Il distintivo

“Vere e terrificanti storie criminali che non possono essere presentate in tv”, recita il sottotitolo di questo che, alla fine degli anni cinquanta, si può considerare come il primo serio tentativo di analizzare “le vittorie, le sconfitte e i tormenti” di uno dei più grandi dipartimenti di polizia metropolitana al mondo, il Los Angeles Police Department.
L’autore del libro, Jack Webb, fu anche l’ideatore e il protagonista, nei panni del sergente Joe Friday, di “Dragnet”, una serie radio e televisiva a episodi che ricostruiva alcuni dei più efferati delitti avvenuti a Los Angeles a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta. Ogni episodio ricreava fedelmente l’ambiente di lavoro della Polizia, così come la scena del crimine e il contesto nel quale era maturato il delitto, e si concludeva sempre con il verdetto di colpevolezza o di innocenza emesso dal tribunale alla fine del processo. Webb nutriva una profonda stima per il ruolo svolto dalle forze dell’ordine nella società ed era disgustato dallo scarso rispetto che la gente dimostrava verso gli agenti. Pertanto pensava che raccontarne in maniera realistica le vicende contribuisse a risollevarne l’immagine e la popolarità. In realtà gli episodi di Dragnet furono spesso criticati per essere troppo retorici e celebrativi.
Il libro documenta tutti quei casi che gli autori non ritennero adatti alla trasposizione televisiva, vuoi perché troppo crudi o violenti, vuoi perché gettavano una luce eccessivamente cupa sulla società americana di quegli anni. Tra di essi quello più famoso è indubbiamente l’omicidio di Elizabeth Short, soprannominata la Dalia Nera, il cui cadavere, nel 1948, fu ritrovato tagliato in due parti all’altezza della vita, completamente ripulito dal sangue e con il volto grottescamente sfigurato da un incisione che andava da orecchio a orecchio. L’assassino non fu mai trovato e il caso risalta come un grande buco nero all’interno delle vicende investigative ricche di successi del Dipartimento di Polizia di Los Angeles. 
Nell’introduzione, James Ellroy ricorda come il padre gli regalò The Badge nel 1959, un anno dopo l’omicidio della madre, non si sa con quale intento, e che, dopo averlo letto, ne fu talmente colpito che il materiale in esso contenuto finì per comporre quasi interamente il suo immaginario letterario di adulto. Nella mente del piccolo James i due delitti, quello di Elizabeth Short e della madre, Geneva Hilliker, si sovrapposero fino a confondersi, diventando delle vere e proprie ossessioni che lo spingeranno a comporre due delle opere più famose: il romanzo La Dalia Nera, che rese celebre il caso della Short in tutto il mondo, e l’autobiografia I Miei Luoghi Oscuri, nel quale Ellroy racconta il vano tentativo di riaprire il caso della madre, grazie all’aiuto di un poliziotto della Contea di Los Angeles.

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