La chimica della morte

Questo romanzo di Simon Beckett è un’autentica dimostrazione di come sia arduo scrivere un buon thriller che superi la lunghezza delle trecento pagine e riuscire, allo stesso tempo, a mantenere la tensione narrativa su livelli soddisfacenti.
Il romanzo si basa su un’idea di fondo affascinante e convincente: quella di trasformare il più grande mistero che attanaglia la nostra esistenza in una dissertazione intrisa di razionalità sulla caducità e la disgregazione della materia, condotta con la logica e la freddezza di un antropologo forense. Questo, infatti, è il mestiere del protagonista, un medico londinese che, dopo avere perso la moglie e la figlia in un incidente stradale, si rifugia in un piccolo paese di campagna per esercitare la professione di medico generico, ma viene strappato quasi subito al suo ritiro dalla polizia locale che gli chiede di analizzare un cadavere in decomposizione ritrovato nei boschi vicino al villaggio.
Nella fase iniziale del romanzo l’autore offre, indubbiamente, il meglio di sé. La catena di deduzioni logiche che il medico espone nel corso dell’analisi del cadavere, tutte rigorosamente tratte dalla disciplina dell’antropologia forense, ci proiettano in una dimensione radicalmente “altra”, nella quale vita e morte, materia e spirito, essere e nulla, si intrecciano e si confondono in continuazione, danzando attorno a quella linea di confine che ispira gran parte delle nostre angosce.
Peccato, però, che dopo le prime duecento pagine, veramente notevoli, l’autore si faccia prendere da una sorte di ipertrofia della scrittura che lo porta a riempire diversi capitoli con luoghi comuni, scene banali e particolari insulsi che hanno l’unico effetto di fare scemare drasticamente la tensione. Il romanzo si riprende nelle cento pagine conclusive, ma il gran finale poteva tranquillamente essere anticipato senza che il livello e la qualità della narrazione ne risentisse, anzi si può affermare che una maggiore sintesi avrebbe senz’altro giovato all’equilibrio complessivo dell’opera.

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