Capire la storia

Qualche tempo fa lessi che Alberto Moravia, in un’occasione, aveva rivolto a Luigi Pirandello la seguente domanda: “Scusi ma perché lei si è iscritto al Partito Fascista? Che bisogno aveva di farlo?” Pare che a quelle parole il premio Nobel per la letteratura avesse risposto:”Se sapesse, Moravia, che schifo faceva il parlamento…”
Non sono mai riuscito a capacitarmi del fatto che un personaggio della statura intellettuale di Pirandello potesse dare un giudizio così brutale, e anche così rozzo, se vogliamo, su una delle istituzioni principali della nostra vita pubblica.
Non sono riuscito a farmene una ragione fino all’altro giorno, quando, come tutti, ho visto al telegiornale le immagini della corrida del voto di fiducia, con i deputati iper pagati che si accapigliavano per l’aula di Montecitorio, tra tradimenti, voltafaccia, risse, insulti, sputi e cori, di scherno o di trionfo. Allora, come per incanto, ho compreso ciò che doveva avere provato una parte degli italiani un secolo fa, nell’Italia appena uscita dal carnaio della Prima Guerra Mondiale, quando si erano trovati di fronte allo spettacolo avvilente di una scena politica nella quale il trasformismo era già diventato parte integrante della vita quotidiana.
“La storia si ripete sempre due volte”, diceva Carlo Marx,”la prima volta come tragedia e la seconda come farsa”. E’ vero, e il bello di questa verità è che la seconda volta, quella della farsa, la storia offre a tutti quanti la possibilità di capire i motivi che hanno causato l’evento originario, quello tragico. E’ stato così negli anni novanta del secolo scorso per quanto riguarda il nazismo e il genocidio, nell’estate del 2006 per il terrore giacobino di Robespierre, e oggi per la crisi della democrazia  e l’avvento del fascismo.
La storia che si ripete è un’occasione irripetibile per gli appassionati delle vicende passate, consente di cogliere verità che, altrimenti, andrebbero perdute.

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