Let me please introduce myself \5

A partire dal 1870 alcuni economisti tedeschi sostengono l’idea di creare un’unione doganale tra i paesi europei, che consentirebbe alla Germania di assicurarsi un regolare approvvigionamento di materie prime e, nello stesso tempo, garantirebbe alle aziende tedesche gli sbocchi commerciali ai propri prodotti industriali, prodotti che un mercato nazionale troppo ristretto non è in grado di assorbire. Una tale unione, raggruppante gli Stati dell’Europa centrale e dei Balcani, dovrebbe avere un peso politico ed economico sufficiente a far fronte alla competizione delle grandi potenze come gli Stati Uniti, la Russia e l’Impero Britannico. Il progetto raccoglie il consenso di tutta la borghesia europea, in particolare di quella francese, che appoggia fin da subito il piano del cancelliere Bismarck di unificare la Germania sfruttando la potenza militare della Prussia. Un processo di unificazione di questo tipo, completamente verticistico e militarizzato, imprimerà alla vita politica ed economica tedesca un’impronta autoritaria che non sarà più possibile correggere fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Consapevole di ciò, la borghesia francese intende facilitare la costruzione dell’egemonia tedesca sul continente europeo concedendo, mediante la sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870, la regione dell’Alsazia Lorena, i cui giacimenti minerari saranno alla base dell’imponente espansione produttiva della neonata nazione tedesca. “La libertà nell’ordine”, motto fondante della Terza Repubblica, indica l’intenzione di tenere alla larga i movimenti radicali di stampo giacobino come la Comune di Parigi per non spaventare la componente moderata della popolazione francese, in particolare i cattolici. Il massacro dei comunardi, fucilati a migliaia a colpi di mitragliatrice, suggella con un bagno di sangue la nascita della Terza Repubblica e, con essa, segna l’inizio del processo di costruzione dell’unità economica d’Europa.
Gli industriali tedeschi vogliono estendere il loro campo d’azione al mondo intero, ma sono consapevoli del fatto che l’espansione fuori dal continente è impossibile senza prima avere realizzato una solida egemonia in Europa. Per questo motivo, da oltre centocinquant’anni, la Germania si batte per rimuovere, nei paesi confinanti, ogni possibile ostacolo alla propria penetrazione economica, eliminando vincoli, regole e diritti con l’obiettivo di creare un grande spazio aperto alla diffusione dei propri prodotti.
Se la guerra franco-prussiana del 1870 costituisce la prima fase dell’organizzazione dell’economia europea attorno al potenziale produttivo della Germania, le guerre di aggressione di Hitler ne rappresentano il definitivo consolidamento, grazie all’assorbimento delle principali industrie del continente da parte delle grandi aziende tedesche e alla promozione, nei posti chiave dell’industria, dei trasporti e della pubblica amministrazione, di uomini graditi al Terzo Reich. Inutile dire che tale riorganizzazione mirante a subordinare gerarchicamente le industrie del continente all’economia tedesca è ben vista dalla borghesia francese, inglese e belga: da qui nascono i favoritismi che fanno apparire l’avanzata di Hitler inarrestabile, come il trasferimento delle riserve auree della Cecoslovacchia alla Germania da parte dell’allora direttore della Banca d’Inghilterra, Norman Montagu.
Il terzo atto di questo processo, quello dell’euro, ha comportato la creazione di un grande spazio finanziario europeo, nel quale i capitali possono muoversi liberamente da un paese all’altro cercando gli investimenti più veloci e redditizi a scapito della qualità della vita dei lavoratori e dei loro diritti.
Ognuno dei tre passaggi ha avuto come necessaria premessa il sanguinoso annientamento di masse inermi di persone per potersi realizzare: i militanti della Comune di Parigi nel 1871, i quaranta milioni di morti conseguenza delle guerre di Hitler nel corso della Seconda Guerra Mondiale e infine, gli orrori della guerra civile nella ex-Jugoslavia, corollario indispensabile alla costruzione di uno spazio finanziario europeo libero dalle ingerenze degli stati nazionali.
In ognuno di questi tre momenti, in particolare negli ultimi due, troviamo grandi masse di persone trattate come sterco al fine di trasformarne il dolore e la sofferenza in quantità di denaro da spendere liberamente nei circuiti dell’economia internazionale. L’equivalenza tra sterco, denaro ed esseri umani è la vera eredità che l’economia europea e mondiale ci hanno lasciato a furia di riorganizzazioni e assestamenti, a partire dalla guerra franco-prussiana del 1870 e per tutto il XX secolo:  la consapevolezza, cioè, che in determinate condizioni, la vita umana possa valere quanto la spazzatura e possa essere trattata come tale, perché qualcuno possa trarne il massimo profitto possibile. ( fine )

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