Vuoi esprimere tre desideri?

Se incontrassi il genio della lampada, cosa gli chiederei? Non lo so; così, a naso, le tre cose che mi vengono in mente sono 1) pelle azzurra e altezza due mele o poco più per tutta la popolazione mondiale, 2) un pinguino domestico da coccolare, 3) un canguro come mezzo di trasporto, per andare in ufficio a balzelloni. Non ho chiaro, però, se questi desideri siano validi: si può domandare qualcosa che cambierà in maniera decisa e definitiva la popolazione mondiale, come la carnagione azzurra? E si può pretendere che un canguro bighelloni per l’intera mattina su un marciapiede, magari giocando con Mosca, o che impari ad aspettare in anticamera, se il caso aprendo la porta e facendo accomodare gli ospiti? E come si concilia il pinguino domestico con la normale temperatura delle nostre case? Forse bisognerebbe chiedere un preventivo adattamento del pennuto ai 35° di Palermo; ma questa richiesta non assurgerebbe, forse, al ruolo di desiderio a parte? O forse si possono chiedere desideri articolati per punti successivi? Non mi è chiaro.

Penso che, in linea teorica, tutti abbiamo abbastanza chiaro quali siano le nostre priorità: salute, amore e realizzazione lavorativa, in ordine sparso. Ma, nella pratica, cosa desideriamo davvero? Che nostra madre guarisca, ad esempio? E quanto cambierebbe la nostra vita, un desiderio immenso e complesso come questo? Forse non riconoscerei più mia madre, così; forse non sarebbe più lei, la mia-madre-che-conosco. Forse sono egoista, forse dovrei volere il meglio per lei, per quanto possa essere inspiegabile e spaventoso per me. Ma guarire cosa significherebbe: tornare a quando stava bene, cancellando gli anni in mezzo? O star bene ora, ricordando il dolore del passato senza poterlo cambiare? Quante cose sarebbero state diverse, se il genio fosse apparso vent’anni fa? E se chiedessi la salute per me, a cosa andrei incontro? Magari potrei specificare: battermi per ottenere, ad esempio, di mantenermi in ottima forma fino ai novanta anni. E poi? Se il mio destino fosse di viverne cento, e gli ultimi dieci fossero una crudele, perenne dannazione? Accidenti, genio: sono davvero confusa. Forse il primo desiderio dovrebbe essere quello di saper scegliere bene i restanti due.

Forse la cosa migliore sarebbe poter frazionare i tre desideri in tanti mini-piaceri, innocui e divertenti, di quelli che ti facilitano la vita senza stravolgerla: che so, bucato che si stende e si ritira schioccando le dita, una scorta infinita di bei libri, Nadal che vince ogni match urlando vamos! e salutandomi con la mano dallo schermo. E poi trovare un manoscritto inedito di Natalia Ginzburg, avere un fondo illimitato di monetine per prendere palline di gomma a tutti i distributori, poter mangiare cioccolatini e biscotti alla doppia crema senza aver mai mal di pancia; una temperatura costante di 23°, piante rigogliose sul terrazzo, non aver paura di guidare in autostrada. E ancora il fondo della crostata che non si brucia mai, un forno a legna che appare solo quando ho voglia di pizza, Ife sempre sorridente. Che il nostro amore non finisca mai, il tuo sorriso che mi scalda il cuore ogni giorno, la tua voce entusiasta, senza ombre. Essere una persona migliore, conoscere il modo giusto per fare le cose. E ancora saper correre bene coi pattini, andare in slittino sulla discesa del garage, poter giocare tutto il giorno con la spillatrice…

I libri illimitati ancora non li ho, ma ho ricevuto un regalo che si avvicina molto a questa voluttà: una pennetta (che sta già svolazzando verso casa!) con tanti tanti bei romanzi dentro, e un kindle rivestito di giallo su cui leggerli. Per ora ho, tra le mani, un libro di carta, però: ed è l’ultimo di Marco Malvaldi, Argento vivo, che mi sta lasciando molto fredda.

Tra i miei desideri dovrebbe esserci anche il poter mangiare a crepapelle: nell’attesa, una ricettina semplice sono i rotolini di pollo che ho preparato a pranzo. Petto di pollo ben battuto farcito con un mix di formaggio spalmabile, mandorle e pomodori secchi a pezzetti. In padella con olio e un po’ di vino bianco e sono pronti.

Infine, questo post non è tutta farina del mio sacco: per cui grazie, anche per questo, a chi mi aiuta, ogni giorno, a pensare e capire e vivere.

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