Tre anni d’amore.

Oggi è il compleanno di canenando: e Facebook mi ricorda che quattro anni fa, in questo periodo, Miró stava molto male, non mangiava e respirava con difficoltà e io speravo ancora che riuscisse a star meglio, che le medicine potessero invertire il corso della malattia e ridarmi il mio cagnone serio e ostinato e signorile. Poi Miró non ce l’ha fatta, e io ho pensato che mai più avrei voluto cani: mai più avrei ritrovato quel misto di rispetto e cameratismo che si instaura con un quadrupede domestico, mai più avrei stabilito quel rapporto di confidenza e fiducia che si prova nei confronti di un essere che ha zanne lughe due centimetri ma che si farebbe uccidere piuttosto che piantartele in un braccio.

Un anno dopo la morte di Miró ho deciso di lasciare la casa dei miei genitori: e loro mi hanno immediatamente sostituita con canenando.

L’ho scelto io, canenando: ho scrutato per mesi le foto di una pagina social dedicata all’adozione di canucci dal passato difficile, ho studiato misure e abitudini ed età e comportamenti; ho cercato bestiole nere e ho finito per scegliere questo buffo canetto giallo che non assomiglia a nessuna razza in particolare, ma che è l’idea platonica di cane. È color cane, misura cane, a forma di cane, ed è stato trovato, smarrito e terrorizzato, in autostrada, improvvidamente abbandonato da qualcuno che andava in vacanza. Mi hanno colpita i suoi occhioni, neri e fondi e intensi, e le sue orecchie fuori misura, che lo rendevano goffetto e tenero. Era, quando è arrivato, un cane diffidente e chiuso, solitario e un po’ musone. Quasi tre anni dopo, è un cucciolone alla continua ricerca di coccole; salta in braccio a chiunque gli fischi per la strada, dorme ai piedi del letto dei miei genitori, predilige i baci sul naso. Per farlo felice basta grattargli un poco il pancino e permettergli di leccare collo e orecchie di chiunque varchi la soglia di casa. Ha un fondo di insicurezza che si intravede quotidianamente, nei suoi ringhi furiosi alla signora della casa di fronte e nel suo tentativo di difendere la padrona quando, durante una sosta in auto, mia madre parla con qualcuno al di là del finestrino e canenando cerca di atterrirlo mostrandogli i denti. In lui convivono la gioiosa spensieratezza del cane di casa e l’atavica paura della bestiola che, a pochi mesi di vita, vagava sperduta per le strade di un paese ostile.

Ha saputo conquistare il cuore di tutti, canenando: anche il mio, benché credessi che non sarebbe mai successo. Lo ha fatto con calma e pazienza, con dolcezza e spirito di adattamento. E io sono felice, lo ammetto, di averlo scelto.

Buon compleanno, canenando!

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