I ragazzi del ’77

Quest’iniziativa editoriale, a cura di Enrico Scuro, Marzia Bisognin e Paolo Ricci, meriterebbe più di un post. Forse non basterebbe l’intero blog per rendere conto della carica di creatività, passione, nostalgia e romanticismo contenute nelle pagine di un libro che alcuni “reduci” hanno realizzato partendo dall’idea di radunare su Facebook, attorno alla miriade di fotografie scattate da Enrico Scuro, il più ampio numero possibile di protagonisti di quella stagione di passioni politiche, e non solo.
Va detto inoltre che solo per spiegare cos’è stato il movimento del ’77 ci vorrebbe un intero blog e che ne servirebbe un altro per spiegare come e perché è finito. Quando frequentavo la facoltà di Lettere, all’inizio degli anni novanta del secolo scorso, trascorrevo intere giornate in biblioteca a sfogliare le pagine de Il Manifesto del biennio 1977-78 e non riuscivo a credere che, in un paese come l’Italia, solo pochi anni prima, ci fossero manifestazioni di piazza con centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze che prendevano di mira i palazzi del potere, metaforicamente e no, mettendone alla berlina gli aspetti autoritari grazie a slogan ironici e dissacranti, propagati da giornali autogestiti e radio libere che utilizzavano sperimentazioni linguistiche innovative e destrutturanti.
Il libro fotografico curato da Enrico Scuro documenta splendidamente tutto questo e anche altro: i viaggi in India e Nepal, i raduni giovanili in giro per l’Italia, l’improvvisazione teatrale utilizzata per fare controinformazione, il femminismo, le comuni e la liberazione sessuale, in una dimensione nella quale ogni singolo episodio della vita quotidiana assumeva un significato collettivo.  E poi ancora l’inevitabile epilogo ( per un paese come l’Italia ) della repressione poliziesca, con le cariche della Celere, l’assassinio di Francesco Lorusso e le autoblindo della Polizia che rompono le barricate erette in via Zamboni in mezzo al fumo dei lacrimogeni e delle molotov. Per finire con il mega convegno contro la repressione che si tenne il settembre successivo proprio a Bologna ( “la città più democratica d’Italia”, secondo la definizione dell’allora sindaco Renato Zangheri ) e che vide la partecipazione di Dario Fo.
Con più di 1200 foto, corredate da migliaia di commenti, riflessioni e ricordi, I Ragazzi del ‘77 è una testimonianza viva e pulsante di quella singolare esperienza, emozionante e colma di felicità, grazie anche alla scelta degli autori di concentrare l’attenzione sugli anni nei quali il movimento riuscì ad esprimere la sua creatività contestratice in maniera gioiosa e quasi spensierata, nonostante l’impegno politico, e di ignorare deliberatamente la triste coda di violenza ed autodistruzione che, nel crinale di svolta che traghettò l’Italia dagli anni settanta agli anni ottanta, fece a pezzi quell’universo giovanile e lo avvolse in un manto cupo e doloroso.
Da ciò, credo, deriva il fascino e la magia che si respira sfogliando le pagine di questo libro.

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