Una (video)chiamata allunga la vita?

Il padre di Mohamed non sta bene: è anziano e poco in forma, e il fratello, al telefono, gli ha detto di tenersi pronto al peggio e di non spegnere il cellulare neanche di notte, in questo periodo. E Mohamed, che non chiede mai niente, che non accetta favori o regali e che voleva che mi riportassi indietro il maglione di lana che mio padre aveva messo in serbo per lui, per la prima volta mi ha domandato aiuto; mi fai fare una videochiamata dal tuo smartphone?, mi ha detto. Non paghi nulla, la facciamo con internet, ci ha tenuto a specificare: e mi ha spiegato con tono di mortificata urgenza che vorrebbe vedere suo padre per l’ultima volta, e io mi sono stupita che conoscesse le videochiamate e la possibilità di farle tramite web, dato che lui non ha un pc o uno smartphone o una connessione internet e ha sempre precisato che sono cose che non gli interessano, che non gli piacciono e che vede lontanissime da sé. Mi sono stupita, dunque, ma gli ho detto di sì, ovviamente: e poi, altrettanto ovviamente, sono andata subito in panico, perché non so come fare una videochiamata a un anziano iraniano, non ho il suo numero e non ho idea di cosa si usi lì, nel cuore della Persia, come app di messaggistica; avranno Whatsapp? O Skype? Possiamo anche registrarla, questa telefonata?, mi ha chiesto Mohamed: e io, ancora più perplessa e confusa, gli ho detto che credevo di no, ma potevamo provarci. Poi sono tornata a casa, e ho fatto una delle cose che mi vengono meglio: ho chiesto aiuto a chi ne capisce più di me. Ho lanciato l’allarme su Facebook, e tra messaggi privati e commenti e consultazioni e uno sguardo all’app store siamo riusciti a capire come muoverci. Sono bastate un paio d’ore per scaricare una nuova app di messaggistica che sembra sia abbastanza diffusa in Iran: abbiamo fatto una lunga videochiamata di prova, io e Ste’ e Massi&Ale, che vivono lontano da qui ma sono vicini come se abitassero due traverse più in là, e sembra che funzioni. Abbiamo anche trovato, a quanto pare, un modo per registrare audio e video: ma su questo devo ancora smanettare un po’. Poi Mohamed chiamerà suo fratello e prenderemo un appuntamento per la videochiamata: probabilmente se ne parlerà lunedì pomeriggio, e a Palermo sembra che diluvierà, e non posso entrare nel camper di Mohamed e stare lassù per qualche quarto d’ora, quindi penso che ci metteremo nella mia macchina, o forse lui starà in macchina e io da qualche altra parte, perché è un momento intimo e privato e, anche se non capisco il farsi, non voglio origliare la sua telefonata.

Sai, non vedo mio padre dal 1993, mi ha detto Mohamed la scorsa settimana. Io vivevo a Bagheria, allora, e i miei genitori sono stati da me per tre mesi; avevo il lavoro, la casa e la macchina, mi ha raccontato, sottintendendo: non ero come ora, non sono sempre stato così, a dormire per strada con tre cani e tre gatti, su una sdraio scomoda e traballante, con i polsi ancora steccati e il dolore a una spalla e la testa che a volte va per i fatti suoi; e io mi sono chiesta (e per giorni, poi, ho continuato a chiedermelo) come abbia fatto la sua vita a deragliare così, e come mai nessuno, delle tante persone che gli stavano accanto, amici e conoscenti e compagni di viaggio, abbia provato ad aiutarlo a riprendere il controllo. Mi ha parlato a lungo, Mohamed, di quelle settimane in Sicilia, di sua madre che non riusciva ad abituarsi alla lontananza dagli altri figli e nipoti, a suo padre intimidito e a disagio; mi ha raccontato di passeggiate al Foro Italico, di caffè al bar, di sua madre che gli preparava la colazione, di una cucina con le piastrelle pulite, di piatti da lavare, di quanto a lui piacesse cucinare. Si è messo a piangere. Spero davvero che la videochiamata funzioni.

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