La rinascita della biblioteca di Sarajevo

Nel 1529 Zumarraga, inquisitore spagnolo e primo vescovo di Città del Messico, in una terra ormai sottomessa con la violenza dai Conquistadores, fece prelevare tutti i manoscritti aztechi dalla biblioteca principale e li fece accatastare nella piazza del mercato. Secondo gli osservatori presenti, i libri così raccolti formavano una montagna che si innalzava fino “ad oscurare il cielo”.
A un segno del vescovo, alcuni monaci si avvicinarono con delle fiaccole alla catasta di pergamene e, cantando inni religiosi, vi appiccarono il fuoco, mandando in fumo migliaia di pagine ornate di immagini policrome. Se il ruolo dei conquistadores nel Nuovo Mondo era stato quello di uccidere e depredare, il ruolo dei religiosi  al loro seguito fu quello di cancellare ogni traccia della memoria dei popoli vinti, per impedire che un giorno questi, prendendo consapevolezza delle proprie origini e della  propria storia, si sollevassero contro i vincitori.
Scommetto che l’ordine impartito dai generali serbi, il 25 agosto 1992, di bombardare la biblioteca di Sarajevo e di incendiarne il contenuto, quasi 100.000 libri, aveva lo stesso scopo: cancellare ogni traccia della storia e dell’identità di una regione, la Bosnia, nella quale cristiani, musulmani ed ebrei erano riusciti a convivere pacificamente per secoli, realizzando un equilibrio difficilissimo e sconosciuto a tutti i paesi dell’Occidente. Buona parte del patrimonio librario andò perduto in quel rogo, ma oggi un documentario realizzato dalla BBC svela che i manoscritti antichi, mai catalogati e neppure stampati, furono messi in salvo preventivamente dal direttore della biblioteca e dai suoi aiutanti, tra cui un custode congolese, e trascritti su microfilm.
I manoscritti si trovavano all’ultimo piano dell’edificio, quello più esposto al tiro dell’artiglieria serba. Così, appena iniziarono i bombardamenti, il direttore decise di trasportarli nel sotterraneo della vicina scuola di teologia. Assieme ai suo collaboratori, fu costretto ad attraversare di corsa strade e ponti per sfuggire al tiro dei cecchini appostati sui palazzi o sulle colline che circondano la città, reggendo scatoloni zeppi dei preziosi incunaboli. Il documentario della BBC rende omaggio allo straordinario coraggio dimostrato dal personale bibliotecario, uomini e donne che, nel corso della guerra, hanno rischiato la vita ogni giorno per recarsi regolarmente al lavoro, spinti solo dall’ amore per i libri.
La biblioteca fu fondata nel 1521, pochi anni prima del rogo dei manoscritti aztechi, dal governatore Gazi Husrev, il quale voleva fare di Sarajevo il centro culturale dell’impero Ottomano e a questo scopo fondò molte istituzioni per approfondire lo studio delle arti e delle scienze islamiche: oltre alla biblioteca, anche la scuola di teologia, la madrassa Kursumli.
L’intera collezione di manoscritti consiste di 10.067 pezzi, alcuni risalenti a oltre 900 anni fa: molti sono stati composti in arabo, a Baghdad; in seguito sono stati riscritti dai cittadini turchi che abitavano nelle repubbliche caucasiche e infine sono stati acquistati da cittadini bosniaci che, nei secoli, ne hanno fatto dono alla biblioteca. Gli incunaboli rappresentano uno straordinario patrimonio di bellezza e un’insostituibile testimonianza della tradizione di diversità multietnica e multi culturale della città.
Ora che l’eredità scritta della storia di Sarajevo è finalmente stata restituita ai suoi abitanti c’è la speranza che la popolazione scampata al genocidio posso restaurare, assieme all’edificio distrutto dalle fiamme, anche quello straordinario clima di convivenza multireligiosa che alcuni, anche nelle “tolleranti” democrazie occidentali, avrebbero preferito venisse distrutto per sempre, per nascondere al mondo la realtà dell’esistenza di un Islam europeo, laico e tollerante, in grado di fare da ponte tra l’Europa e il mondo arabo, rendendo così inutile l’opera dei predicatori da strapazzo e dei crociati da operetta che abbiamo visto proliferare sugli schermi televisivi negli ultimi anni. La passione per i libri e l’amore per la cultura dimostrata dagli impiegati della biblioteca di Sarajevo ha reso sterili i loro desideri e di questo possiamo solo gioire.

 

Il documentario della BBC

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