Felice di non esserci entrato

Una decina di anni fa ebbi la disgraziata idea di aderire ai DS, che all’epoca era un partito a gestione familiare i cui capi, tutti ex-Pci o comunque figli di vecchi militanti del Partito Comunista, sembravano ossessionati dal calo inesorabile dei consensi in quella che, a torto o a ragione, è considerata la regione simbolo della storia della sinistra: l’Emilia Romagna.
Già all’epoca era evidente come la soluzione al problema del calo storico di consensi sarebbe stata la fusione-incorporamento degli ex democristiani della Margherita, ansiosi di poter mettere le mani sulle tante poltrone che il governo di una delle regioni più ricche e più produttive d’Italia offre a chi ne dirige le sorti pubbliche.
Quando avvenne la fusione tra DS e Margherita io mi rifiutai di entrare nella nuova formazione; in realtà mi ero già pentito di avere aderito ai DS, un partito con tante brave persone tra gli iscritti, ma dove spesso chi accettava di assumersi delle responsabilità lo faceva più per poterne trarre vantaggi concreti che per contribuire in maniera disinteressata all’amministrazione della cosa pubblica. Appena si accorsero che non avevo intenzione di proseguire il mio percorso politico, qualche capetto locale tentò dapprima di lusingarmi facendo balenare i tanti vantaggi che anch’io avrei potuto ricevere se mi fossi impegnato nella costruzione della nuova formazione.  Dopo avere visto che proprio non volevo saperne di mescolarmi con gli ex della Margherita (che anche gli ex-DS disprezzavano, detto per inteso) i suddetti capetti passarono velocemente dalla carota al bastone, maneggiato con metodi molto poco democratici: un giorno gli operai del comune asfaltarono il marciapiede davanti a casa mia qualche centimetro più in alto del dovuto, così che ogni volta che pioveva si formavano delle pozzanghere e l’acqua allagava il giardino (e questa è la cosa meno pesante che ho dovuto subire, immaginate il resto).
Oggi, nel vedere il tetro spettacolo di un partito che appoggia zelantemente un governo di persone che, senza essere state elette, stanno disfacendo l’esistenza di milioni di persone per compiacere i grandi interessi della finanza internazionale alla quale molti di essi, lo dico per analogia con la situazione locale, immagino essere legati anche sul piano professionale, mi domando che senso abbia avuto mettere quell’aggettivo, “democratico”, nel nome, quando l’effetto certo della presenza di Mario Monti al governo sarà quella di disfare quel poco di democrazia rimasta in questo paese, sempre più irrimediabilmente oberato dai debiti e ormai privo della propria autosufficienza in campo economico e politico.
Prima o poi questa fase politica finirà e allora qualcuno dovrà scrivere la storia di come un gruppo di politici quarantenni, cresciuti e formatisi alla scuola del più grande partito comunista dell’Occidente, colti di sorpresa, all’apice della loro carriera, dal crollo dei regimi comunisti dell’Europa dell’Est, siano riusciti a riciclarsi presso il grande capitale internazionale e a farsi accogliere a braccia aperte dentro l’Internazionale Socialista, accreditandosi come degli autentici riformisti. Prima o poi qualcuno la dovrà scrivere questa storia, e vi garantisco che ci sarà poco da ridere.

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