Antonin Varenne, Sezione suicidi, trad. di Fabio Montrasi, Einaudi stile libero big, 2011

Di Antonin Varenne  si sa veramente poco. Nel risvolto di copertina c’è scritto “coltissimo, giramondo e laureato in filosofia”. In un sito francese ho trovato qualche traccia biografica un po’ più consistente. Da http://www.viviane-hamy.fr/fiche-auteur.asp?A=93

 (la traduzione è mia)

Nato a Parigi nel 1973, Antonin Varenne ci rimarrà soltanto qualche mese, prima di essere portato via dai suoi genitori per vivere ai quattro angoli della Francia, e infine su un veliero. Tornerà a vent’anni per seguire gli studi a Nanterre. Dopo una laurea in filosofia (Macchiavelli e l’illusione politica) lascia l’università, diventa alpinista dell’edilizia, vive a Toulouse, lavora in Islanda, in Messico e, nel 2005, si ferma ai piedi dei monti Appalachi dove decide di scrivere una prima storia.

Ritornato in Francia con un’americana, un figlio bilingue e un cane messicano, si stabilisce nella Creuse e si dedica a tempo pieno alla scrittura.

L’edizione italiana reca una fascetta in cui l’autore viene dipinto come “il nuovo astro del poliziesco francese”. Davvero troppo. E’ una storia dalla trama molto noir, senza possedere le atmosfere un po’ torbide e sofferenti che hanno reso grande il genere.

Questa è una storia a mezzo fra il pulp, la spy story, il grand guignol e la ricerca della memoria. Un vero e proprio pasticcio che non convince neanche un po’ il lettore.

Ci sono poliziotti psicotici, sangue a gogò, fachiri omosessuali, (infatti Fakirs è il titolo francese del romanzo), diplomatici con una vita parallela e quindi facilmente ricattabili, istruttori della CIA sotto mentite spoglie, addestrati  a mutare gli uomini in “macchine da tortura” durante e in preparazione delle varie guerre condotte dagli USA.

Uno psicologo americano che vive in una tenda nei boschi del sud della Francia viene chiamato a Parigi perché un suo amico americano che vive là è morto dissanguato nel corso di uno spettacolo di sadomasochismo. Non è l’unico suicidio spettacolare. Anche la squadra dei poliziotti che indaga sui suicidi non è da meno in quanto a stranezze. Il capo si tortura senza avvedersene fino a scarnificarsi il cranio e possiede un pappagallo depresso che urla oscenità e si strappa le penne una a una. Gli altri poliziotti hanno problemi ancora peggiori. I pochi personaggi femminili non sono da meno: una pittrice che si copre di vernice e si scaglia sulle tele, la proprietaria lesbica di un locale dove si svolgono spettacoli sadici.

Sembra che siano saltati fuori da qualche fumetto horror fantasy.

Gli unici personaggi “veri” e convincenti sono l’ex galeotto guardiano del Jardin du Luxembourg e il suo cane.

Il finale è un po’ affrettato.

Lo stile non è uniforme, talvolta troppo ermetico, talvolta efficace.

L’impressione è che sia un romanzo scritto per stupire. Vediamo il prossimo.

Susanna Daniele

This entry was posted in LIBRI. Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *