi o traduzioni in un italiano piuttosto approssimativo anche in opere pubblicate da case editrici storiche e blasonate.

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