INTERVISTA A MICHELE GIUTTARI

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Anticipo con un’intervista a Michele Giuttari. Ne seguirà una nei prossimi giorni a Elisabetta Bucciarelli.

  • La sua attività di scrittore è iniziata con “Compagni di sangue” oppure c’è stata qualche prova precedente?

 

Ufficialmente è iniziata con questa opera, scritta a quattro mani con Carlo Lucarelli. In realtà mi è sempre piaciuto raccontare storie, tanto che quando agli inizi degli anni ’80 in Calabria mi occupavo di sequestri di persona a scopo di estorsione, “Polizia Moderna” mi chiese un articolo su questo argomento. Mandai un testo lunghissimo: già da allora mi facevo trascinare  dalla narrazione.

Negli anni poi avvertii sempre più forte la voglia di scrivere, di raccontare storie attingendo alla mia esperienza professionale. E l’occasione mi è stata fornita nel 1997 quando scrissi, insieme a Carlo Lucarelli, delle vicende legate al celeberrimo caso del “mostro di Firenze”  dopo la sentenza di prima grado. Quella è stata un’indagine  che ha profondamente innovato il metodo e la filosofia investigativa nella ricerca dei serial killer e ho voluto spiegare ai lettori interessati il metodo che avevo adottato e che  è stato confermata  fino all’ultimo grado di giudizio. Oggi, infatti, di quella storia abbastanza tormentata sappiamo con assoluta certezza alcuni degli esecutori materiali degli ultimi quattro duplici omicidi. E tutte le piste alternative che di tanto in tanto vengono propalate come ipotesi attendibili (es. “pista sarda” con serial killer solitario) sono prive di fondamento fattuale oltre che logico.

  • Quanta parte dell’attività investigativa è riflessa nei suoi romanzi?

 

Moltissima, trasfondo le mie esperienze trentennali nel personaggio che ho creato, il commissario Ferrara. Quando scrivo la mia fantasia va a pescare nel pozzo dei miei ricordi e li colloca in altro contesto spazio – temporale.

  • Quali sono gli autori che più hanno contato nella sua formazione di scrittore?

 

Nessuno in particolare. Mi è sempre piaciuto leggere tanto. E ai classici ancora adolescente ho sostituito prevalentemente i romanzi gialli attratto dalla mia passione per l’investigazione che nutrivo già da ragazzino. Tra i miei autori preferiti, quasi tutti anglosassoni, mi piace ricordare Michael Connely, Ed McBain e Jeffery Deaver.

  • In tempi di esasperato tecnicismo, quanto conta il fattore umano nell’indagine?

 

L’evoluzione della tecnica investigativa è fondamentale per la riuscita delle indagini. Rimane il fatto che il fattore umano è fondamentale. Senza inquirenti preparati, senza un coordinamento delle forze, non si possono ottenere risultati rilevanti. A questo proposito aggiungo che la polizia giudiziaria dovrebbe essere alle sole dipendenze della magistratura inquirente, non come è oggi che è tenuta a riferire al proprio superiore gerarchico, il questore, che invece è funzionario del Ministero dell’Interno. Inoltre le forze dell’ordine a cui è stata affidata un’indagine dovrebbero svolgere l’incarico a tempo pieno, senza essere distolte per svolgere altri servizi di diversa tipologia, come invece avviene ora. Ne va della qualità delle indagini.

  • Firenze è lo scenario di molti suoi romanzi che sono diventati bestsellers nei paesi anglofobi, specialmente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Un elemento del suo grande successo editoriale all’estero è imputabile all’attrazione “fatale” che hanno gli stranieri, e in particolare gli anglosassoni, nei confronti di Firenze? Hanno scoperto nelle sue opere il lato oscuro della città del fiore?

 

Firenze in effetti ricorre in tutti i miei romanzi. E’ una città che mi ha ispirato già con Scarabeo e che continua a ispirarmi. Ritornerà anche nel mio prossimo thriller (sarà l’undicesimo libro) che sto scrivendo e che uscirà il prossimo anno. Per il successo all’estero non so se si tratti di attrazione “fatale” nei confronti di Firenze. Bisognerebbe girare la domanda ai lettori. Quello che mi risulta per averlo appreso personalmente da più parti durante gli incontri all’estero è che le mie storie sono credibili e avvincenti senza quelle forzature che talvolta lo scrittore è portato a fare perché combacino tutte le tessere del puzzle. E poi viene apprezzato il metodo investigativo che è quello reale.

  • Veniamo a Le Rose nere di Firenze, ultima fatica letteraria. Il tema che affronta nel romanzo è quello delle sette sataniche. L’attività criminale legata ad alcuni rappresentanti di queste sette è presente in Toscana ?

 

In ogni mio romanzo affronto un argomento di attualità: la criminalità extracomunitaria (le cosiddette “nuove mafie”), il traffico di droga, la pedofilia, il valore dell’amicizia e della famiglia…

In quest’ultima storia affronto tra l’altro il tema del satanismo che, a mio giudizio, è attuale e deve far riflettere. E’ chiaro che la nostra coscienza tende a respingerlo, ma purtroppo ne prendiamo atto quando di tanto in tanto si registrano anche nel nostro Paese fatti criminali inquietanti come ad esempio la vicenda delle Bestie di Satana di qualche anno fa.

E ritengo che la Toscana non ne sia immune tanto che in uno studio del Ministero dell’Interno dei primi anni novanta numerose sono risultate le sette presenti sul territorio.

Nella mia attività reale mi è capitato di imbattermi in giovani plagiati dai leder di sette o pseudo sette e che, una volta diventati maggiorenni, non hanno più voluto distaccarsene. Purtroppo il legislatore ha abolito il reato di plagio (decisione improvvida) rendendo le indagini più difficili.

  • Ci parli un po’ del suo personaggio seriale: il commissario Ferrara. E’ comparso in Scarabeo, La loggia degli  Innocenti, il Basilisco. Quanto assomiglia all’autore? Si è evoluto nel tempo, come altri celebri commissari di carta?

 

Ho trasfuso in lui le mie caratteristiche investigative, il mio atteggiamento nei confronti del lavoro, la passione nella ricerca della soluzione del caso. Forse anche le mie caratteristiche fisiche.

Da Scarabeo in poi ha fatto notevoli progressi tanto che nell’ultimo romanzo ritengo che il commissario di carta si sovrapponga quasi perfettamente alla mia persona. E’ stata un’operazione spontanea e naturale perché, dovendomi ispirare a un investigatore vero, per me già nel primo romanzo è stato del tutto normale prendere me stesso a modello.

  • I suoi progetti futuri? Troveremo ancora il commissario Ferrara in  azione?

 

Come dicevo prima, ho in preparazione il nuovo romanzo con lo stesso personaggio. La location sarà ancora Firenze, ma non solo. In questa sede non posso anticipare nulla di specifico, ma sicuramente riguarderà temi di attualità per la società civile.

  • Quando è prevista l’uscita?

 

Nel 2012. La data però la stabilisce l’editore e ancora non la conosco.

Grazie della disponibilità e alla prossima uscita editoriale.

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