Realtà e scrittura

Disse una volta Alberto Moravia che vivere in un paese corrotto e degradato come l’Italia offre ad uno scrittore una molteciplità di spunti inimmaginabili. Prendiamo la vicenda umana ed esistenziale di Silvio Berlusconi, per citare un esempio a caso. Inizia la sua carriera con le costruzioni edilizie, racimolando soldi a palate non si sa bene dove e da chi. All’inizio degli anni ottanta viene baciato dalla fortuna della benevolenza politica e grazie alla fiducia accordatagli dall’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi, riesce a mettere in piedi un colosso della televisione e dello spettacolo.
Ma nei fatali anni novanta sembra che tutto stia per crollare. L’intera classe politica che ha governato l’Italia viene travolta dalle inchieste sulla corruzione e pare che le manette stiano per scattare anche al nostro più importante imprenditore dello spettacolo. E lui allora che fa? Lascia il paese e si rifugia alle Bermuda, invocando asilo politico e protezione da parte dei paesi non comunisti del pianeta? Ma neanche per sogno. Lui fonda un partito politico, mica bau bau micio micio, e finisce pure per vincere le elezioni sventolando il vessillo della difesa ad oltranza della libertà.
Nel partito non ci sono correnti, non c’è dibattito e non ci sono discussioni. Il padrone dà gli ordini e tutti si gettano selvaggiamente ad abbaiare in faccia agli oppositori le ragioni del capo, sicuri di poter avanzare così fino ai vertici della scala sociale ed economica che il sontuoso stipendio da parlamentare spalanca di fronte ai fortunati vincitori della lotteria delle elezioni.
E poi ci sono le ultime vicende, Ruby, il Bunga Bunga, e tutti quanti, compresi quelli reclutati da poco e finiti a fare i ministri, si scagliano come un solo uomo contro coloro che mettono in dubbio non solo le qualità morali del Presidente del Consiglio ( e fino a qui…), ma anche, come è logico che sia a questo punto, il suo equilibrio psichico e mentale.
Ma la tempesta si placa presto e Berlusconi può tornare di nuovo a reclamare il suo ruolo di difensore dei diritti della famiglia e dei valori tradizionali contro le insidie della sinistra “laicista”, riscuotendo applausi a scena aperta.
Lo confesso: sono immensamente affascinato dalla figura di quest’uomo che, grazie alle sue grandi capacità di comunicatore, riesce a prendere per il culo milioni di italiani facendogli credere di battersi per i loro interessi mentre non fa altro che accrescere il proprio patrimonio e godersi la sua vita di ultrasettantenne alla faccia di qualsiasi regola etica o comportamentale.
Un giorno mi piacerebbe scrivere un romanzo sulla vita di Silvio Berlusconi, sono convinto che ne verrebbe fuori un grande affresco storico dell’Italia degli ultimi trent’anni. Il problema, purtroppo, sarà evitare le querele intentate dalle squadre di avvocati al suo servizio che regolarmente tentano di intimidire chiunque provi a dipingere un’immagine del Grande Capo diversa da quella che ci propinano le sue televisioni.
Che sia meglio emigrare alle Bahamas? Ai posteri l’ardua sentenza.

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One Response to Realtà e scrittura

  1. max says:

    no sarebbe una noia infinita, e poi il sole non è più quello di una volta, adesso brucia il cervello, restiamo qui e aspettiamo una nuova primavera, magari arriverà 🙂

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