La caccia \4

Ruanda e Jugoslavia facevano parte del Movimento dei Paesi Non Allineati, fondato nel 1961 a Belgrado, anche se già nel 1955 alla Conferenza di Bandung, in Indonesia, i leader politici di Jugoslavia, India, Egitto, Ghana e Indonesia avevano annunciato al mondo l’intenzione di costituire un’alleanza di paesi intenzionati a non schierarsi con nessuno dei due blocchi della Guerra Fredda. Lo scopo dell’alleanza era di garantire ai paesi costituenti “l’indipendenza nazionale, la sovranità, l’integrità territoriale e la sicurezza”. In altre parole, di preservarne l’autonomia appena ottenuta dopo la fine dei grandi imperi coloniali, con particolare riferimento alla questione cruciale del controllo e della gestione delle materie prime presenti nel loro sottosuolo.
La guida politica dell’alleanza era un paese montagnoso e chiuso, dotato di grande prestigio internazionale grazie all’epica lotta di liberazione condotta dal suo popolo contro il nazifascismo, ma completamente privo di risorse naturali di un qualche valore: la Jugoslavia. L’abilità diplomatica di Tito, benedetta dal Partito Laburista britannico e dall’intera sinistra europea, aveva saputo coalizzare all’interno dell’Assemblea delle Nazioni Unite gran parte dei paesi in via di sviluppo, creando una sorta di contro-potere rispetto alle organizzazioni internazionali come il Fondo Monetario o il WTO.
Tito morì il 4 maggio 1980, tre giorni prima del suo 88° compleanno, nel momento in cui una parte del mondo industrialmente sviluppato aveva già deciso di sbarazzarsi dell’enorme serie di vincoli che l’antifascismo mondiale, nel corso della Guerra Fredda, aveva posto al “libero dispiegarsi delle forze produttive”. I suoi funerali furono i più partecipati della storia: erano presenti 4 re, 31 presidenti, 6 principi, 22 primi ministri e 47 ministri degli esteri, provenienti da 128 paesi. Solo 12 anni dopo, quando la Jugoslavia precipiterà nella sanguinosa guerra civile, tutte queste personalità si terranno ben alla larga dai luoghi del conflitto, con l’eccezione di qualcuno, come il presidente francese Mitterand, che, sotto la pressione dei militanti del Centro André Malraux, rimasti a Sarajevo per tutta la durata dell’assedio, si recherà per qualche ora nella città assediata per fare un po’ di passerella.
Il resto dell’elite del potere mondiale ha già deciso che le limitazioni al commercio internazionale e alla libera circolazione dei capitali devono saltare, e con esse debba saltare anche la Jugoslavia che nel 1992, allo scoppio della guerra, verrà immediatamente esclusa dal Movimento dei Paesi Non-Allineati, pur essendone uno dei fondatori. L’Armata Federale Jugoslava, che i cittadini della Jugoslavia credevano essere a loro protezione, si rivelerà solo un fantoccio nelle mani dei generali dell’Armata Rossa, alcuni dei quali, secondo il giornalista e scrittore Paolo Rumiz, in quei giorni siedono direttamente sulle poltrone di comando della Nato a Bruxelles per dirigere le operazioni di sterminio, in particolare nella Bosnia, la regione simbolo della politica di Tito, il tramite tra Occidente e Islam, tra Europa, Asia e Africa.
E’ una grande festa crudele. Tutto il mondo ( le classi dirigenti, per lo meno ) assistono al massacro in corso nei Balcani senza fare nulla per fermarlo, aspettando solo il momento buono per scatenare la follia distruttiva che farà a pezzi il Ruanda, il vero obiettivo di tutta l’operazione. Lo stato cuscinetto, nato dalla decolonizzazione, nel corso della sua breve esistenza ha protetto le immense risorse minerarie del Congo Orientale dalla rapacità delle multinazionali.  Dopo la guerra civile e il genocidio, numerose bande armate sconfineranno per schiavizzare la popolazione locale e costringerla a lavorare nelle miniere, al fine di estrarre artigianalmente i preziosi minerali che, contrabbandati attraverso il Ruanda ormai pacificato, giungono fino ai porti della Tanzania, con destinazione ( probabilmente ) Sud – Est Asiatico, in particolare la Thailandia, dove, nel giro di qualche anno, una tempesta finanziaria provocata ad arte dal Fondo Monetario e dalla Banca Mondiale farà a pezzi il pre-esistente tessuto economico industriale, basato in larga misura sull’industria meccanica, e favorirà l’ascesa di una classe dirigente corrotta e bendisposta verso i grandi interessi esterni.
Se volete saperne di più, non dovete fare altro che seguire questo link e accedere alla relativa pagina di wikipedia sull’argomento: se non conoscete l’inglese potete aiutarvi con il traduttore di google. Sfortunatamente le pagine in italiano di wikipedia contengono meno di un terzo delle informazioni contenute in quelle di lingua inglese e alcune non vengono neppure tradotte: quella riguardante i pasticci del Comitato sull’Etica del Fondo Petrolifero Norvegese, per esempio, è disponibile in tutte le principali lingue del mondo tranne che in italiano.
Infine, se proprio ci tenete a togliervi tutti i dubbi e le curiosità riguardanti il genocidio nella ex-Jugoslavia, provate a rispondere alla seguente domanda: che cosa produceva la fabbrica di Srebrenica ( oggi ovviamente smantellata ) nella quale, nel luglio 1995, furono rinchiusi gli oltre 8.000 civili in attesa dell’esecuzione?

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