Il sangue è randagio – James Ellroy

La parola esatta è: estenuante. 859 pagine per descrivere il tramonto della reggenza Hoover alla guida dell’ FBI e la fine di COINTELPRO, il programma centralizzato di infiltrazione che per oltre 15 anni operò al fine di screditare e reprimere i movimenti per i diritti civili.
Il terzo volume della trilogia di Ellroy dedicato alla storia americana contemporanea ricostruisce le vicende che vanno dal 1968 al 1972, dall’elezione di Richard Nixon alla presidenza degli Stati Uniti fino alla morte di Hoover, con la conseguente distruzione di tutti i dossier del suo archivio privato, relativi a quasi cinquant’anni di vicende pubbliche.
L’8 marzo 1971 un commando del CITIZEN’S COMMISSION TO INVESTIGATE THE FBI fa irruzione nottetempo nella sede di Media, in Pensilvanya e porta via una quantità considerevole di documenti riservati che svelano l’esistenza di un progetto mirato a “smascherare, disgregare, sviare, screditare, o diversamente neutralizzare” i gruppi politici dissidenti negli Stati Uniti.  Il COINTELPRO, per l’appunto. Tra gli appartenenti al commando figura anche Karen Sifakis, una docente universitaria di origine greca che ha intrecciato una relazione extra-coniugale con un agente dell’FBI, Dwight Holly. La Sifakis mette Holly in contatto con un’attivista rivoluzionaria di colore disposta a svolgere lavoro di infiltrazione e in cambio, riceverà dallo stesso Holly la pianta dell’edificio di Media, assieme a importanti informazioni sul sistema di allarme e sul servizio di sorveglianza.
Il libro ha un antefatto: una rapina commessa a Los Angeles nel 1964 ai danni di un furgone portavalori, conclusa con l’uccisione delle guardie di scorta e dei banditi da parte del loro capo, desideroso di cancellare ogni traccia dell’identità dei complici. La ricerca della verità sulla rapina diviene una vera e propria ossessione per un poliziotto della Polizia di Los Angeles di nome Scotty Bennet e per uno scalcinato investigatore privato di nome Donald Crutchfield, che si guadagna da vivere sorvegliando le scappatelle extra coniugali di qualche marito troppo arrapato, soddisfando così anche le sue tendenze voyeuristiche. Crutchfield verrà coinvolto poco alla volta in un gioco più pesante di lui, ma riuscirà comunque a sopravvivere e a portare avanti la sua ostinata ricerca della verità, dopo essersi recato più volte a Cuba per partecipare a incursioni contro i militari che sorvegliano le coste, o ad Haiti per sfruttare la manodopera locale nella costruzione di grandi alberghi, lasciandosi trascinare nel gorgo della sperimentazione allucinogena di erbe medicali dal potere magico e arrivando a sviluppare lui stesso sorprendenti capacità di chimico.
In mezzo a questa umanità corrotta e degradata spicca, imponente, la figura di Marshall Bowen, un nero omosessuale in forza alla Polizia di Los Angeles, che accetta di infiltrare alcuni gruppi politici neri per screditarli, come parte del programma COINTELPRO. Le pagine del suo diario, come quelle della Sifakis, riportate integralmente per lunghi tratti, costituiscono una delle migliori sequenze del libro, assieme alle ormai celeberrime trascrizioni delle conversazioni tra Hoover e i suoi sottoposti, in particolare l’agente Dwight Holly.
Bowen abitava nello stesso quartiere nero in cui è avvenuta la rapina nel 1964 e anche lui ne è ossessionato perché ha visto in faccia l’unico bandito che è riuscito a scappare, sopravvissuto al tentativo di eliminazione da parte del suo capo. Bowen lo rintraccia ad Haiti, ma ormai per lui è troppo tardi: durante una delle peregrinazioni solitarie nell’isola caraibica verrà ucciso da alcuni banditi in un tentativo di rapina.
Il libro è una girandola infernale e sterminata di sicari e affaristi senza scrupoli, boss della mafia, agenti dei servizi segreti americani che sembrano rimpiangere di non poter vivere sotto una delle tante dittature sudamericane, avventuriere coraggiose e spietate che hanno deciso di mettere la propria vita al servizio della Grande Causa della Rivoluzione Mondiale e, sopra tutti, l’immancabile figura di “Dracula” Howard Hughes, il magnate dell’aeronautica che, terrorizzato all’idea di ammalarsi, vive in completo isolamento tramando piani per favorire l’ascesa politica di Nixon e screditare il suo avversario democratico alle elezioni presidenziali del 1968, Hubert Humphrey.
Ma le vere protagoniste di questo capitolo di storia sono le donne: bianche, nere, sindacaliste, terroriste, oppure borghesi annoiate e frustrate dalla loro esistenza mediocre e pronte a intrecciare relazioni con agenti dell’ FBI per spingerli sulla via del pentimento e della redenzione, redenzione che si paga a caro prezzo perché un agente dei servizi segreti non può cambiare il proprio destino se non con la sua stessa vita. Un libro, quindi, che si chiude con una nota di speranza, al contrario dei due precedenti: esiste la possibilità di spezzare le proprie catene, sia individuali che collettive, perché il sangue è randagio e per quanto disperate siano le condizioni di vita, esiste la certezza che non saranno sempre i soliti a subire indefinitamente violenze e soprusi.

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