Diaz

Un film ad alta tensione che ricostruisce il pestaggio avvenuto alla scuola Diaz durante le manifestazioni organizzate in occasione del G8 a Genova, nel luglio 2001. La notte del 21 luglio, dopo la morte di Carlo Giuliani, un centinaio di persone si ritrovano nel dormitorio improvvisato nel complesso scolastico Diaz-Pascoli. La Polizia decide di fare irruzione nel complesso, ufficialmente per arrestare alcuni black-block responsabili delle violenze avvenute durante il giorno, in realtà per eseguire un pestaggio in piena regola. Le immagini che mostrano i poliziotti in tenuta antisommossa avventarsi contro gli occupanti inermi che tengono le mani alzate in segno di resa è una delle scene più agghiaccianti che si siano viste al cinema negli ultimi anni. Nonostante alcune esagerazioni propagandistiche ( “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale” ), il film colpisce nel segno e tiene avvinghiato lo spettatore al vortice di tensione generato dagli scontri di piazza e culminante nell’esplosione di violenza alla scuola Diaz prima e alla caserma di Bolzaneto, in seguito.
L’unico rilievo che si può fare a Daniele Vicari riguarda l’espediente di ricostruire l’intera vicenda attraverso gli occhi di più protagonisti che la notte del 21 luglio si ritrovano a condividere lo stesso fatale destino nella scuola, tra i quali spicca un poliziotto integerrimo che non accetta di farsi coinvolgere nel clima di abusi: a volte si ha l’impressione che il regista perda il controllo del meccanismo da lui creato e non riesca a padroneggiarlo con adeguata maestria, cosi che la trama sembra precipitare nel caos.
Per il resto però il film è senz’altro da vedere. Qualcuno ha accusato Vicari di essersi fermato alla rappresentazione delle violenze senza cercare di delineare le responsabilità politiche, con particolare riferimento alla figura di Gianfranco Fini, all’epoca vicepresidente del consiglio e probabile regista ( per quanto riguarda l’Italia ) di tutta  l’operazione. Resta il fatto che, sottotraccia, il film spiega veramente tanto. Un’inquadratura in particolare colpisce nel segno: una ragazza seduta alla scrivania nell’ufficio del Genova Social Forum, sta cercando disperatamente di mettersi in contatto telefonicamente con gli altri militanti per comprendere cosa sta accadendo. Alle sue spalle campeggia un grande manifesto bianco con una scritta in rosso: “The debt!”, riferito ovviamente al problema della cancellazione del debito dei paesi del Terzo Mondo. Ovviamente.

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