Mal’aria

1925. Carlo Rambelli, medico romagnolo trapiantato a Roma, ispettore della Sanità, viene inviato in missione nella sua terra d’origine per indagare su una presunta epidemia di malaria.
Scoprirà un ambiente atavico, ancora legato a riti ancestrali di stregoneria e purificazione, eppure affascinante e quasi incantato, nel quale gli esseri umani sembrano legati in maniera indissolubile alla natura che li circonda. In questo mondo gli squadristi la fanno da padroni e sfruttano ferocemente i braccianti e le mondine, obbligandoli a lavorare nelle risaie in condizioni disumane, senza alcuna difesa contro le piaghe che all’epoca ancora infestavano la campagna ravennate e ferrarese.
Eraldo Baldini descrive in modo molto suggestivo l’ambiente rurale, dove la pianura piatta e orizzontale si frantuma lentamente nella miriade di canali e di acquitrini paludosi che caratterizzano le valli di Comacchio e il Delta del Po. Di grande effetto sono anche le rappresentazioni dei riti ai quali si sottopone la popolazione locale per tentare di proteggersi dalle sventure che l’ambiente circostante e il mondo moderno riversano su di loro, con un acume antropologico che rende alla perfezione la condizione dei braccianti, sottoposti al duplice sfruttamento della natura malsana e degli squadristi locali. Non a caso, dopo la caduta del Fascismo, la zona del Delta del Po conobbe un’intensa attività partigiana.

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