Tra le due scelgo la terza.

Ogni inverno penso che non ci sia niente di più brutto dell’inverno: il freddo mi intristisce, il buio mi instilla torpore, odio la pioggia e gli ombrelli gocciolanti e i guanti che si perdono e le pozzanghere e i piedi umidi nelle scarpe; dedico molte energie a manifestare il mio fastidio: pronuncio molte volte nella giornata la frase Oh, quanto odio l’inverno, inizio ogni conversazione con qualche generica considerazione sul maltempo, chiamo in causa senzatetto e canucci randagi per essere sostenuta nel mio disagio, poverini, pensate quanto freddo sentono anche loro, aspetta che mi carico in macchina qualche coperta. Sono arrivata al punto di lasciarmi un paio di messaggi vocali, da risentire in estate, in cui mi comunico che no, davvero, non c’è niente di peggio dell’inverno.

Ogni estate penso che non ci sia niente di più brutto dell’estate: il caldo mi innervosisce, la luce che filtra dalle serrande mi sveglia presto, odio il sudore e i costumi gocciolanti e gli occhiali da sole che si perdono e la polvere e i piedi umidi nei sandali; dedico molte energie a manifestare il mio fastidio: pronuncio molte volte nella giornata la frase Oh, quanto odio l’estate, inizio ogni conversazione con qualche generica considerazione sullo scirocco, chiamo in causa senzatetto e canucci randagi per essere sostenuta nel mio disagio, poverini, pensate quanto caldo sentono anche loro, aspetta che mi carico in macchina qualche bottiglia d’acqua. Sono arrivata al punto di lasciarmi un paio di messaggi vocali, da risentire in inverno, in cui mi comunico che no, davvero, non c’è niente di peggio dell’estate.

Ogni stagione ha i suoi meriti, ma soprattutto i suoi demeriti. Sono molti, e io saprei elencarli quasi tutti.

D’estate si dorme male, è indubbio: c’è molto caldo sempre, anche nelle notti più miti, e non è ecologico né economico tenere il condizionatore a 16° per molte ore; tutte le strategie ipotizzabili – condizionatore acceso un’ora prima di andare a dormire per rinfrescare la stanza, ventilatore sapientemente orientato verso il letto – lasciano il tempo che trovano: il condizionatore, appena spento, riporta la camera alla temperatura di partenza in un nanosecondo e il ventilatore si limita a muovere aria bollente, provocandomi solo dolorosi crampi. D’inverno si dorme bene, se al piumone si aggiunge una coperta di pile e un plaid per i piedi e una borsa dell’acqua calda e un canuccio peloso e tiepido sul letto: ma in compenso ci si alza male, tremando e battendo i denti e imprecando, e si tenta di auto-convincersi a fare la doccia immaginando che l’acqua bollente ci riporti a una temperatura compatibile con la vita, speranza puntualmente disattesa.

D’estate ci si veste rapidamente: un paio di fluttuanti pantaloni di cotone, una canottiera e dei sandali bastano; peccato che i pantaloni non abbiano tasche e siano parecchio scomodi, che la canottiera mi stia male e che con i sandali cammini come mamma oca. D’inverno si impiegano molte ore a sovrapporre strati di vestiti, canottine dolcevita maglioncini cardigan cappotto sciarpa berretto, creando un ovvio effetto da omino Michelin. Penso che nessuna storia d’amore sia mai nata in inverno.

D’estate portare il cane a spasso è scomodo e faticoso: il sole picchia, l’asfalto scotta, Nando è troppo grande e divincolantesi per essere portato al parco in braccio; d’inverno non va meglio: si scivola, il cane si bagna e assume il caratteristico odore da cane bagnato, i tuoni lo spaventano e non indosserebbe un impermeabile nemmeno se gli fosse ingiunto dalla legge.

D’estate le piante hanno bisogno di acqua due volte al giorno: e comunque sono sempre riarse, con una sfumatura di giallo sotto il verde delle foglie, boccheggianti. D’inverno i sottovasi traboccano, le radici marciscono, aspetta, aiutami a togliere tutta quest’acqua o la pomelia il prossimo anno non fiorirà.

In conclusione, estate e inverno sono due stagioni fastidiose e colme di pericoli e insidie e fastidi. Bisognerebbe indire una petizione per una primavera perenne.

Sto leggendo Rondini d’inverno, ultima uscita di Maurizio de Giovanni, autore che amo: e proprio perché lo amo sono piuttosto delusa, la storia scorre lentamente e la narrazione è abbastanza ripetitiva, senza guizzi. Spero che migliori più avanti.

LaMate, questo post ovviamente è per te!

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